1. “IL FATTO QUOTIDIANO”: “ONORE AL VECCHIO VESPA CHE HA SURCLASSATO IL NUOVISSIMO (E TROPPO SUDATO, TROPPO AGITATO, TROPPO ALLARMATO) BEPPE GRILLO” 2. “IL FOGLIO”: “IL GIORNO DOPO IL “PORTA A PORTA” DEI MIRACOLI (SHARE MEDIO SU RAI1 DEL 27,75 PER CENTO DURANTE L’INTERVISTA), SI SCOPRE CHE IL CASO DELLA SERATA NON È BEPPE GRILLO, MA BRUNO VESPA. UN BRUNO VESPA NON-ATTORE CHE RUBA LA SCENA ALL’ATTORE COMICO PROFESSIONISTA INTERVISTATO, E SEMBRA PRONTO PER PRESENTARE SANREMO, QUASI QUASI, MENTRE SORRIDE A MANI GIUNTE ALL’ALTRO CHE GLI DICE “PENSIONATO”, AGGIUNGENDOCI PURE UN “ANDIAMO INSIEME AI GIARDINETTI, SU” 3. “LA STAMPA”: “IL PONTEFICE DELLA CASTA GIORNALISTICA HA MESSO ALL’ANGOLO IL VENDICATORE DEL POPOLO UMILIATO. VESPA - TALVOLTA SOTTOVALUTATO COME LO FU GRILLO - HA TENUTO IL PALCO CON LA LEVITÀ DEL BALLERINO, NON HA SBAGLIATO UNA SILLABA” 4. GUARDA LA PUNTATA INTEGRALE DI BEPPE GRILLO OSPITE DI “PORTA A PORTA”

GUARDA LA PUNTATA INTEGRALE http://bit.ly/1mR7Jfm - Beppe Grillo ospite di Porta a porta

1. UNO VALE BRUNO
Marianna Rizzini per ‘Il Foglio'

Il giorno dopo il "Porta a Porta" dei miracoli (share medio su Rai1 del 27,75 per cento durante l'intervista), si scopre che il caso della serata non è Beppe Grillo, ma Bruno Vespa. Un Bruno Vespa non-attore che ruba la scena all'attore comico professionista intervistato, e sembra pronto per presentare Sanremo, quasi quasi, mentre sorride a mani giunte all'altro che gli dice "pensionato", aggiungendoci pure un "andiamo insieme ai giardinetti, su".

Ed è un Vespa non dimesso né sommesso, quello che dà del tu alla vecchia conoscenza senza farselo ripetere, finalmente liberato del fardello di trattare tutti come fossero statisti, e fa battute alle battute ("buonanima!", dice quando Grillo allude a suo "papà" Benito Mussolini, citando la leggenda metropolitana sulla somiglianza fisica tra il conduttore e il duce).

Si vede che si diverte un mondo, Vespa, mentre mette Grillo nel format anche se non nel sacco, inizialmente nella variante "entrambi in piedi" poi seduti faccia a faccia, e gli fa tutte le domande giuste interrompendolo al momento giusto, come a far intendere che "se voglio, io questo lo fermo", e corredando le domande stesse con il "maddai" che si dice a quelli che la sparano davvero grossa.

E pazienza se poi, poco prima di affondare, solleva la punta della spada, Vespa, e lascia Grillo libero di fare il suo balletto fino all'argomento successivo (lo spettacolo deve continuare), tanto sa che nessuno gli potrà dare del "tappetino", perché lui al comico ha detto più volte che tutti a casa sì, vabbè, ma poi come governi se non hai numeri e non fai alleanze, e gli ha detto che a forza di denigrare gli ottanta euro renziani il ragionamento varrà pure per il reddito di cittadinanza tanto caro ai Cinque stelle, e ha fatto parlare Grillo di stampanti 3D che sputano fuori turbine di boeing, ma non gli ha dato mai ragione se non proprio quando lo si poteva fare in tutta ragionevolezza (tre sedi per le stesse istituzioni europee sono uno scandalo, dice Grillo, e Vespa a quel punto concorda).

Seduto comodo e incredulo sulla poltroncina riservata di solito ai suoi ospiti, e ancora prima fermo dietro al "fool" a cinque stelle che parla al pubblico in studio (teatro vero del Beppe-comico, ma anche del Bruno-spalla che lo asseconda per poi dire "sediamoci, su"), Vespa non ha neanche più l'aura da conduttore-vintage, quello di cui tutti citano i "pezzi" di modernariato televisivo: il risotto di Massimo D'Alema, il Cav. che firma il contratto con gli italiani.

E anzi, appare persino giovanetto, il Vespa che dice a Grillo "dài, su, l'Eni non è scalabile" o chiede a Grillo "ma perché fai credere alle persone non informate che si può uscire rapidamente dall'euro quando sai che non è vero?". E si capisce che già pregusta la rivincita degli ascolti e della critica su chi lo dava per superato dai conduttori-combat. E infatti il giorno dopo è tutto un domandarsi chi abbia fatto un favore a chi, mentre i due combattenti (e complici) si scambiano simpatie travestite ex post da onore delle armi: "Bruno è stato corretto"; "Beppe è un professionista".

2. MA L'ETERNO BRUNO L'HA MESSO ALL'ANGOLO
Mattia Feltri per ‘La Stampa'

Era così buono che non si vedevano le zanne. Nascoste dentro le fauci ad agevolare il sorriso iniziale per il selfie, quello finale per la stretta di mano da chitarristi. In altri tempi e altri luoghi, Beppe Grillo aveva attinto al suo peggiore vocabolario per definire Bruno Vespa; e dunque quello di lunedì sera aveva l'aria del duello, sebbene Vespa non sia candidato.

In fondo non lo è neanche Grillo, però a un tiro di schiaffo stavano il vendicatore del popolo umiliato e il pontefice della casta giornalistica. Ma Grillo non era lì per convincere i commentatori né per infiammare le truppe: era lì per rassicurare un popolo non suo, e diffidente.

Nessuna sparatoria né promesse di punizione. Si è adeguato alle soffici vette istituzionali della terza camera, ha abbaiato il sufficiente per ricordare che sa mordere, ha usato uno schietto umorismo da bar («non sei un giornalista, sei un pacchetto», «sei un fossile»), ha pronunciato morbidamente la battuta bacucca su Vespa figlio del Duce.

E Vespa - talvolta sottovalutato come lo fu Grillo - ha tenuto il palco con la levità del ballerino, non ha sbagliato una sillaba, si è offerto per un massaggio ai nervi tesi dell'interlocutore, lo ha invitato a una gita a braccetto al parco, se lo è freddamente lavorato con paternalistico stupore («ma dài, su», «ma siamo seri»). Ha posto anche qualche domanda da cui Grillo si è liberato con spezzoni di fumisteria teatrale.

Alla fine la coppia è combaciata come i loro palmi destri, si presume per la delusione della curva che s'aspettava uno strapazzo di quelli riservati in streaming a Matteo Renzi e Pierluigi Bersani. Macché. Il cortigiano Vespa, il servo del padrone di passaggio, è stato legittimato ed elogiato dallo sceriffo anticasta. Il solito trionfo del grande professionista. Quanto a Grillo, si rifarà domenica.

3. GRILLO-VESPA, HA VINTO CHI È STATO PIÙ ZITTO
Pino Corrias per ‘Il Fatto Quotidiano'


Alla fine del monologo ha vinto quello dei due che è stato zitto. Onore al vecchio Vespa che ha surclassato il nuovissimo (e troppo sudato, troppo agitato, troppo allarmato) Beppe Grillo. Che sembrava quello dell'ultimo banco all'esame di maturità spinto dalla foga di mostrare all'esaminatore tutti i libri letti di corsa nell'ultima settimana - compreso uno sulle turbine dei Boeing costruiti con la stampante 3D - che gli stavano appesi pagina per pagina alle sinapsi, con la paura che un colpo di vento, o uno sternuto, li facesse volare via.

Grillo s'è arrampicato sull'albero dello scibile politico e non la smetteva di scuoterlo. Cadevano frammenti decontestualizzati che transitavano dall'imminente assedio del Quirinale al remoto crack Parmalat, dalla sparizione di Renzi alla comparsa delle leggi fabbricate on line, una Norimberga fiscale per i politici, la fine di tutti i finanziamenti, la morte di tutti i partiti, la chiusura di tutti i cantieri Expo.

"E poi che si fa, un bel monocolore?" chiedeva con studiata letizia Vespa, bastando quel bullone a incasinare tutti gli ingranaggi guerrieri di Grillo. A fare della sua massima indisciplina una minima gag già pronta per l'archivio.

 

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