lanzalone raggi di maio

SI SCRIVE LANZALONE, SI LEGGE DI MAIO - IL SUPERCONSULENTE FACEVA SCOUTING PER I CINQUESTELLE NEL MONDO DELLE IMPRESE, CURAVA I RAPPORTI E PROPONEVA INCONTRI - AVVOCATO DI SUCCESSO, DOPO AVER LAVORATO CON LA GIUNTA NOGARIN SULLA MUNICIPALIZZATA DEI RIFIUTI HA ESERCITATO UN RUOLO DETERMINANTE NELLA CONCLUSIONE DELLA VICENDA STADIO A TOR DI VALLE

Daniele Autieri, Annalisa Cuzzorea e Lorenzo D'albergo per www.repubblica.it

 

LUCA LANZALONE

L'ultima volta che Luca Lanzalone è stato avvistato alla Camera insieme a Luigi Di Maio, era il 20 marzo. Pochi giorni dopo, il presidente di Acea si è fermato un'ora a parlare su un divanetto del Transatlantico con Stefano Buffagni, il deputato cui era stato affidato il delicato compito di trovare persone di fiducia per le nomine nelle partecipate di Stato.

 

Faceva anche questo, l'avvocato genovese, per il Movimento. Scouting nel mondo delle imprese. Curava rapporti e proponeva incontri, forte della fiducia che si era guadagnato prima a Livorno, poi a Roma.

LUCA LANZALONE

 

L'arresto ai domiciliari del presidente di Acea Luca Lanzalone scrive un nuovo capitolo sulla figura di questo avvocato di successo, amico dei 5Stelle, che ha esercitato un ruolo determinante come mediatore nella conclusione della vicenda stadio della Roma.

 

Arrivato nella capitale per sbrogliare gli intrecci intessuti dall'ex braccio destro della sindaca, Raffaele Marra, il 49enne avvocato di Crema con basi a Genova e Miami ha velocemente scalato le gerarchie del Campidoglio a trazione grillina. Lanzalone si presenta sul palcoscenico romano per la prima volta nell'agosto 2016 quando consegna alla sindaca Virginia Raggi la lista dei candidati indicati da Casaleggio per la poltrona di direttore generale dell'Ama. Da allora il suo ruolo cresce e insieme ad esso l'influenza che esercita nelle stanze del Campidoglio. In più occasioni, di fronte alle critiche delle opposizioni, è stata la stessa sindaca a intervenire per difendere il suo fedelissimo.

LANZALONE E VIRGINIA RAGGI

 

Prima mediatore ufficioso e poi ufficiale dell'operazione stadio, ha riaperto il dossier Tor di Valle per conto dei 5S ed è diventato uno dei consiglieri più influenti nel circolo della sindaca. Una posizione che gli è valsa la promozione e la nomina a presidente di Acea e la passeggiata a mo' di bodyguard con il leader pentastellato, ora vicepremier e ministro dello Sviluppo economico e del Lavoro, Luigi Di Maio davanti agli imprenditori del Forum Ambrosetti di Cernobbio.

 

L'aderenza ai dogmi del Movimento, però, è stata sempre respinta da Lanzalone: "Grillo? Visto una sola vola a teatro. E Casaleggio non lo conosco. Pensate che adesso, per non creare imbarazzi a nessuno, non dormo più all'hotel Forum (quello di Grillo e dei leader M5S, ndr) ma ho cambiato albergo. Di Maio lo stimo, ma non sono un militante. Sono solo un professionista che ha ricevuto un incarico. Lo stadio? Porto al tavolo le indicazioni della giunta Raggi".

LUCA LANZALONE

 

Nel marzo del 2017, in risposta all'interrogazione della capogruppo Pd Michela Di Biase, la Raggi dichiarò: "L'avvocato Luca Lanzalone il 10 febbraio ha depositato una comunicazione con la quale veniva da me incaricato di seguire alcune vicende in particolare quella della società Eurnova e quindi dello stadio", aggiungendo che "presto" avrebbe ottenuto un incarico. Il complesso lavoro di cucitura portato avanti sulla partita stadio gli è valso forse il premio più grande, la nomina al vertice di Acea, la multiutility dell'acqua e dell'energia controllata dal Campidoglio. L'incarico, ottenuto nella primavera del 2017, prevede, peraltro, un emolumento annuale 240mila euro di emolumento annuale.

 

LUCA LANZALONE

Prima di approdare a palazzo Senatorio, Lanzalone aveva lavorato con le giunte di Genova e Crema, entrambe a guida Pd, per gestire fusioni e razionalizzazioni delle proprie aziende partecipate. Poi la chiamata da Livorno.

 

Lì, assieme all'attuale assessore al Bilancio del team Raggi, Gianni Lemmetti, si è occupato della municipalizzata dei rifiuti Aamps per conto del primo cittadino grillino Filippo Nogarin proponendo il concordato per salvare l'azienda. Proprio come a Roma, dove ha suggerito la stessa opzione per Atac, la controllata da 1,34 miliardi di euro di debiti. Il legale finito ai domiciliari, dunque, è uno dei più ascoltati in Campidoglio. Lo dimostrano le reazioni a caldo dai piani alti di palazzo Senatorio sull'arresto del numero uno di Acea: "Lanzalone ai domiciliari? Un altro terremoto".

LUCA LANZALONE

Ultimi Dagoreport

khamenei maduro putin xi jinping

DAGOREPORT – IL 2025 È STATO UN ANNO DI MERDA PER L’IRAN, MA IL 2026 POTREBBE ESSERE PEGGIO: IL BLITZ IN VENEZUELA E L’ARRESTO DI MADURO SONO UNA BRUTTISSIMA NOTIZIA PER KHAMENEI, CHE TEME DI FARE LA FINE DEL “COLLEGA” DITTATORE. AD AGGRAVARE LA SITUAZIONE CI SONO LE PROTESTE DILAGATE IN TUTTO IL PAESE – LA PERDITA DELL’ALLEATO DI CARACAS È UN PESO ANCHE NELL’EQUILIBRIO DEI RAPPORTI CON PUTIN E XI JINPING: LA COOPERAZIONE CON MADURO RAFFORZAVA IL POTERE NEGOZIALE DI TEHERAN CON RUSSIA E CINA. ORA TEHERAN È SOLA E PIÙ DIPENDENTE DA INTERLOCUTORI CHE LA USANO (PUTIN PER I DRONI, XI PER IL PETROLIO) MA NON HANNO INTERESSE A SOSTENERLA PIÙ DEL MINIMO NECESSARIO – IL POSSIBILE ARRIVO DI UN “BONAPARTE” IMMAGINATO DAGLI ANALISTI: NON SAREBBE UN LIBERATORE, MA SOLO L’ENNESIMO AUTOCRATE…

trump putin xi jinping

DAGOREPORT - QUANTO GODONO PUTIN E XI JINPING PER L’ATTACCO AMERICANO AL VENEZUELA! – L’UNILATERALISMO MUSCOLARE DI TRUMP E’ LA MIGLIORE LEGITTIMAZIONE PER LE AMBIZIONI, PRESENTI E FUTURE, DI RUSSIA E CINA – E INFATTI IL "NEW YORK TIMES" CRITICA L'ASSALTO A MADURO:"E' POCO SAGGIO" - SE WASHINGTON BOMBARDA CARACAS, IN VIOLAZIONE DEL DIRITTO INTERNAZIONALE, CHI ANDRA’ A ROMPERE I COJONI A XI JINPING SE DOMANI DOVESSE INVADERE TAIWAN? E QUANTO GODE PUTIN NEL VEDERE L’OCCIDENTE BALBETTARE DAVANTI ALLE BOMBE DI WASHINGTON, NON COSI’ LONTANE DA QUELLE CHE MOSCA SGANCIA SULL’UCRAINA? – LA PREVISIONE BY RUVINETTI: NELL’INCONTRO IN ALASKA, TRUMP E PUTIN SI SONO SPARTITI IL MONDO, IN UNA SORTA DI “YALTA A MANO ARMATA” (L’UCRAINA A TE, IL VENEZUELA A ME)

zampolli corona trump meloni salvini

DAGOREPORT - L’IRRESISTIBILE ASCESA E LA PRECIPITOSA CADUTA DI PAOLO ZAMPOLLI: DA TRUMP A CORONA... - LA FORTUNA DEL MASCELLUTO IMMOBILIARISTA ITALOAMERICANO SAREBBE FINITA IL GIORNO IN CUI È SBARCATO A VILLA TAVERNA IL RUDE TILMAN FERTITTA. IL MILIONARIO INCORONATO AMBASCIATORE HA FATTO SUBITO PRESENTE ALL’EX MANAGER DI MODELLE CHI ERA IL SOLO PLENIPOTENZIARIO DI TRUMP IN ITALIA – SE SALVINI HA VOLUTO INCONTRARLO, LA ‘GIORGIA DEI DUE MONDI’ NON HA DI CERTO BISOGNO DI RICORRERE ALLE ARTI DIPLOMATICHE DI ZAMPOLLI: A MELONI BASTA ALZARE LA CORNETTA DEL TELEFONO E CHIAMARE DIRETTAMENTE IL TRUMPONE – PER FORTUNA CHE C’È FABRIZIO CORONA  ANCORA IN CIRCOLAZIONE A SPARAR CAZZATE: ZAMPOLLI LO AVREBBE CHIAMATO DALLA CASA BIANCA DURANTE L’INTERROGATORIO SU SIGNORINI IN PROCURA: "MI CERCA TRUMP, A GENNAIO CE NE ANDIAMO LÌ E LA MELONI MUTA". PER AGGIUNGERE POI, IN MANIERA ALLUSIVA: "LA MOGLIE DI TRUMP, MELANIA, MI CONOSCE MOLTO BENE..."

giorgia meloni giovanbattista fazzolari sergio mattarella

DAGOREPORT – COME MAI NEGLI ULTIMI TEMPI È DIVAMPATO UN AMOUR FOU DI MELONI E FAZZOLARI PER MATTARELLA? LE LODI DELLA STATISTA DELLA SGARBATELLA PER IL DISCORSO DI FINE ANNO VENGONO INFIOCCHETTATE (“UN GRANDE CHE CI UNIFICA”) DAL “GENIO” DI PALAZZO CHIGI – DAL PREMIERATO ALLA SEPARAZIONE DELLE CARRIERE, NON SI CONTANO I MOTIVI DI ASPRO ATTRITO TRA L'ARMATA BRANCA-MELONI E IL COLLE. MA, ALLA FINE, MELONI E FAZZOLARI SI SONO RESI CONTO CHE LA POPOLARITÀ CHE INCONTRA SERGIONE È TALE CHE È MASOCHISTICO SCHIERARSI CONTRO – ESSI’: LA GIORGIA E IL GIOVANBATTISTA SONO SCALTRI NELLA GESTIONE DEL POTERE. QUANDO SI TROVANO DAVANTI A UN OSTACOLO DURO DA SUPERARE, RICORRONO AL SAGGIO DEMOCRISTIANESIMO ANDREOTTIANO: IL NEMICO NON SI COMBATTE MA SI COMPRA O SI SEDUCE...

dagospia 25 anni

DAGOSPIA, 25 ANNI A FIL DI RETE - “UNA MATTINA DEL 22 MAGGIO 2000, ALL’ALBA DEL NUOVO SECOLO, SI È AFFACCIATO SUI COMPUTER QUESTO SITO SANTO E DANNATO - FINALMENTE LIBERO DA PADRONI E PADRINI, TRA MASSACRO E PROFANO, SENZA OGNI CONFORMISMO, HAI POTUTO RAGGIUNGERE IL NIRVANA DIGITALE CON LA TITOLAZIONE, BEFFARDA, IRRIDENTE A VOLTE SFACCIATA AL LIMITE DELLA TRASH. ADDIO AL “POLITICHESE”, ALLA RETORICA DEL PALAZZO VOLUTAMENTE INCOMPRENSIBILE MA ANCORA DI MODA NEGLI EX GIORNALONI - “ET VOILÀ”, OSSERVAVA IL VENERATO MAESTRO, EDMONDO BERSELLI: “IL SITO SI TRASFORMA IN UN NETWORK DOVE NEL GIOCO DURO FINISCONO MANAGER, BANCHIERI, DIRETTORI DI GIORNALI. SBOCCIANO I POTERI MARCI. D’INCANTO TUTTI I PROTAGONISTI DELLA NOSTRA SOCIETÀ CONTEMPORANEA ESISTONO IN QUANTO FIGURINE DI DAGOSPIA. UN GIOCO DI PRESTIGIO…”

nando pagnoncelli elly schlein giorgia meloni

DAGOREPORT - SE GIORGIA MELONI  HA UN GRADIMENTO COSÌ STABILE, DOPO TRE ANNI DI GOVERNO, NONOSTANTE L'INFLAZIONE E LE MOLTE PROMESSE NON MANTENUTE, È TUTTO MERITO DELLO SCARSISSIMO APPEAL DI ELLY SCHLEIN - IL SONDAGGIONE DI PAGNONCELLI CERTIFICA: MENTRE FRATELLI D'ITALIA TIENE, IL PD, PRINCIPALE PARTITO DI OPPOSIZIONE, CALA AL 21,3% - CON I SUOI BALLI SUL CARRO DEL GAYPRIDE E GLI SCIOPERI A TRAINO DELLA CGIL PER LA PALESTINA, LA MIRACOLATA CON TRE PASSAPORTI E UNA FIDANZATA FA SCAPPARE L'ELETTORATO MODERATO (IL 28,4% DI ITALIANI CHE VOTA FRATELLI D'ITALIA NON È FATTO SOLO DI NOSTALGICI DELLA FIAMMA COME LA RUSSA) - IN UN MONDO DOMINATO DALLA COMUNICAZIONE, "IO SO' GIORGIA", CHE CITA IL MERCANTE IN FIERA E INDOSSA MAGLIONI SIMPATICI PER NATALE, SEMBRA UNA "DER POPOLO", MENTRE ELLY RISULTA INDIGESTA COME UNA PEPERONATA - A PROPOSITO DI POPOLO: IL 41,8% DI CITTADINI CHE NON VA A VOTARE, COME SI COMPORTEREBBE CON UN LEADER DIVERSO ALL'OPPOSIZIONE?