TOTI PER UNO E NESSUNO PER TOTI - DA ‘NUOVO MESSIA’ BERLUSCONIANO A ‘ZAVORRA AZZURRA’: IL CAV SI PIEGA A VERDINI E SCARICA L’ULTIMO CAGNOLINO (CHE SI DOVRÀ ACCONTENTARE DEL RUOLO DI PORTAVOCE DI FI)

Fabrizio d'Esposito per "Il Fatto Quotidiano"

La Totimania, con una "t" non due, deflagrò che era un pomeriggio di dicembre, di martedì. Il dieci dicembre 2013. I forconi imperversavano nel Paese ma nel Palazzo, a Montecitorio, una voce rimbalzò di capannello in capannello per finire in pasto ai giornalisti: "Ormai è deciso, Berlusconi darà Forza Italia a Toti". Toti nel senso di Giovanni, rampante e gioviale superdirettore dei tg di Mediaset, Italia Uno più Retequattro.

L'ennesimo uomo nuovo del berlusconismo, dopo i vari Scelli o le varie Brambilla. Dal Big Bang della Totimania sgorgò un flusso copioso di retroscena, ritratti, commenti, editoriali finanche alleluja. A distanza di un mese e cinque giorni, il totismo, sempre con una "t" è finito annacquato, se non affogato, tra le feroci divisioni del bestiario berlusconiano di Forza Italia: falchi, falchissimi, colombe dei falchi e pitonesse, ovviamente.

La svolta, l'altra notte a Palazzo Grazioli, la residenza privata di B. nella Capitale. Il Caro Condannato, sempre più prigioniero dell'età (77 anni) e del barboncino Dudù, si è intrattenuto fino a tardi con i suoi tre commensali: l'onnipresente Gianni Letta, il falco anti-Toti Denis Verdini e lo stesso Toti. Un motivo in più per rimpiangere il bunga bunga o le notte bianche con Patrizia D'Addario.

Con pazienza e rabbia, e scuotendo il capo a mo' di un triste "non capisco ma mi adeguo", Berlusconi ha accettato il compromesso correntizio, tipico dei partiti non dei movimenti, nonché tipico della Prima Repubblica non della sedicente rivoluzione liberale, ha accettato, dicevamo, il patto al ribasso contro l'uomo nuovo. Non più numero due assoluto, delfino, coordinatore unico, eccetera eccetera , ma capo di una segreteria pletorica e forse portavoce di Forza Italia.

Non solo. Non sarà Toti, e comunque non sarà solo lui, lo sherpa incaricato del compito più ambito e delicato: fare le liste elettorali, decidere chi è dentro e chi è fuori. Il plurinquisito Verdini ha difeso con i denti e le unghie questa sua prerogativa e B. ha lasciato aperta ogni ipotesi. Poi si vedrà, insomma. Il tentativo Toti è stato stroncato sul nascere, al culmine di quella che è stata la seconda guerra civile nell'universo del Cavaliere.

A vincere sempre loro, gli odiati falchi da nascondere e non mostrare, supportati dai lealisti grigi del pugliese Raffaele Fitto. Dopo il primo conflitto con gli alfaniani, e sfociato nella scissione di novembre del Nuovo Centrodestra, i falchi pensavano di mettere le mani sul nuovo partito, senza problemi. Ma un Berlusconi deluso, realista, addolorato e ossessionato dai sondaggi frenò da subito: "Dove vado con Verdini e Fitto?". A quel punto maturò l'idea di Toti e anche il diversivo dei Club Forza Silvio affidati a un luogotenente di Bertolaso, Marcello Fiori.

Negli ultimi trenta giorni, comprese le festività natalizie, la reazione anti-totiana è stata veemente, serratissima. Nel frattempo sui giornaloni uscivano titoli al limite della realtà e anche della satira. Esempi: "Toti studia da anti-Renzi" (si è sempre anti di qualcuno) oppure "Il direttore che ama le donne si fa strada a forza di sorrisi". Più che con la politica, la posizione dei falchi si può riassumere con un antico detto napoletano, opportunamente tradotto: "Azz, noi abbiamo rifatto il letto (ossia provocato la scissione di Alfano, ndr) e questo Toti si viene a coricare fresco fresco".

Potere, ambizione, interessi personali, questa la molla. Nulla, ma davvero nulla di politico. Del resto, anche tutte le ultime fughe o riavvicinamenti sono stati dettati dall'esclusiva ricerca di un posto al sole nel crepuscolo berlusconiano . Tipo la Gelmini e la Carfagna, rigorosamente alfaniane per un anno, poi escluse dal governo, quindi tornate con B. senza se e senza ma. Oppure tipo Brunetta, il più detestato dentro Forza Italia, che ha oscillato per tutta l'estate tra "Silvio" e "Angelino", rimanendo con chi gli garantisse il posto di capogruppo alla Camera, cioè il Condannato.

In questo nido di pitonesse, l'avvento della Totimania ha provocato sconquassi e drammi e alla fine Berlusconi non è stato più padrone in casa sua, come ha scritto un giornale amico della destra padronale. Toti resta. Nel guado, però. Né capo né gregario. Ieri, per consolarsi, ha fatto pure un breve sopralluogo nella nuova sede di Forza Italia a Roma, in piazza san Lorenzo in Lucina.

Farà il portavoce e probabilmente sarà pure candidato alle Europee. Ma a differenza del suo illustre omonimo del secolo scorso, il patriota Enrico rimasto con una gamba sola, Giovanni non ha scagliato la stampella contro gli avversari al grido "io non muoio". Si è fatto amputare anche lui una gamba ma continuerà a camminare sorretto dalla stampella di Berlusconi, che non può e non vuole fare una marcia indietro totale. Toti rischia di essere presto divorato dagli squali superstiti della Repubblica di Salò-Arcore. Un mese fa era il nuovo messia berlusconiano. Tra qualche giorno diventerà un portavoce.

 

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