SI ALZA DI NUOVO LA TENSIONE TRA USA E IRAN: IL PENTAGONO CONFERMA L’ARRIVO DELLA PORTAEREI AMERICANA LINCOLN IN MEDIO ORIENTE - IL COMANDANTE DEI GUARDIANI DELLA RIVOLUZIONE IRANIANI HA RISPOSTO CHE LE SUE FORZE SONO "PIÙ PRONTE CHE MAI, CON IL DITO SUL GRILLETTO" E IL PORTAVOCE DEL MINISTERO DEGLI ESTERI, ESMAIL BAGHAEI, HA PROMESSO UNA “RISPOSTA RADICALE” IN CASO DI ATTACCO AMERICANO - DIETRO LE QUINTE, SI LAVORA PER UNA DE-ESCALATION DIPLOMATICA - L’INVIATO SPECIALE USA WITKOFF AVREBBE CONSEGNATO A TRUMP UN MESSAGGIO WHATSAPP DEL MINISTRO DEGLI ESTERI IRANIANO ARAGHCHI E DEL PRESIDENTE PEZESHKIAN CHE OFFRIVANO GARANZIE IN CAMBIO DI UNA SOSPENSIONE DEGLI ATTACCHI CONTRO IL PAESE…
Gabriella Colarusso per repubblica.it - Estratti
Il dispiegamento militare americano nel Golfo persico accende lo scontro retorico tra Washington e Teheran mentre si cerca ancora di dare una dimensione certa al massacro di gennaio dei manifestanti iraniani.
A Teheran, in piazza Enghelab, piazza della rivoluzione, le autorità hanno fatto issare un nuovo murale gigante che raffigura una serie di aerei da combattimento danneggiati sul ponte di una portaerei disseminato di corpi e striato di sangue che si riversa nel retro della nave fino a formare una immagine simile alla bandiera americana: “Se semini vento, raccoglierai tempesta”, è l’avvertimento.
Gli Usa hanno spostato nel Golfo la portaerei Lincoln, che come ha confermato il Pentagono è arrivata in Medio Oriente, seguita da alcune altre navi da guerra, che – ha detto Trump – serviranno "nel caso in cui" decida di intervenire: "Abbiamo una flotta enorme che si dirige in quella direzione e forse non dovremo usarla".
Il comandante dei Guardiani della rivoluzione iraniani ha risposto che le sue forze sono "più pronte che mai, con il dito sul grilletto" e il portavoce del ministero degli Esteri, Esmail Baghaei, ha promesso una “risposta radicale” in caso di attacco americano.
Dietro le quinte, tuttavia, si lavora per una de-escalation diplomatica. Il pompiere dell’amministrazione Usa è Steve Witkoff, che esattamente come con Putin, si fa relatore delle volontà e degli interessi degli iraniani.
L’inviato speciale Usa avrebbe consegnato al presidente un messaggio Whatsapp del ministro degli Esteri iraniano Araghchi e del presidente Pezeshkian che offrivano garanzie in cambio di una sospensione degli attacchi contro il Paese, scrive Israel Hayom, quotidiano israeliano. Già durante il weekend di sangue dell’8-10 gennaio, quando migliaia di manifestanti iraniani sono stati uccisi dalle forze sicurezza, Araghchi aveva contattato Witkoff riuscendo a rallentare i piani Usa per una reazione militare.
In quell’occasione Trump disse che aveva fatto marcia indietro rispetto alla promessa di soccorrere i manifestanti perché l’Iran aveva “cancellato 800 esecuzioni”. L’informazione gli è arrivava da Teheran via Witkoff, ma è stata smentita a più riprese e anche dal procuratore capo iraniano che l’ha definita “completamente falsa”.
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ayatollah Ali Khamenei
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