conte salvini

“SERVE UN CAMBIO DI PASSO O PUÒ CROLLARE TUTTO" – IL DIKTAT DI SALVINI A CONTE DOPO LA RICHIESTA DEI MINISTRI LEGHISTI, GIORGETTI IN TESTA, DI STACCARE LA SPINA - IL RAPPORTO CON I 5 STELLE E’ AI MINIMI TERMINI E IL CAPO DEL CARROCCIO HA RIBADITO ANCHE IERI AL PREMIER CHE LE EUROPEE SARANNO UNO SPARTIACQUE: LA CRISI DI GOVERNO A GIUGNO NON È PIÙ UN'IPOTESI REMOTA PER IL VICEPREMIER - LA MOSSA PER LASCIARE SOCCHIUSA LA PORTA DEL DIALOGO CON BERLUSCONI

Claudio Tito per la Repubblica

conte salvini

 

«Per andare avanti serve un cambio di passo, non si tratta solo di un chiarimento». Lo stato di crisi endemica in cui ormai vive la maggioranza gialloverde e il governo guidato da Giuseppe Conte è ben descritto in questa frase che Matteo Salvini ripete da giorni e che nella sostanza ha ribadito ieri nell' incontro con il presidente del Consiglio.

 

Lo stato dei rapporti tra i due soci grillo-leghisti è ai minimi termini. Il colloquio tra premier e vicepremier è stato solo un palliativo. Il segretario leghista ne è consapevole. Soprattutto sa di essere a questo punto non il "capitano" ma il "comandante" di questa alleanza nata dieci mesi fa. Il suo peso è cresciuto dal 4 marzo 2018 e ora vuole farlo valere. Vuole essere lui a decidere. Per questo, al di là della propaganda, le porte di una crisi di governo hanno iniziato a materializzarsi. E le chiavi sono nelle mani del ministro dell' Interno. Che vede nelle prossime elezioni europee non solo un test, ma in primo luogo uno spartiacque.

 

Le liti dei giorni scorsi e la pace apparente di ieri sono del resto due facce della stessa medaglia.

LUIGI DI MAIO MATTEO SALVINI GIUSEPPE CONTE

La prima rappresenta l' esigenza e la voglia di porre fine a questa esperienza. L' altra è l' immagine plastica della necessità di non apparire davanti agli elettori come il responsabile dell' ennesima interruzione traumatica di una legislatura.

 

Come si dice in "politichese" è il classico gioco del cerino. Che da sempre accompagna la politica e gli intrighi italiani. Ogni passo, allora, è compiuto per costruire una "fase nuova" che equivale a un nuovo equilibrio dentro la maggioranza e nel gabinetto o una crisi di governo. Tutto insomma «può saltare» ma senza che la Lega se ne assuma la colpa.

 

Del resto tra i salviniani è ormai conclamato il riconoscimento che dopo dieci mesi di vita, l' esecutivo grillo-leghista è già paralizzato dai veti e dalla corsa verso le europee di maggio.

 

conte salvini di maio

Voto, peraltro, che può costituire l' ufficializzazione del paradosso che questa coalizione sta vivendo: segnare l' inversione nei rapporti di forza tra i due partiti della coalizione governativa. Senza contare che rappresenta nello stesso tempo un test di sopravvivenza per il Movimento 5Stelle. Tutti elementi che certo non aiutano la stabilità. Basti vedere come Conte si sia precipitato ieri a Firenze per incontrare il suo vice che in Parlamento vale la metà dei grillini.

 

«Mi sono stancato di essere attaccato e soprattutto mi sono stancato che il governo non faccia. Bisogna cambiare passo è il ragionamento del leader lumbard - dopo le europee nessuno può pensare che si possa andare avanti in questo modo».

luigi di maio giuseppe conte matteo salvini giovanni tria

 

Certo, in questa sostanziale svolta di Salvini hanno giocato un ruolo importante gli ultimi litigi sul decreto che Tria ancora non ha firmato per il rimborso ai risparmiatori truffati, lo scontro sulla manifestazione di Verona che ha fatto riemergere il concetto reazionario di famiglia («quando si toccano certi argomenti le risposte sono immediate»), le incertezze sulla legge cosiddetta "codice rosso".

 

Ma c' è stato un momento nei giorni scorsi che ha segnato un passaggio nelle convinzioni di Salvini. Quando si è tenuta una riunione con l' intera delegazione ministeriale della Lega. E tutti, a cominciare dal sottosegretario Giorgetti, hanno avanzato al segretario una sola richiesta: «Staccare la spina».

 

luigi di maio giuseppe conte matteo salvini giovanni tria

Non era la prima volta. Ma è stata la prima in cui il capo del Carroccio non ha frenato gli ardori dei suoi ministri. Il silenzio su questo punto è stato in questo caso più eloquente di tante parole.

 

Sullo sfondo del dopo 26 maggio, poi, restano dei dubbi che per il ministro dell' Interno iniziano ad essere assillanti. Il titolare dell' Economia, Tria, ha confermato che la crescita nel 2019 sarà - se va bene - pari a zero. La legge di Bilancio si presenta drammatica, da lacrime e sangue. Affrontarla con un atteggiamento competitivo tra Lega e M5S sembra quasi impossibile. Anche perché la probabile batosta che subiranno i pentastellati alle europee li spingerà su una linea di maggiore intransigenza nei confronti dell' alleato. «Oppure è stato l' interrogativo posto durante il summit dei ministri leghisti - rischiano di rompersi al loro interno. Spaccandosi tra i governasti di Di Maio e Casaleggio, e i movimentisti di Fico e Grillo. A quel punto varrà la pena andare avanti?».

giancarlo giorgetti matteo salvini

 

La crisi di governo a giugno, insomma, non è più un' ipotesi remota per il vicepremier: «Soprattutto se non c' è un cambio di passo». E non è un caso che Salvini abbia ammorbidito i toni sulla Banca d' Italia e sulla Commissione parlamentare d' inchiesta relativa agli istituti di credito.

 

salvini berlusconi

Come se volesse riconquistare un profilo "istituzionale". Non è un caso che nella trattativa per le prossime amministrative abbia lasciato a Forza Italia il candidato governatore del Piemonte, ossia la regione più importante chiamata al voto quest' anno. Un modo per lasciare socchiusa la porta del dialogo con Berlusconi se ne emergesse la necessità. E per tutti i leghisti, non è nemmeno un caso che Salvini dal 4 marzo 2018 non abbia tolto dal polso il braccialetto con la scritta che è qualcosa di più di un semplice slogan: "Salvini premier".

salvini giorgettimatteo salvini giancarlo giorgetti 2salvini giorgettimatteo salvini giancarlo giorgettimatteo salvini giancarlo giorgetti

Ultimi Dagoreport

giorgia meloni donald trump

DAGOREPORT - CON QUALE FACCIA GIORGIA MELONI SI PRESENTERÀ DOMANI AL SUMMIT NATO DI ANKARA? CHE FARÀ AL COSPETTO DEL TRUMPONE CHE L’HA SBERTUCCIATA CON UN TERRIBILE “MEME”, CHE È IL LIVELLO PIÙ BASSO DI PERCULAMENTO SOCIAL, COSA MAI SUCCESSA PRIMA CON ALTRI LEADER DI GOVERNO EUROPEI? - UN “MEME” CHE VUOLE DI DIRE “STAI LONTANO DA ME”, “NON SEI PIÙ UNA MIA FAN”, QUINDI NON CI PROVARE AD AVVICINARTI PER UNA FOTO ACCANTO AL PRESIDENTE DEGLI STATI UNITI - SE NEL BREVE LO SCAZZO CON IL CALIGOLA POTREBBE ANCHE AIUTARLA NEI SONDAGGI, SULL’ALTRO PIATTO DELLA BILANCIA, L’ITALIA BASTONATA DA TRUMP VIENE PERCEPITA IN MANIERA COSÌ IRRILEVANTE CHE CI SI PUÒ ANCHE PERMETTERE QUESTO BULLISMO SOCIAL, CON MELONI TRASFORMATA IN PUNCHING-BALL DA PALESTRA - DAL MOMENTO CHE TRUMP TRADUCE IL RAPPORTO DI AMICIZIA IN “TU FAI QUELLO CHE TI DICO IO”, DA QUI AL VOTO, L'EX "GIORGIA DEI DUE MONDI" PUÒ PERMETTERSI MESI DI INSULTI E POLEMICHE CON IL PRESIDENTE DEGLI USA?

alfredo mantovano

DAGOREPORT - ALLA MALCONCIA MELONI NON BASTAVA L'''EMINENZA NERA'' FAZZOLARI: DIAMO IL BENVENUTO ALL'"EMINENZA BIANCA", ALFREDO MANTOVANO - IL PIO SOTTOSEGRETARIO DI PALAZZO CHIGI È STATO SILENTE PER DUE ANNI E MEZZO, POI IMPROVVISAMENTE HA APERTO LE VALVOLE: SABATO È ARRIVATO PERFINO A MINIMIZZARE IL VIAGGIO DI PAPA LEONE A LAMPEDUSA (MELONI CI E' ANDATA PRIMA!) – L'EX MAGISTRATO HA RITROVATO LA FAVELLA QUANDO E' FINITO SOTTO SCHIAFFO DELL'ARMATA BRANCA-MELONI PER LA DISASTROSA GESTIONE DEL CASO ALMASRI, SEGUITA DALLA PRIMA E PESANTISSIMA BATOSTA SUL REFERENDUM SULLA GIUSTIZIA, DI CUI MANTOVANO ERA L’ARCHITETTO – IL SOTTOSEGRETARIO ALLA PRESIDENZA DEL CONSIGLIO È RIUSCITO A ENTRARE IN ROTTA DI COLLISIONE CON TUTTI: DAL VATICANO AL QUIRINALE, FINO AL  DEEP STATE (CORTE DEI CONTI) - E QUANDO ARRIVA IL MOMENTO DELLA REGIA DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI, MANTOVANO RIESCE A SCAZZARSI CON CROSETTO, SALVINI, PIANTEDOSI, ABODI, GIULI...

elly schlein giuseppe conte matteo renzi alessandro onorato silvia salis

DAGOREPORT – CON L'ARMATA BRANCA-MELONI TRAVOLTA DAL BOMBASTICO VANNACCI E DA MILLE PROBLEMI IRRISOLTI, CONTINUA L'IRRESPONSABILE TAFAZZISMO DELL'OPPOSIZIONE - LA DISFIDA TRA SCHLEIN E CONTE PER CHI SARÀ IL CANDIDATO PREMIER ALLE POLITICHE 2027: CHE FARE? PRIMARIE ''SECCHE'' O CON BALLOTTAGGIO? - RIPIENA COME UN BIGNÉ DI AMBIZIONE, ELLY SA BENISSIMO CHE SOLO VINCENDO LE PRIMARIE HA LA GARANZIA DI POTER UN DÌ TRASLOCARE A PALAZZO CHIGI. ALTRIMENTI, UNA VOLTA APERTO IL TAVOLO CON I LEADER DEL CAMPOLARGO, FINIREBBE SUBITO MESSA DA PARTE COME PREMIER, A FAVORE DI UNA PERSONALITÀ CON CAPACITÀ DI GOVERNO - RINGALLUZZITA DA FRANCESCO BOCCIA E DAL SUO CIRCOLETTO DEL NAZARENO (I VARI BONAFONI, TARUFFI, BRAGA, FURFARO), ELLY NON SI RENDE CONTO DI POTER VANTARE, COME SUA UNICA ESPERIENZA POLITICA, IL RUOLO DI ‘’ASSESSORE CON DELEGHE AL WELFARE E AL COORDINAMENTO DI UN NUOVO PATTO PER IL CLIMA’’ DELLA REGIONE EMILIA-ROMAGNA: UN PO' POCO PER OCCUPARSI DELLA GOVERNANCE DI UN PAESE ALLA FRUTTA - A FAVORE DI ELLY: L'ALLEANZA CON M5S E LA NECESSITA' DI DAR VITA ALLA ''TERZA GAMBA'' CENTRISTA - IL CASO SALIS - RENZI, "IL MALE NECESSARIO" PER MANDARE A CASA I MELONI MARCI...

legge elettorale giorgia meloni roberto zaccaria vannacci

DAGOREPORT – SALVATE IL SOLDATO MELONI DAL PANTANO DELLA LEGGE ELETTORALE! - SE VUOLE DAVVERO ANDARE AL VOTO NELL’APRILE 2027, MELONI HA UN’UNICA OPZIONE: AFFOSSARE IL SUO MELONELLUM – ANCHE SE VENISSE APPROVATO A FINE LUGLIO, CON IL CONSEGUENTE RICORSO ALLA CORTE COSTITUZIONALE,  I TEMPI TECNICI PER ANDARE ALLE URNE IN PRIMAVERA SONO UN SOGNO – IN PIU’ IL FATTORE VANNACCI HA FATTO SALTARE I PIANI DELLA DUCETTA SUL PREMIO DI MAGGIORANZA - CHE FARE? NIENT'ALTRO CHE ASPETTARE I TEMPI BIBLICI DELLA CONSULTA E VOTARE A OTTOBRE - ALTRIMENTI, TENERSI L'ATTUALE SISTEMA ELETTORALE VUOL DIRE PER GIORGIA E CAMERATI RITORNARE A LEGGERE TOLKIEN A COLLE OPPIO.....

antonio marano simona agnes roberto sergio giampaolo rossi rai meloni

DAGOREPORT – RAI, CHE BORDELLO! COME SI E' ARRIVATI ALLE DIMISSIONI IN BLOCCO DEI COMPONENTI DELLA COMMISSIONE VIGILANZA? - È STATO SOLO L’ULTIMO TASSELLO DI UN DOMINO CHE NASCE CON IL PENSIONAMENTO, PREVISTO A NOVEMBRE, DEL DIRETTORE GENERALE ROBERTO SERGIO - LA DESTRA AVEVA CONVINTO LA GIANNILETTA-DIPENDENTE SIMONA AGNES A PRENDERE IL SUO POSTO, DIMETTENDOSI DAL CDA RAI - MOSSA CHE AVREBBE PERMESSO A TELEMELONI DI POTER FARE BINGO PRENDENDO, DOPO L'AD ROSSI, ANCHE IL PRESIDENTE - FIUTATA L’ARIA DI FREGATURA, I PARLAMENTARI DELLA VIGILANZA HANNO RIMESSO IL LORO MANDATO – PALINSESTI THRILLER: DOMANI SARANNO PRESENTATI I PROGRAMMI DELLA NUOVA STAGIONE, MA MOLTI CONTRATTI ANCORA NON SONO STATI NEMMENO FIRMATI…

giorgia meloni carabinieri

FLASH – I MARANZA SCATENANO IL PANICO NELLE STRADE DI ROMA, GLI APPARTAMENTI VENGONO SVALIGIATI E LE STAZIONI SONO UN SUK DOVE NON SI PUÒ GIRARE DA SOLI. E IL GOVERNO TUTTO LEGGE E SICUREZZA CHE FA? A FEBBRAIO IL COMANDANTE GENERALE DEI CARABINIERI, SALVATORE LUONGO, LANCIÒ L’ALLARME: “C’È UNA CARENZA DI QUASI 10.200 UNITÀ, CORRISPONDENTE ALL'8,5% DELLA FORZA PREVISTA DALLA LEGGE”. SONO PASSATI 5 MESI: COSA HA FATTO GIORGIA MELONI? AVRÀ ASSUNTO I MILITARI CHE SERVONO A CONTRASTARE L’EMERGENZA SICUREZZA? L’HA CAPITO CHE LE PROSSIME ELEZIONI SI GIOCANO SU QUESTO TEMA?