giuseppe conte padre pio

LA TAV SI FARA’ E L’ESCAMOTAGE SI CHIAMA GIUSEPPE CONTE - PER USCIRE DAI VETI IDEOLOGICI, IL M5S FINGERÀ CHE LA DECISIONE FINALE SPETTI AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO, TOGLIENDO DALL’IMBARAZZO L’INTERO GOVERNO E SOPRATTUTTO DI MAIO CHE ALTRIMENTI DOVREBBE SPIEGARE AGLI ELETTORI IL SUO “SI” ALL’ALTA VELOCITÀ

GIUSEPPE CONTE E THERESA MAY GIOCANO A BILIARDO

Massimo Franco per il “Corriere della Sera”

 

C' è qualcosa di già visto, nell' uso che M5S e Lega tendono a fare del premier, Giuseppe Conte. Lo hanno usato come estrema mediazione quando l'Italia rischiava la procedura di infrazione per la manovra finanziaria, nel dicembre scorso. Lo usano ora. Cercano di servirsi di Conte per uscire dal ginepraio dei veti ideologici sull'Alta velocità.

L'obiettivo, duplice, è il medesimo di allora: fingere che la scelta finale sia del solo premier, innalzato strumentalmente a decisore supremo; e togliere dall' imbarazzo non tanto Matteo Salvini ma l' altro vice, Luigi Di Maio, che altrimenti dovrebbe spiegare al M5S un «sì» alla Tav, per quanto riveduta e corretta.

GIUSEPPE CONTE STRASBURGO

 

D'altronde, è l'unico modo per impedire che un'altra contraddizione faccia deflagrare la maggioranza M5S-Lega. Il mantra del «governo non è a rischio» ha bisogno di un simulacro di compattezza e unità: relativamente facile quando si tratta di dividere incarichi di governo e sottogoverno; più acrobatico quando si presentano temi-simbolo come Tav, autonomia delle regioni del Nord, legittima difesa. E nei casi disperati scatta la «clausola Conte»: un difensore, in questo caso, di due forze in affanno.

 

La novità è che, più si avvicina la scadenza delle Europee, più lievita il loro nervosismo. Reddito di cittadinanza e quota 100 sulle pensioni, il primo caro ai 5 Stelle, il secondo alla Lega, vengono imposti in una cornice di recessione economica: rischiando di aggravarla, non di risolverla. Le perplessità sull'autonomia delle regioni del Nord sta provocando una rivolta sempre meno silenziosa nel resto d'Italia. E incontra riserve perfino nell' opinione pubblica settentrionale.

giuseppe conte luigi di maio e la card per il reddito di cittadinanza

 

Ma soprattutto, si ha l'impressione che si stia consumando la posizione di rendita dei «vincitori» del 2018. L'allarme per il solo fatto che il Pd ha eletto un nuovo segretario è significativo. Zingaretti è un leader circondato da una classe dirigente in buona parte sconfitta appena un anno fa. Eppure agita la maggioranza più di quanto sarebbe naturale aspettarsi.

 

È bastato un cambio di schema per svelare la perdita di spinta e di convinzione di un esecutivo gialloverde prigioniero delle sue promesse; e oscuramente consapevole che la propaganda non può durare a lungo. Presto non basterà la «clausola Conte» per velare contrasti profondi e irrisolti; e per fare apparire trasparente quello che trasparente non è: se non altro per la confusione e i rinvii. In fondo, la Tav poteva e potrebbe essere un segno di maturità governativa per Di Maio e Salvini.

MAPPA TAV EUROPA

 

Invece minaccia di diventare una prova di inadeguatezza per entrambi. Il dossier passato nelle mani di Conte, ipotesi prima negata con enfasi, non indebolisce solo Di Maio. Mostra anche il limite dei margini di manovra salviniani. Salvini è favorevole al progetto, ma «non può» apparire vincente per non accentuare la rivolta strisciante nel mondo grillino contro il proprio capo politico. Il comunicato col quale ieri Palazzo Chigi ha criticato l' attuale progetto di Tav, aggiungendo che si deciderà con «razionalità politica», segue la scia ambigua delle ultime settimane. Eppure, l' epilogo appare segnato.

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