fassina conte

LETTA PUO' TORNARE A PARIGI: CONTE HA LANCIATO L’OPA SUL PD - PEPPINIELLO APPULO IN VERSIONE MASANIELLO DE' SINISTRA, PROMETTENDO BONUS E SUSSIDI, E' RIUSCITO A PARLARE AGLI ELETTORI PIU' DI LETTA CHE HA CIANCIATO SU AGENDA DRAGHI E PERICOLO FASCISMO - BELPIETRO: "CONTE HA RECUPERATO VOTI PONENDOSI COME VERO PUNTO DI RIFERIMENTO DELLA SINISTRA" - IL M5S INCASSA PURE IL VOTO DEL 'SINISTRATO' FASSINA: “RAPPRESENTA LE PERIFERIE SOCIALI, LE CLASSI MEDIE SPIAGGIATE E I GIOVANI" - NEL PD TROVA MAN FORTE: ZINGARETTI, ORLANDO, SCHLEIN VOGLIONO UNA NUOVA ALLEANZA PROGRESSISTA CON CONTE - VIDEO

 

1 - CONTE ARCHIVIERÀ LETTA (E PURE IL PD)

Maurizio Belpietro per “La Verità”

 

CONTE LETTA

Letta archivia Conte, titolano i giornali commentando le ultime parole del segretario Pd. «Hanno deciso di fare cadere Draghi, una responsabilità grave», ha detto a proposito dei 5 stelle l'ex presidente del Consiglio concludendo la campagna elettorale. «Le nostre strade, dunque, si sono divise in quel momento in maniera irreversibile».

 

Chiaro, no? In realtà non molto, perché se si dà retta ai sondaggi, che continuano a circolare anche se una legge stupida pretende che siano tenuti nascosti agli elettori per non influenzarli, il fatto nuovo non è che «Letta archivia Conte», come scrivono le testate di riferimento della sinistra, ovvero i giornaloni, ma che Conte archivia Letta. 

MANIFESTI DI CONTE E LETTA SUGLI AUTOBUS

 

Già, perché se fino a pochi mesi fa il destino dell'avvocato di Volturara Appula sembrava segnato, schiacciato com' era tra le manovre del padre del Movimento e quelle dell'ex capo politico Luigi Di Maio, adesso, a essere segnato pare quello del professore di Sciences Po richiamato in servizio dalle correnti per mettere ordine in un Pd balcanizzato. Prima che calasse il silenzio sulle rilevazioni, il Partito democratico era stimato intorno al 22 per cento di consensi, non una grande percentuale, anche perché oltre a doverla confrontare con il 25 attribuito a Fratelli d'Italia bisognava calcolare che alle precedenti elezioni del 2018 non c'era Articolo Uno. 

letta conte calenda

 

Ma pur non riuscendo a conquistare lo scettro di primo partito del Paese, Letta poteva cercare di spacciare una sconfitta per una vittoria. Però sotto quel 22 per cento, vera soglia psicologica costruita come un argine per contrastare le critiche, sarà difficile reggere. E che la frana sia cominciata e l'argine rischi di essere spazzato via lo si capisce non solo scrutando i sondaggi, che ribadisco ci sono ma non si possono svelare, ma anche dalle dichiarazioni dei cacicchi dello stesso Pd. Da Andrea Orlando a Michele Emiliano, passando per il nuovo astro nascente del partito, ovvero Ely Schlein, vicepresidente dell’Emilia-Romagna, è tutto uno srotolare di tappeti rossi davanti a Giuseppe Conte e ai 5 stelle.

 

GIUSEPPE CONTE ENRICO LETTA

Sì, mentre Letta dice che l'alleanza con i grillini è archiviata per sempre, i suoi archiviano lui e già nelle segrete stanze si parla di Stefano Bonaccini segretario oppure del sindaco di Bari, Antonio Decaro, come candidato al prossimo congresso. Neppure chi lo ha richiamato da Parigi, mettendolo in sella alla guida di un partito che Nicola Zingaretti ha abbandonato accusando i compagni di pensare solo alle poltrone, ormai crede che Letta possa restare. A maggior ragione se il risultato delle elezioni somiglierà a quello che Matteo Renzi portò a casa nel 2018 e in conseguenza del quale fu costretto a fare le valigie.

 

giuseppe conte enrico letta 2

Ma a proposito del fondatore di Italia viva: mesi fa, subito dopo la scissione dei 5 stelle capitanata da Luigi Di Maio, osservò che l'operazione era riuscita nel non facile compito di resuscitare Giuseppe Conte, che da fantasma della politica alla fine era riuscito a trovare un ruolo: quello di oppositore di Draghi. Profezia azzeccata, perché con una campagna tutta giocata nel Mezzogiorno e sul reddito di cittadinanza, con un gigantesco voto di scambio, l'ex premier gialloverde e giallorosso ha rianimato i 5 stelle, sottraendo consensi al Pd e gonfiando quelli grillini. Paradossalmente, correndo da solo e contro tutti, Conte ha recuperato parte dei voti che aveva perso, ponendosi come vero punto di riferimento della sinistra. 

elly schlein giuseppe conte enrico letta

 

In altre parole, non solo è Conte che archivia Letta, ma è il capo dei 5 stelle che dopo aver archiviato Davide Casaleggio, Luigi Di Maio, Beppe Grillo e la vecchia guardia del Movimento, oggi si candida a lanciare l'Opa sul Pd. Se infatti da queste elezioni il Partito democratico uscirà con le ossa rotte non sarà segnato solo il destino di Letta, ma anche quello di ciò che resta del vecchio partitone rosso.

 

 

2 - Dal profilo Facebook di Stefano Fassina

 

?Il mio voto domenica prossima è per il M5S guidato da Giuseppe Conte. 

GIUSEPPE CONTE SANNA MARIN ENRICO LETTA

?È una scelta meditata e motivata, ma dolorosa perché, per la prima volta in quasi 4 decadi di presenze alle urne, mi separo dalla filiera originata dal PCI, di cui anche Liberi e Uguali, nel 2018, era in parte e indirettamente derivazione. Scelgo il MoVimento 5 Stelle per una ragiona essenziale. Per quelli che rappresenta: le periferie sociali, le classi medie spiaggiate, le generazioni più #giovani e più intransigenti sulla conversione ecologica integrale. 

 

Per quelli che c’erano stasera a Piazza SS Apostoli, più che per i protagonisti del palco. Certo, le fasce di #popolo dissanguato rappresentate dal MoVimento sono minori rispetto al picco delle ultime elezioni politiche. Dopo la fase catch all dalla facile postazione dell’opposizione, la perdita di consenso è inevitabile conseguenza della profilazione della identità, dovuta agli anni di governo nazionale e nei Comuni. Ma il M5S rimane, nell’arco progressista, il soggetto politico di gran lunga più insediato tra le fasce di popolo più in difficoltà. 

stefano fassina

 

Qui, sta l’unico dato politico per accomunare il #M5S a La France Insoumise: le constituency, per usare il termine tecnico di scienza della politica. Il tentativo mediatico di screditare Giuseppe Conte nell’accostamento a Jean Luc Jean-Luc Mélenchon  è ridicolo. 

La base sociale di riferimento è condizione necessaria ad alimentare risposte giuste: se rappresenti quelli che stanno bene, è piuttosto improbabile che tu abbia come priorità gli interventi per quelli che stanno male. 

 

Ti concentri su punti post-materiali. Puoi eticizzare tutti i conflitti (dalla guerra, alle tasse, dal lavoro, all’immigrazione), tanto non pagano i tuoi. Insomma, la sinistra ufficiale è un lusso che le periferie sociali non possono permettersi. 

 

stefano fassina foto di bacco

Certo, la condizione sociale dei rappresentati non è condizione sufficiente per definirti, altrimenti, in ossequio ad un determinismo economicistico, potremmo orientarci a destra, ancora più forte del M5S fuori dalle Ztl. Per scegliere da che parte stare, è quindi decisivo analizzare anche quello che si fa, perché oramai dovrebbe essere chiaro: non si è sinistra per rendita da gloriosa eredità o per roboanti propositi scritti e declamati. 

 

lorenzo guerini giuseppe fioroni stefano fassina foto di bacco

?In ragione del principio enunciato da uno dei maggiori filosofi contemporanei, Forrest Gump, “sinistra è chi sinistra fa”. Il M5S ha fatto cose di sinistra, anche quando ha governato con la destra. Elenco soltanto i titoli: nel Governo Conte I, il Reddito di Cittadinanza, strumento di contrasto alla #povertà e “salario di riserva” per resistere al ricatto del #lavoro povero; il Decreto Dignità, la prima misura in controtendenza dopo quasi 30 anni di precarizzazione del lavoro, attuata attraverso l’introduzione di specifiche causali per disboscare la giungla dei contratti a tempo determinato.

 

Poi, nel Governo Conte II, “l’europeismo consapevole”, sostenuto soltanto da alcuni di noi di LeU, nella resistenza all’imposizione del Mes; il blocco dei licenziamenti durante la fase più acuta della #pandemia, unico Stato a realizzarlo, seguito per un breve periodo dalla Spagna; la coerenza sulle politiche per la conversione ambientale, in particolare nella destinazione degli incentivi per la rottamazione delle auto e sul ciclo dei rifiuti a Roma; “l’atlantismo adulto” nello smarcamento dalla linea “più armi a #Kiev, più sanzioni a Mosca” e nell’insistenza sul negoziato per promuovere la pace, senza alcuna ambiguità sulla responsabilità di Putin nell’ingiustificabile aggressione all’Ucraina.

 

stefano fassina foto di bacco

? Certo, vi sono stati anche provvedimenti inaccettabili nei governi presieduti da Giuseppe Conte, in particolare i famigerati “Decreti sicurezza” concessi alla Lega di Matteo Salvini. Certo, permangono ambiguità sul riconoscimento della funzione insostituibile delle rappresentanze sociali e dei “corpi intermedi”.

 

Quindi, nessuna aspettativa salvifica. Nessuna cambiale in bianco. Ma il cammino intrapreso dal M5S, al prezzo di perdite consistenti in termini di parlamentari e consenso elettorale rispetto a 5 anni fa, è chiaro. Il programma è condivisibile e le candidature selezionate sono di qualità.

 

?Oltre che meditata e motivata, la scelta “eretica” del mio #voto è dolorosa perché continuo a sentire un legame profondo con la comunità della sinistra ufficiale e, in particolare, con la comunità del Partito Democratico, nonostante la traumatica separazione imposta nel 2015 dal Jobs Act e dalla “Buona scuola”. È una comunità dove militano nei circoli, anche nei luoghi più impervi, nelle feste de L’Unità, nel volontariato elettorale, compagne e compagni, amiche e amici straordinari per passione e intelligenza politica disinteressata. Sono la migliore “società civile”.

LETTA DRAGHI

 

?Dopo le elezioni, lavoreremo insieme a tante donne e uomini provenienti dai percorsi della sinistra sociale e ambientalista, con autonomia, per realizzare una relazione politica strutturata con il M5S. L’obiettivo è la ricostruzione, su solide fondamenta di cultura politica, dell’Alleanza progressista, sciaguramente interrotta da chi ha eretto il Governo #Draghi a discriminante politica. Insomma, il 25 settembre è un passaggio di fase. Per quanto il futuro possa essere gravido di pericoli da destra, domenica prossima è un’alba, non un tramonto, per chi vuole fare “il mestiere della Sinistra nel ritorno della Politica”.

draghi lettadraghi enrico gianni letta

 

Ultimi Dagoreport

francesco lollobrigida vino

DAGOREPORT - UNO DEI MISTERI PIÙ INDECIFRABILI DELLE CRONACHE POLITICHE DEGLI ULTIMI GIORNI HA UN NOME, UN COGNOME E UN "RAFFORZINO" IN TESTA: FRANCESCO LOLLOBRIGIDA. L’EX COGNATO D’ITALIA, È TORNATO IN PISTA AL TAVOLO DELLE NOMINE, E MOLTI OSSERVATORI POLITICI SONO RIMASTI SGOMENTI. È PROPRIO “LOLLO”, CHE ERA STATO RELEGATO A MACCHIETTA DI SE STESSO DALLE SORELLE MELONI? QUELLO DELLA “SOSTITUZIONE ETNICA”, DI “GESÙ CHE MOLTIPLICA IL VINO” E CHE FA FERMARE IL FRECCIAROSSA A CIAMPINO? GAFFE A PARTE, LO “STALLONE DI SUBIACO” HA UNA COSA CHE ARIANNA, DONZELLI E RAMPELLI SI SOGNANO: I VOTI – I RAPPORTI CON LA COLDIRETTI E GLI ANNI DI “GAVETTA” TRA VIA DELLA SCROFA E MONTECITORIO

steve bannon giuseppe conte matteo salvini davide casaleggio, gennaro vecchione jeffrey epstein - pietro dettori

DAGOREPORT - FANNO BENISSIMO QUEI SINISTRELLI DI BONELLI E FRATOIANNI A CHIEDERE CONTO A SALVINI DEI SUOI RAPPORTI CON STEVE BANNON. MA PERCHÉ NON FANNO LA STESSA DOMANDA AL LORO ALLEATO, GIUSEPPE CONTE? NEL 2018, IN PIENA EUFORIA GIALLO-VERDE, BANNON CALÒ SU ROMA PER INCONTRARE DAVIDE CASALEGGIO, A CUI SEMBRA ABBIA PROVATO A VENDERE UN SOFTWARE DI PROFILAZIONE – ERANO GLI ANNI FOLLI IN CUI TRUMP CHIAMAVA CONTE “GIUSEPPI”, E A ROMA ARRIVAVA IL MINISTRO DELLA GIUSTIZIA AMERICANO, PER INCONTRARE IL CAPO DEI SERVIZI, GENNARO VECCHIONE – I LEGAMI CON LA LINK UNIVERSITY, IL RUOLO DI PIETRO DETTORI, EX GURU DELLA COMUNICAZIONE GRILLINA ORA RICICLATOSI MELONIANO - TUTTI I MISTERI E LE INQUIETANTI COINCIDENZE CHE NEL 2018 PORTARONO IL SOVRANISMO DELLA LEGA E IL POPULISMO M5S A PALAZZO CHIGI, GOVERNO CONTE-SALVINI...

andrea pucci bocelli giorgia meloni carlo conti sanremo laura pausini

DAGOREPORT – BENVENUTI AL FESTIVAL DI ATREJU! “CI SIAMO PRESI FINALMENTE SANREMO”, GHIGNANO SODDISFATTI I CAPOCCIONI MELONIANI IN RAI: DOPO TRE ANNI E MEZZO DI OCCUPAZIONE FAMELICA DI POSTI DI POTERE, MANCAVA SOLO ESPUGNARE DEL TUTTO QUEL BARACCONE CANTERINO DIVENTATO UN DISTURBO MENTALE DI MASSA – IL CASO PUCCI? L’ENNESIMA ARMA DI DISTRAZIONE DI MASSA: IL COMICO “MARTIRE” SERVE PER COPRIRE LE DERILANTI DISAVVENTURE DEL FRATELLINO D’ITALIA, PATACCA PETRECCA - FINITO L’EFFETTO AMADEUS, CONTI SI RITROVA A SCODELLARE SUL PALCO DELL’ARISTON UN CAST DEBOLE, PIENO ZEPPO DI RELITTI E DI SCONOSCIUTI. BASTERÀ A RISOLLEVARE LO SHARE, MESSO A RISCHIO DA GERRY SCOTTI E DALLE PARTITE DI CHAMPIONS? – AI POVERI TELE-MORENTI SARÀ RIFILATO (DI NUOVO) ANCHE IL “VINCERÒ” DI BOCELLI…

john elkann theodore kyriakou repubblica

DAGOREPORT - COME MAI LA TRATTATIVA TRA JOHN ELKANN E IL MAGNATE GRECO THEO KYRIAKOU PER LA VENDITA DEL GRUPPO GEDI, SI È ARENATA? IL MOTIVO DELL’IMPASSE, CHE HA SPINTO I GIORNALISTI DI “REPUBBLICA” A DUE GIORNI DI SCIOPERO, GIRA PROSAICAMENTE INTORNO AL VALORE DELL'OPERAZIONE, STIMATA INTORNO A 140 MILIONI DI EURO - DOPO OLTRE 6 MESI IN CUI UN PLOTONE DI AVVOCATI E CONTABILI HA ROVESCIATO COME UN CALZINO CONTI, CONTRATTI E PENDENZE LEGALI DEL GRUPPO, IL GRECO ANTENNATO AVREBBE FATTO UN'OFFERTA DI 90 MILIONI - UNA “MISERIA” CHE SAREBBE STATA RIFIUTATA DA ELKANN CHE HA AVREBBE STIMATO SOLO IL POLO RADIOFONICO TRA GLI 86 E I 100 MILIONI, CON RADIO DEEJAY DA SOLA VALUTATA OLTRE I 40 MILIONI - RIUSCIRANNO ELKANN E KYRIAKOU A NEGOZIARE UN ACCORDO? AH, SAPERLO…

binaghi mezzaroma giampaolo rossi pier silvio berlusconi meloni alcaraz tennis sinner

DAGOREPORT - RAI ALLA DERIVA! DOPO L'OLIMPICA PATACCA-PETRECCA, ARRIVA UN’ALTRA MAZZATA PER TELE-MELONI: GIAMPAOLO ROSSI E CAMERATI RIESCONO NELL’IMPRESA DI PERDERE LE FUTURE PALLETTATE TRA SINNER E ALCARAZ: I DIRITTI IN CHIARO PER LE ATP FINALS DAL 2026, INFATTI, LI HA ACQUISTATI MEDIASET - DOPO LA MOSSA DI ATP MEDIA (IN CUI LA FITP HA UNA MINIMA PARTECIPAZIONE) DI CEDERE AL BISCIONE DI PIER SILVIO LA PARTE IN CHIARO DELL’EVENTO, BINAGHI SI PREPARA A TOGLIERE DI MEZZO LE MANINE DI “SPORT E SALUTE”, E QUINDI IL GOVERNO MELONI, DALLA GESTIONE DEL TORNEO CHE VALE OLTRE MEZZO MILIARDO DI EURO? L'ESECUTIVO AVEVA POSTO AL PRESIDENTE DELLA FITP COME CONDIZIONE PER OTTENERE I 100 MILIONI DI CONTRIBUTI PUBBLICI DI CONDIVIDERE CON “SPORT E SALUTE” LA GESTIONE DELLE ATP FINALS - LA SEDE DI TORINO CONFERMATA SOLO FINO AL 2026. POI... - VIDEO

giorgia meloni monica maggioni giampaolo rossi sigfrido ranucci bruno vespa report

DAGOREPORT - PER LEVARSELO DAI PIEDI QUEL ROMPICOJONI DI SIGFRIDO RANUCCI, L’ARMATA BRANCA-MELONI DEVE PORTARE UN PO’ DI PAZIENZA - E’ VERO CHE PORTANDO SUL GROPPONE 64 PRIMAVERE, IL CONDUTTORE DI “REPORT” PER RAGGIUNGERE L'ETÀ PENSIONABILE, FISSATA A 67 ANNI E 1 MESE PER I DIPENDENTI RAI, HA ANCORA DAVANTI TRE ANNI DI "REPORT" PER SCODELLARE INCHIESTE INVESTIGATIVE SULLE MAGAGNE INFINITE DEL POTERE, DA UNA PARTE - DALL’ALTRA, RANUCCI HA ACCUMULATO UNA TALE QUANTITÀ DI GIORNI DI FERIE NON GODUTE CHE TELE-MELONI NON PERDERÀ LA GOLOSA OCCASIONE DI INVITARLO AL PENSIONAMENTO NELLA PRIMAVERA DEL 2027, PROPRIO ALLA VIGILIA DELL’ELEZIONI POLITICHE – DI SICURO, TELE-MELONI NON OFFRIRA' UN PROVVIDENZIALE CONTRATTO DI COLLABORAZIONE ESTERNA CHE TRASFORMA IL GIORNALISTA MAGICAMENTE IN UN “ARTISTA”, COM'È SUCCESSO ALL’81ENNE BRUNO VESPA E A MONICA MAGGIONI...