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VIRGINIA FA 40: LA SINDACA DI ROMA CONQUISTA GLI “ANTA” (VIDEO) DOPO AVER VISSUTO GLI ULTIMI DUE ANNI, PER PARAFRASARE UN CULT MOVIE DEGLI ANNI OTTANTA CON MEL GIBSON, «MOLTO PERICOLOSAMENTE» - ABBANDONANDO I PANNI DI TIMIDA SPROVVEDUTA, LE GONNE AL GINOCCHIO E LE GIACCHETTE DAI COLORI SBIADITI LA RAGGI HA SFOGGIATO ABITI CHE NEMMENO MEGHAN E KATE SI SOGNEREBBERO DI INDOSSARE…

 

Federico Rocca per "www.vanityfair.it"

 

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Quarant’anni tondi tondi, compiuti il 18 luglio, per il sindaco (anzi, la Sindaca, come preferisce appellarsi su Instagram) di Roma Virginia Raggi. Gli ultimi due dei quali, per parafrasare un cult movie degli anni Ottanta con Mel Gibson, vissuti «molto pericolosamente».

 

Il giorno della sua elezione, il 19 giugno 2016, la pentastellata romana doc (è originaria del quartiere Appio-Latino), ha infranto contemporaneamente due record: non solo è il primo sindaco donna della Capitale, ma anche il più giovane che la città eterna abbia mai avuto.

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Un onere al quadrato per la sindaca, che deve aver sentito fin da subito il peso della responsabilità di non potersi permettere di deludere i 770 mila concittadini romani che, al ballottaggio che l’ha vista sbaragliare la concorrenza di Roberto Giachetti, le hanno fiduciosamente attribuito il loro voto.

 

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Virginia Raggi – nonostante un physique du rôle che è servito da sponda, ai suoi detrattori, per incasellarla, spesso e malvolentieri, nel personaggio troppo letterario della timida sprovveduta – ha affrontato i due anni e poco più da prima cittadina senza, apparentemente, farsi davvero turbare dalle polemiche, dal tiro incrociato delle opposizioni, dalle prese in giro e perfino dalle indagini (e dai rinvii a giudizio) a suo carico. Anzi.

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Se anche il linguaggio del corpo – e degli abiti chiamati a vestirlo, il corpo – va saputo leggere e interpretare, allora c’è da credere che Virginia Raggi abbia, in questa prima tormentata fase del suo mandato, voluto ostentare una – quanto autentica e profonda, nessuno può dirlo – neo acquisita e decisamente invidiabile sicurezza. Diremmo quasi sfrontatezza.

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La ricordiamo tutti nei caldi giorni del giugno di due anni fa, con i suoi anonimi pantaloni blu, con le décolleté accollate con solo qualche centimetro di tacco, con i suoi top bianchi molto meno formali di una qualsiasi camicia, affrontare i comizi pubblici.

 

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E ricordiamo anche le giacchette, oggettivamente senza arte né parte, delle prime sedute in Campidoglio. E ricordiamo pure le casaccone non graziate da una forma che valorizzasse la sua figura, sui primi red carpet ai quali Raggi ha presenziato nei nuovi (e un po’ goffi) panni istituzionali.

 

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Come dimenticare poi gli sparuti e discreti tentativi di azzardare, per così dire, qualche colore che andasse al di là della sacra triade del bianco/blu/nero, con grigi sfumati, tutto fuor che vivaci, o improbabili nuance di verdi e bordeaux; per non parlare degli esperimenti con gonne al ginocchio indossate senza davvero crederci troppo.

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Poi qualcosa deve esserle successo. La celebre lampadina che si accende, e la volontà di dare un’immagine allo stesso tempo più femminile e più sicura di sé. Perché non c’è nulla che possa far sognare e intimidire allo stesso tempo una donna più di un abito da sera bustier, senza spalline.

 

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E invece negli ultimi mesi Raggi, per ben due volte, a distanza ravvicinata, osa l’inosabile strapless. Nello scorso dicembre, in nero screziato di rame e oro, per l’Opera. E ad aprile in un blu che definire elettrico è ancora poco. Due abiti da principessa d’altri tempi (perché Meghan e Kate se ne guarderebbero bene).

 

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Virginia Raggi, così facendo, solo apparentemente ha tirato fuori le crinoline dall’armadio. In realtà quelli che ha sfoderato, nel linguaggio subliminale della moda, sono un bel paio di artigli bene affilati. E se la vera vita comincia a 40 anni, allora ne vedremo delle belle.

 

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