giorgia meloni friedrich merz ursula von der leyen

QUI SERVE UNA RIVOLUZIONE TOTALE E NOI STIAMO APPESI AI FAX – LA PROPOSTA DI ITALIA E GERMANIA SULLA COMPETITIVITÀ EUROPEA È TROPPO TIMIDA DI FRONTE ALLE SFIDE EPOCALI CHE HA DAVANTI A SÉ L’UE. LA PROVA? VON DER LEYEN L’HA ACCOLTA, E NE HA PARLATO PUBBLICAMENTE CITANDO COME ESEMPIO IL FATTO CHE ALCUNI STATI MEMBRI ACCETTINO ANCORA SOLO I DOCUMENTI VIA FAX (SENZA DIRE CHE È LA SUA GERMANIA A FARLO). MA ABOLIRE IL FAX A BERLINO È UN PO’ POCHINO PER ASSICURARE L’INDIPENDENZA DELLA POTENZA UE DI FRONTE AGLI STATI UNITI DI TRUMP E ALLA CINA DI XI JINPING...

Dal “Mattinale europeo”, la newsletter di David Carretta, Christian Spillmann e Oliver Grimm

 

ursula von der leyen giorgia meloni conferenza sulla ricostruzione dell ucraina. foto lapresse

“Il trasporto dei rifiuti da uno Stato membro all’altro dovrebbe essere efficiente, semplice e veloce. Tuttavia, le diverse pratiche nazionali lo rendono inutilmente complesso.

 

Alcuni Stati membri, ad esempio, accettano solo la corrispondenza via fax”, ha detto ieri Ursula von der Leyen davanti al Parlamento europeo, provocando uno scoppio di risa nella plenaria di Strasburgo.

 

Anche la presidente della Commissione ha sorriso. Il principale paese che si ostina a usare il fax – tecnologia che si è popolarizzata negli anni 1980 e che è stata definitivamente superata dal digitale – è la sua Germania, dove le amministrazioni pubbliche continuano a pretendere la corrispondenza via fax per i documenti ufficiali.

 

merz meloni

Questo è uno dei tanti ostacoli che permangono alla libera circolazione di beni, servizi e capitali nel mercato unico, quelli su cui la sua Commissione non ha agito con incisività.

 

Il fatto che von der Leyen si lanci finalmente nella lotta all’inutile fax la dice lunga sul ritardo accumulato dall’Ue sulla competitività. Ma racconta anche un’altra storia: dal rapporto Draghi al fax in Germania, man mano che passa il tempo, il livello di ambizione della leadership europea si riduce.

 

emmanuel macron donald tusk giorgia meloni consiglio europeo

Il discorso pronunciato ieri da Ursula von der Leyen ricalca un documento redatto da Germania, Italia e Belgio che dovrebbe servire da base per il ritiro informale dei leader che si tiene oggi nel castello di Alden Biesen.

 

Friedrich Merz e Giorgia Meloni sono la nuova coppia che aspira a pilotare l’Ue. Ma più che un motore sono un freno.

 

Il documento dal titolo “elementi per un’ambiziosa agenda sulla competitività europea nel 2026”, che hanno preparato insieme a Bart De Wever, prevede di concentrarsi su tre punti.

 

Sul mercato interno, il documento chiede l’adozione entro la fine dell’anno del 28esimo regime, il rafforzamento delle infrastrutture transfrontaliere per l’energia, la conclusione dei negoziati sulla eDeclaration per i lavoratori distaccati, un miglioramento all’accesso al venture capital e un aggiornamento delle linee guida sulle fusioni per favorire l’emergere di grandi imprese.

 

ursula von der leyen giorgia meloni

Sulla semplificazione, il documento chiede di favorire la concessione di autorizzazioni e di ridurre le procedure amministrative, un Omnibus finanziario, il ritiro di regolamenti e direttive e un freno di emergenza per impedire che il Parlamento introduca carichi amministrativi ulteriori.

 

Il terzo pilastro prevede una politica commerciale ambiziosa e pragmatica. Germania, Italia e Belgio chiedono che la loro agenda sia adottata al Consiglio europeo di marzo e contenga “iniziative, mandati e scadenze”.

 

Gli elementi del documento Merz-Meloni-De Wever si ritrovano tutti nel discorso di ieri di von der Leyen. “Primo, commercio. Secondo, il mercato unico. E terzo, la semplificazione”, ha detto la presidente della Commissione.

 

[…]

 

FAX

Quanto all’agenda che Merz, Meloni e De Wever chiedono da adottare al Consiglio europeo con “misure, mandati e scadenze”, è già pronta. E’ nel cassetto di von der Leyen. “Abbiamo bisogno di un calendario chiaro e dell’impegno di tutti per portare a termine i progetti.

 

Ecco perché abbiamo bisogno di una roadmap comune per il mercato unico fino al 2028. Proporrò che, insieme al Parlamento e al Consiglio, la approviamo al Consiglio europeo di marzo”, ha annunciato la presidente della Commissione.

 

MARCELLO MESSORI

Il Mattinale europeo ha potuto visionare una bozza: le tre istituzioni si impegnano a dare la massima priorità al pacchetto sulle reti elettriche europee, alla supervisione dei mercati finanziari, alla legge sulle reti digitali, al ventottesimo regime, alla legge sull’innovazione europea, alla legge sui prodotti europei, alla legge sull’area di ricerca europea, alla legge sul servizio delle costruzioni e alla legge sui servizi postali e la consegna di pacchi.

 

Secondo diversi osservatori, l’agenda Merz-Meloni-von der Leyen alla fine si riduce allo sforzo di semplificazione e agli accordi commerciali. “I programmi europei, che dovrebbero fungere da riferimento per il rilancio della competitività e per l’unificazione dei mercati, giacciono – per lo più – in fondo ai cassetti”, ci ha detto Marcello Messori, professore all’Istituto Universitario Europeo.

 

giorgia meloni friedrich merz foto lapresse

In un intervento su Politico.eu Lucas Guttenberg del Bertelsmann Stiftung, Nils Redeker del Jacques Delors Centre e Sander Tordoir del Centre for European Reform spiegano perché le proposte del trio sono destinate a “deludere”.

 

La semplificazione non farà ripartire la crescita. Gli accordi commerciali non possono prendere il posto di una strategia di crescita. I problemi e le carenze del mercato unico sono provocati dagli Stati membri e da potenti gruppi di interesse. Il 28esimo regime “è un’ammissione significativa: anziché perseguire una vera armonizzazione normativa transfrontaliera, i decisori politici cercano di aggirare le norme nazionali, sperando che nessuno se ne accorga”, scrivono i tre autori.

 

donald trump - unione europea

Secondo Guttenberg, Redeker e Tordoir, ciò che andrebbe fatto è rafforzare l’economia interna dell’Ue con riforme strutturali a livello nazionale, la protezione dalla concorrenza con la Cina, la preferenza europea per ricostruire la base delle industrie in cui l’Ue può competere.

 

“Approfondire seriamente il mercato unico non è un aggiustamento tecnocratico, ma una scelta federalizzante. Significa puntare alla piena armonizzazione in settori cruciali per la crescita. Significa sottrarre potere ai regimi nazionali che servono interessi interni”, spiegano Guttenberg, Redeker e Tordoir.

 

Secondo Messori, la vera convergenza tra Merz e Meloni, di cui von der Leyen è complice insieme al PPE di Manfred Weber, è sul “confederalismo” che porta alla “conseguente frammentazione del mercato unico”.

 

URSULA VON DER LEYEN E GIORGIA MELONI - VERTICE SUL PIANO MATTEI PER L AFRICA - FOTO LAPRESSE

Del resto, se la Germania è ancora alle prese con il fax, l’Italia è il campione d’Europa del “Golden plating” – la pratica degli Stati membri di introdurre misure nazionali che rendono la vita più difficile alle imprese e creano nuove barriere nel mercato unico – che von der Leyen dice di voler reprimere, anche se non lo ha fatto negli ultimi sei anni. Investimenti massicci nelle reti, nell’intelligenza artificiale, nel quantum?

 

Non ci sono i soldi nel bilancio dell’Ue. Debito comune per finanziare progetti europei?

 

Non se ne parla. Una riforma delle regole sugli aiuti di Stato che favorisca i progetti su scala europea, invece di quelli puramente nazionali che minano la parità di condizioni nel mercato unico?

 

giorgia meloni aspetta friedrich merz foto lapresse

E’ contro gli interessi della Germania. Le coalizioni dei volenterosi chieste da Draghi per procedere verso il “federalismo pragmatico” nei settori dell’energia, della tecnologia, della difesa o della politica estera? Von der Leyen è pronta a una cooperazione rafforzata, ma solo per la supervisione finanziaria.

 

Fare un vertice per abolire il fax in Germania è un po’ poco per assicurare l’indipendenza dell’Ue di fronte agli Stati Uniti di Trump e alla Cina di Xi.

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