grillo di maio

POLVERE DI 5 STELLE – IL SI’ ALLA TAV SPACCA IL MOVIMENTO: GRILLO RIBADISCE LA LINEA DEL NO ALL’ALTA VELOCITA’ - “DECIDA IL PARLAMENTO” - DI MAIO LO CHIAMA: “SCELTA SOFFERTA MA NECESSARIA” - FICO È FURIOSO CON LUIGINO CHE, A SUA VOLTA, INIZIA A SOFFRIRE IL PROTAGONISMO DI CONTE, MENTRE IL GRUPPO DI SENATORI M5S SI MUOVE ORMAI NELL'ANARCHIA - DI MAIO: “QUALCUNO MI DICE ‘APRITE LA CRISI DI GOVERNO’, MA COSÌ…”

Federico Capurso per “la Stampa”

 

grillo no tav

Liberarsi del peso di un' altra sconfitta. Trovare un colpevole. Ricompattare il Movimento. Ci sta provando disperatamente Luigi Di Maio, muovendosi nel caos in cui è piombato il partito dopo il Sì alla Tav. Pezzi di Movimento chiedono di staccare la spina al governo, altri di far dimettere i parlamentari piemontesi. Il nervosismo corre senza trovare appigli di lucidità tra le truppe e i loro leader interni. Roberto Fico è furioso con Luigi Di Maio e Di Maio, a sua volta, inizia a soffrire il protagonismo di Giuseppe Conte, mentre il gruppo di senatori M5S si muove ormai nell' anarchia.

 

Di Maio prova a scaricare le responsabilità di un Sì alla Tav chiedendo un passaggio in Parlamento. Ma fuori dagli uffici del leader, le truppe parlamentari assomigliano a un esercito di ritorno da una battaglia persa. Si muovono in ordine sparso, senza ascoltare le indicazioni di chi vorrebbe guidarli, presi dallo sconforto per aver ceduto sul Tav. In Senato, lo sconquasso del Movimento esce alla luce del sole.

 

di maio no tav

Il capogruppo, Stefano Patuanelli, fuma nervoso con i suoi collaboratori nel cortile di palazzo Madama, discutendo della tenuta del gruppo: «Non mi ascoltano più, qualunque cosa io gli dica. Temo che anche sul decreto sicurezza potranno emergere problemi».

 

Il volto è stanco, il tono della voce si fa amaro quando l' idea delle sue possibili dimissioni si materializza: «Se faccio un passo indietro? Eh Forse. Non lo so». L' indecisione pesa come un macigno, quando l' impossibilità di gestire il gruppo si fa evidente. È lui infatti, poco prima che in Aula prenda la parola Conte per riferire sul caso Russia-Lega, a diramare un ordine che proviene proprio da Di Maio: «I senatori devono uscire e lasciare i loro scranni per dare un segnale a Salvini, perché è il segretario della Lega - sostengono i Cinque stelle - che dovrebbe chiarire in Aula sui rapporti di Savoini con Mosca, e non Conte». In circa dieci, però, decidono di disobbedire e restano seduti al loro posto.

Grillo e Di Maio

 

«Mi dissocio dall' iniziativa - scrive il senatore Mattia Crucioli - e credo che per il bene del Movimento sia giunto il momento di valutare attentamente le decisioni unilaterali del "capo" e della comunicazione che lo consiglia». Il gruppo è dilaniato, proprio come Patuanelli raccontava poco prima in cortile. E tra i senatori che obbediscono agli ordini di Di Maio c' è anche chi, come Michele Giarrusso, è convinto che si tratti di una presa di posizione contro Conte e la Tav, tanto da dichiararlo ai cronisti. Conte, leggendo la dichiarazione di Giarrusso, chiama furioso il ministro per i Rapporti con il Parlamento, Riccardo Fraccaro, chiedendogli spiegazioni.

 

 

STEFANO PATUANELLI M5S

E Patuanelli è così costretto a tornare in Aula e a precisare le motivazioni del gesto, anche se poco dopo - sentito Di Maio - punge il premier: «Ma quale sfuriata di Conte? E poi, le scelte che il Movimento prende in quest' aula io le condivido solo con il mio capo politico, Luigi Di Maio». Il nuovo protagonismo del premier inizia a essere vissuto con fastidio dal leader del Movimento, ma Conte è ancora indispensabile per arginare Salvini.

 

Un concetto che Di Maio ha spiegato anche a Beppe Grillo durante una telefonata servita a chiarire la posizione presa sulla Tav. Scelta sofferta, avrebbe spiegato il giovane capo dei Cinque stelle, ma ancor più «necessaria», per non lasciare a Salvini un pretesto per rompere. Grillo ammette di essere «molto scontento della situazione che si è venuta a creare», ma capisce anche che «il senso di questa opera inutile lo abbiamo sotto gli occhi tutti quanti: evitare che il Paese smotti ancora di più verso la paura». Una frase, quest' ultima, che i Cinque stelle leggono come inequivocabilmente riferita proprio a Salvini. Tra i parlamentari, però, la delusione è ancora troppo forte. Tutti cercano una boccata d' ossigeno che non c' è.

BEPPE GRILLO A UN INCONTRO DELLA NOVAMONT ATTACCA I GIORNALISTI

 

«Ora - spiega il tesoriere Sergio Battelli - non ci resta che arrivare il prima possibile alla pausa estiva, o i nostri parlamentari, di questo passo, non li teniamo in più».

 

 

 

2 - TIMORI PER IL CORTEO DI SABATO

Gabriele Guccione per “il Corriere della sera”

 

Il giorno dopo le parole con cui il premier Giuseppe Conte ha acceso il semaforo verde all' alta velocità Torino-Lione, i 5 Stelle devono fare i conti con le divisioni interne e con lo «scontento» lamentato non solo dalla base, ma da Beppe Grillo in persona. Tanto da indurre il leader Luigi Di Maio a intervenire per cercare di governare la rivolta: «Non lasciamoci dividere dai media e dai giornali, battaglieremo sulla Tav fino alla fine».

BEPPE GRILLO

 

salvini conte

Ma lo choc per quello che, di fatto, appare come un via libera definitivo del governo gialloverde al super-treno è destinato a riaccendere la tensione in Valle di Susa. I No Tav tendono a minimizzare la portata della delusione nei confronti del M5S: «Non c' erano e non ci sono governi amici, l' abbiamo sempre saputo». E assicurano di voler continuare a «mettersi di traverso», dando appuntamento a sabato, per una prima dimostrazione della nuova resistenza, con una «camminata» al cantiere di Chiomonte.

 

senato informativa di giuseppe conte sui presunti fondi russi alla lega 3

In una giornata, quella di ieri, concitata e a tratti drammatica, tra minacce di scissioni ed esponenti del Movimento che invocano l' apertura della crisi con la Lega, il capo politico e vicepremier si premura di prendere la distanze da Conte.

 

«Non sono d' accordo con lui quando dice che servono più soldi per non fare la Tav che per farla», sottolinea in una diretta video su Facebook rivolta «al popolo 5 Stelle» per spiegare «tutta la verità sulla Tav». E promette: «Non è finita: bisogna andare in Parlamento e vedremo chi voterà con il Pd di Renzi e con Berlusconi. E comunque non sarà mai finita, per noi quell' opera resta inutile».

 

BEPPE GRILLO

La strada della «parlamentarizzazione» del dossier Tav viene benedetta anche da Grillo. Il fondatore dei 5 Stelle protegge il ministro Toninelli, che chiama «Tony Nelly»: «È riuscito a fare miracoli»). E dà il via libera alla soluzione indicata dal vicepremier: «Decida il parlamento, è la democrazia bellezze (teniamocela stretta)».

 

Tutto questo mentre i 5 Stelle, soprattutto a Torino, devono difendersi dalle accuse di tradimento e fare i conti con gli avvertimenti lanciati dai No Tav: «La manfrina è finita», «adesso tocca a noi», «Conte non conosce la nostra determinazione», «si rischiano problemi di ordine pubblico».

no tav

 

Tanto che dalla prefettura del capoluogo piemontese arriva agli eletti grillini in Comune il consiglio di non partecipare, per motivi di sicurezza, alla manifestazione di sabato in Valle di Susa. Il clima è di «amarezza e frustrazione», annota la sindaca Chiara Appendino. E a Conte e Di Maio arrivano gli ammonimenti degli esponenti dell' ala ortodossa. Il presidente della commissione Antimafia Nicola Morra mette in guardia dal rischio di perdere i valori del Movimento:

 

di maio appendino

«Dobbiamo ragionare con la nostra testa. Dapprima sul mandato zero e ora sul Tav, mi sembra ci sia un po' di confusione». E la deputata Roberta Lombardi indica la via dello strappo con Salvini: «Dobbiamo decidere cosa vogliamo fare da grandi: se essere presenti con un voto di testimonianza ma inutile perché passerà il Sì Tav, oppure se rinunciare a fare la stampella della Lega e riprendere la nostra identità».

 

La richiesta è la stessa che arriva da sotto la Mole, dove due delle consigliere dure e pure, legate a doppio filo con i No Tav, Daniela Albano e Maura Paoli, si dicono pronte a staccare la spina alla giunta Appendino. La sindaca è appesa a un filo e cerca di mettersi al riparo dagli scossoni: «Spero che la mia maggioranza possa andare avanti, un sindaco non può bloccare il Tav». Ma i suoi invocano la crisi di governo. Oppure: «Tutti a casa».

 

no tavROBERTO FICO

La risposta di Di Maio non lascia scampo, però. «Qualcuno mi dice "aprite la crisi di governo", ma così gliela diamo vinta. E ci ritroveremo - pronostica il vicepremier- con un esecutivo tecnico che non solo farà opera inutili ma anche il nucleare o gli inceneritori, allora andiamo avanti...So che il M5S rimarrà coerente e sempre No Tav».

 

salvini di maiono tavno tavno tavno tavappendino di maio

 

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