giorgia meloni pieni poteri referendum giustizia

SUL REFERENDUM DELLA RIFORMA DELLA GIUSTIZIA E’ LITE SULLA DATA DEL VOTO - IL GOVERNO LO VUOLE A INIZIO MARZO, PER EVITARE CHE UNA POSSIBILE SCONFITTA POSSA INFLUENZARE IL VOTO IN PARLAMENTO SULLA RIFORMA DELLA LEGGE ELETTORALE - MA I COSTITUZIONALISTI RITENGONO CHE NON SI POSSA INDIRE PRIMA DELLA FINE DEL MESE DI MARZO (“50 GIORNI DOPO IL PRIMO FEBBRAIO”) – CACCIA AI TESTIMONIAL: BACHELET E BINDI IN CAMPO PER IL NO, DI PIETRO E SALLUSTI TRA I NOMI ALLA GUIDA DEI GRUPPI PER IL SÌ…

Giuliano Foschini per "la Repubblica" - Estratti

 

Due grandi comitati del No, per il momento. Piccole strutture sparse in tutta Italia. E ancora: almeno sei gruppi per promuovere il Sì. La caccia ai testimonial, i numeri dei sondaggi che girano sulle scrivanie dei comitati ma anche su quelle dei partiti che stanno scegliendo se, e soprattutto come, schierarsi.

meloni nordio

 

E, infine – ma non per ultima – una battaglia silenziosa sulla data del referendum, con il governo che vorrebbe anticipare il voto ai primi di marzo, in modo da rendere il più veloce possibile la campagna referendaria ed evitare una rimonta che i sondaggi definiscono assolutamente possibile.

 

E i costituzionalisti che invece ritengono che non si possa indire prima della fine del mese: «Cinquanta giorni dopo il primo febbraio», dice il presidente del primo comitato del No, Enrico Grosso.

 

La battaglia referendaria sta per entrare nel vivo. E, giorno dopo giorno, si definiscono le squadre.

 

comitato per il no al referendum sulla giustizia - enrico grosso e antonio diella

Ieri è nato ufficialmente un nuovo comitato del No: il presidente sarà Giovanni Bachelet, fisico, ex parlamentare, figlio di Vittorio, il giurista assassinato dalle Brigate rosse nel 1980. Bachelet è stato indicato dalla rete dell'associazionismo della Via Maestra: un comitato civico che va dai sindacati alle associazioni ambientaliste, dai gruppi per i diritti civili alle realtà cattoliche sociali.

 

Cgil come capofila, e poi Libera, Arci, Acli, Greenpeace, Wwf, Libertà e Giustizia: alcune delle oltre cento sigle che si sono ritrovate attorno alla difesa della Costituzione. Ci saranno anche ex magistrati e politici. Uno dei volti sarà per esempio quello dell'ex ministra Rosy Bindi, a conferma di quel «movimentismo» che mette insieme esperienze sociali e partiti. Che però stanno valutando di formare un altro comitato per spiegare – racconta una fonte del Partito democratico – «quanto quello della giustizia sia soltanto un inganno per nascondere in realtà un progetto politico più ampio: l'assalto alla Costituzione».

 

comitato per il no al referendum sulla giustizia - enrico grosso e antonio diella

Questo nuovo «No sociale» si affianca al No istituzionale, quello dell'Associazione nazionale magistrati, che resta il primo comitato formalmente costituito contro la riforma. Il presidente è il professor Enrico Grosso: un fronte che parla con il linguaggio della Costituzione, che rivendica autonomia e indipendenza, che contesta una riforma giudicata frettolosa e costruita senza reale confronto.

 

(…)

Contemporaneamente si sta muovendo il Sì, con una maggiore caratterizzazione politica. Ci sarà un maxi comitato con i partiti della maggioranza. E poi ci sono i tecnici: il cuore resta quello delle Camere penali. Poi c'è il comitato guidato dall'avvocato Gian Domenico Caiazza («Sì Separa»). E ancora il comitato Giuliano Vassalli o «Cittadini per il Sì», presieduto da Francesca Scopelliti, l'ultima compagna di Enzo Tortora. Anche il Sì è alla ricerca di testimonial: c'è Antonio Di Pietro, ma in questi giorni è circolato anche il nome del giornalista Alessandro Sallusti.

ROSY BINDI

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