mario draghi sergio mattarella

SCENARI PER UNA CRISI - UGO MAGRI: “SE MERCOLEDÌ IN PARLAMENTO VERRÀ CERTIFICATA L'IMPOSSIBILITÀ DI RICOMPORRE I COCCI, E SE DRAGHI TORNERÀ SUL COLLE PER GETTARE DEFINITIVAMENTE LA SPUGNA, NON CI SARANNO CONSULTAZIONI, COLLOQUI, ESPLORATORI, INCARICHI. IL CAPO DELLO STATO FIRMERÀ UN DECRETO DI SCIOGLIMENTO DELLE CAMERE DICHIARANDO LA FINE DELLA GIOSTRA. VOTEREMO A FINE SETTEMBRE, MASSIMO A INIZIO OTTOBRE” - LA GAFFE DI DRAGHI CHE HA HA ANNUNCIATO AI SUOI MINISTRI L'APPUNTAMENTO DI MERCOLEDÌ ALLE CAMERE, COME SE MATTARELLA GIÀ CE L'AVESSE RINVIATO: COSA CHE IN EFFETTI È ACCADUTA, MA SOLO UN'ORA PIÙ TARDI. INSOMMA HA SVELATO IN ANTICIPO UN PIANO CHE I GIURISTI DEL COLLE AVEVANO STUDIATO CON SCRUPOLO…

Ugo Magri per “la Stampa”

 

sergio mattarella mario draghi

C'è un lume di speranza che tra cinque giorni, quando Mario Draghi si presenterà alle Camere, la politica ritrovi il senno. Questa fioca fiammella sul Colle è ancora accesa. Forse in cuor suo Sergio Mattarella davvero crede nel miracolo, chissà; ma un sano senso della realtà induce il presidente a non manifestare troppe illusioni.

 

Anzi, per la prima volta al Quirinale si ammette che la china imboccata è senza ritorno e con tutta probabilità il Paese è destinato a rompere un altro tabù, per cui rotoleremo disordinatamente al voto in autunno, quando ci sarebbero mille altre questioni più urgenti da affrontare: circostanza mai accaduta nella storia d'Italia, per di più in piena guerra, con la Russia che ci taglia il gas, e il razionamento, e l'inflazione, e la pandemia, e la siccità.

 

sergio mattarella giuliano amato

C'è al vertice della Repubblica una sorta di amara rassegnazione o, se si preferisce, di mesta presa d'atto al riguardo. Si allargano le braccia. Del resto, fanno notare i consiglieri di lunga data del presidente, ci troviamo ormai agli sgoccioli di una travagliata legislatura segnata dai populismi; per ben tre volte Mattarella è riuscito a salvarla, alla fine esponendosi personalmente con un «suo» governo guidato dal migliore statista, l'uomo che all'estero tutti ci invidiano; insistere per la quarta volta a salvare il salvabile, quando alla naturale scadenza mancano ormai sette mesi, sarebbe puro accanimento.

 

VIGNETTA VAURO - DRAGHI E MATTARELLA

Dunque: se mercoledì prossimo in Parlamento verrà certificata l'impossibilità di ricomporre i cocci delle larghe intese, e se Mario Draghi tornerà sul Colle per gettare definitivamente la spugna, a quel punto non ci saranno consultazioni, colloqui, esploratori, incarichi e tutti i minuetti che le crisi di governo si portano dietro. Semplicemente il capo dello Stato firmerà un decreto di scioglimento delle Camere dichiarando la fine della giostra. Voteremo a fine settembre, massimo a inizio ottobre.

 

Nei palazzi è circolata voce di un grande freddo tra Mattarella e Draghi, al punto che l'ufficio stampa del Quirinale ha dovuto ufficialmente smentire. «Totale accordo tra i due», garantiscono lassù. In effetti, in queste chiacchiere c'è parecchia esagerazione. Qualcuno ce lo vede un personaggio garbato come Mattarella che rinfaccia al premier di avere scelto il momento più sbagliato per dare le dimissioni, come se Super Mario rispondesse soltanto al proprio "ego" ferito e non percepisse a sua volta, proprio lui, le difficoltà del momento?

 

mario draghi sergio mattarella

Chiaramente non è andata secondo questa narrazione. Entrambi concordano che non si può tirare avanti così, tra una rincorsa demagogica e l'altra; l'unica sfumatura, volendola cercare come certi dettagli di una storia più grande, è che Draghi, se avesse voluto, avrebbe potuto recarsi davanti alle Camere senza compiere il gesto forte e drammatico delle dimissioni, arma nucleare, dunque lasciando socchiusa almeno una porticina.

 

Da certe indiscrezioni risulta che Mattarella gliel'ha pure fatto presente nel loro primo colloquio pomeridiano, quando l'ex governatore centrale è andato a riferirgli il suo stato d'animo deluso e la ferma intenzione di lasciare. «Due ore fa hai ottenuto la fiducia in Senato sul decreto "Aiuti", nessuno può costituzionalmente obbligarti a lasciare la guida del governo», è il senso amichevole dell'invito rivolto da Mattarella a Draghi. Il quale però ha scelto di troncare netto, dopo avere soppesato i pro e i contro. Né al Quirinale qualcuno si è offeso per la piccola veniale gaffe del premier.

 

mattarella draghi

Il quale - confidando forse invano nella riservatezza quanto tutti sanno che a Palazzo Chigi pure i muri hanno orecchie - ha annunciato ai suoi ministri l'appuntamento di mercoledì alle Camere, come se Mattarella già ce l'avesse rinviato per riferire: cosa che in effetti è accaduta, ma solo un'ora più tardi. Insomma svelando con leggero anticipo un piano che i giuristi del Colle avevano studiato con estremo scrupolo, rintracciando alcuni precedenti storici che riportano indietro addirittura al 30 dicembre 1997, quando l'allora presidente del Consiglio Lamberto Dini si dimise e il capo dello Stato (all'epoca Oscar Luigi Scalfaro) pretese che il Parlamento ne venisse reso partecipe.

 

sergio mattarella mario draghi

Per gli amanti delle finezze, Mattarella ha adottato le stesse forme lessicali di venticinque anni fa (il presidente della Repubblica «non ha accolto le dimissioni e ha invitato il presidente del Consiglio presentarsi in Parlamento»). Lasciando chiaramente intendere che sarà un prendere o lasciare; senza vie di fuga; in cui ciascuno prima di decidere dovrà mettersi la mano sulla coscienza.

Ultimi Dagoreport

vladimir putin donald trump volodymyr zelensky

FLASH! – QUANDO LE COSE GIRANO SUL PEGGIO, INTERVENGONO I SERVIZI SEGRETI - IL BENINFORMATO CAPO DELLA CIA, JOHN RATCLIFFE, SAREBBE VOLATO A MOSCA, SECONDO RUMORS DI WASHINGTON, PER CONSEGNARE UN DURO AVVERTIMENTO ALLA CRICCA DI PUTIN, FINITA IN UN CUL DE SAC NEL CONFLITTO UCRAINO – CARO VLADIMIR, UN'EVENTUALE ESCALATION CON USO DI ARMI NUCLEARI TATTICHE, CAPACI DI DISTRUGGERE KM DI TERRITORIO UCRAINO, È UNA LINEA ASSOLUTAMENTE DA NON OLTREPASSARE: GLI STATI UNITI NON STAREBBERO CON LE MANI IN MANO… 

kyriakou pier silvio berlusconi enrico mentana crippa fedele confalonieri mediaset urbano cairo marina

DAGOREPORT - RITORNA A CASA, LESSO! SI ACCAVALLANO LE VOCI CHE LA PROSSIMA DESTINAZIONE DI ENRICO MENTANA SIA QUELLA DI PADRONE SUPREMO DI TUTTA L’INFORMAZIONE MEDIASET - RUOLO CHE DAL 1998 RICOPRE IL FEDELISSIMO “FELDMARESCIALLO” DI FEDELE CONFALONIERI, MAURO CRIPPA, ARTEFICE MAGICO DEL “RETEQUATTRISMO” DEI DEL DEBBIO-PORRO-GIORDANO-SALLUSTI CHE HA APPARECCHIATO L’AVANZATA POPULISTA DI SALVINI E POI IL MELONISMO SENZA LIMITISMO - CHE PIER SILVIO (E LA SORELLA SUPERIORE MARINA) ABBIA LE PALLE IN SATURAZIONE DEL “CRIPPISMO ALLA FIAMMA” SI ERA BEN CAPITO DALLO SBARCO SU RETE4 DI BIANCA BERLINGUER, POI DI TOMMASO LABATE E INFINE DI MILO INFANTE CHE, OLTRE A CONDURRE DUE PROGRAMMI, E' NOMINATO CONDIRETTORE DELLA “STANZA DEI BOTTONI” DEL CRIPPA-PENSIERO, VIDEONEWS - L’IPOTESI MENTANA È STATA ACCOLTA DALLA CRICCA DI CRIPPA OVVIAMENTE MALE, MALISSIMO, CONOSCENDO ALTRESÌ BENE IL CARATTERINO DI CHICCO. E GIRANO A MEZZA VOCE BATTUTINE DEL TIPO: ‘’PIER SILVIO MANDA IN PENSIONE IL 67ENNE CRIPPA PER SOSTITUIRLO CON MENTANA, PENSIONATO DI 71 ANNI...’’

sigfrido ranucci valter lavitola giampaolo rossi

DAGOREPORT - MARTEDÌ PROSSIMO CALERÀ IL SIPARIO SU RANUCCI: A OTTOBRE, QUANDO RITORNERÀ IN ONDA “REPORT”, L’AMICO FRATERNO” DI WALTERINO LAVITOLA NON SARÀ PIÙ ALLA CONDUZIONE - IN SEGUITO ALLE VERIFICHE INTERNE (“AUDIT) SUL RISPETTO DEL CODICE ETICO DELLA RAI E IN ATTESA DELLE DECISIONI DEGLI INQUIRENTI E DEI MAGISTRATI SULLA MA-LAVITOLA ALLE VONGOLE SGUSCIATE, L'AMMINISTRATORE DELEGATO GIAMPAOLO ROSSI COMUNICHERÀ A RANUCCI IL CAMBIO DI CONDUZIONE (SOSTITUZIONE CHE È NEL PIENO DIRITTO DELLE PROCEDURE AZIENDALI) - QUINDI, A DISPETTO DI QUANTO PIÙ VOLTE SCRITTO, IL DIPENDENTE RAI RANUCCI SIGFRIDO NON VERRÀ ASSOLUTAMENTE “SOSPESO” DAL RUOLO DI VICE-DIRETTORE, IL SUO STIPENDIO CORRERÀ TRANQUILLO COME OGNI MESE, MA VERRÀ SPOSTATO DAL RESPONSABILE DEI PROGRAMMI DI APPROFONDIMENTO, PAOLO CORSINI, AD ALTRI IMPORTANTI INCARICHI - FINE DEL PRIMO TEMPO....

giorgia meloni e primo ministro etiope abiy ahmed sem fabrizi

DAGOREPORT – COME SI È ARRIVATI AL CLAMOROSO SCAZZO DIPLOMATICO CON L’ETIOPIA? BISOGNA TORNARE AL 2024, QUANDO IL PREMIER DI ADDIS ABEBA, ABIY AHMED, AIUTA GIORGIA MELONI A CONVINCERE L’UNIONE AFRICANA A FIRMARE IL PIANO MATTEI. GLI ALTRI LEADER DEL CONTINENTE NERO ERANO SCETTICI (EUFEMISMO) E AHMED TIRA FUORI DAL CILINDRO IL COINVOLGIMENTO DELL’UE – SOLO CHE IL GOVERNO ETIOPE SI ASPETTAVA QUALCHE “VANTAGGIO” CHE, EVIDENTEMENTE, NON È ARRIVATO. RISULTATO? LA “RITORSIONE” CONTRO SEM FABRIZI, OTTIMO AMBASCIATORE, CHE DOPO DIECI MESI È STATO RICHIAMATO IN ITALIA PER EVITARE L’UMILIAZIONE DI ESSERE DICHIARATO “PERSONA NON GRATA"

ceuta migranti spagna francia pedro sanchez giorgia meloni emmanuel macron

FLASH – IN POCHI SOTTOLINEANO QUALI SONO GLI UNICI DUE GRANDI PAESI DELL’UE A NON ACCODARSI AI “RESPINGIMENTI” DEI DUBLINANTI VERSO L’ITALIA: FRANCIA E SPAGNA – MACRON E SANCHEZ SE LA RIDONO DI FRONTE ALLE DIFFICOLTÀ DI GIORGIA MELONI, E MOSTRANO ORGOGLIOSAMENTE MA SENZA PUBBLICIZZARLA LA LORO POSIZIONE: NOI SIAMO PER L’ACCOGLIENZA, NON RIMANDIAMO INDIETRO NESSUNO, ANCHE SE POTREMMO. UNA MOSSA POLITICA CHE MANDA FUORI GIRI GLI OTOLITI DELLA “SIRENETTA DEL COLLE OPPIO”

giorgia meloni antonio tajani matteo salvini

DAGOREPORT – I FRANCHI-TIRATORI PER IL “MELONELLUM” INIZIANO A ESSERE TANTI, FORSE TROPPI – SE LA LEGA VA DRITTA VERSO LA RESA DEI CONTI, ANCHE FORZA ITALIA È IN TUMULTO - DOPO LA “FRONDA” DELLE DONNE, GUIDATE DALLA BERLUSCHINA DEBORAH BERGAMINI, SU PREFERENZE E PARITÀ DI GENERE, ORA È IL MINISTRO DELLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE, PAOLO ZANGRILLO, A INCAZZARSI CON TAJANI PER IL MANCATO COINVOLGIMENTO NELL’INIZIATIVA ANTI-BUROCRAZIA DEL PARTITO – IL GUAIO PIÙ GROSSO PER LA DUCETTA, PERÒ, RESTA QUEL CARTOCCIO DEL CARROCCIO: CON IL 6% CHE GLI ATTRIBUISCONO I SONDAGGI (DI CUI QUASI LA METÀ “CONTROLLATO” DAI GOVERNATORI DEL NORD), LE TRUPPE DEL PARTITO DI SALVINI SI SGONFIERANNO. DEGLI ATTUALI 95 TRA DEPUTATI E SENATORI, E SARÀ UN MIRACOLO SE RESTERANNO UNA TRENTINA - IN CASO DI VITTORIA DEL CENTROSINISTRA, LA SITUAZIONE POTREBBE ESSERE ANCORA PEGGIORE: DUE LEGHISTI SU TRE RISCHIANO DI NON ESSERE RIELETTI - CHISSA' COSA SUCCEDERA' A SETTEMBRE, QUANDO ALLA CAMERA I DEPUTATI DI LEGA E DI FORZA ITALIA (MA ANCHE FRANGE DI FDI) SARANNO CHIAMATI A VOTARE (CON SCRUTINIO SEGRETO) LA NUOVA LEGGE ELETTORALE, UNICA RIFORMA RIMASTA IN PIEDI DEL GOVERNO MELONI....