ZONA ROSSA PER I NO TAV COME AL G8 DI GENOVA (COME FAR FELICI I BLACK BLOC) - DOPO LE VIOLENZE DI ROMA, IL PREFETTO DÀ L’OK ALLA MANIFESTAZIONE IN VAL SUSA MA I CONTESTATORI NON POTRANNO AVVICINARSI ALLE RETI - SARA’ BATTAGLIA E LE FORZE DELL’ORDINE LO SANNO E SI STANNO PREPARANDO COME IN GUERRA: SCHIERATI BLINDATI, CINGOLATI, ELICOTTERI - UN PRESIDIO SPECIALE PER EVITARE SORPRESE DAI BOSCHI…

1 - ZONA ROSSA PER IL CORTEO DEI NO TAV...
Maurizio Tropeano per "la Stampa"

Nessun divieto «perché sarebbe inopportuno e controproducente», come spiega il sindaco di Torino, Piero Fassino. Ma i manifestanti non potranno avvicinarsi in alcun modo all'area del cantiere della Maddalena di Chiomonte che sarà protetta da una fascia di sicurezza ampia, probabilmente di un chilometro. Una sorta di zona rossa che dovrebbe permettere di isolare l'accesso ai sentieri di montagna. «Ci saranno gli uomini necessari a garantire il diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero ma anche per assicurare l'integrità del cantiere», spiega il sottosegretario all'Interno, Michelino Davico, inviato dal ministro Roberto Maroni a presiedere la riunione del comitato per l'ordine e la sicurezza.

Il sottosegretario tornerà sabato a Torino per fare il punto con i vertici di carabinieri, polizia e guardia di finanza ma alla fine della lunga riunione del comitato per la sicurezza si è detto «fiducioso sull'esito positivo della manifestazione di domenica». Certo «l'allarme resta alto visto quanto è successo a Roma e sta succedendo ad Atene e nulla va sottovalutato». Detto questo, però «credo che quei fatti facciano riflette tutti e per questo lancio un appello al presidente della Comunità montana e ai sindaci della Valsusa perché si adoperino per convincere il movimento a evitare violenze e a isolare i violenti».

Nel corso della riunione è stata presa in esame la possibilità di vietare la manifestazione di Chiomonte. L'altro ieri era stata la segretaria provinciale del Pd, Paola Bragantini, ad avanzare formalmente la proposta, ripresa in qualche modo anche dal presidente della Provincia, Antonio Saitta. Davico è salito a Torino per imporre la linea del governo: garantire la libera espressione delle idee. Contrastare i violenti. Preservare il cantiere. E le reti che «sono diventate un simbolo da abbattere», spiega ancora Davico.

E da difendere soprattutto dopo la decisione della Ue di confermare la Torino-Lione tra le dieci opere prioritarie e di aumentare fino al 40% la quota di finanziamento comunitario. Una valanga di soldi targati Bruxelles e di fondi risparmiati per le casse italiane. E per ottenerli «sarà necessario continuare a essere rigorosi e a rispettare le scadenze come abbiamo, nonostante tutto, fatto finora» ha spiegato il presidente dell'Osservatorio, Mario Virano.

Una partita lunga e complessa. Prima tappa domenica. Unica certezza: «Tenere i manifestanti il più possibile lontano dalle reti», spiega Saitta. Toccherà al prefetto di Torino d'intesa con il questore scrivere l'ordinanza con le prescrizioni per i manifestanti. E oltre ai dettagli i No Tav, dovranno anche considerare l'avvertimento che arriva dal procuratore aggiunto Andrea Beconi: «È bene che le persone che andranno a Chiomonte sappiano che chi si rende responsabile di atti conseguenti all'uso di cesoie commette un reato. Indipendentemente dalle eventuali prescrizioni indicate dalla prefettura, chi agisce in quel modo agisce in modo illegittimo».

Che cosa farà il movimento No Tav? Ieri, fino a notte fonda, c'è stata una riunione a porte chiuse del coordinamento dei comitati della Valsusa, di Torino e della Valsangone. Prima della riunione, Lele Rizzo, leader di Askatasuna e del comitato di lotta popolare di Bussoleno, spiegava: «Ci vogliono impedire di andare alle reti? Il nostro obiettivo è chiaro e diverso dal loro. Altrettanto chiare sono le modalità della nostra azione di disobbedienza civile. Decideremo questa sera nel corso dell'assemblea». A oggi le regole d'ingaggio, se si vuole chiamarle così, sono esplicite: manifestazione di popolo, volto scoperto, nessun atto di attacco, nessun uso di strumenti d'offesa.

Resta da capire che cosa faranno i No Tav di fronte ai limiti decisi dalla prefettura. Fermarsi davanti alla «zona rossa» oppure cercare di raggiungere lo stesso le reti. Nel movimento c'è chi invita a evitare «atti di eroismo». E in ogni caso vale quello che Luigi Casel, coordinatore delle liste civiche, spiegava: «Chi si pone fuori da queste regole e da quelle che saranno decise nelle prossime ore in assemblea è fuori dal movimento». Anzi, potrebbe diventare un avversario dei No Tav.

2 - LE FORZE DELL'ORDINE COME IN GUERRA: SCHIERATI BLINDATI, CINGOLATI, ELICOTTERI...
Massimo Numa per "la Stampa"

Ci sarà una «zona rossa», delimitata da una serie di check point e di blocchi costituiti da una serie di new jersey, sistemati nei punti chiave della Maddalena di Chiomonte. Il presidio interforze, coordinato dal questore di Torino Aldo Faraoni, prevede l'impiego di oltre 1700 poliziotti, carabinieri, finanzieri e reparti della Forestale, più i vigili del fuoco. Avranno un compito preciso: impedire agli attivisti No Tav di avvicinarsi alle reti del cantiere dove, tra l'altro, i lavori sono proseguiti anche nelle ultime ore, con l'asfaltatura dei piazzali e delle vie interne di comunicazione.

Gli elicotteri seguiranno dall'alto l'evolversi della situazione, attimo dopo attimo. Gli operai delle imprese valsusine che lavorano dal giorno dello sgombero, il 27 giugno scorso, dell'ex «Libera Repubblica della Maddalena» hanno rinforzato ancora i sistemi di sicurezza con nuove recinzioni e cancelli protetti da barriere di filo spinato, modello israeliano, cioè dotate di piccole lame sottili e affilate.

Al fianco dei reparti interforze, gli alpini della Taurinense con i loro mezzi, una quindicina di Iveco Lince, considerati tra i migliori blindati del mondo, più un cingolato Bandvagn 206, costruito dalla svedese Hägglunds (trazione su quattro cingoli, può trasportare 17 uomini), complessivamente un centinaio di militari che hanno allestito la rete dei collegamenti radio e postazioni dotate anche di visori notturni.

Molti dettagli del sistema di difesa del cantieri previsti per domenica sono ancora protetti dal segreto. Una parte dei reparti antisommossa terranno sotto controllo anche gli accessi ai sentieri, lato Chiomonte, area centrale e quelli che, dalla frazione Ramat del Comune di Exilles, scendono verso le recinzioni poste davanti al sito archeologico devastato, il pomeriggio del 3 luglio scorso, dai black bloc.

I manifestanti, in base ai programmi diffusi da giorni sulla rete e sui siti del movimento, si ritroveranno nel campo sportivo del comune di Giaglione alle 10,30 di domenica. Dopo un'assemblea-comizio, tenteranno di raggiungere, in massa, il cantiere. All'altezza del bypass vicino a una centralina dell'autostrada A32, si ritroveranno di fronte una barriera costituita da new jersey di cemento armato sormontati da robuste reti di acciaio. Non avranno altra scelta che quella di rientrare al punto di partenza o di deviare il corteo verso Chiomonte, comunque lontano dall'area oggetto dei divieti.

I carabinieri, guidati dal comandante provinciale di Torino, Antonio De Vita, affiancheranno i reparti mobili della polizia e i duecento baschi verdi della Finanza. Un ruolo importante, strategico in un contesto così complesso, è affidato ai detective della Digos di Torino che dovranno individuare, all'interno delle varie anime che compongono il movimento, non sempre coese tra loro, gli elementi pericolosi in grado di trasformare una manifestazione pacifica in una guerriglia, come è avvenuto per una ventina di volte, dal 23 maggio scorso sino al 9 settembre, quando si verificarono gli ultimi scontri.

Due donne furono arrestate, una è ancora agli arresti domiciliari, l'altra ha l'obbligo di dimora. Il cantiere, che sarà ulteriormente allargato nei prossimi giorni, ha una decina di varchi costituiti da grossi cancelli di acciaio. I più difesi saranno il varco 4, quello più attaccato nei mesi scorsi, ai margini del bosco di Clarea, il 6 e il 7, a diretto contatto con la baita abusiva che fa ora da presidio dei No Tav; da qui potrebbe partire l'attacco alle reti che i No Tav vogliono devastare utilizzando cesoie e tronchesi.

 

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