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SCASSA DEPOSITI E PRESTITI/2 – RENZI DOVREBBE SPIEGARE QUALI SONO I “MOTIVI TECNICI” PER CUI I CONSIGLIERI DELLA CDP SI DEVONO DIMETTERE – GIACALONE: “NEPPURE AI TEMPI DEL CAF I VERTICI DELLE AZIENDE PUBBLICHE VENIVANO REVOCATI SENZA CHE RICORRESSERO LE RAGIONI PREVISTE DALLA LEGGE”

Davide Giacalone per “Libero Quotidiano”

 

È una rottura che avrà conseguenze, alcune delle quali non sembra siano state nemmeno considerate. Cambiando anticipatamente i vertici della Cassa depositi e prestiti, a seguito di un braccio di ferro condotto nell’opacità, di cui non si conoscono i contorni e motivato con «ragioni tecniche» che nessuno ha mai chiarito, si cambia non solo la natura di quella società per azioni, ma anche del rapporto interno al capitalismo di Stato.

 

cassa   depositi  prestiti cassa depositi prestiti

I governanti, ora, non hanno solo il potere di nominare i vertici delle aziende e delle società pubbliche, ma anche quello di revocarli senza che ricorra nessuna delle ragioni previste dalla legge. Questo significa che il management di quelle aziende perde qualsiasi autonomia: o obbedisce o viene messo alla porta. Il Caf (Craxi-Andreotti-Forlani) non ha mai avuto un simile potere: nominavano i vertici, magari suggerivano le cose da farsi, facevano pressioni, ma nel corso del mandato tutti i consiglieri d’amministrazione, presidente e amministratore delegato compresi, erano padroni di resistere e decidere di testa propria. Cosa avvenuta più volte.

 

Giacalone Davide Giacalone Davide

Quell’equilibrio è rotto. La legge è infranta. Facciamo un esempio concretissimo e immediato: la Cdp recalcitrava a mettere i soldi nel Fondo salva aziende, perché attività estranea alla propria missione e, per certi aspetti, contraria al proprio statuto. Prima di essere destituiti, i vertici hanno deciso di «manifestare interesse». Si sono piegati a quel che il governo voleva, sono pronti a metterci un miliardo. Non è ancora la decisione di un investimento, ma ne è l’anticamera. Contemporaneamente manifestano interesse le Poste e l’Inail. Il governo s’è mosso su soggetti diversi, tutti subordinati, con vertici che hanno obbedito.

g7 in germania   matteo renzi e horst seehoferg7 in germania matteo renzi e horst seehofer

 

A cosa serve il Fondo? A prendere partecipazioni in società che si ritengono promettenti, ma che hanno squilibri finanziari. A salvarle, insomma. In pratica rinasce non l’Iri, ma la Gepi (Gestione partecipazioni industriali). Peggio, perché l’Iri ebbe luci brillanti e ombre inquietanti, mentre la Gepi solo le seconde. Ebbene, dopo la lezione impartita ai vertici Cdp, quale autonomia avranno quelli del Fondo? Come potranno mai resistere alla pressione per salvare questa o quell’azienda? Come potranno agire con criteri di mercato, laddove il forcone dei politici è pronto a infilzarli?

 

In questo modo si crea un baraccone dispendioso, che userà soldi dei contribuenti per salvare sobbolliti di potenti, clienti, protestanti e appartenenti a cordate d’amici. Altro esempio: Cdp era diffidente dall’investire nella rinazionalizzazione dell’Ilva. Facevano bene, perché rischia di essere un lancio senza paracadute. Ilva, infatti, al contrario di quel che si legge in giro, non era né in crisi né in perdita. C’è finita perché le inchieste giudiziarie, che imputano disastro ambientale, hanno usato il sequestro di beni e materiali per legare le mani all’azienda.

 

Franco Bassanini e Giuliano Amato Franco Bassanini e Giuliano Amato

Come andrà a finire il processo lo vedremo qualche anno dopo che sarà cominciato, cosa non ancora avvenuta, ma già oggi sappiamo che: a. se è colpevole l’Ilva dei Riva lo era anche lo Stato; b. l’Ilva commissariata si finanzia anche con i soldi sequestrati ai Riva.

 

Cosa succede se il processo dovesse ritenere infondate le accuse? Ipotesi che spero non si voglia escludere, se non altro per rispetto dei giudici. Cosa succede? Oltre a rendere incredibile l’intera storia, si dovranno risarcire danni consistenti. Tanto più che la proprietà non era dei soli Riva e i loro soci non hanno ancora capito per quale motivo e sulla base di quale legge siano stati espropriati. Non è insensato, dunque, star lontani da una roba che se va male diventa una voragine e se va bene te la tieni senza guadagnarci. Anche su questo si sono genuflessi: sono pronti a entrare.

 

Quel che è successo, inoltre, va assai oltre la già vasta portata della sola Cdp, perché innesca altre trappole. Quando, domani, la Commissione europea eccepirà che si tratta di un Fondo che agisce per il governo, dato che è finanziato e diretto da gente che obbedisce al governo e che, quindi, si tratta di aiuti di Stato, proibiti, cosa si farà? Si protesterà contro gli euroburocrati?

piercarlo padoan  con la mogliepiercarlo padoan con la moglie

 

Invece sarà colpa degli italoarroganti, che approntano strumenti italosconclusionati. È ragionevole che si voglia sapere cosa ha indotto i vecchi vertici a porsi proni. I termini economici della loro uscita. Che promesse sono state fatte. Cosa è stato concesso alle Fondazioni bancarie, che hanno usato la fregola governativa per porre il problema della rendita annua che traggono da Cdp e della fiscalità che subiscono. Se è vero che le azioni loro intestate possono essere trasferite al governo, mettendoci in un pasticcio infinito e costoso. Voler sapere è ragionevole. Ma la cosa più importante la sappiamo già. L’elefante è entrato in cristalleria. Inutile distrarsi con la scimmietta che porta in groppa.

 

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