giorgia meloni centri migranti albania

“SIAMO COME CANI DENTRO LA GABBIA” – LE VOCI DEI MIGRANTI RECLUSI NEL CPR DI GJADER IN ALBANIA, LA STRUTTURA SEMIVUOTA, VOLUTA DAL GOVERNO MELONI, PER UNA SPESA DI QUASI UN MILIARDO DI EURO DI SOLDI PUBBLICI IN CINQUE ANNI: “HO PAURA CHE MI RIMANDINO IN PAKISTAN. QUI È COME STARE IN CARCERE SENZA AVER FATTO NIENTE, SOPRA C’È UNA RETE. CHE FACCIO TUTTO IL GIORNO? IO DORMO. ALTRI PRENDONO FARMACI, SONNIFERI” – LA DENUNCIA DEGLI AVVOCATI: “QUANDO LE PERSONE NON HANNO LA POSSIBILITÀ DI ESSERE DIFESE MUORE LA CIVILTÀ GIURIDICA”

Estratto dell’articolo di Nello Trocchia per “Domani”

 

centro migranti DI GJADER IN ALBANIA

«Ho sempre lavorato, in fabbrica, in campagna, ho fatto saldature, ho raccolto l’uva, fagioli, pomodori, poi è scaduto il mio permesso di soggiorno, il mio avvocato non ha fatto ricorso e sono rimasto senza documenti. Io non ho mai fatto reati eppure sono qui».

 

A parlare è Mohamed, nome di fantasia, rinchiuso nel centro di Gjadër, l’infernale struttura voluta dal governo Meloni in Albania con quasi un miliardo speso in cinque anni. È qui che sorge il Cpr, al cui interno è stato ricavato un piccolo carcere quasi sempre vuoto.

 

centro migranti albania

Domani ha ascoltato il suo racconto raccolto dagli avvocati, Debora Piazza e Marco Romagnoli, che hanno deciso di entrare nel Cpr e farsi testimoni di un’assenza, il diritto alla difesa.

 

«Quando le persone non hanno la possibilità di essere difese muore la civiltà giuridica. Costruire questi centri fuori dal nostro paese significa rendere impraticabile il nostro lavoro, noi siamo venuti a trovare i nostri assistiti e non saremo rimborsati. Il rimborso scatta unicamente con le udienze di convalida. Il migrante solitamente è difeso da un avvocato d’ufficio e chi si carica spese e viaggio?», raccontano.

 

[...]

 

i primi migranti arrivati nel centro di prima accoglienza di Shengjin

«Abbiamo deciso di venire qui dopo aver partecipato all’udienza presso la Corte di giustizia dell’Unione europea proprio per discutere in merito alla illegittimità di questi centri. Il mio assistito, che adesso è uscito, aveva fatto ricorso per chiedere l’asilo politico e il giudice di Roma aveva sollevato la questione di legittimità costituzionale davanti alla Corte europea proprio per vagliare la legittimità di queste strutture, la decisione è attesa nelle prossime settimane».

 

Nel Cpr ci sono, in questo momento, meno di cento persone. Tra queste c’è Mohamed: «Io ho paura che mi rimandino in Pakistan. Qui è come stare in carcere senza aver fatto niente, sopra c’è una rete. Che faccio tutto il giorno? Io dormo, quando esco cammino, ma poco poco. Altri prendono farmaci, sonniferi e dormono», racconta.

 

[...]

 

migranti ammanettati arrivano in albania

Un altro migrante, loro assistito, è rinchiuso e qualche settimana fa ha tentato di farla finita con una corda. «Lo seguiamo da molto tempo. Oggi siamo rimasti sconvolti quando abbiamo saputo del suo tentativo di ammazzarsi, al telefono non aveva detto nulla. Da qui c’è un problema di comunicazione».

 

Mentre conversavano con il loro assistito, l’uomo racconta la stanza. «Viviamo in quattro, abbiamo doccia e bagno. I letti sono a castello. Cosa faccio tutto il giorno? Sembriamo i cani, sopra di noi c’è la rete, siamo in gabbia». E il cibo? «Peggio del carcere. Peggio».

 

LA QUESTIONE MIGRANTI IN ALBANIA SPIEGATA DA NATANGELO

Per chi ha i soldi c’è la possibilità di comprare prodotti, quello che in carcere si chiama sopravvitto, con prezzi che restano inaccessibili per le scarse o nulle finanze degli ospiti del centro. «Se ho soldi io posso comprare senza problemi cibo di buona qualità, ma costa e così si accetta quello che ci danno», spiega il migrante.

 

Ovviamente i racconti si incrociano con le fragilità di chi abita questo centro, di chi avrebbe bisogno di cura e assistenza. «Abbiamo incontrato almeno due migranti con disturbi mentali, difficoltà di ragionamento, persone che non dovrebbe essere rinchiuse qui, ma curate.

 

Anche le comunicazioni sono difficili per l’assenza di interpreti in grado di tradurre tutte le lingue parlate dai reclusi oltre al fatto che i cellulari vengono requisiti e possono conversare con gli avvocati solo con il telefono del centro», concludono i due legali.

 

centro per migranti a gjader

[...]  Mentre in patria Edi Rama, primo ministro albanese, deve fare i conti con l’oceanica protesta contro il mega resort voluto dai Trump, anche sull’accordo con l’Italia arrivano segni di cedimento.

 

Per primo era stato il ministro degli Esteri albanese Ferit Hoxha a Euractiv a dire: «Non ci sarà alcuna proroga perché saremo membri dell’Ue», prima di una parziale marcia indietro. Ma il futuro dei Cpr è legato in particolare alla decisione della Corte di giustizia dell’Ue, che dovrà chiarire se il trattenimento in un centro localizzato in uno Stato terzo consenta di rispettare le garanzie procedurali previste dal diritto dell’Unione.

 

Nicholas Emiliou, avvocato generale presso la Corte, ha spiegato che, in linea di principio, nulla vieta a uno Stato membro di istituire un centro per i rimpatri fuori dal proprio territorio, ma solo a condizione che siano effettivamente assicurate le tutele previste per le persone trattenute.

 

agenti di polizia davanti all hotspot per migranti di shengjin in albania

Quali? Informazione comprensibile, assistenza legale e linguistica, accesso al giudice, riesame tempestivo del trattenimento, assistenza sanitaria e contatti con l’esterno. Il viaggio degli avvocati, le testimonianze inedite dei reclusi, così come le denunce di associazioni e parlamentari, raccontano il contrario.

NUOVI CENTRI PER I MIGRANTI IN ALBANIAl hotspot per migranti di shengjin, in albani

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