donald trump guerra in iran

TRUMP SCATENA IL CAOS, CREA DANNI, E LASCIA CHE GLI ALLEATI RACCOLGANO I COCCI – L’AMBASCIATORE STEFANINI: “NON SARÀ IL PRESIDENTE AMERICANO A SBARAZZARSI DEGLI AYATOLLAH. NON PUÒ PERMETTERSI LA BENZINA A PIÙ DI 3 DOLLARI E MEZZO A GALLONE. LE BRAVATE DALL'AIR FORCE ONE NON RIAPRONO LO STRETTO DI HORMUZ. CON QUEL ‘GUERRA QUASI COMPLETATA’ HA GIÀ INIZIATO LA RITIRATA. IL CONFLITTO ‘DI SCELTA’ DI TRUMP LASCIA GIÀ SUL TERRENO ENORMI DANNI ECONOMICI, ENERGETICI MA SOPRATTUTTO GEOPOLITICI. NON SARÀ DONALD A METTERCI MANO. CANTERÀ VITTORIA, E SI OCCUPERÀ D'ALTRO (CUBA?). IN MEDIO ORIENTE, IN EUROPA E IN ASIA LA GUERRA INCOMPIUTA LASCERÀ UNA SCIA DI DISTRUZIONI DA RIPARARE E RELAZIONI DA RICUCIRE…”

Estratto dell’articolo di Stefano Stefanini per “la Stampa”

 

donald trump - conferenza stampa sulla guerra in iran

Il mondo sarebbe un posto migliore senza un Iran guidato dagli ayatollah. Ancor più il Medio Oriente, ancor più il popolo iraniano. Ma non sarà Donald Trump a sbarazzarsene. Il Presidente americano non può permettersi la benzina a più di 3 dollari e mezzo a gallone. Le bravate dall'Air Force One non riaprono lo Stretto di Hormuz.

 

Con quel "guerra quasi completata" ha già iniziato la ritirata. Sconfitto nei cieli, l'Iran vince nelle stazioni di servizio e nei mercati. E nel Golfo si raccattano i cocci.

 

guerra iran

La guerra "di scelta" di Trump lascia già sul terreno enormi danni economici, energetici ma soprattutto geopolitici. Non sarà Donald a metterci mano. Non è GW Bush, non è Barack Obama che, errori o meno, non si tiravano indietro dalle responsabilità – e conseguenti sacrifici. Canterà vittoria, e si occuperà d'altro (Cuba?). In Medio Oriente, in Europa e in Asia la guerra incompiuta lascerà una scia di distruzioni da riparare e relazioni da ricucire.

 

Senza aspettarci molto aiuto d'oltre oceano. Gli europei non lo stanno ricevendo per far fronte all'impennata energetica – a differenza di quanto avvenne nel 2022 a seguito dell'invasione russa dell'Ucraina. I Paesi del Golfo scoprono nell'alleanza con gli Usa, dei quali ospitano basi strategiche, più vulnerabilità alla, che protezione dalla, lunga ombra che Teheran proietta sul Golfo, accompagnata da missili e droni contro le loro città. Messi anche loro a dieta di petrolio e gas, i partner asiatici guardano nervosamente alla visita di Trump in Cina a fine marzo.

 

MEME SU DONALD TRUMP E L IRAN

Cosa ne uscirà? Li rincuora più il Ministro degli Esteri di Pechino, Wang Yi, che esclude un G2, che non il recente silenzio di Washington su Taiwan e le pretese marittime cinesi. Gli Stati Uniti rischiano di uscire da questa guerra con un'aura d'invincibilità militare e un vuoto di affidabilità politica.

 

La guerra ha ormai coinvolto una ventina di Paesi, non fosse altro che in azioni difensive. L'impatto su costi e forniture energetiche è enorme – e non del tutto passeggero causa i danni alle infrastrutture di estrazione e trattamento di Arabia Saudita, Qatar, Kuwait, Emirati e Bahrein. Si riparano certo, a guerra finita, ma non in un giorno.

 

STEFANO STEFANINI

Questa guerra ha un prezzo altissimo in vite umane, risorse bruciate, macerie urbane, dislocazione economico-commerciale. Il più alto lo paga il popolo iraniano. Eppure, molti di loro specie giovani hanno accolto – li abbiamo sentiti – la guerra come l'inizio della liberazione dal giogo teocratico, sempre meno "religioso" e sempre più brutalmente repressivo.

 

[…]

 

Di cambio regime Trump ha parlato troppo ad intermittenza per credergli. Le sorti degli iraniani non gli interessano. Quando il Cancelliere tedesco, Friedrich Merz, ha cercato di discutere con lui dell'Iran del dopoguerra, la pilatesca risposta è stata un "ci pensino gli iraniani".

 

DONALD TRUMP IN VERSIONE AYATOLLAH

Se, come ha fatto capire, considera la guerra "quasi" completata e si appresta – in una settimana? – a porvi fine, significa che lascerà l'Iran nelle mani di Khamenei junior. A meno che nel frattempo non venga eliminato come il padre ma prenderà qualche precauzione in più.

 

E, se fatto fuori, è molto probabile che il suo posto venga preso da un altro duro del regime. Checché si farnetichi di una soluzione venezuelana, non è in vista alcuna Delcy Rodriguez. La guerra finirebbe ma il fattore che l'ha scatenata – la Repubblica Islamica – rimarrebbe al suo posto, ferito, martoriato – e vendicativo.

 

 

Dopo aver dimostrato non solo una straordinaria capacità di resistenza ma anche di offesa mettendo in ginocchio il Golfo, con un'onda lunga sull'economia mondiale.

 

xi jinping donald trump vladimir putin

La guerra sta dimostrando la schiacciante superiorità militare di Stati Uniti e di Israele ma senza caduta del regime a Teheran non è una guerra vinta. Benjamin Netanyahu può accontentarsi di un Iran fortemente degradato e indebolito, che ha perso i tentacoli in Libano e Siria, con Hamas alle corde a Gaza, e persino gli Houthi che tengono la testa bassa in Yemen per non subire attacchi. Niente missione compiuta, tuttavia, per Donald Trump.

 

Otterrebbe con le armi quanto era sul tavolo dei negoziati: distruzione del programma nucleare (ma non l'aveva "obliterato" lo scorso giugno? ) e delle capacità missilistiche, recisione del cordone ombelicale da Teheran alle varie milizie pro-Iraniane in Medio Oriente. Ma il cancro della Repubblica islamica, nata inneggiando "morte al Grande Satana", pur ridotto dal bombardamento di chemio e radiologia, rimarrebbe nel cuore dell'organismo mediorientale.

 

mojtaba khamenei

Dopo averne mandato in fibrillazione tutti gli altri organi. Dopo aver confermato che le guerre non si vincono dal cielo – glielo avevano detto al Pentagono ma ha fatto di testa sua. Dopo aver messo in sofferenza Paesi arabi, Europa e Asia mentre Russia e Cina, alla finestra, pensano a come trarre profitto dal passo falso americano.

iraniani pro regime a teheran piove petrolio 1

 

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