FARSA ITALIA - NON SAPENDO PIU’ DOVE SBATTERE IL CATETERE, SILVIO VUOLE ROTTAMARE TUTTA LA NOMENKLATURA E SOSTITUIRLA CON “CARNE FRESCA”

Francesco Verderami per Corriere.it

Arrivano i nuovi. Come nei vecchi western, dove le «giacche blu» si sentivano prima di comparire, con il trombettiere a suonar la carica della cavalleria, così Berlusconi con gli squilli di guerra starebbe preannunciando la rivoluzione nel partito. Alfano, orecchio a terra a sentir le vibrazioni, ha la certezza che stia per accadere proprio questo, che il Cavaliere miri a un totale rinnovamento del partito. Il punto è se nella futura Forza Italia a cui lavora «il presidente» ci sarebbe spazio per l'attuale gruppo dirigente o se solo ad alcuni di loro verrebbe offerto un posto, ma solo in terza fila.

Si vedrà se e quando il progetto verrà svelato, di certo il vicepremier ne è testimone, perché a lui nelle ultime settimane, e a più riprese, Berlusconi ha offerto un ruolo: «Rinnoviamo il partito, Angelino. Io e te, insieme». E per coinvolgerlo, il Cavaliere lo ha messo a parte del piano, che prevede la riesumazione della strategia vincente del ‘94, con «lo schema Pubblitalia» - così lo ha chiamato - e i cambi al vertice e alla base: dalla sostituzione di tutti i coordinatori regionali, alla rinascita dei circoli di Forza Italia, a cui si affiancherebbero i circoli «Forza Silvio», che secondo Berlusconi «tirano di più tra gli elettori se si tengono scorporati».

Arrivano i nuovi. Lo scouting per un nuovo personale politico è in fase avanzata dentro e fuori le società del gruppo, se è vero che il Cavaliere ha programmato un incontro con centoventi giovani a Villa Gernetto e intanto chiama i rappresentanti del mondo del lavoro e delle imprese. «Mi fai i nomi di tre ragazzi validi da inserire nella mia futura squadra?» si è sentito chiedere a bruciapelo il presidente di Confcommercio, Sangalli. Ecco come Berlusconi lavora al remake di un film vecchio di venti anni, da lanciare nelle sale - cioè nelle urne - nel giro di sei mesi, in concomitanza con le elezioni europee, se non ci fossero prima le Politiche.

Le vere riunioni le tiene a Milano e non a Roma, dove riceve una nomenklatura senza più galloni, che sottopone a test particolari. Per vedere che effetto avrebbe fatto sui suoi ospiti, l'altro giorno a pranzo, si è messo a sfogliare l'album di famiglia, senza far più il nome di Marina bensì quello di Barbara: «Mi ha scatenato l'inferno nel Milan. Ma è brava, tosta. Forse non ha l'età, chissà...». Un brivido ha percorso la schiena dei presenti, e lui, senza scomporsi, ha spiegato che «in fondo io resto un imprenditore. Parto sempre dal capitale che ho. E poi faccio gli innesti».

Quanto profondi siano questi innesti, ha avuto modo di spiegarlo ad «Angelino», che dopo venti anni è diventato adulto ed è entrato - così dice - nella sua «terza vita»: Forza Italia, Pdl, di nuovo Forza Italia. Perché questo è il suo obiettivo, anzi il suo «caposaldo». E infatti continua a ritenere che ci siano le condizioni per ricomporre l'unità del partito, a patto di capire che tipo di partito sia e quale linea politica intenda perseguire.

Perché i presupposti restano sempre gli stessi per Alfano: garantire continuità all'azione di governo, in modo da portare a compimento il programma del Pdl concordato con le larghe intese, e garantire agibilità politica agli innovatori nel nuovo movimento. Ed è con questa linea che è andato all'incontro di ieri sera.

Si vedrà se il confronto è stato definitivo o ancora interlocutorio. Il Cavaliere, secondo il vicepremier, non può annunciare di aver ripreso tutti i poteri, lasciando poi la macchina organizzativa nelle mani dei falchi. E non può condividere la sera con «Angelino» l'idea che «il governo deve andare avanti», tranne poi consentire ai lealisti la mattina dopo di bombardare il ponte levatoio del dialogo in modo da far saltare l'esecutivo «a prescindere».

È ciò che accade ormai da settimane, e ancora all'inizio di questa. La dichiarazione sulla «stabilità del governo», rilasciata da Alfano il giorno dopo l'incontro ad Arcore, era stata concordata con Berlusconi prima che il vice premier scendesse dalla macchina e incontrasse i media. E la riunione degli «innovatori» era stata benedetta dal Cavaliere, che voleva addirittura prendervi parte: «Anzi Angelino, ho pensato che forse sarebbe meglio se la facessi a Palazzo Grazioli». Peccato si sia rimangiato tutto appena i lealisti - venuti a conoscenza delle sue intenzioni - hanno scatenato il pandemonio.

Così, in uno psichedelico gioco dell'oca, si ritorna sempre alla casella di partenza. Se non fosse che il tempo è scaduto, che è tempo di prendere una decisione. Alfano è convinto che ci siano le condizioni per l'unità del partito, ed è con questo stato d'animo che è andato per l'ennesima volta a parlare con il Cavaliere. Anche se tra i suoi c'è chi gli ha ripetuto che il tira e molla «è solo un modo per masticarti», anche se - con l'orecchio a terra - «Angelino» ha ben chiaro che Berlusconi si stia preparando a sparigliare nel partito. Arrivano i nuovi. Se così fosse, per assistere al remake del vecchio film ci sarebbero solo strapuntini. E non per tutti.

 

 

 

Silvio berlu berlusconi corna BerlusconiSILVIO BERLUSCONI SILVIO BERLUSCONI E DIETRO LA SCRITTA TASSE jpegVILLA GERNETTO UNIVERSITA DEL PENSIERO LIBERALE VILLA GERNETTO UNIVERSITA DEL PENSIERO LIBERALE barbara berlusconi a cernobbio BERLUSCONI E ALFANO AL QUIRINALE FOTO LAPRESSE

Ultimi Dagoreport

giorgia meloni carlo calenda

FLASH! - CARI FRATELLINI D’ITALIA, SMETTETELA DI CORTEGGIARE CARLETTO CALENDA: CON L’ARMATA BRANCA-MELONI, NON ANDRÀ MAI E POI MAI - CALENDA CI HA INVIATO LA SEGUENTE PRECISAZIONE: “CARO DAGO, NON HO NESSUNA INTENZIONE DI CANDIDARMI A FARE IL SINDACO DI ROMA. NON HO MAI AVUTO CONTATTI CON LA DESTRA A QUESTO PROPOSITO E SE ME LO CHIEDESSERO RISPONDEREI “NO GRAZIE”. IL LAVORO IN CUI SONO TOTALMENTE IMPEGNATO È GUIDARE AZIONE ALLE PROSSIME ELEZIONI POLITICHE” – COME SI DICE ALLA GARBATELLA: “ 'A GIO', SE VEDEMO…”

il messaggero francesco gaetano caltagirone giorgia meloni villa galleria borghese crosetto

FLASH! – DOPO LA BATOSTA BANCARIA DI MPS, L’IDILLIACO RAPPORTO TRA I FRATELLI DI MELONI E CALTAGIRONE MINACCIA DI INCRINARSI? - SBIRCIANDO “IL MESSAGGERO” DI OGGI SPICCANO DUE ARTICOLI CHE NON AVRANNO FATTO ALCUN PIACERE ALLA FIAMMA MAGICA – IL PRIMO È ADDIRITTURA UNO SCOOP, ESSENDO L’UNICO GIORNALE A RIVELARE UNA “LITE FURIBONDA A PALAZZO CHIGI” TRA LA DUCETTA E CROSETTO (CHE HA SMENTITO) – IL SECONDO È UNA PAGINATA DEDICATA ALL’AMPLIAMENTO DELLA GALLERIA BORGHESE, CARO A CALTA-RUTELLI-CHICCOTESTA, CHE IL “TIMES” DI LONDRA, IN COMPAGNIA DI FDI (FABIO RAMPELLI), HA DEFINITO “BLASFEMO”…

manfredi lefebvre d'ovidio dovidio aponte, palenzona bisignani porro scaroni cimbri costamagna brachetti peretti, caltagirone nagel jes staley nicole junkerman stella li mara carfagna

ALTA SOCIETÀ, BASSA MAREA - NON AVENDO UN CAZZO DA FARE (O MOLTI AFFARI DA CONCLUDERE), 700 PERSONAGGI ILLUSTRI SONO SALITI A BORDO DELLA "CRYSTAL SYMPHONY" PER LA ZUPPA DI NOZZE DELL’ARMATORE ITALO-MONEGASCO MANFREDI LEFEBVRE D'OVIDIO – 5-GIORNI-5 DI UN’INDICIBILE CROCIERA DA CIVITAVECCHIA A MALTA CHE HA VISTO LA PARTECIPAZIONE DI APONTE, PALENZONA, BISIGNANI, NICOLA PORRO, SCARONI, CIMBRI, COSTAMAGNA, BRACHETTI PERETTI, BERNABÈ, PASSERA, DOMPÉ, MARA CARFAGNA, MARCO CARRAI; CILIEGINA SULLA TORTA: LA GLACIALE STRETTA DI MANO TRA CALTAGIRONE E NAGEL - PIÙ PICCANTE LA PRESENZA A BORDO DI DUE PERSONAGGI CHE HANNO AVUTO A CHE FARE CON JEFFREY EPSTEIN: L'EX CEO DEL COLOSSO BANCARIO BRITANNICO "BARCLAYS", JAMES STALEY, CHE GESTIVA PERSONALMENTE IL PATRIMONIO MULTIMILIONARIO DEL FINANZIERE PORCONE. E LA SPLENDIDA NICOLE JUNKERMAN, NONCHÉ CONTESSA BRACHETTI PERETTI, CHE PER 20 LUNGHI ANNI E' STATA AMICA DEL DEFUNTO DEPRAVATO...

rocco basilico - nicoletta zampillo - leonardo maria del vecchio

DAGOREPORT - FERMI TUTTI! COLPO DI SCENA NELLA TRIBOLATISSIMA “SUCCESSION” DEGLI EREDI DEL VECCHIO – DAGOSPIA PUÒ RIVELARE CHE NICOLETTA ZAMPILLO, VEDOVA DEL VECCHIO, CON UNA LETTERA AL BOARD DI DELFIN, HA DECISO DI DISCONOSCERE LA CESSIONE DEL 12,5% DELLE QUOTE DELLA HOLDING AL FIGLIO ROCCO BASILICO, AVUTO DAL MATRIMONIO COL BANCHIERE PAOLO BASILICO, APPOGGIANDO L’ALTRO FIGLIO LEONARDO, AVUTO DALLE SUCCESSIVE NOZZE COL PATRIARCA DI LUXOTTICA: “L’ATTO È STATO DA ME STIPULATO A SOLI TRE GIORNI DALLA MORTE DEL MIO COMPIANTO MARITO, ERA UN MOMENTO NEL QUALE, ANCORA DEVASTATA DAL DOLORE, NON ERO IN GRADO DI VALUTARE LA PORTATA E LE CONSEGUENZE” – LA MOSSA DELLA ZAMPILLO ARRIVA DOPO CHE ROCCO BASILICO HA FATTO RICORSO ALLA CORTE DEL LUSSEMBURGO PER BLOCCARE L’OPERAZIONE CON CUI LEONARDINO HA OTTENUTO L’OK PER PRENDERSI IL 25% DELLE QUOTE DI DELFIN DAI FRATELLI LUCA E PAOLA – NELLA LETTERA LA ZAMPILLO AGGIUNGE: “CON L’AUSILIO DEI MIEI CONSULENTI HO APPRESO CHE LA VALIDITÀ GIURIDICA DI QUELL’ATTO È FORTEMENTE DUBBIA…”

giuseppe del deo andrea pignataro spionaggio dossier

DAGOREPORT - IL MISTERO PIGNATARO S’INGROSSA - LO ZAR DEL GRUPPO ION, COLOSSO GLOBALE NEL SETTORE DEI SOFTWARE, DEI DATI FINANZIARI E DEL FINTECH, HA DATO L’ENNESIMA PROVA DI MANTENERE FEDE ALLA SUA OSSESSIONE PER LA RISERVATEZZA - RULLO DI TAMBURI, FIATO ALLE TROMBE: IL 30 APRILE SCORSO “IL MILIARDARIO OSCURO” HA LIQUIDATO L’EX SPIONE DI STATO, GIUSEPPE DEL DEO, DALLA CARICA DI PRESIDENTE ESECUTIVO DI CERVED SPA, CON UNA LETTERINA INVIATA AI “CLIENTI” (CHE PUBBLICHIAMO) - CERTO, LA SOCIETÀ NON È QUOTATA IN BORSA, COME DEL RESTO TUTTE LE AZIENDE DELL’INTRICATISSIMA RETE GLOBALE DI PIGNATARO, E QUINDI NON HA NESSUN OBBLIGO DI ‘’TRASPARENZA’’ - MA LE POLEMICHE POLITICHE E MEDIATICHE SEGUITE ALLO SBARCO DI DEL DEO ALLA CERVED, IL CUI CORE-BUSINESS È LA RACCOLTA, ELABORAZIONE E DISTRIBUZIONE DI INFORMAZIONI ECONOMICO-FINANZIARIE, UTILIZZATE DA BANCHE, AZIENDE E ISTITUZIONI, BEH, RIENTRAVA PER LO MENO NELLA SFERA DELL’OPPORTUNITÀ DARNE COMUNICAZIONE…