TUTTE LE GUERRE VENGONO AL PETTINE: DALL’EUROPA AL MEDIO ORIENTE, C’È UN SOLO FRONTE – LA RUSSIA SPEDISCE ALL’IRAN RIFORNIMENTI DI MERCI, ARMI E DRONI VIA MAR CASPIO. UCRAINA E ISRAELE HANNO CAPITO IL GIOCHINO E COLPISCONO LE NAVI DELLA FLOTTA OMBRA DI "MAD VLAD", CERCANDO IN OGNI MODO DI OSTACOLARE LO SMERCIO, NONOSTANTE LE TENSIONI TRA ZELENSKY E NETANYAHU (CHE ACQUISTA IL GRANO RUBATO DAI RUSSI NEI TERRITORI OCCUPATI) – PROLUNGARE LA RESISTENZA DI TEHERAN, PER PUTIN, È UN WIN-WIN: PIÙ L’AMERICA È DISTRATTA DALLA GUERRA NEL GOLFO, PIÙ HA BISOGNO DEGLI INTERCETTORI PATRIOT CONTRO L’IRAN E NON PUÒ DARLI A KIEV. PIÙ IL PREZZO DEL PETROLIO RUSSO SALE, PIÙ IL CREMLINO INCASSA...
CASPIO AL COLLO – UN ALTRO FRONTE DELLA GUERRA IN IRAN È IL MAR CASPIO: DA LÌ LA RUSSIA INVIA ALL’ALLEATO DI TEHERAN RIFORNIMENTI, AIUTI E, SOPRATTUTTO, DRONI: MOSCA NELLE SUE FABBRICHE IMPLEMENTA I VELIVOLI LOW COST SHAHED, RENDENDOLI PIÙ EFFICACI E LETALI, E LI RISPEDISCE AI PASDARAN – ISRAELE E UCRAINA COLPISCONO LE NAVI DI PUTIN SUL LAGO PIÙ GRANDE DEL MONDO; IL DITTATORE RUSSO SOSPENDE I COLLOQUI CON KIEV E PRENDE TEMPO, NELL’ATTESA CHE LA GUERRA IN IRAN TRASCINI TRUMP NEL PANTANO…
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DAL MAR CASPIO LA ROTTA CHE AIUTA MOSCA E TEHERAN CONTRO LE SANZIONI
Estratto dell’articolo di Federico Fubini per il “Corriere della Sera”
C’è un punto nel quale le guerre per l’Ucraina e l’Iran si congiungono. È la «porta di servizio» attraverso la quale la Repubblica islamica rompe, silenziosamente, l’assedio americano in atto da quando il 7 aprile Donald Trump ha ordinato il blocco del traffico navale iraniano attraverso lo Stretto di Hormuz. La «porta di servizio» è il secondo mare dell’Iran, il Caspio, perché esso mette il Paese in contatto con la Russia.
Attraverso il Caspio i due alleati, Mosca e Teheran, possono ancora commerciare. E lo stanno facendo ad un ritmo che sembra intensificarsi [...]. Le implicazioni sono potenzialmente profonde: se quella rotta rimanesse aperta, l’Iran avrebbe i mezzi per assumere un approccio più attendista e riluttante a negoziare con Washington.
VLADIMIR PUTIN E ABBAS ARAGHCHI
[...] Per il regime di Teheran può essere una svolta tattica. Per resistere all’assedio americano l’Iran ha infatti bisogno di tutte le merci essenziali, dai cereali ai farmaci, mentre potrebbe approfittare della tregua in corso per importare anche armi e droni. È sullo specchio d’acqua del Caspio del resto che le due grandi guerre euroasiatiche in corso entrano in contatto.
L’Ucraina e Israele, in tempi diversi e probabilmente senza coordinarsi, stanno cercando di ostacolare i traffici fra Russia e Iran. Nelle prime settimane della guerra alcuni bombardamenti israeliani si sono concentrati su Bandar Anzali, il secondo porto dell’Iran sul Caspio.
L’Ucraina invece ad agosto scorso ha diretto i suoi droni contro navi russe nel Caspio e contro il porto russo di Olya, dove il delta del Volga sfocia sul mare nel quale si bagnano anche Turkmenistan, Kazakhstan e Azerbaigian.
VOLODYMYR ZELENSKY CON BENJAMIN NETANYAHU
A gennaio scorso poi l’episodio più misterioso: l’affondamento del cargo iraniano Rona, considerato uno fra quelli usati da Teheran per la fornitura a Mosca di droni e componenti di droni. Stava facendo la spola fra porti russi e iraniani e si sospetta un intervento di Kiev, ma non c’è alcuna certezza sulle cause dell’incidente.
La rotta del Caspio dà all’Iran anche un’altra possibilità: può esportare carburanti raffinati nel resto del mondo, aggirando il blocco di Hormuz. Navi di Teheran a tonnellaggio ridotto possono risalire il Volga fino al canale di 110 chilometri in Russia che lo congiunge con il Don e, da lì, al Mare di Azov, al Mar Nero e al Mediterraneo attraverso il Bosforo e i Dardanelli. I volumi saranno sempre limitati.
Ma dal gennaio 2020 al giugno 2022 l’Iran ha già dimostrato di saper resistere esportando in media meno di 0,2 milioni di barili al giorno (contro i due milioni di barili di febbraio scorso). Certo la rotta del Caspio dà al regime di Teheran più tempo per sperare che la strozzatura che impone alle forniture di petrolio dal Golfo per i mercati mondiali porti Trump ad accettare un compromesso al ribasso.
Anche Putin ha qualcosa da guadagnare: più l’America è distratta dalla guerra nel Golfo, più ha bisogno degli intercettori Patriot contro l’Iran, più il prezzo del petrolio russo sale e il Cremlino spera di avere mano libera in Ucraina.

