TRAMONTO DI UN RE – COM’È TRISTE E UMILIANTE IL FINALE DEL SECONDO NAPOLITANO – PER I PM DI PALERMO RIINA E BAGARELLA POSSONO ASSISTERE AL SUO INTERROGATORIO, IL PARLAMENTO IGNORA I SUOI RICHIAMI SULLA CONSULTA E LE RIFORME SONO FERME – È L’ORA DI ANDARSENE?

1.“NAPOLITANO NON CONTA PIÙ”

Salvatore Tramontano per “il Giornale

 

giorgio napolitanogiorgio napolitano

Napolitano chi? Il Napolitano due punto zero è una scatola vuota. Il presidente non è più quello di una volta. Non è che sia diventato più buono e non c'entra neppure l'età. È una questione di potere. Napolitano lo ha perso. Nella nuova scacchiera politica si può dire che non conti più nulla. È colpa del renzismo? No, neanche questo, perché il giovane Matteo lo usa, magari come scudo per le intromissioni europee o per tenere a bada i mal di pancia della Ditta.

matteo renzi linguacciamatteo renzi linguaccia


Un anno e mezzo fa sembrava avesse in mano l'Italia. Tutti erano in ginocchio da lui per convincerlo ad accettare un secondo mandato, cosa mai accaduta in passato. Napolitano garante, grande vecchio, deus ex machina, tutore dei governi tecnici, chef di coalizioni di governo, robusto architrave di un Paese in balia delle tempeste economiche con un filo diretto con Obama e le cancellerie europee, la sorgente del potere, e in più uno di cui la maggioranza degli italiani sembrava fidarsi. Era Re Giorgio, con un gradimento pubblico dell'84 per cento. Ora il suo indice di fiducia è precipitato al 39 per cento. È diventato un re travicello.


Le parole di Napolitano erano ordini. Guardate adesso. Tutti i suoi appelli cadono nel vuoto. Il Parlamento non lo ascolta. Ha chiesto di andare avanti spediti con le riforme istituzionali. Niente. Ha tuonato sulle nomine dei giudici costituzionali: bisogna farle immediatamente. Risposta: una litania di fumate nere. Sta lì, sul Colle, come una bandiera sgualcita, vivacchiando alla meno peggio, come un tempo supplementare che sembrava determinante e invece giorno dopo giorno sta diventando sempre più inutile.


Un anno e mezzo fa Re Giorgio, presidente della Repubblica nonché del Csm, era il capo supremo della magistratura. Un anno e mezzo dopo è il primo a chiedere una riforma urgente della giustizia mentre i pm di Palermo, non contenti di aver ottenuto il permesso di ascoltarlo al Quirinale come teste sulla trattativa Stato-mafia, danno l'ok alla richiesta dei boss Totò Riina e Leoluca Bagarella di assistere alla sua audizione, aprendo simbolicamente le porte del Quirinale ai boss mafiosi.

 

toto riinatoto riina

Una sorta di faccia a faccia virtuale, con la stessa dignità. L'ultima parola spetta alla Corte di Assise di Palermo, ma già la richiesta puzza di delegittimazione, di affronto. Giorgio II messo a nudo, un re senza corona e senza scorta. La sua agenda politica ormai è piena di croci sui nomi che lo hanno tradito e croci sui giorni che mancano per tornare a casa.

 

 

2. “LA DECENZA VIOLATA SENZA ALCUNA UTILITÀ SUL PIANO GIUDIZIARIO”

Francesco La Licata per “La Stampa

 

L’istituzione più alta della Repubblica sembra ormai prigioniera di una macchina in corsa, a folle velocità e senza freni, in direzione di un traguardo che non promette nulla di buono sul piano dell’opportunità politica e della decenza. Chi ha messo in moto quella macchina non ha adesso (e non sembra dolersene) volontà alcuna di impedire la vergogna di esporre il Capo dello Stato all’affronto di una testimonianza in presenza di fior di criminali, assassini e stragisti come Totò Riina e Leoluca Bagarella. E tutto nella consapevolezza che nessun elemento nuovo, utile all’accertamento della verità, potrà venire dal «baraccone» in allestimento al Quirinale.  

BagarellaBagarella

 

La Procura di Palermo, e questo era scontato visto i precedenti, non si oppone alla presenza degli imputati - seppure in videoconferenza - durante l’escussione del teste-Napolitano. Non poteva essere diversamente, visto che già una volta i rappresentanti della pubblica accusa avevano espresso la convinzione che la testimonianza di Napolitano fosse essenziale e irrinunciabile, anche a fronte del «pateracchio istituzionale» che ne sarebbe conseguito.

 

Se si considera, poi, che - al punto in cui è giunta adesso la «macchina impazzita» - nulla si può più fare senza mettere a rischio lo stesso processo in corso presso la Corte d’Assise palermitana, si capisce l’assenso dato ieri dai pm alla presenza in aula di Riina, Bagarella e di Nicola Mancino, alla sbarra per falsa testimonianza. Non sembrano possibili tante soluzioni: negare agli imputati, seppure alcuni mafiosi e impresentabili, il diritto a presenziare al processo (tranne il reperimento improvviso di una qualche motivazione «ipertecnica» che sfugge ai non addetti ai lavori) equivale ad assumersi il rischio di invalidare l’intero dibattimento. Ma sarà il presidente della Corte a decidere, nell’udienza di domani. 

renzi mogherini napolitanorenzi mogherini napolitano

 

La china intrapresa, comunque, appare scivolosa e piena di pericoli. Tutti i protagonisti della vicenda sembrano in qualche modo prigionieri di un meccanismo avviato e lasciato senza controllo. Il Presidente ha già chiarito il perimetro entro il quale potrà testimoniare, spazio già delimitato anche dalla Corte costituzionale. Ha anche reso pubblica la lettera scritta, prima che fosse ucciso da un infarto, dal suo consigliere giuridico Loris D’Ambrosio, chiarendo che altro non avrebbe potuto aggiungere.

 

In questo senso si potrebbe concludere che, per l’accertamento della verità sullo svolgimento della trattativa Stato-mafia, il coinvolgimento di Napolitano non sembrava irrinunciabile, visto che nulla dice di poter produrre sui famosi «indicibili accordi» evocati da D’Ambrosio nella sua missiva. Tuttavia il Capo dello Stato si trova oggi nella scomoda posizione di dover lanciare un messaggio di rispetto verso la magistratura ma ad un prezzo certamente alto, quale sarebbe il dover condividere uno spazio processuale coi capi dell’antistato.

RENZI NAPOLITANORENZI NAPOLITANO

 

Forse l’errore sta in alcune decisioni del passato, come quella che ha riguardato la polemica sull’iter da seguire nella distruzione delle intercettazioni dei colloqui tra Nicola Mancino e Napolitano, soggetto politico che non poteva essere intercettato. Anche allora fu scelta la linea del coinvolgimento istituzionale della carica più alta della Repubblica, visto che il contenuto delle telefonate da distruggere sarebbe arrivato alla conoscenza delle parti, quindi agli imputati e quindi ai giornali. Il conflitto sollevato da Napolitano presso la Corte costituzionale era riuscito ad impedire l’agguato mediatico. Evidentemente non è bastato e Riina può sorridere.  

Ultimi Dagoreport

giorgia meloni roberto vannacci friedrich merz antonio tajani matteo salvini

DAGOREPORT – CAMERATI, LA PAROLA D'ORDINE E': ASPETTIAMO E VEDIAMO! - A GIORGIA MELONI, IN FORMATO "PREMIER DURACELL", CONVIENE PROVARE A PORTARE A TERMINE LA LEGISLATURA FINO A SCADENZA NATURALE, A OTTOBRE 2027, QUANDO SARA' PIU' CHIARO L'ASSETTO DELLE FORZE IN CAMPO NELL'UNIONE EUROPEA - SPIRA UN VENTO DI DESTRA NELL'UE E SE MARINE LE PEN VINCESSE LE PRESIDENZIALI IN FRANCIA, I NEO-FRANCHISTI DI VOX ANDASSERO AL GOVERNO IN SPAGNA E LA CDU, SFANCULATO MERZ, CERCASSE UN ACCORDO CON LE SVASTICHELLE DI AFD, ALLORA ANCHE LA DUCETTA POTREBBE PIU' FACILMENTE "SVOLTARE A DESTRA" E CERCARE UN'ALLEANZA ELETTORALE CON VANNACCI - QUEL CHE OGGI APPARE COME UNA FOLLIA, DOMANI, CON UN'EUROPA "IN NERO" DIVENTEREBBE UNA MOSSA QUASI NATURALE. A QUEL PUNTO, FORZA ITALIA E LEGA NON POTRANNO CHE FARE PIPPA E INGOIARE L'AMARO BOCCONE...

repubblica gedi mirja cartia d’asero kyriakou

DAGOREPORT – CHE ARIA TIRA ALLA “REPUBBLICA” DI ATENE? NELL’INCONTRO TRA IL CDR DEL QUOTIDIANO E L’AD DI GEDI, MIRJA CARTIA D’ASERO, È STATO CHIARITO IL METODO DEL NUOVO EDITORE GRECO, THODORIS KYRYAKOU: PIÙ PARTECIPAZIONE DEI GIORNALISTI, PERCHÉ IL RILANCIO NON PUÒ ESSERE CALATO DALL’ALTO, E SOPRATTUTTO ATTENZIONE AI CONTI – IL VERO INNESTO È SULL’INNOVAZIONE, CON L’INGRESSO DI VERONICA DIQUATTRO, MANAGER CON UN PASSATO IN SPOTIFY E GOOGLE, PER IL RILANCIO DEL DIGITALE – IL PIANO INDUSTRIALE 2027-2030: IL PAREGGIO DI BILANCIO IN TRE ANNI, SENZA LICENZIAMENTI E SENZA UN PREPENSIONAMENTO IN PIÙ RISPETTO A QUELLI GIÀ PREVISTI – IL PRIMO BANCO DI PROVA DEL NUOVO CORSO SARÀ IL LANCIO DI “REPUBBLICA EUROPE”...

giuseppe conte giorgia meloni elly schlein

DAGOREPORT – SCHLEIN E CONTE SE LE DANNO DI SANTA RAGIONE, SCIORINANDO UNA MINCHIATA DOPO L'ALTRA – PEPPINIELLO SCRIVE UNA LETTERA A “REPUBBLICA” NELLA QUALE, PRENDENDO FISCHI PER FIASCHI, RINNEGA LA ''CULTURA WOKE'': UN CALCIONE A ELLY, CHE HA COSTRUITO LA SUA ASCESA POLITICA SUL WOKISMO – PER FAR CAPIRE A CONTE CHE LA PRIMA VOCE DEL CENTROSINISTRA E' IL LEADER DEL MAGGIORE PARTITO, ANCHE ELLY SCRIVE A "REPUBBLICA" PER INVITARE MELONI A CERCARE INSIEME SOLUZIONI PER LA CRISI ENERGETICA - UNA MOSSA CHE SI È RIVELATA UN DOPPIO BOOMERANG: LA DUCETTA FURBETTA L’HA SBERTUCCIATA E CONTE, COME REAZIONE, HA INGRANATO LA QUINTA SULLO STOP AGLI AIUTI ALL’UCRAINA - E NESSUNO DEL PD GLI HA REPLICATO CHE IL NOSTRO SOSTEGNO A KIEV, DAL 2022 A OGGI, E' STATO DI TRE MILIARDI, CIOE' 50 EURO PRO-CAPITE PER OGNI ITALIANO. UNA CIFRA NOTEVOLMENTE PIÙ BASSA DEI 230 EURO PRO CAPITE DELLA GERMANIA O DEI 206 EURO DELLA GRAN BRETAGNA, MA ANCHE DEI 90 EURO DELLA FRANCIA... 

maria rosaria boccia sigfrido ranucci

IL LIBRO DI MARIA ROSARIA BOCCIA SU RANUCCI E’ UN LIBRO…SULLA BOCCIA – L’EX AMANTE DI SANGIULIANO ESCLUDE OGNI FORMA DI RELAZIONE SENTIMENTALE CON L’EX CONDUTTORE DI “REPORT” MA SCRIVE: “NON SO SE, IN QUALCHE MOMENTO, SIGFRIDO MI ABBIA CORTEGGIATA” - E LO SFOTTE PURE: “E’ UN SUPERMAN CHE AVREBBE AVUTO BISOGNO DI MANUTENZIONE”. LA DESCRIZIONE DELLA POLEMICA SULLA LOBBY GAY CON CERNO E GILETTI. LEI GLI CHIEDE: “VADO DA FORMIGLI IL GIOVEDÌ OPPURE DA GILETTI IL LUNEDÌ?” E LUI SUGGERISCE IL CIMITERO, “INDICANDOMI COME POSSIBILI ALTERNATIVE IL VERANO OPPURE PRIMA PORTA” - RANUCCI E SALLUSTI A PIEDI NUDI - LA GELOSIA DI LAURA CIANFONI…

bollo auto roberto vannacci giorgia meloni giancarlo giorgetti ursula von der leyen

DAGOREPORT - BOLLO CHE NON BALLA! LA TROVATA ELETTORALE DI SOSPENDERE PER UN ANNO IL BOLLO AUTO, PRESA IN AUTONOMIA DALLA MELONI, SI È RIVELATA UN PASTICCIO (ALTRO CHE "MISURA STRUTTURALE", DURA UN SOLO ANNO!) – DOVE SI PRENDONO I 2,3 MILIARDI DI EURO DI COPERTURE PER COMPENSARE I MANCATI INCASSI DELLE REGIONI? IL TESORO VUOLE USARE I "RISPARMI" DEI FONDI PNRR, BRUXELLES E' SCETTICA E GIORGETTI HA REAGITO IN MODO SCOMPOSTO: “QUELLI ORMAI SONO SOLDI NOSTRI” – LA MOSSA SPERICOLATA CONFERMA COME LA DUCETTA STIA ORMAI RINCORRENDO VANNACCI, CHE NEL PROGRAMMA DI "FUTURO NAZIONALE" AVEVA PREVISTO PROPRIO IL TAGLIO DEL BOLLO. IL GENERALE HA GIOCO FACILE A RINFACCIARE ALLA DUCETTA CHE LA MISURA È TUTT’ALTRO CHE “STRUTTURALE”, DAL MOMENTO CHE È VALIDA SOLO PER IL 2027, CIOE' L’ANNO ELETTORALE. UNA SORTA DI “BOLLO DI SCAMBIO”…

anna wintour e beppe sala - vogue world milano john galliano

DAGOREPORT – IL 22 SETTEMBRE SBARCA IN GALLERIA A MILANO VOGUE WORLD, QUEL BARACCONE A SCOPI SEMI-BENEFICI CHE ANNA WINTOUR ORGANIZZA UN ANNO QUI E UN ANNO LÀ, MA CHE IN REALTÀ MIRA A RIMPINGUARE LE CASSE DI CONDÉ NAST – LA WINTOUR SI PRESENTA MEZZA AZZOPPATA PER L’INCIDENTE DEL MET GALA, CON LA MOSTRA DEDICATA AL SUO AMICO JOHN GALLIANO, POI CANCELLATA PER LE POLEMICHE SULLE USCITE ANTISEMITE DELLO STILISTA – “LADY VOGUE” HA INGOLOSITO BEPPE SALA GARANTENDOGLI DUE MILIONI DI EURO PER RECUPERARE UNA BIBLIOTECA A QUARTO OGGIARO – POI GLI ORGANIZZATORI HANNO MESSO “SOTTO TORCHIO” CHIUNQUE FACCIA MODA PER FARSI DARE VESTITI E ACCESSORI PER LA SFILATA E HANNO FATTO SAPERE CHE L’EVENTO ERA SÌ GRATIS, MA LA PRESENZA ERA GARANTITA CON 25 MILA EURO PER LA PRIMA FILA E 15 MILA PER LA SECONDA. ALLA FINE SI È ARRIVATI ALL'OFFERTA LIBERA…