“C’E’ UN SUPERIORE MANDANTE DEL MANDANTE” – SIGFRIDO RANUCCI, DURANTE IL SUO SPETTACOLO TEATRALE A PRIMIERO, TORNA A EVOCARE “MANINE” DIETRO L’ATTENTATO AI SUOI DANNI E PRENDE LE DISTANZE DA LAVITOLA (“UN CASO PSICHIATRICO”): “SONO UN GIORNALISTA DI INCHIESTA FINO NEL MIDOLLO FIN DA QUANDO ANCORA NON SAPEVO CHE LO SAREI DIVENTATO E DA BAMBINO INDOSSAVO IL COSTUME DI SUPERMAN..."
Estratto dell’articolo di Giampaolo Visetti per “la Repubblica”
[…] Tre piazze in tre giorni per Ranucci, dopo l'arresto del suo amico Valter Lavitola, da Lavarone al Primiero e infine questa sera ad Asiago. «Io non smetto mai di saltare in avanti — ripete in teatro quella che resta la vittima dell'attentato confessato dal faccendiere — con la consapevolezza che i nostri approfondimenti e le nostre battaglie per l'informazione libera rimarranno al servizio del bene comune».
Nessuna dichiarazione, sulla bufera che lo investe. «Questa mattina — spiega — la Rai mi ha ricordato che per parlare nel merito devo avere l'autorizzazione. Se non lo faccio, violo il codice etico: al terzo richiamo c'è il licenziamento. Non mi pare il caso di agevolare le cose, visto che oggi per l'azienda l'unico problema sono io». […]
[…] A indignarlo, anche l'esortazione dei vertici meloniani «alle femministe di sinistra», per indurle a «insorgere contro la compiaciuta narrazione» di flirt del «conduttore sciupafemmine» con fonti e producer, contenuti nel libro e nella sua messa in scena. Una sarebbe morta tragicamente, dopo l'aiuto nella scoperta dello "scandalo Tosi": l'ascesa dell'ex sindaco di Verona fu stoppata nel 2014 da Bossi e Berlusconi, ricorrendo a immagini a luci rosse.
«Sono un giornalista di inchiesta fino nel midollo — spiega Ranucci — fin da quando ancora non sapevo che lo sarei diventato e da bambino indossavo il costume di Superman».
sigfrido ranucci a lavarone, provincia di trento 2
Dopo la denuncia di «un superiore mandante del mandante» e la presa di distanza da Lavitola, ridotto a «caso psichiatrico», ora la linea è rinviare all'incontro con i magistrati «valutazioni e difesa di un caso in cui si vuole mutare in colpevole la vittima». «È un fatto di rispetto verso la giustizia — dice l'autore di Report — . Ho i giornalisti sotto casa a Roma e mia figlia è assediata, dopo essere sfuggita alla bomba contro di me. Se ancora ho la forza di recitare un'ora e mezzo a braccio è per onorare il valore della scelta dei 30 giornalisti e dei 28 magistrati italiani uccisi, dei 300 cronisti massacrati nel genocidio a Gaza». I misteri dell'attentato e i veleni di chi pretende la sua testa, sembrano piccoli e lontani: sono invece grandi e vicini, e impongono risposte.


