SINISTRATI: TRA VENDOLA E BERSANI VINCE RENZI - MATTEUCCIO SPERA CHE NICHI SI CANDIDI ALLE PRIMARIE PER TOGLIERE VOTI A CULATELLO - IL ROTTAMATORE FIORENTINO SE NE FREGA DI DOVERSI DIMETTERE DA SINDACO PER CANDIDARSI AL PARLAMENTO - DEL RESTO, LA SMETTEREBBE ALMENO DI BATTERE TUTTI I RECORD DI MULTE, CONTRAVVENZIONI E ADDETTI STAMPA - RENZI COLLEZIONA “PARRICIDI”: HA FATTO FUORI RUTELLI, MATULLI PISTELLI E GIACOMELLI. AVANTI UN ALTRO!...

Giancarlo Perna per "il Giornale"

Il sindaco di Firenze punta sui voti al leader Sel per sconfiggere Bersani alle primarie Quando andò da Berlusconi per Firenze la sinistra sparò a zero, ma lui fece spallucce
Quel furbacchione di Matteo Renzi si è fregato le mani quando ha saputo che Nichi Vendola concorrerà anche lui alle primarie 2013. Il sindaco di Firenze fa questo ragionamento. Se fossi solo contro Pier Luigi Bersani, lui vince perché i vecchi arnesi comunisti che lo votano sono più numerosi di quelli che preferiscono me in quanto ragazzetto moderno e rottamatore dei trinariciuti che infestano il Pd.

Se però scende in campo Vendola che pesca voti tra gli stessi baluba di Bersani, i due si fanno le scarpe a vicenda e il sottoscritto trionfa. Ecco perché il trentasettenne è stato udito canterellare: «Tra Vendola e Bersani, vince Renzi a piene mani». Il sindaco di Firenze crede nel successo. La sua macchina propagandistica è a punto. Si è collegato con altri sindaci dalle Alpi al Lilibeo, specie centristi e cattolici, e ha predisposto centinaia- pare settecento - comitati elettorali pronti a entrare in azione.

Spera fortemente che l'organizzazione delle primarie faccia acqua da ogni porta permettendo che si intrufolino anche i passanti in modo da raggranellare voti al di fuori della sinistra: cattolici, moderati, pidiellini criptati con occhiali e baffi e, almeno nella sua città, i peruviani di Firenze che tanto l'hanno aiutato a diventare sindaco. Da quanto detto finora, anche chi ignora tutto di Renzi, avrà capito che è un sinistro sui generis, non ha il mito di Berlinguer e vorrebbe mandare in pensione lo stato maggiore del Pd,da D'Alema e Rosy Bindi all'ultima frattaglia. Si sarà intuito che è un furbo di tre cotte, di parlantina sciolta, tanto disinvolto e spiritoso da venirti a noia.

Una volta lo vidi in tv da Fazio. L'intervista durava mezzora, dopo un quarto d'ora, tramortito dalle battute, sono passato a un film iraniano per riequilibrare. Il primo articolo della Costituzione? Per lui è: «L'Italia è una Repubblica democratica affondata sul lavoro». Questa spigliatezza piace invece un sacco al Cav. Recentemente, l'Espresso ­che come ogni giornale colleziona la sua quota di bufale- ha scritto che il Berlusca punterà a sorpresa su Renzi per Palazzo Chigi. Matteo ha colto l'occasione per rifare lo spiritoso: «Il piano esiste! Lo hanno firmato, oltre e Verdini e Dell'Utri, Jack lo Squartatore e Capitan Uncino. Ma non accetto finché non me lo chiede il mostro di Loch Ness».

La prima volta che incontrò Matteo, il Cav gli disse: «Ma come fa uno come lei a vestirsi di marrone e a stare con i comunisti? Venga con noi». Renzi, che è il classico trentenne post ideologico, non ha l'ombra delle fregole antiberlusconiane dei Bersani e dei Franceschini. Da sindaco, è anche andato trovare il premier ad Arcore per spillargli quattrini pro Firenze, facendo spallucce alle polemiche che ne sono seguite. Al dunque, però, è tutta una monferrina e tra loro non c'è nulla.

Matteo è un calcolatore con una spessa pelliccia sullo stomaco. Prendiamo le primarie. Se vince, lascia in anticipo la guida della città. Che dirà agli elettori? Niente. Se ne impipa e bada alla carriera. Ma non sarà una gran perdita. Come amministratore è una frana nella media. È pieno di sé e sbaglia spesso. Quando fece le aree pedonali, il suo fiore all'occhiello, ha pasticciato al punto da impedire ai residenti l'uso dell'auto, imprigionandoli in casa. Ha rimediato alla bell'e meglio, facendo grama figura.

È uno dei sindaci più feroci in fatto di multe. Ha messo in bilancio - ossia, dà per scontato di incassarli - 52 milioni di euro per contravvenzioni nel 2012, strabattendo il suo già esoso predecessore, Leonardo Domenici. Sulle nomine, assicurò che avrebbe scelto in base al merito. Ha invece sostituito i cooperativisti rossi delle amministrazioni passate con i suoi amici d'infanzia degli scout e delle parrocchie. Il centrodestra gli rinfaccia di avere fatto- con questi chiari di luna - viaggi in Usa e in Sudafrica in business class come uno sceicco saudita.

Ha una segreteria di trenta persone tutte per sé, tra le quali la figlia del direttore del Corriere fiorentino, integerrima collega ma oggi forse in imbarazzo. Dei nove addetti stampa del Comune, tre sono lì solo per fare da megafono ai suoi sospiri. Qualsiasi cosa dica i suoi araldi inondano le redazioni di sms, tipo «guarda facebook, c'è una dichiarazione di Matteo; «vedi la sua riflessione su twitter ; domani sorpresa ai Ciompi, non mancare », ecc.

Per arrivare fin qui, il Nostro ha commesso quattro parricidi. La salma più ingombrante è Francesco Rutelli di cui fu pupillo. Renzi è entrato nella Margherita quando Cicciobello la creò e con lui è poi confluito nel Pd. Tra 2006 e 2008, con Rutelli ministro della Cultura di Prodi, Matteo fu il suo più zelante imbonitore. Nonostante fosse occupato come presidente della Provincia di Firenze, sottolineava con dichiarazioni tutto ciò che il ministro faceva. Alati commenti su infime cretinate pur di apparire fedelissimo ai suoi occhi: Rutelli palpa con grazia i Bronzi di Riace, sceglie con gusto le divise dei guardiani museali, esamina da esperto l'Arcimboldo ritrovato e cose così.

Oggi che Cicciobello è eclissato lo lascia bollire nel suo brodo. La prima spalla su cui Renzi si appollaiò fu quella di Giuseppe Matulli, dc di sinistra, a lungo deputato. Da liceale, Matteo ne fu il galoppino. Gli voltò poi le terga e si legò a Lapo Pistelli, uno del Pd, col quale, dopo averne ricavato il ricavabile, entrò in concorrenza fino a batterlo alle primarie del 2009. La rottura più scenica è stata col quarto protettore, Antonello Giacomelli, deputato Pd e capo segreteria di Franceschini. Il giorno dell'epilogo, Giacomelli gli restituì una penna di valore che, per ingraziarselo, Matteo gli aveva regalata.

Classe 1975, Renzi è cresciuto alle porte di Firenze,Rignano sull'Arno, in una famiglia di insegnanti dc. Quando cadde il muro di Berlino, la mamma pianse di gioia. Il padre era consigliere comunale e litigava spesso col sindaco Pci. Se lo scontro diventava feroce, i Renzi- per protesta- non andavano a fare spesa alla Coop per una settimana. Il babbo mise su un'impresa distributrice di giornali di cui Matteo divenne manager organizzando anche lo strillonaggio della Nazione .

Il ragazzo ebbe forte l'impronta cattolica. Entrò negli scout e vi restò vent'anni. Fu lupetto, esploratore, rover e capo redattore di Camminiamo insieme , la rivista del movimento. Si firmava Zac. Si laureò in Legge con una tesi premonitrice su Giorgio La Pira, il sindaco santo e sinistrorso della Firenze anni Cinquanta. Con gli scout ebbe una brutta avventura, si persero di notte e cantarono a squarciagola per tenere lontani i cinghiali, ma conobbe la moglie, Agnese, cui è molto legato e da cui ha avuto tre marmocchi.

Quando Matteo divenne famoso ci si ricordò che lo era già stato. A 19 anni vinse infatti 33 milioni di lire alla Ruota della fortuna, quiz Mediaset di Mike Bongiorno. Apparve in tv per cinque puntate, già ilare e sfrontato com'è oggi, tanto che Mike gli disse che non ne poteva più di averlo come concorrente e se ne liberò. E noi ne seguiamo l'esempio.

 

VENDOLA BERSANI Matteo Renzi Matteo Renzi MATTEO RENZI CONFERISCE LA CITTADINANZA ONORARIA DI FIRENZE A ROBERTO BENIGNI matteo renzi ROSI BINDI MASSIMO DALEMA FRANCESCO RUTELLI

Ultimi Dagoreport

meloni schlein lovaglio messina donnet

DAGOREPORT – A FERRAGOSTO UN COLPO DI “SOLE” CI STA. FIRMATO DAL DIRETTORE DEL QUOTIDIANO DELLA CONFINDUSTRIA, FABIO TAMBURINI ANNUNCIA CHE PER CONTRASTARE L’OPAS DI INTESA SU MPS NELLA MENTE DI LUIGI LOVAGLIO FRULLEREBBERO NON UNA, MA ADDIRITTURA DUE OPS (OFFERTA PUBBLICA DI SCAMBIO). UNA PER PRENDERE IL CONTROLLO SUL BANCO BPM E L’ALTRA PER ACQUISIRE BANCA GENERALI – NON FINISCE QUI: IN BALLO CI SAREBBE ANCHE LA POSSIBILE VENDITA DEL 13,2% DI GENERALI POSSEDUTO DA MEDIOBANCA, VERO OBIETTIVO DEL RISIKONE BANCARIO – A INGARBUGLIARE LA PARTITA, SI È AGGIUNTA LA PRESA DI DISTANZA DALL’OPAS DI INTESA, LA “BANCA DI SISTEMA” GUIDATA DA CARLO MESSINA, DA PARTE DEL POTERE POLITICO AL COMPLETO, CON MELONI E SCHLEIN PER UNA VOLTA SULLO STESSO FRONTE – ‘STA MEGA-OPERAZIONE DELL’IRRIDUCIBILE LOVAGLIO, CHE DOVREBBE ESSERE ANNUNCIATA NEL CDA DI MPS CONVOCATO PER DOMANI, PUÒ AVERE TANTI VARIABILI DA SCHEDINA: 1-2-X – IN TALE LABIRINTO DI SPECCHI, C’È UN ‘’CONVITATO DI PIETRA’’ CHE TUTTI NOTANO MA CHE NESSUNO NOMINA: IL CEO DI GENERALI, PHILIPPE DONNET, CHE OVVIAMENTE NON FA SALTI DI GIOIA AL PENSIERO DELLA POSSIBILE ACQUISIZIONE VIA OPAS SU MPS DI BANCA INTESA DEL 13,2% DEL COLOSSO ASSICURATIVO…

classifica universita shanghai ranking consultancy politecnico milano torino corgnati donatella sciuto

DAGOREPORT – LE LUSINGHE ALLA CINA NON RI-PAGANO – LE UNIVERSITA’ ITALIANE, IN PARTICOLARE I POLITECNICI DI MILANO E TORINO, HANNO STRETTO DA ANNI CONVENZIONI CON GLI ATENEI CINESI PER SCAMBI DI STUDENTI (PIUTTOSTO ASINI) E DOCENTI, CON APERTURE DI SEDI E PROGRAMMI DI RICERCA COMUNI (TANTO GLI STIPENDI LI PAGA LO STATO) – MA LA CINA NON RICAMBIA TANTO AFFETTO: NELLA CLASSIFICA DELLE UNIVERSITA’ PIU’ PRESTIGIOSE PUBBLICATA DALL’ORGANIZZAZIONE “SHANGHAI RANKING CONSULTANCY” I NOSTRI ATENEI LI VEDI CON IL BINOCOLO! PER IL POLITECNICO DI MILANO, IL PIU’ ATTIVO CON LA CINA, DEVI ARRIVARE AL TRECENTESIMO POSTO...

meloni gasparri nordio paromonov vannacci

DAGOREPORT – COSA CI FANNO IL MINISTRO NORDIO E IL SENATORE GASPARRI NEL PARTERRE DI UN MAXI-EVENTO CHE SEMBRA AVER ARRUOLATO SAN FRANCESCO NEL MONDO “MULTIPOLARE” E FILO-RUSSO? CON LORO ANCHE ALTI UFFICIALI DELLE FORZE ARMATE – PRENDERANNO PARTE AI “TAVOLI DI PACE: UN’ESPERIENZA FRANCESCANA, UN’ETERNA SFIDA TUTTA ITALIANA”, CHE SI TERRANNO A FORMELLO, ALLE PORTE DI ROMA, DA FINE AGOSTO A INIZI DI SETTEMBRE – I PARTECIPANTI ALL’EVENTO SEMBRANO ACCOMUNATI DAL DISPREZZO PER IL MONDO OCCIDENTALE E PER SIMPATIE NEMMENO TROPPO CELATE PER LE VARIE AUTOCRAZIE. SI VA DALL’AMBASCIATORE RUSSO ALEXEY PARAMONOV, ALL’AYATOLLAH IRANIANO MOHAMMAD HOSSEIN. E, NATURALMENTE, CI SARÀ IL GENERALISSIMO VANNACCI – IMMAGINIAMO QUANTO SARÀ ENTUSIASTA GIORGIA MELONI DELLA PRESENZA DEL “SUO” GUARDASIGILLI IN MEZZO A QUESTE TRUPPE…

valter lavitola sigfrido ranucci bomba attentato

DAGOREPORT - BOMBAROLI D’AMORE O C’E’ DELL’ALTRO? - PAOLO MIELI HA LANCIATO IL SASSO SUL CASO DELL’ATTENTATO A SIGFRIDO RANUCCI: “PUÒ DARSI, CHE QUALCUNO SI SIA INFILATO IN QUESTO RAPPORTO CON LAVITOLA PROPRIO ALLO SCOPO DI METTERE IN PIEDI UNA MISSIONE PER DANNEGGIARE RANUCCI” – CERTO, CI SONO MOLTE ZONE D’OMBRA: TUTTO GIRA INTORNO AL MOVENTE CHE HA SPINTO LAVITOLA A COMMISSIONARE L’ATTENTATO - IL FACCENDIERE VOLEVA ACCRESCERE LA POPOLARITÀ DI RANUCCI PER SPINGERLO A ENTRARE IN POLITICA? - AI MAGISTRATI HA SPIEGATO DI VOLER “SFRUTTARE” LA BOMBA PER SPINGERE LE AUTORITÀ A RAFFORZARE LA SCORTA DEL CONDUTTORE DI “REPORT”. MA SE FOSSERO QUESTE LE RAGIONI, LA CONDIZIONE INDISPENSABILE DEL PIANO ERA: NON ESSERE SCOPERTI – UN’ASSURDITA’, A PENSARCI BENE: COME POTEVANO, VALTERINO E I SUOI UOMINI, ILLUDERSI DI NON ESSERE ACCIUFFATI, DOPO UN ATTENTATO DINAMITARDO? – ECCO PERCHE’ QUALCOSA NON TORNA…

moulay hassan marocco ceuta melilla donald trump giorgia meloni pedro sanchez friedrich merz

DAGOREPORT – LA CRISI SUI FLUSSI MIGRATORI TRA ITALIA E SPAGNA È APPESA A CIÒ CHE SUCCEDERÀ DOMANI, 15 AGOSTO: UNA NUOVA “INVASIONE” È STATA MINACCIATA SUI SOCIAL MAROCCHINI A CEUTA E, SOPRATTUTTO A MELILLA, L’ALTRA EXCLAVE SPAGNOLA NEL PAESE NORD-AFRICANO – E QUI SI ARRIVA AL VERO NODO IRRISOLTO DELLA QUESTIONE, CHE NON RIGUARDA L’ITALIA, MA IL MAROCCO E LA ROTTURA DELL'ACCORDO CON LA SPAGNA. A RABAT MOHAMMED VI FORMALMENTE HA SULLA CAPOCCIA LA CORONA, MA A GOVERNARE DI FATTO È IL FIGLIO, IL 23ENNE MOULAY EL HASSAN, BEN SUPPORTATO DA MADRE E SORELLA NELLA SUA ASCESA PER DIVENTARE IL “BIN SALMAN MAROCCHINO” – L’ALLEGRO TERZETTO, ACCOMPAGNATO DA NUMEROSA CORTE ALLE PRESE CON BEN 224 VALIGIE, HA SVACANZATO A LUGLIO A CAPRI DOVE AVREBBERO TROVATO IL TEMPO DI INTRATTENERSI CON EMISSARI DELLA GALASSIA “MAGA” – E DIVENTA SEMPRE PIÙ PLAUSIBILE CHE L'"ISPIRAZIONE" AL PRINCIPE MAROCCHINO PER L'OPERAZIONE CEUTA ABBIA IL MARCHIO DEL SOVRANISMO USA - SE TRUMP S’È BUTTATO A PESCE CON LE SUE ARMATE DI TROLL E ACCOUNT SOCIAL PER SOFFIARE SUL FUOCO DELL’''INVASIONE'', LA SUA EX "AMICA SPECIALE" GIORGIA MELONI È ANDATA A SBATTERE SUL “MURO DI BERLINO” DI MERZ… - VIDEO

craxi di pietro napolitano

VIDEO-FLASH! - NON CAMBIA UN CAZZO: PRIMA C'ERANO IL KGB E I SERVIZI BULGARI CON LE LORO RICETRASMITTENTI, OGGI CI SONO I "MAGA" E I "PUPAZZI PREZZOLATI" DI PUTIN - LE PAROLE VERE, TRAGICHE E ATTUALISSIME PRONUNCIATE DA BETTINO CRAXI NELL’INTERROGATORIO DEL 19 DICEMBRE 1993 DAVANTI A DI PIETRO, AL PROCESSO CUSANI: "I PARTITI ERANO TENUTI A PRESENTARE I BILANCI IN PARLAMENTO E I BILANCI ERANO SISTEMATICAMENTE FALSI” – “C’ERA UN REFLUSSO CHE PROVENIVA DALL’UNIONE SOVIETICA CHE COSTITUIVA UNA DELLE VOCI PRINCIPALI DEL FINANZIAMENTO DEL PARTITO COMUNISTA - NON È CREDIBILE CHE IL PRESIDENTE DELLA CAMERA, GIORGIO NAPOLITANO, CHE È STATO PER MOLTI ANNI MINISTRO DEGLI ESTERI DEL PARTITO COMUNISTA E AVEVA RAPPORTI CON TUTTE LE NOMENCLATURE COMUNISTE DALL'ESTERO, A PARTIRE DA QUELLA SOVIETICA, NON SI SIA MAI ACCORTO DEL GRANDE TRAFFICO CHE AVVENIVA SOTTO DI LUI, TRA I VARI RAPPRESENTANTI E AMMINISTRATORI DEL PARTITO COMUNISTA E I PAESI DELL'ESTERO…”