LA VISITA A ROMA DELLA BEGHINA ELISABETTA ERA TUTTA PER RE GIORGIO CON CUI S’È ATTOVAGLIATA E HA CHIACCHIERATO A LUNGO - DAL PAPA HA TIMBRATO IL CARTELLINO, PORTANDO IN DONO LE SCORTE DELLA CUCINA ED EVITANDO L’ARGOMENTO FALKLAND

Paolo Valentino per ‘Il Corriere della Sera'

Sua Maestà Britannica, Supremo Governatore della Chiesa d'Inghilterra e Difensore della Fede si è presentata davanti al Santo Padre e Sommo Pontefice della Chiesa universale con ben 23 minuti di ritardo.

Ma in quel lasciarsi attendere non c'era nulla di irriverente, men che meno uno svolazzo d'autonomia anglicana. «Sorry to keep you waiting - ha ammesso con semplicità la regina nel tendere la mano a Papa Francesco - we were having a pleasant lunch with the President», «mi dispiace di averla fatta aspettare, ma stavamo piacevolmente pranzando con il presidente».

Il presidente è Giorgio Napolitano, anfitrione principale della giornata romana di Elisabetta. È su suo invito infatti, che la sovrana e il Duca di Edimburgo sono venuti in Italia, dopo che un anno fa erano stati costretti a cancellare la visita a causa di un'indisposizione.

Ha un debole, la regina, per il presidente della Repubblica. Sarà perché sono coetanei, 76 anni e un secolo in due. Sarà perché possono condividere memorie di stagioni irripetibili: Elisabetta ha molto apprezzato le lodi sue e dei suoi antenati tessute da Giorgio Napolitano in una cena svoltasi all'ambasciata britannica di Roma nel 2012, quando il capo dello Stato espresse gratitudine per l'appoggio che la famiglia reale britannica diede alla Resistenza italiana durante la Seconda guerra mondiale. Certo è che quella al Quirinale è stata la prima visita all'estero di Elisabetta in quasi 4 anni, l'ultima fu in Australia nel 2011.

Soprabito glicine firmato dallo stilista Stewart Parwin, cappellino ton sur ton con applicazioni floreali disegnato da Rachel Trevor-Morgan, spilla di zaffiri, oro e diamanti regalo della nonna, la regina Mary, del 1953, Elisabetta, accompagnata dal principe Filippo, è arrivata al Colle poco prima delle 13, accolta con tutti gli onori militari da Napolitano e dalla signora Clio. La regina ha portato in dono un piatto d'argento al presidente e una stola di cachemire beige alla moglie. Quaranta minuti di colloquio privato a due nello studio di Napolitano, senza interprete, durante il quale hanno anche affrontato temi d'attualità, come l'Europa.

Poi il pranzo, al quale hanno partecipato, oltre ai rispettivi ambasciatori a Londra e Roma, Pasquale Terracciano e Christopher Prentice, al consigliere diplomatico del presidente, Antonio Zanardi Landi, tutti con signore, anche l'ex ambasciatore a Londra Giancarlo Aragona e il maestro Antonio Pappano, direttore musicale della Royal Opera House, Covent Garden. Al menu, risotto alle erbe, agnello arrosto con contorno di millefoglie di patate, sformatini di caponata e fagiolini al vapore, bonet di cacao, amaretti e liquore. Più di due ore sono volate.

Molto più breve la visita in Vaticano, dove papa Francesco ha accolto la sovrana nello studio privato con un grande sorriso e un «welcome», unica parola pronunciata in inglese, prima di farsi tradurre tutto dall'interprete. Lo scambio dei doni è stato alquanto elaborato. Elisabetta, al primo incontro con il successore di Pietro, gli ha regalato un grande cesto di vimini pieno di leccornie biologiche, tutte provenienti dalle tenute reali.

«We brought you something from all our estates», ha detto Elisabetta. Ma il Duca di Edinburgo, più che mai espansivo, ha voluto entrare nel dettaglio. E davanti a Francesco, sorpreso e divertito allo stesso tempo, ha tirato fuori alcuni prodotti, spiegandone l'origine: «Questo è whisky da Balmoral, in Scozia. Questo è il miele che facciamo nei giardini di Buckingham Palace. E questo è succo di mela prodotto a Sandringham».

C'erano anche cervo affumicato e uova da Windsor, confetture, gelatine, mostarde e sidro sempre da Sandringham, tè da Fortnum & Mason, shortbread scozzesi ancora da Balmoral. Una cornucopia, che la regina ha voluto precisare «it's for you personally», è personalmente per lei. Quasi a voler dire al Papa, forse conoscendone le sobrie abitudini: la gusti lei, non la dia in elemosina. Sull'altro dono, una foto di lei e del Duca di Edinburgo firmata e in cornice d'argento, tradizione dei reali inglesi, la regina ha ironizzato: «Ho paura di doverle dare anche questo, è inevitabile».

I doni di Francesco sono apparsi più simbolici. Un'antica pergamena del maggio 1679, contenente il decreto con cui papa Innocenzo XI estese alla Chiesa Universale il culto di Sant'Edoardo il Confessore, re d'Inghilterra dal 1274 al 1307. Un chiaro segnale di riconciliazione.

Ma il Papa ha anche voluto salutare la dinastia dei Windsor, con un regalo per il piccolo George, figlio del principe William e di Kate Middleton, terzo nella linea di successione al trono, che compirà un anno a luglio: un piccolo mappamondo di lapislazzuli, sormontato da una croce d'argento. «Molto grazioso, ci giocherà quando sarà un po' più grande», ha commentato la sovrana, sorridente e forse allarmata dalla croce molto sottile e affilata.

Il colloquio tra Elisabetta e Francesco è durato meno di venti minuti. Ed è chiaro che non si è parlato delle Isole Falkland, l'argomento più controverso, che alla vigilia aveva eccitato i media inglesi. Da cardinale e vescovo di Buenos Aires, Jorge Bergoglio non aveva infatti mai nascosto i suoi sentimenti patriottici, onorando i soldati argentini morti nella guerra del 1982 e accusando gli inglesi di «aver usurpato le Malvine».

Ma da Papa, Francesco ha messo il tema da parte: «Il Vaticano è stato molto chiaro con noi - aveva detto alla vigilia l'ambasciatore britannico presso la Santa Sede, Nigel Baker - la sua vecchia linea di neutralità sulle Falkland non è cambiata». E così sia.

 

 

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