petrolio russia russo vladimir putin donald trump

TRUMP HA LANCIATO UN SALVAGENTE A PUTIN E MESSO NEI GUAI L’EUROPA – LA DECISIONE AMERICANA DI CONSENTIRE LA VENDITA DEL PETROLIO RUSSO RIMASTO BLOCCATO IN MARE RAPPRESENTA È UNA SVOLTA E UNA BEFFA PER L’UE – L’AMBASCIATORE SEQUI: “PER MOSCA IL BENEFICIO PRINCIPALE È POLITICO, OLTRE CHE ECONOMICO: DIMOSTRARE CHE IL SISTEMA DI SANZIONI OCCIDENTALE NON È IMPERMEABILE QUANDO IL MERCATO ENERGETICO ENTRA SOTTO PRESSIONE. IN QUESTO SENSO LE GUERRE IN IRAN E IN UCRAINA NON SONO PIÙ CRISI SEPARATE MA PARTI DELLA STESSA EQUAZIONE GEOPOLITICA. ED È QUESTO CHE COLPISCE I GOVERNI EUROPEI. LA CRISI DI HORMUZ DIMOSTRA UNA VERITÀ FONDAMENTALE: LA SUPERIORITÀ MILITARE NON ELIMINA I VINCOLI DEL SISTEMA ENERGETICO GLOBALE…”

Estratto dell’articolo di Ettore Sequi per “La Stampa”

 

vladimir putin donald trump anchorage, alaska foto lapresse

La decisione americana di consentire la vendita del petrolio russo rimasto bloccato in mare fa emergere una tensione strategica nuova. Per contenere lo choc energetico provocato dalla crisi di Hormuz, Washington riduce la pressione economica su Mosca.

 

Il blocco di Hormuz ha riportato il petrolio attorno ai 100 dollari al barile e ha trasformato una crisi regionale in choc sistemico. Il traffico energetico nel Golfo si è interrotto e l'impatto ha colpito i mercati finanziari ed energetici a livello globale.

 

[…] L'aumento del petrolio si trasmette al sistema alimentare mondiale attraverso fertilizzanti e costi agricoli causando una "agflation", inflazione alimentare generata dai rincari energetici. Il blocco di Hormuz non destabilizza solo il mercato petrolifero: può riattivare una spirale inflazionistica in cui gas, petrolio e cibo diventano fonti di pressione economica e politica.

 

ETTORE SEQUI

Questo spiega la scelta americana. La priorità diventa evitare uno choc energetico globale. Ma la decisione segnala anche la fretta strategica di Washington di non restare impantanata in un conflitto con l'Iran. Se la guerra si prolunga, il vero campo di battaglia rischia di spostarsi dal piano militare all'economia globale. È esattamente ciò che Teheran punta a ottenere.

 

Nel suo primo messaggio dopo la successione, Mojtaba Khamenei, probabilmente attraverso un testo delle Guardie della Rivoluzione, ha proclamato che lo Stretto di Hormuz deve restare chiuso. Il messaggio persegue tre obiettivi: mostrare continuità con il padre martirizzato, dimostrare capacità di comando in guerra e segnalare che la successione non introduce una pausa ma un irrigidimento del conflitto.

 

vladimir putin donald trump volodymyr zelensky

L'Iran non può competere con gli Usa sul piano militare e sposta la guerra sull'economia globale. Energia più cara. Assicurazioni marittime più costose. Rotte commerciali più rischiose. Il vero missile strategico iraniano non è un vettore balistico. È il prezzo del petrolio. La scommessa di Teheran è che l'aumento dei costi economici svuoti la sostenibilità politica della campagna militare americana.

 

Se la crisi energetica si prolunga, la pressione interna sugli Usa e sugli alleati cresce. La guerra diventa politicamente più difficile da sostenere che militarmente da combattere.

 

vladimir putin con la mimetica alla vigilia del vertice trump-zelensky

La nuova leadership iraniana lega questa strategia a una dimensione simbolica e dinastica. La morte di Ali Khamenei introduce nel conflitto una logica di vendetta e di onore politico-religioso. Il nuovo leader fonda parte della propria legittimità sul martirio familiare, trasformando la guerra in questione identitaria del regime.

 

Mosca ha compreso immediatamente la situazione. Al Cremlino basta ricordare che il mercato energetico globale non si stabilizza senza una quota significativa di petrolio russo.

 

Per Mosca è un vantaggio duplice. Prezzi energetici più alti aumentano le entrate fiscali, ma il beneficio principale è politico: dimostrare che il sistema di sanzioni occidentale non è impermeabile quando il mercato energetico entra sotto pressione.

 

navi in attesa di poter passare per lo stretto di hormuz

La recente telefonata tra Trump e Putin indica che Mosca sta già sfruttando questa dinamica: sul piano diplomatico proponendosi come interlocutore; sul piano energetico beneficiando dei prezzi più alti e sul piano strategico spostando l'attenzione dall'Ucraina al Medio Oriente e ampliando le divergenze tra Usa ed Europa.

 

In questo senso le guerre in Iran e in Ucraina non sono più crisi separate ma parti della stessa equazione geopolitica. Ed è questo che colpisce i governi europei.

 

Le reazioni di Merz, Macron e Zelensky riflettono la preoccupazione concreta che la guerra con l'Iran finisca per rafforzare la Russia proprio mentre l'Europa cerca di limitarne la capacità di finanziare la guerra in Ucraina.

 

donald trump vladimir putin anchorage, alaska. foto lapresse

Macron lo ha detto senza ambiguità: l'aumento dei prezzi dell'energia non può diventare il pretesto per allentare la pressione su Mosca. Merz osserva che il problema attuale è di prezzi, non di offerta: il petrolio non manca, sono i mercati a reagire al rischio geopolitico. In queste condizioni l'allentamento delle sanzioni appare più una scelta politica che una necessità strutturale.

 

Zelensky ne vede la conseguenza diretta. Più entrate energetiche per Mosca significano più risorse per la guerra. Hormuz e il Donbass diventano così due fronti della stessa dinamica strategica.

 

Il nodo è qui. L'Occidente cerca di perseguire tre obiettivi simultanei: contenere l'Iran, sostenere l'Ucraina e stabilizzare il mercato energetico globale. Quando queste crisi si sovrappongono, la coerenza strategica si indebolisce.

 

stretta di mano emmanuel macron donald trump 3

La crisi di Hormuz dimostra una verità fondamentale: la superiorità militare non elimina i vincoli del sistema energetico globale.

Gli Usa possono colpire l'Iran. Ma se per stabilizzare il mercato devono riaprire lo spazio al petrolio russo, significa che l'energia continua a costituire un elemento cruciale della geopolitica.

In apparenza si discute di petroliere e sanzioni.

Ma la crisi di Hormuz non riguarda solo il petrolio. Riguarda il punto in cui la potenza militare incontra il limite dell'economia. Ed è lì che si decide la durata della guerra.

STRETTO DI HORMUZ

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