1. CERTO, PER SCARONI PROPRIO NON CI VOLEVA LA CONDANNA A TRE ANNI PER LA CENTRALE ENEL DI PORTO TOLLE. MA LA VERA SENTENZA DI PRIMO GRADO SULLA SUA PERMANENZA AI VERTICI DELL’ENI È STARA EMESSA CIRCA DIECI GIORNI FA DA MATTEO RENZI 2. IL PERCHÉ È MOLTO SEMPLICE: PER GLI AMERICANI, SCARONI “È L’UOMO DEI RUSSI”, L’ALFIERE DEI CONTRATTI CON GAZPROM E UN FAUTORE DEL GASDOTTO SOUTH STREAM, CHE PER GLI USA SAREBBE LA CAMICIA DI FORZA DEFINITIVA DI MOSCA SULL’ECONOMIA EUROPEA 3. HANNO FATTO UNA SCELTA SBAGLIATA I MANAGER CHE SONO CORSI AD ACCREDITARSI CON MARCO CARRAI, FINANZIERE LEGATISSIMO AL PREMIER. CHI “CUCINA” LE NOMINE È LUCA LOTTI, MA ALLA FINE RENZI DOVRÀ CONFRONTARSI CON BERLUSCONI E CON RE GIORGIO 4. IN ENEL, DOPO L’ASSOLUZIONE PER PORTO TOLLE, AUMENTANO LE POSSIBILITÀ DI FULVIO CONTI DI MANTENERE QUANTOMENO LA PRESIDENZA. IN FINMECCANICA, IL PRESIDENTE GIANNI DE GENNARO SEMBRA AL MOMENTO PIU’ TRANQUILLO DELL’AD ALESSANDRO PANSA 5. A SCOMPAGINARE UN PO’ I PIANI DI LOTTI È STATO MAURO MORETTI. IL GOVERNO AVEVA UNA MEZZA IDEA DI MANDARLO ALLE POSTE, SPOSTANDO LUIGI GUBITOSI DALLA RAI ALLE FERROVIE. PERÒ LA SURREALE POLEMICA SUI MAXI-STIPENDI HA PROCURATO A MORETTI UN FASTIDIOSO BOLLINO, AGLI OCCHI DI RENZIE: QUELLO DI MANAGER CAPACE MA “INAFFIDABILE”

DAGOREPORT

Certo, per Paolo Scaroni proprio non ci voleva la condanna a tre anni rimediata ieri per la centrale Enel di Porto Tolle. Ma la vera sentenza di primo grado sulla sua permanenza ai vertici dell'Eni è stara emessa circa dieci giorni fa da Matteo Renzi. Ed è una sentenza sfavorevole e probabilmente senza appello.

Il perché è molto semplice: la politica energetica degli Stati Uniti è cambiata e con questa pare che debba cambiare anche la strategia italiana, finora troppo schiacciata sulla Russia di Valdimir Putin.

Come tutte le scelte di campo, prescinde da meriti e demeriti personali. Semplicemente, per gli americani come per Renzie, Scaroni "è l'uomo dei russi", l'alfiere dei contratti con Gazprom e un fautore del gasdotto South Stream, che per gli Usa sarebbe la camicia di forza definitiva di Mosca sull'economia europea. Quindi 12 anni alla guida del Cane a sei zampe possono bastare.

Semmai è il momento degli "yankee", come quel Lorenzo Simonelli di General Electric del quale ha parlato per primo Dagospia sei giorni fa. Il nome del giovane manager, metà inglese e metà fiorentino come il premier, è in testa alla "short list" dei cacciatori di teste ingaggiati dal Tesoro in vista della stagione delle nomine che si apre con la designazione di metà aprile per i cda delle società quotate (Eni, Enel, Finmeccanica, Terna). Non solo, ma pare che la scorsa settimana, in occasione della visita a Roma del presidente Usa, sul nome di Simonelli sia già stato effettuato un sondaggio con lo staff di Obama.

"Liberarsi" di Scaroni, però, non è semplicissimo. Per esempio, va ricordato che Silvio Berlusconi non aveva chiesto tante garanzie, per fare quest'opposizione così morbida al governo del Rottam'attore. Giusto un paio di "cosette": la promessa di non toccare le tv, a cominciare dalla Rai, e la conferma dell'amico Scaroni alla guida dell'Eni. Fonti di entrambi gli schieramenti raccontano che Renzie non avesse opposto particolari resistenze. E sul capo dell'Eni non aveva detto sì, ma aveva comunque garantito che ci sarebbe stata una qualche forma di "concertazione" riservata.

La crisi ucraina, però, ha cambiato brutalmente le sorti della partita sulle nomine. Obama è venuto in Europa a giocare apertamente per l'export di shale gas americano e ha attaccato frontalmente Putin, che in questa fase è il nemico numero uno della Casa Bianca. E le stesse fonti che fanno notare come a Enrico Letta fu fatale la gita a Sochi per le olimpiadi invernali, oggi spiegano che Roma adesso avrebbe ben presente che la dipendenza dal gas russo va ridotta in modo sostanziale.

Si spiega così, con una precisa scelta di natura geopolitica, la bocciatura di Scaroni. La sua "conversione" allo shale gas è stata giudicata tardiva, al pari delle missioni americane degli ultimi tempi. E anche se fare affari con i russi non era certo un reato neppure per gli americani - basti ricordare i contratti tra Exxon Mobile e Rosfnet del 2012 - , l'annessione dell'Ucraina da parte di Mosca ha messo fuori gioco Scaroni. Che però ha sette vite e la scorsa settimana è tornato negli Stati Uniti per una serie di incontri con i massimi esperti di energia del Dipartimento di Stato. L'onda lunga di questa missione non è ancora arrivata a Roma ed è per questo che colpi di scena non sono assolutamente da escludere.

La guida dell'Eni, in ogni caso, è l'unico dossier sul quale ha iniziato a lavorare Renzie, che per il resto non ha ancora deciso nulla. Lo studio delle nomine è al momento affidato al solo Luca Lotti, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega all'Editoria. E' lui a esaminare i curriculum e a studiare quelle "strategie aziendali" dalle quali il premier va raccontando in giro che discenderanno le scelte sui singoli nomi.

Non hanno quindi fatto una scelta azzeccata, si racconta nei corridoi di Palazzo Chigi, i manager che sono corsi ad accreditarsi con Marco Carrai, finanziere legatissimo al premier, ma privo di incarichi istituzionali. Anzi, pare che agli occhi di Renzie costoro abbiano proprio commesso un passo falso.

In ogni caso, proprio perché nulla è realmente deciso, la Roma dei post-boiardi si agita con il toto-nomine. Francesco Caio, "Mister Agenda Digitale", aspira alle Poste, anche se dal Tesoro fanno notare che sarebbe un azzardo togliere Massimo Sarmi proprio alla vigilia della privatizzazione. Di sicuro c'è che Enrico Letta si era impegnato a trovare una sistemazione a Caio ("per noi ha lavorato gratis") e Renzie vuole onorare tale promessa in qualche modo, come ha fatto già per Fabrizio Pagani, ex consigliere per gli affari economici e internazionali del suo predecessore, scelto come capo della segreteria tecnica del ministro Padoan.

In Enel, anche dopo l'assoluzione di ieri per Porto Tolle, aumentano le possibilità di Fulvio Conti di mantenere quantomeno la presidenza. Mentre in Finmeccanica, il presidente Gianni De Gennaro sembra al momento tranquillo. O comunque in posizione più solida dell'amministratore delegato Alessandro Pansa, al quale viene comunque riconosciuto di aver totalmente cambiato il clima interno rispetto all'era Orsi.

A scompaginare un po' i piani di Lotti è stato Mauro Moretti. Il governo aveva una mezza idea di mandarlo alle Poste, spostando Luigi Gubitosi dalla Rai alle Ferrovie. Però la surreale polemica sui maxi-stipendi ha procurato a Moretti un fastidioso bollino, agli occhi di Renzie: quello di manager capace ma "inaffidabile".

Le ambizioni di Gubitosi sono comunque un vero rebus per il Rottam'attore. Il dg di Viale Mazzini preme per andarsene, anche perché il bilancio 2013 è positivo, ma poi ci saranno da contabilizzare le spese per i Mondiali di calcio e in futuro i numeri saranno per forza meno benigni. Solo che al momento Renzie non ha nessuna voglia di aprire il dossier Rai, con tutto quel che ne consegue non solo in termini di rapporti con Berlusconi, ma anche di scatenamento degli appetiti dei partiti. Pd in testa.

In ordine sparso, e su varie società, ci sono poi i nomi di manager di provenienza privata come Vittorio Colao di Vodafone (soprattutto per Eni), Massimo Brunelli di Idea Fimit e Monica Mondardini di Espresso-Cir. Quest'ultima pare che goda della massima stima di Renzie e la sua perdita, per il gruppo De Benedetti alle prese con la voragine di Sorgenia, sarebbe un colpo pesantissimo.

I tempi, comunque, ormai stringono. Lo stesso Renzi, al fido Lotti, aveva garantito che dopo il varo della riforma del Senato si sarebbe occupato delle nomine. Per il 13 aprile, almeno la partita delle quotate dev'essere risolta. Ma prima di quella data, non solo il premier dovrà fare le proprie scelte, ma dovrà confrontarsi anche con Berlusconi e con Re Giorgio, che ha nel figlio Giulio un consulente prezioso e attentissimo su tutta la faccenda. Del resto sarebbe impossibile, anche se non ha poteri specifici in tema, bypassare Giorgio Napolitano su due architravi della politica estera italiana come Eni e Finmeccanica.

 

 

 

RENZI E OBAMAPaolo Scaroni and Vladimir Putin April jpegscaroni e renzi spl MATTEO RENZI E BARACK OBAMA FOTO LAPRESSE LORENZO SIMONELLI Fulvio Conti e Paolo Scaroniimage Moretti insieme al premier Matteo Renzi fef c c c d fafe fb c b kYgG U bcC x LaStampa it orenzo Guerini Debora Serracchiani Luca Lotti Maria Elena Boschi b b adb c f a b ba MGzoom RENZI CARRAIpansa alessandro DE GENNARO LUIGI GUBITOSI IN VERSIONE BLUES BROTHER ALLA FESTA DI DESIREE COLAPIETRO FOTO DA IL MESSAGGERO mondardini napolitano berlusconi

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