“NON ERA MICA TANTO CRETINO QUEL CRETINO CHE DISSE CHE LA DEMOCRAZIA ERA SOSPESA” - TONINO FURIOSO CON BELLA NAPOLI: “QUESTA NON È UN’ASSOCIAZIONE PARLAMENTARE, MA UN’ASSOCIAZIONE CRIMINALE. FARANNO UN ‘PORCELLUM 2’ PER CACCIARCI, TORNEREMO A UNA LOTTA DI PIAZZA” - MA I REFERENDARI SAPEVANO BENISSIMO CHE I QUESITI ERANO ILLEGITTIMI, E ORA RACCOLGONO I FRUTTI DELLO SCONTENTO ALLA FACCIA DEL PD - BER-SANI DI MENTE: PRIMA EVOCA “IL NOSTRO SUDORE” NELLA RACCOLTA FIRME, POI AMMETTE DI NON AVER FIRMATO…

1- REFERENDUM...
Jena per "La Stampa" - A proposito, non era mica tanto cretino quel cretino che disse che la democrazia era sospesa.

2- DI PIETRO: "UN GOLPE BIANCO CON IL VIA LIBERA DEL COLLE"
"LA BOCCIATURA DELLA CONSULTA NON TIENE CONTO DELLA VOLONTÀ POPOLARE"...
Wanda Marra per "Il Fatto Quotidiano"

"È una giornata nera per la democrazia e lo Stato di diritto. È stato impedito al popolo italiano di potersi esprimere sulla legge elettorale. E il voto su Cosentino è stato un ricorso abusivo all'articolo 68 della Costituzione per impedire ai magistrati di fare il loro lavoro. Dopo che la Giunta per le autorizzazioni si era espressa per il sì all'arresto, è successo quello che era già accaduto il 14 dicembre 2010: il mercato delle vacche. Tant'è vero che è stato il Pdl a chiedere il voto segreto".

Il leader dell'Idv, Antonio Di Pietro, che era stato tra i promotori dei referendum elettorali, è furioso, amareggiato, depresso. "Ora ci manca solo l'olio di ricino", ha commentato a caldo la bocciatura dei referendum da parte della Consulta. E parla esplicitamente di "regime" e di "golpe bianco".

Onorevole Di Pietro, lei non ha esitato a scagliarsi contro il capo dello Stato, dicendo che la decisione della Consulta fa piacere solo a lui e alle forze politiche inciuciste. Tanto che Napolitano ha parlato di "volgari insinuazioni". Come motiva accuse così pesanti?
Dal primo giorno in cui Berlusconi si è dimesso, siamo di fronte a un governo del Presidente. Napolitano ha fatto solo dichiarazioni da premier e non da capo dello Stato. Abbiamo un governo non eletto dal popolo. Dopo la caduta di Berlusconi, si sarebbe dovuto andare alle elezioni. Poi si è parlato di un governo Monti, un esecutivo d'emergenza, per fare un paio di provvedimenti. Adesso, si discute dell'intera legislatura.

Ma in che senso la decisione della Consulta va incontro alla volontà di Napolitano?
Siamo in presenza di una sospensione della democrazia, che lui ha avallato e continua ad avallare. L'idea di fondo è "non disturbate il manovratore", anche se questo cozza contro la volontà popolare. È tutto formalmente corretto, ma così la democrazia muore.

Ma con "manovratore" a chi si riferisce?
A tutto questo sistema.

Ci sono state pressioni sulla Corte e da parte di chi?
A questi livelli e con questi personaggi, non c'è bisogno di rapporti scritti e di ordini dati, ma di convergenze di comportamenti.

A chi giova la decisione della Consulta?
Alla partitocrazia, ai singoli partiti che stanno appoggiando il governo Monti. Che così potranno varare un "Porcellum 2", ed espellere i partiti che non fanno parte del sistema. Basta fare un proporzionale puro, con uno sbarramento al 15 per cento, e così si fanno fuori quei partiti.

Quindi, non crede alla possibilità che ora si faccia una legge elettorale in Parlamento?
Non abbiamo nessuna fiducia in questo Parlamento, che più che ad un'associazione parlamentare assomiglia a un'associazione criminale.

Ma voi andrete avanti con la vostra battaglia?
Torneremo a una lotta di piazza.

Lei è particolarmente amareggiato e deluso.
Quando sento Bersani dire "ci siamo impegnati nel referendum" o dichiarare che "adesso dobbiamo cambiare la legge elettorale", mi sento un po' preso in giro. Vorrei che qualcuno gli chiedesse se ha firmato per il referendum e se ha partecipato a qualche raccolta di firme.

Quando avete lanciato il referendum qualche perplessità sulla sua possibile incostituzionalità era venuta anche a voi promotori. Questo non vuol dire che in qualche modo avevate messo in conto il verdetto della Consulta?
Proprio perché c'era un rischio concreto, invece di un solo quesito ne abbiamo presentato un secondo in data successiva. Se il primo abrogava seccamente la legge, l'altro lasciava in piedi un testo che comunque aveva un suo funzionamento autonomo. Proprio per evitare che si dicesse che si era lasciato il paese senza un ordinamento in materia.

Tra le motivazioni addotte contro la costituzionalità del referendum c'è stata anche quella che non si può tornare a una legge precedente.
Si tratta di un alibi che annulla la volontà popolare e che fa carta straccia di un milione e 200 mila firme.

Quanto la decisione della Consulta va a favore di Monti?
Il referendum e il voto su Cosentino non c'entrano niente con Monti, ma hanno a che fare con la qualità di questo Parlamento.


3- L'AMMISSIONE BERSANI: NON HO FIRMATO...

Da "il Fatto Qutoidiano" - E alla fine, a partita finita, finalmente il Partito democratico rispose: no, Pier Luigi Bersani non ha firmato per il referendum elettorale. A dichiararlo è lo staff del segretario al Fatto Quotidiano. La polemica sulla posizione ambigua del Pd in generale, e del suo segretario in particolare, andava avanti da mesi: prima il no alla consultazione, poi il sostegno più o meno estorto, poi il tentativo di intestarsi il successo, a firme raccolte (fino a evocare, due giorni fa, "il nostro sudore").

Ma Bersani non aveva dato una risposta esplicita a chi lo accusava di non aver apposto la sua firma. "Abbiamo messo a disposizione i banchetti", si limitavano a dire i suoi. Poi, ieri, a domanda precisa (posta anche da Di Pietro nell'intervista qui a fianco), prima il tentativo è di dare la risposta standard: "Il Pd ha contribuito alla raccolta con i suoi banchetti", poi, alla fine, la verità: "Bersani è un parlamentare e come tale si impegnerà in Parlamento". E poi l'ammissione: "No, il referendum non l'ha firmato".

 

IENA BARENGHIANTONIO DI PIETROlbrtrntn37 giorgio napolitanoPier Luigi Bersanicosentino berlusconi gg MARIO MONTI

Ultimi Dagoreport

monte dei paschi di siena luigi lovaglio francesco gaetano caltagirone fabrizio palermo corrado passera francesco milleri

DAGOREPORT - IL PALIO DI SIENA IN VERSIONE BANCARIA SI È RIDOTTO A UN REFERENDUM: CALTA SÌ, CALTA NO - DOPO LA DECISIONE DI MILLERI DI NON ENTRARE IN CDA, PROBABILMENTE IN VISTA DI DISMETTERE IL PROPRIO 17,5% (UNICREDIT CI COVA), SONO RIMASTI IN CAMPO GLI ALTRI DUE INDAGATI PER “CONCERTO OCCULTO”: ‘’GOLIA’’ CALTAGIRONE VS ‘’DAVIDE’’ LOVAGLIO - LA PARTITA DEL 15 APRILE, MALGRADO LA DISTANZA DI QUOTE, RIMANE MOLTO APERTA PERCHÉ “ALMENO LA METÀ DEL CAPITALE DEL MONTE È CONTROLLATO DA INVESTITORI ISTITUZIONALI, TRA CUI GRANDI FONDI” - LOVAGLIO HA QUALCHE BUON MOTIVO PER INCAZZARSI CON CALTARICCONE DI AVERLO BUTTATO FUORI DA CEO ‘’PER VIA DEI RISCHI LEGATI AL SUO COINVOLGIMENTO” NEL PAPOCCHIO DELLA SCALATA MEDIOBANCA. OGGETTIVAMENTE, NON AVENDO IN TASCA AZIONI DI MPS, QUALE “CONCERTO” POTEVA METTERE IN ATTO LOVAGLIO? IL SUO RUOLO ERA SOLO DI “ESEGUIRE L’INCARICO”, COME SI EVINCE DALLE INTERCETTAZIONI….

edmondo cirielli guido crosetto giorgia meloni antonio tajani maurizio gasparri

DAGOREPORT - NELL’ARMATA BRANCA-MELONI, GIUNTA AL QUARTO ANNO DI POTERE, I REGOLAMENTI DI CONTI NON AVVENGONO SOLO TRA "VIA DELLA SCROFA E "FIAMMA MAGICA", TRA SALVINI E LA DUCETTA - CHI AVEVA INTERESSE A COLPIRE IL VICEMINISTRO DEGLI ESTERI IN QUOTA FDI, EDMONDO CIRIELLI, RENDENDO PUBBLICA SULLE COLONNE DEL “CORRIERE DELLA SERA”, LA NOTIZIA DEL SUO INCONTRO CON L’AMBASCIATORE RUSSO IN ITALIA ALEKSEJ PARAMONOV? - CHE LA DUCETTA SIA ANDATA SU TUTTE LE FURIE E' UNA CAZZATA PERCHE' IL MINISTRO TAJANI ERA A CONOSCENZA DELL'INCONTRO ESSENDO AVVENUTO ALLA FARNESINA ALLA PRESENZA DI DI DUE FUNZIONARI DEL MINISTERO - A VOLERE LO SCALPO DELL’EX GENERALE DI BRIGATA DEI CARABINIERI SONO IN TANTI, DATO CHE IL SUO CARATTERE FUMANTINO STA SUL GOZZO SIA AI CAMERATI D'ITALIA SIA A FORZISTI ITALIOTI - IL SILURO DIRETTO ALLE PARTI BASSE DI CIRIELLI È “MADE IN CIOCIARIA”…

donald trump benjamin netanyahu ali khamenei iran usa

DAGOREPORT – NON SIAMO ASSISTENDO AL DISORDINE POLITICO MONDIALE, MA PIUTTOSTO AL DISORDINE MENTALE DI GRAN PARTE DEI LEADER - LA STRATEGIA DELLA “DECAPITAZIONE” DI NETANYAHU  (BANG! BANG! UCCIDIAMO TUTTI I LEADER IRANIANI) È UNA MINCHIATA CHE RADICALIZZERA' ANCORA DI PIU' IL REGIME TEOCRATICO DI TEHERAN - PER OGNI AYATOLLAH SPEDITO A MAOMETTO, CE NE SONO ALMENO DUE ANCORA PIÙ ESTREMISTI PRONTI A SUBENTRARE - COME DIMOSTRANO GAZA E LIBANO: HAMAS E HEZBOLLAH, PUR DECIMATI, CONTINUANO A COMANDARE, GOVERNARE E COMBATTERE – L’UCCISIONE DI LARIJANI, CAPO DELLA SICUREZZA NAZIONALE CHE AVEVA PRESO LE REDINI DEL COMANDO DOPO KHAMENEI, AVEVA COME SCOPO DI NON FAR ''SCAPPARE'' TRUMP DALLA GUERRA (LA CASA BIANCA ERA STATA TENUTO ALL'OSCURO DAGLI ISRAELIANI) - CON LO STRETTO DI HORMUZ BLOCCATO E MINATO, LA BENZINA ALLE STELLE, TRAFFICI E COMMERCI IN TILT, UNA CRISI ECONOMICA GLOBALE MINACCIA GLI STESSI STATI UNITI, CHE PERDONO ALLEATI: DOPO GLI STATI EUROPEI, ANCHE IL GIAPPONE RINCULA - UNICA VIA USCITA PER TRUMP? DICHIARARE "HO VINTO" E ANDARE A CASA...

andrea iervolino antoniozzi giuli santanche floriana gentile cinecitta

DAGOREPORT – “CIAK”, SI SCAZZA! NON BASTAVA LA LITE CON BUTTAFUOCO E UN VESPAIO DI NOMINE DEMENTI, ORA IL MINISTRO GIULI-VO DELLA CULTURA SI RITROVA CONTRO IL CINE-PRODUTTORE ANDREA IERVOLINO, A CUI IL MIC HA BLOCCATO 66 MILIONI DI TAX CREDIT – OLTRE A UNA INTERROGAZIONE PARLAMENTARE DI FDI A SUO FAVORE (SIC!), LA SETE DI VENDETTA DI IERVOLINO SI ARMA DI UN "MANGANELLO DI CARTA": HA ACQUISITO DALLA SANTANCHE' LA RIVISTA “CIAK” PER SVELARE "DA VICINO E DA DENTRO TUTTI I MECCANISMI CHE MUOVONO I FILM: FINANZIAMENTI PUBBLICI, DINAMICHE DEL TAX CREDIT, PREMI E LORO MODALITÀ DI ASSEGNAZIONE" - IERVOLINO HA GIA' DENUNCIATO CHE LE SOCIETÀ DA PUNTARE, QUANDO SI PARLA DI TAX CREDIT, NON SONO LE SUE, MA PIUTTOSTO...

markus soder soeder ursula von der leyen manfred weber friedrich merz

DAGOREPORT – ANCHE MERZ, NEL SUO PICCOLO, S’INCAZZA! IL CANCELLIERE TEDESCO È UNA FURIA CONTRO MANFRED WEBER, IL BOSS DEL PPE CHE A BRUXELLES LAVORA PER L’ALLEANZA CON I POST-NAZISTI DI AFD: “NON COLLABORIAMO CON L’ESTREMA DESTRA E ANCHE LUI LO SA”. TRADOTTO DAL TEDESCO: SE NON TI ADEGUI, SEI FUORI – È LA STESSA LINEA DEL POTENTE MARKUS SOEDER, PRESIDENTE DELLA BAVIERA CHE SCALPITA, E TEME LA CRESCITA DI AFD NEL SUO LAND (INTANTO, DOMENICA SI VOTA IN RENANIA PALATINATO, REGIONE DELL’OVEST IN CUI FROTTE DI VOTI STANNO MIGRANDO VERSO LE SVASTICHELLE…)

peter thiel donald trump papa leone xiv thomas joseph white

DAGOREPORT – PREVOST, CUOR DI LEONE: “NON ME NE FREGA NULLA DEI SOLDI CHE ARRIVANO DAGLI STATI UNITI. CANCELLATE LE CONFERENZE ALL'ANGELICUM DI PETER THIEL” - LA RISPOSTA TOSTA DEL SANTOPADRE AL RETTORE DELL'ANGELICUM, IL TRUMPIANO THOMAS JOHN WHITE, CHE GLI AVREBBE FATTO PRESENTE DI CORRERE COSI' UN SERIO RISCHIO: FAR SVANIRE L'OBOLO DEGLI STATI UNITI, PRIMO FINANZIATORE DEL VATICANO (13,7 MILIONI) – COLPO DI SCENA AL TERZO GIORNO DI PISTOLOTTI ROMANI, THIEL HA SVELATO IL NOME DI CHI AVREBBE AVVERTITO IL MONDO DELL’ARRIVO DELL’ANTICRISTO: RATZINGER, DEFINITO “IL PIÙ  GRANDE PENSATORE CRISTIANO DEGLI ULTIMI 100 ANNI” (NON A CASO FU BENEDETTO XVI CHE TOLSE LA SCOMUNICA AI SEGUACI ANTI-CONCILIARI DI MONS. LEFEVBRE) - IL NOME DI RATZINGER   SERVE SOLO A RINFOCOLARE LA SPACCATURA TRA LA CHIESA CONSERVATRICE USA E QUELLA PROGRESSISTA DI LEONE XIV…