giorgia meloni question time senato

TOH, CHI SI RIVEDE: GIORGIA – DOPO UN ANNO E MEZZO, MELONI SI È DEGNATA DI PRESENTARSI IN PARLAMENTO PER IL QUESTION TIME. E SE L’È CANTATA E SE L’È SUONATA – HA GARANTITO CHE NEL 2025 L’ITALIA RAGGIUNGERÀ IL 2% DEL PIL PER LE SPESE MILITARI, SENZA SPIEGARE DOVE TROVERA’ I FONDI – HA ATTACCATO I GIUDICI PER IL FLOP DEL “PIANO ALBANIA” SUI MIGRANTI E HA ACCUSATO LE REGIONI PER I RITARDI NELLE LISTE D’ATTESA DELLA SANITÀ, CAUSANDO LA REAZIONE INCAZZATA DEI GOVERNATORI – LE OPPOSIZIONI: “HA MENTITO SU TUTTO”

Estratto dell’articolo di Tommaso Ciriaco per “la Repubblica”

 

https://www.repubblica.it/politica/2025/05/08/news/meloni_premier_time_risposte_spese_difesa_gaza-424172616/?ref=RHLF-BG-P7-S1-T1-RIAPERTURA-

 

giorgia meloni - question time al senato - foto lapresse

La miccia che innesca la reazione veemente dei governatori viene accesa personalmente da Giorgia Meloni. «Devo fare un appello alle regioni – dice - Ogni anno stanziamo delle risorse, ma non le gestiamo per le liste d’attesa: lo fanno le regioni. Per voi però la responsabilità è tutta del governo».

 

Di più: «Per questo l’esecutivo ha varato un decreto proprio sulle liste d’attesa, cercando di dare una mano. Le regioni, trasversalmente, non sono d’accordo.

 

Almeno gli italiani sappiano che abbiamo queste difficoltà, perchè altrimenti siamo semplicemente quelli che devono stanziare i soldi ed essere responsabili di quello che non funziona». È l’atto d’accusa più aspro del premier-time, un appuntamento a cui mancava da quasi un anno e mezzo.

 

[...]

 

giorgia meloni - question time al senato - foto lapresse

La premier si concentra in particolare sulla necessità di «rafforzare le capacità difensive» del Paese nell’ambito Nato. «Da patriota ho sempre sostenuto che la libertà ha un prezzo». Roma, aggiunge, garantirà nel 2025 il 2% del pil destinato a spese militari. Non anticipa i dettagli del dossier di cui si ragionerà oggi al Colle.

 

Sul tavolo finiranno le indiscrezioni diplomatiche più recenti, che riportano della volontà americana di chiedere non meno del 4% agli alleati entro il 2028, con pochi margini di mediazione.

 

Un incubo di bilancio, per l’Italia. E sempre al Quirinale l’esecutivo potrebbe rimettere sul tavolo il problema della rete di satelliti a cui affidarsi: Starlink, oppure l’opzione europea, francese o israeliana? All’ordine del giorno c’è solo un generico: “Infrastrutture strategiche nazionali”. Ma fonti giurano che se ne parlerà, se a volerlo sarà la premier.

 

giorgia meloni - question time al senato - foto lapresse

In Parlamento, intanto, le opposizioni attaccano sui dati macroeconomici. Imputando alla premier una narrazione distorta, quella di un Paese dove tutto va bene. «Non tutto va bene – replica Meloni – ma va meglio di quando governavate voi. I numeri del primo trimestre 2025 su occupazione, salari, Pil confermano l’efficacia della strategia.

Ora ci concentreremo sul ceto medio». [...]

 

L’altro capitolo sensibile sono le riforme. La leader promette che insisterà sul premierato – «procederemo spediti» - anche se in realtà l’intenzione resta quella di far svolgere il referendum confermativo solo dopo le prossime elezioni. Sulla legge elettorale, invece, Meloni apre a una novità: le preferenze. «Confermo di essere favorevole».

 

giorgia meloni - question time al senato - foto lapresse

Nessuna interrogazione è dedicata alla possibile nuova invasione di Gaza. Avs domanda comunque: perché tace sul tema? Meloni si limita a dire: «Appoggiamo il lavoro che i Paesi arabi stanno portando avanti. C’è un piano di ricostruzione di Gaza credibile, che a nostro avviso deve includere anche la prospettiva dei due Stati». Un equilibrismo che include un’implicita e prudentissima critica all’atteggiamento di Netanyahu: citare il progetto arabo significa escludere un’azione di terra.

 

Non arriva però a bocciare apertamente l’idea, convinta che l’isolamento esponga Israele non solo alla minaccia di Hamas, ma anche a quella iraniana. Politica estera significa pure Donald Trump. [...]

 

giorgia meloni - question time al senato - foto lapresse

Infine, attacca i giudici sui migranti, perché starebbero «rimandando in Italia» chi si trova nei cpr in Albania, anche avendo commesso reati. E parla della crisi dell’automotive, un settore «schiacciato dalle follie ideologiche della transizione ecologica». L’obiettivo è convincere Bruxelles a cambiare le politiche sul green.

giorgia meloni - question time al senato - foto lapresse

Ultimi Dagoreport

alessandro giuli beatrice venezi gianmarco mazzi

DAGOREPORT - A CHE PUNTO SIAMO CON IL CASO VENEZI? IL GOVERNO, CIOÈ IL SOTTOSEGRETARIO ALLA CULTURA GIANMARCO MAZZI, HA SCELTO LA STRATEGIA DEL LOGORAMENTO: NESSUN PASSO INDIETRO, “BEATROCE” IN ARRIVO ALLA FENICE DI VENEZIA NEI TEMPI PREVISTI, MENTRE I LAVORATORI VENGONO MASSACRATI CON DISPETTI E TAGLI ALLO STIPENDIO. MA IL FRONTE DEI RESISTENTI DISPONE DI UN’ARMA MOLTO FORTE: IL CONCERTO DI CAPODANNO, CHE SENZA L’ORCHESTRA DELLA FENICE NON SI PUÒ FARE. E QUI STA IL PUNTO. PERCHÉ IL PROBLEMA NON È SOLO CHE VENEZI ARRIVI SUL PODIO DELLA FENICE SENZA AVERE UN CURRICULUM ADEGUATO, MA COSA SUCCEDERÀ SE E QUANDO CI SALIRÀ, NELL’OTTOBRE 2026 - CI SONO DUE VARIABILI: UNA È ALESSANDRO GIULI, CHE POTREBBE RICORDARSI DI ESSERE IL MINISTRO DELLA CULTURA. L’ALTRA È LA LEGA. ZAIA SI È SEMPRE DISINTERESSATO DELLA FENICE, MA ADESSO TUTTO È CAMBIATO E IL NUOVO GOVERNATORE, ALBERTO STEFANI, SEMBRA PIÙ ATTENTO ALLA CULTURA. IL PROSSIMO ANNO, INOLTRE, SI VOTA IN LAGUNA E IL COMUNE È CONTENDIBILISSIMO (LÌ LO SFIDANTE DI SINISTRA GIOVANNI MANILDO HA PRESO UNO 0,46% PIÙ DI STEFANI)

emmanuel macron friedrich merz giorgia meloni donald trump volodymyr zelensky vladimir putin

DAGOREPORT – ET VOILA', ANCHE SULLA SCENA INTERNAZIONALE, IL GRANDE BLUFF DI GIORGIA MELONI È STATO SCOPERTO: IL SUO CAMALEONTISMO NON RIESCE PIÙ A BARCAMENARSI TRA IL TRUMPISMO E IL RUOLO DI PREMIER EUROPEO. E L'ASSE STARMER-MACRON-MERZ L'HA TAGLIATA FUORI – IL DOPPIO GIOCO DELLA "GIORGIA DEI DUE MONDI" HA SUPERATO IL PUNTO DI NON RITORNO CON LE SUE DICHIARAZIONI A MARGINE DEL G20 IN SUDAFRICA, AUTO-RELEGANDOSI COSÌ AL RUOLO DI “ORBAN IN GONNELLA”,  CAVALLO DI TROIA DEL DISGREGATORE TRUMP IN EUROPA - DITE ALLA MELONA CHE NON È STATO SAGGIO INVIARE A GINEVRA IL SUO CONSIGLIERE DIPLOMATICO, FABRIZIO SAGGIO… - VIDEO

barigelli cairo

DAGOREPORT - PANDEMONIO ALLA "GAZZETTA DELLO SPORT"! IL DIRETTORE DELLA “ROSEA” STEFANO BARIGELLI VIENE CONTESTATO DAL COMITATO DI REDAZIONE PER LE PRESSIONI ANTI-SCIOPERO ESERCITATE SUI GIORNALISTI – LA SEGRETARIA GENERALE FNSI DENUNCIA: “I COLLEGHI DELLA 'GAZZETTA' CHE VOGLIONO SCIOPERARE VENGONO RINCORSI PER I CORRIDOI DAI LORO CAPIREDATTORI E MINACCIATI: ‘NON TI FACCIO FARE PIÙ LA JUVENTUS…” - BARIGELLI AVREBBE RECLUTATO UNA VENTINA DI GIORNALISTI PER FAR USCIRE IL GIORNALE SABATO E DIMOSTRARE COSI' ALL’EDITORE URBANETTO CAIRO QUANTO CE L’HA DURO – LA VICE-DIRETTRICE ARIANNA RAVELLI AVREBBE PURE DETTO IN MENSA A BARIGELLI: “STIAMO ATTENTI SOLO CHE NON CI SPUTTANI DAGOSPIA...” - VIDEO

luigi lovaglio giuseppe castagna giorgia meloni giancarlo giorgetti francesco gaetano caltagirone milleri monte dei paschi di siena

DAGOREPORT - È VERO, COME SOSTENGONO "CORRIERE" E “LA REPUBBLICA”, CHE L’OPERAZIONE MPS-MEDIOBANCA È “PERFEZIONATA E IRREVERSIBILE”? PIU' SAGGIO ATTENDERE, CON L'EVENTUALE AVANZAMENTO DELL'INCHIESTA GIUDIZIARIA MAGARI (IERI ED OGGI SONO STATI PERQUISITI GLI UFFICI DEGLI INDAGATI), QUALE SARÀ LA RISPOSTA DEGLI INVESTITORI DI PIAZZA AFFARI (GIA' MPS E' STATA MAZZOLATA IN BORSA) - POTREBBERO ANCHE ESSERCI RIPERCUSSIONI SUL COMPAGNO DI AVVENTURE DI CALTARICCONE, FRANCESCO MILLERI, CHE GUIDA L'HOLDING DELFIN LA CUI PROPRIETÀ È IN MANO AI LITIGIOSISSIMI 8 EREDI DEL DEFUNTO DEL VECCHIO - MA IL FATTO PIÙ IMPORTANTE SARA' IL RINNOVO AD APRILE 2026 DELLA GOVERNANCE DI GENERALI (PER CUI È STATA ESPUGNATA MEDIOBANCA) E DI MPS DEL LOQUACE CEO LUIGI LOVAGLIO (VEDI INTERCETTAZIONI) - INFINE, PIÙ DI TUTTO, CONTANO I PASSI SUCCESSIVI DELLA PROCURA DI MILANO, CHE PUÒ SOSPENDERE L’OPERAZIONE DELLA COMBRICCOLA ROMANA FAVORITA DA PALAZZO CHIGI SE INDIVIDUA IL RISCHIO DI REITERAZIONE DEI REATI (DA PIAZZA AFFARI SI MOLTIPLICANO LE VOCI DI NUOVI AVVISI DI GARANZIA IN ARRIVO PER I "FURBETTI DEL CONCERTINO''...)

putin witkoff marco rubio donald trump zelensky

DAGOREPORT – SI ACCENDE LA RIVOLTA DEL PARTITO REPUBBLICANO CONTRO TRUMP - I DANNI FATTI DA STEVE WITKOFF (SOTTO DETTATURA DI PUTIN), HANNO COSTRETTO L’IDIOTA DELLA CASA BIANCA A METTERE IN CAMPO IL SEGRETARIO DI STATO MARCO RUBIO CHE HA RISCRITTO IL PIANO DI PACE RUSSIA-UCRAINA - CON IL PASSARE DELLE ORE, CON UN EUROPA DISUNITA (ITALIA COMPRESA) SUL SOSTEGNO A KIEV, APPARE CHIARO CHE PUTIN E ZELENSKY, TRA TANTE DISTANZE, SONO IN SINTONIA SU UN PUNTO: PRIMA CHIUDIAMO LA GUERRA E MEGLIO È…

giorgia meloni ignazio la russa matteo salvini antonio tajani

DAGOREPORT – LE REGIONALI SONO ANDATE A FINIRE COME NON VOLEVA, SALTELLANDO FUNICULÌ-FUNICULÀ, GIORGIA MELONI: LA "STATISTA DELLA SGARBATELLA", CHE RISCHIA DI NON TORNARE A PALAZZO CHIGI TRA DUE ANNI, ACCELERA SULLA DOPPIETTA PREMIERATO-LEGGE ELETTORALE, MA NON TUTTO FILA LISCIO A PALAZZO CHIGI: SALVINI E TAJANI SPUTERANNO SANGUE PUR DI OPPORSI ALL’INDICAZIONE DEL NOME DEL PREMIER SULLA SCHEDA ELETTORALE, CHE FINIREBBE PER CANNIBALIZZARLI - LA LEGA È CONTRARISSIMA ANCHE AL PREMIO DI MAGGIORANZA ALLA COALIZIONE (CON LA SOGLIA AL 40%, LA LEGA DIVENTEREBBE SACRIFICABILE) – ALTRA ROGNA: IGNAZIO LA RUSSA SCENDE IN CAMPO IN MODALITÀ SCASSA-MELONI: HA RINFOCOLATO LA POLEMICA SU GAROFANI E SE NE FOTTE DEI DIKTAT DELLA DUCETTA (FIDANZA SINDACO DI MILANO? NO, MEJO LUPI; PRANDINI GOVERNATORE DELLA LOMBARDIA? NO, QUELLA È ROBA MIA)