donald trump messico

TRUMP VISTO DAL MESSICO - VIAGGIO ALLA FRONTIERA, DOVE CENTINAIA, TRA MIGRANTI, TRAFFICANTI, FAMIGLIE CHE FANNO LA SPESA, ATTRAVERSANO IL FIUME OGNI GIORNO - LA TELEVISIONE RIMBALZA INDIGNAZIONE, RABBIA, IL PRESIDENTE PENA NIETO IN CADUTA LIBERA APPARE IN DIRETTA PER METTERE IN DUBBIO L'INCONTRO CON TRUMP - OBAMA HA DEPORTATO 2,5 MILIONI DI MIGRANTI, IL MESSICO NE RISPEDISCE OGNI ANNO 180MILA IN GUATEMALA

Andrea Salvadore per il suo blog, www.americanatvblog.com

 

Trump visto dal Messico è un’altra storia. Soprattutto dalla frontiera al sud da cui arrivano i migranti dal Salvador, Honduras e Guatemala. Dove non esiste frontiera. O meglio esiste perche’ c’è un fiume.

donald trump firma  l executive order sul keystone xldonald trump firma l executive order sul keystone xl

 

Ho visto ieri guardie di frontiera guardare dall’altra parte, dall’alto di un ponte, mentre a decine, centinaia attraversavano il fiume su zattere. Non sono tutti migranti. Passano trafficanti di piccolo e basso taglio. O semplicemente famiglie che fanno una spesa. Come una volta si faceva a Chiasso, al confine con la Svizzera. Solo con meno controlli.

 

La televisione in Messico rimbalza indignazione, rabbia, incredulità. Lo stesso presidente Enrique Peña Nieto, in caduta libera nei sondaggi, ha dovuto affacciarsi allo schermo per mettere in dubbio un incontro con Trump gia’ fissato. Le opposizioni lo hanno messo al muro, tanto per usare una parola che centra il problema. Ci manca che il Messico chieda indietro il Texas agli Stati Uniti, in un crescendo di orgoglio nazionale.

 

barron e donaldbarron e donald

In televisione passano le cifre iperboliche delle rimesse dei messicani d’America, degli accordi commerciali da rifare, delle manifatture che producono per le corporazioni degli Stati Uniti. Per finire con gli inviti minacciosi a Trump (vox populi) di pagarsi un “muretto” davanti alla sua Tower di New York.

 

Quello che importa, nel giorno del via libera “ufficiale” al muro, è dire della sua inutilità, della impossibilita’ materiale dei mattoncini di arrestare le centinaia di migliaia di richiedenti asilo che premono alle porte degli Stati Uniti, come a quelle dell’Europa.

 

In 450.000 sono entrati in Messico lo scorso anno e 180.000 sono stati deportati dallo stesso stato messicano, che ha alzato una rete di controlli piu’ a nord della frontiera con il Guatemala, che non si capisce perche’ rimanga un formaggio a buchi. Nulla al confronto dei due milioni e mezzo deportati da Obama nei suoi otto anni (quello che secondo Trump ha aperto le frontiere americane agli “stupratori messicani”).

 

E ancora nulla in rapporto al miliardo di migranti che si calcola siano in movimento o in procinto di muoversi in questo secolo, il secolo del migrante. La figura del migrante trasforma le società che attraversa, sposta confini non solo territoriali, riscrive i canoni della lotta politica, spostandola fuori dai bisogni reali, per farla entrare in una dimensione che è al tempo stesso globale e dentro la nostra coscienza. E anche ideologica, roba che si pensava sepolta.

 

TRUMP PENA NIETOTRUMP PENA NIETO

Perfino le cifre ufficiali che ci danno i benemeriti dell’UNHCR sui rifugiati nel mondo sono poca cosa perche’ il terrore assume non solo la forma dell’intolleranza religiosa ma piu’ spesso quella criminale della violenza che si esprime in piccole aree, in quartieri che sono come staterelli che non hanno bisogno di muri per definirsi. Basta vedere il controllo territoriale esercitato dalle gangs nel Salvador, Honduras che si estende a macchia d’olio oltre il Centro America.

FOX TRUMP PENA NIETOFOX TRUMP PENA NIETO

 

Il deportato stesso è una nuova figura sociale che andrebbe studiata come il proletario marxiano.

 

Ho incontrato migranti che ci provano piu’ volte, correndo il rischio di finire in galera negli Stati Uniti per molti anni. E il deportato va a formare un nuovo tipo di forza lavoro quando torna dove era partito. Un bel pezzo recente del New Yorker ci ha raccontato dei call centers aperti nel Salvador dalle multinazionali americane grazie ai rimpatriati dagli Stati Uniti. Si è creata un’industria a basso costo con questi moderni schiavi, che dal loro sogno americano sono tornati indietro con il solo uso della lingua.

 

I confini sono mobili, come ha scritto in un bel libro che ho appena letto Thomas Nail ( Theory of the border ). Ma Trump non lo sa. In Messico forse lo sanno pero’ a vedere la frontiera appena segnata dal Rio Suchiate a sud. Ora si annuncia una nuova guerra, dopo quella della meta’ del 1800. Ma non solo con il Messico. E non è detto che la vincerà il nuovo inquilino della Casa Bianca. Perche’ uno che chiude gli Stati Uniti d’America ai rifugiati appartiene al secolo scorso e una volta si diceva che quelli cosi’ li spazza via la storia.

 

minori immigranti al confine  del messicominori immigranti al confine del messicoimmigranti al confine con il messicoimmigranti al confine con il messicomigranti fermati al confine col messicomigranti fermati al confine col messicoconfine usa e messicoconfine usa e messico

Ultimi Dagoreport

xi jinping donald trump iran cina

DAGOREPORT – LA CINA ENTRA IN GUERRA? L’ORDINE DI TRUMP DI BLOCCARE "QUALSIASI NAVE CHE TENTI DI ENTRARE O USCIRE DALLO STRETTO DI HORMUZ E DAI PORTI IRANIANI" NON POTEVA NON FAR INCAZZARE IL DRAGONE, PRINCIPALE ACQUIRENTE DI GREGGIO IRANIANO – SE NON VIENE REVOCATO IL BLOCCO, PECHINO MINACCIA DI FAR SALTARE L’ATTESO INCONTRO AL VERTICE CON XI JINPING, IN AGENDA A MAGGIO A PECHINO - DI PIU': IL DRAGONE SI SENTIRÀ AUTORIZZATO A RIBATTERE CON RAPPRESAGLIE POLITICHE CHE POTREBBERO TRASFORMARSI IN RITORSIONI MILITARI - L'ARABIA SAUDITA IMPLORA TRUMP DI FINIRLA DI FARE IL VASSALLO DI ISRAELE E DI TORNARE AL TAVOLO DEI NEGOZIATI CON L'IRAN. RIAD TEME CHE TEHERAN POSSA SCHIERARE I SUOI ALLEATI HOUTHI IN YEMEN PER BLOCCARE LO STRETTO DI BAB AL-MANDEB, UN'ARTERIA VITALE CHE TRASPORTA IL 10% DEL COMMERCIO GLOBALE TRA L'ASIA E I MERCATI EUROPEI ATTRAVERSO IL CANALE DI SUEZ, DETTA "PORTA DELLE LACRIME"…

meloni orban trump netanyahu papa leone

DAGOREPORT - REFERENDUM, GUERRA DEL GOLFO, ORBAN, PAPA LEONE: UNA BATOSTA DOPO L'ALTRA. IL BLUFF DEL CAMALEONTE DELLA GARBATELLA È GIUNTO AL CAPOLINEA: MEJO PRENDERE LE DISTANZE DA TRUMP E NETANYAHU, DUE TIPINI CON GROSSI PROBLEMI DI SALUTE MENTALE, PRIMA DI ANDARE A FAR COMPAGNIA AI GIARDINETTI AL SUO AMICO ORBAN - SOLO L'EROSIONE DEI CONSENSI LE HA FATTO TROVARE IL CORAGGIO DI CONDANNARE,  DOPO UN TRAVAGLIO DI SETTE ORE, IL BLASFEMO ATTACCO DEL SUO "AMICO" DI WASHINGTON AL PONTIFICATO DI PAPA PREVOST (SUBITO BASTONATA DA TRUMP: "SU DI LEI MI SBAGLIAVO") - OGGI E' STATA COSTRETTA A PRENDERE LE DISTANZE DAL "BOMBARDIERE" NETANYAHU, ANNUNCIANDO LA SOSPENSIONE DEL RINNOVO DEL PATTO DI DIFESA CON ISRAELE (ARMI, TECNOLOGIA, INTELLIGENCE) – CHISSÀ SE IL RINCULO INTERNAZIONALE DELLA DUCETTA AZZOPPATA RIUSCIRA' ANCORA AD ABBINDOLARE GLI ITALIANI….

donald trump papa leone xiv marco rubio jd vance andrea riccardi

DAGOREPORT - È FINITA LA PRESIDENZA TRUMP, È INIZIATO IL PONTIFICATO DI LEONE! SI MUOVE LA “RETE” VATICANA LEGATA ALL’AMERICA LATINA PER “NEUTRALIZZARE” IL BIS-UNTO DEL SIGNORE - IL RUOLO DI MARCO RUBIO, CATTOLICO E FIGLIO DI ESULI CUBANI CHE, A DIFFERENZA DEL NEO-CONVERTITO JD VANCE CHE HA AGGIUNTO BENZINA AL DELIRIO BLASFEMO DI TRUMP ("IL PAPA SI ATTENGA AI VALORI MORALI"), È RIMASTO IN SILENZIO, IN ATTESA SULLA RIVA DEL FIUME DI VEDERE GALLEGGIARE A NOVEMBRE, ALLE ELEZIONI DI MIDTERM, IL CIUFFO DEL TRUMPONE - IN CAMPO LA COMUNITA' DI SANT’EGIDIO CON LA SUA POTENTE RETE DI WELFARE E DIPLOMAZIA - IL PROSSIMO SCHIAFFO DI LEONE AL TRUMPISMO CRIMINALE: DOPO AVER DECLINATO L'INVITO A CELEBRARE IL 250° ANNIVERSARIO DELL'INDIPENDENZA AMERICANA ALLA CASA BIANCA, IL 4 LUGLIO DEL 2026 PREVOST VISITERÀ LAMPEDUSA. UN POSTO E UNA DATA DI SICURO NON SCELTI PER CASO...

meloni berlusconi tajani marina pier silvio barelli

DAGOREPORT – MELONI IN TILT CON IL SUO PRIMO "AIUTO-CAMERIERE" TAJANI RIDOTTO DAI BERLUSCONES A UNO ZOMBIE: LA DUCETTA HA BISOGNO PIU' CHE MAI DI AVERE A SUA DISPOSIZIONE FORZA ITALIA NELLA MAGGIORANZA MA "LA FAMIGLIA" NE HA PIENE LE SCATOLE DELL'AUTORITARISMO DEI "CAMERATI D'ITALIA", VUOLE UN PARTITO DAL VOLTO NUOVO, LIBERALE E MODERATO, CON BUONI RAPPORTI CON L'UE, AVVERSO SIA AL TRUMPISMO SIA AL PUTINISMO - GIA' AVVISATA LA "FIAMMA MAGICA" CHE MEDIASET NON SARA' PIU' DISPONIBILE A FARE IL MEGAFONO DEL MELONISMO AVARIATO - ORA TAJANI SARÀ MESSO ALLA PROVA SULLA RIFORMA DELLA LEGGE ELETTORALE CHE FAVORISCE SOLO FDI – LA “NUOVA” FORZA ITALIA NON ANDRA' A SINISTRA, RIMARRÀ NEL GOVERNO FINO AL 2027 MA, PRIMA DELLE ELEZIONI, SI DOVRÀ RIDISCUTERE IL PROGRAMMA DELLA COALIZIONE - SE NON SI TROVERA' LA QUADRA, FORZA ITALIA AVRA' LE MANI LIBERE: DEL RESTO, IL PPE (DI CUI GLI AZZURRI FANNO PARTE) IN EUROPA E IN GERMANIA, GOVERNA CON I SOCIALISTI....

matteo renzi silvia salis

DAGOREPORT: PRIMARIE SI’ O NO? - SE DECIDERA' DI RICORRERE AI GAZEBO, IL CAMPOLARGO CHIAMERÀ L’ADUNATA POPOLARE TRA GENNAIO E FEBBRAIO 2027. AL MOMENTO IN CAMPO CI SONO ELLY SCHLEIN E GIUSEPPE CONTE (AMBEDUE CONTRARISSIMI AL "PAPA STRANIERO") - MATTEO RENZI, TUTOR DI SILVIA SALIS, SPINGE PERCHÉ LA SINDACA DI GENOVA SIA DELLA PARTITA, ACCETTANDO DI CONTARSI ALLE PRIMARIE, FONDAMENTALE PER AVERE L'INVESTITURA DI LEADER DELLA “CASA RIFORMISTA”, LA FORMAZIONE LIBERAL-CENTRISTA IN COSTRUZIONE CHE DEVE AFFIANCARE IL SINISTRISMO DEL PD-ELLY E IL "PROGRESSISMO" A 5STELLE DI CONTE - MA L'EX MARTELLISTA TENTENNA, NICCHIA, PRENDE TEMPO IN ATTESA DI SONDAGGI A LEI PIU' FAVOREVOLI...

viktor orban - giorgia meloni - 7

URBI ET ORBAN! IL TONFO DI VIKTOR NON DIVIDE SOLO LA MAGGIORANZA DI GOVERNO (FORZA ITALIA ESULTA): APRE UNA CREPA ANCHE DENTRO LA “FIAMMA MAGICA” DI PALAZZO CHIGI: UN ESPONENTE DI SPICCO E' RIMASTO DI STUCCO DI FRONTE AL MESSAGGIO DI CONFORTO E SOLIDARIETA' DI GIORGIA MELONI ALL''AMICO'' UNGHERESE USCITO SCONFITTO – MERCOLEDÌ ARRIVA A ROMA ZELENSKY A CACCIA DI SOLDI E DOVRÀ INDOSSARE LA MASCHERA DI ATTORE CONSUMATO PER DISSIMULARE L'IRRITAZIONE VERSO IL CAMALEONTE DELLA GARBATELLA CHE NON HA FATTO MAI MANCARE IL SUO SOSTEGNO AL TRUMPUTINIANO ORBAN, AUTORE DEL VETO AL FINANZIAMENTO EUROPEO DI 90 MILIARDI ALL'UCRAINA - PER NON PARLARE CHE LA MELONI PRO-UCRAINA (A PAROLE) MAI HA APERTO LA BOCCUCCIA QUANDO IL SUO "AMICO" TRUMP HA FATTO PRESSIONI (EUFEMISMO) SU ZELENSKY DI CALARE LE MUTANDE ALLE RICHIESTE DI PUTIN... - VIDEO