1. VITA, MIRACOLI E TACCHI A SPILLO DI MARIA ELENA BOSCHI, “GIAGUARA” DEL NUOVO PD 2. L’AMBIZIOSA TOSCANA HA DEBUTTATO IN POLITICA NEL 2009 SOSTENENDO LA CANDIDATURA A SINDACO DI FIRENZE DEL DALEMIANO, MICHELE VENTURA, CONTRO RENZI 3. POCO DOPO IL SALTO DELLA QUAGLIA: ECCOLA ALLA CORTE DI MATTEUCCIO. E IN QUATTRO ANNI, ALLA FACCIA DELLE SELEZIONE E DELLA MILITANZA, HA COSTRUITO LA SUA CARRIERA: INIZIATA NEL CDA DI PUBLICACQUA E CULMINATA CON L’ELEZIONE A MONTECITORIO 4. TWITTAROLA DI OVVIETÀ, PREZZEMOLINA TV, LA BOSCHI IN DIECI MESI DI PARLAMENTO NON HA PRODOTTO PROPOSTE DI LEGGE, LIMITANDOSI A FIRMARE QUELLE PRESENTATE DA COLLEGHI 5. PUR ESSENDO INCANTEVOLE, ELEGANTE, MAI SQUINZIA HA RICEVUTO I COMPLIMENTI DEL BANANA (“TROPPO BELLA PER ESSERE COMUNISTA”). LE MOLTE VOCI SUI SUOI AMORI

Giancarlo Perna per "il Giornale"

Pur avendoci incantato per garbo e delicatezza di tratti, Maria Elena Boschi non ci convince del tutto.
Intanto, la trentaduenne deputata del Pd e neo responsabile delle Riforme della segreteria di Matteo Renzi è un tantino invadente per le troppe volte che ci entra in casa su ogni possibile canale tv, dando l'impressione che null'altro faccia che promuovere se stessa.

Inoltre, pare parli essenzialmente per tenere in esercizio la bocca e non per dire cose. A meno che non consideriamo cose il suo continuo cinguettio, «Matteo qua, Matteo là», la calcata buona volontà espressa con i vari «noi ce la metteremo tutta» e sinonimi, l'ottimistica visione del nostro domani propinata con sperticate lodi sui benefici del renzismo.

Fin qui, la Boschi televisiva. Poi, c'è Twitter di cui, come il suo capo Renzi, è idolatra. Ecco un saggio di pensieri e umori di Maria Elena. Per le festività: «O è Natale tutti i giorni o non è Natale mai! Un felice Natale a tutti». Per la Leopolda (il festival fiorentino d'autunno di Renzi): «Pronti per dare un nome al futuro?». Per le primarie della segreteria Pd (vinte da Renzi): «È la nostra occasione! Questa è la volta buona!».

In un giorno a caso: «Con Matteo cambia verso all'Italia! Si riparte!». Per riassumere: una marea di esclamativi ed entusiasmo alle stelle, a conferma definitiva di una personalità giulivamente estroversa. Anche il suo profilo parlamentare è coerente. L'onorevole Boschi è molto presente in Aula, come in tv e su Twitter, ma se c'è da fare cose concrete marca visita: in dieci mesi non ha prodotto proposte di legge, limitandosi a firmarne alcune presentate da colleghi.

Classe 1981, dunque quasi giovanetta, Maria Elena merita già solo per questo la massima apertura di credito. Quel che ne ho detto finora, frutto di semplici osservazioni a distanza, non pregiudicano nulla. Renzi, per dire, la considera un fenomeno, se non alla sua stregua, degna almeno di stargli a fianco.

Se poi si pensa che in un anno, il 2013, Boschi è diventata deputato, è entrata nella segreteria del Pd (composta di dodici prediletti di Renzi, come gli apostoli), è stata acclamata Miss Montecitorio e se la batte per notorietà tv con una veterana come Mara Carfagna, si può affermare che è partita col piede giusto. Perfino il Cav ne è abbagliato. Un giorno le ha detto: «Lei è troppo bella per essere comunista». E lei, anziché lasciarsi lusingare, ha replicato seria e severa: «I comunisti non esistono più».

Ha già pure un soprannome: la Giaguara. Segno che ha acceso la fantasia dei cronisti. Tutto è nato alla Leopolda di due mesi fa - kermesse da lei brillantemente organizzata - quando giunse in scarpe leopardate, tacco dodici (che alterna con il dieci, ma è sempre in supertacco). I giornalisti, che nelle associazioni sono impagabili, hanno subito collegato il leopardo di Maria Elena al giaguaro di Bersani (quello che l'ex segretario pd si era fissato di volere smacchiare, alludendo al Cav).

Di qui il soprannome, quasi un omaggio alla grinta dimostrata dalla ragazza nell'infrangere il tabù che aveva portato iella a Bersani e al Pd. Parlando di scarpe, aggiungo quel che Maria Elena ha voluto farci sapere in un'intervista. Ora che passa a Roma cinque giorni la settimana (trascorre il week end nella natia Toscana), indossa sempre scarpe con ultratacchi a Montecitorio, ma ha con sé delle ballerine che calza invece per affrontare gli infidi sanpietrini romani tornando a casa. Un accorgimento che denota equilibrio tra vanità e testa sulle spalle.

Che sia ragazza quadrata, non ci piove, e neppure che sia ambiziosissima. Nata a Montevarchi, ma solo perché lì c'era Ostetricia, Maria Elena è di cospicua famiglia di Laterina, borgo aretino di qualche migliaio d'anime. Papà Pierluigi è dirigente della Coldiretti, direttore di un consorzio vinicolo e nel cda di BancaEtruria.

In sostanza, un ex democristiano traslocato nel Pd, via Margherita (stesso partito dei Renzi). Idem la mamma, Stefania Agresti, preside e vicesindaco pd del borgo. Pare che i Boschi e i Renzi - del Valdarno aretino gli uni, del fiorentino gli altri - siano vaghi conoscenti da prima che i rispettivi rampolli intrecciassero i destini, cosa che tra sparuti bianchi nella marea rossa locale, è del tutto verosimile.

Dopo una superlativa laurea in Legge, Maria Elena si specializzò in Diritto societario, iniziando la pratica legale. A studio con lei, c'era Francesco Bonifazi, di cinque anni maggiore, avvocato piddino col pallino della politica. I due diventarono amici - c'è chi dice qualcosa di più - e insieme sostennero nel 2009 la candidatura a sindaco di Firenze del dalemiano, Michele Ventura, contro Renzi.

Matteo però prevalse e Bonifazi, eletto unico consigliere comunale venturiano, il giorno successivo passò armi a bagagli con il vincitore diventandone, come tutti quelli che si allineano con Matteo, reggicoda. Ne è stato lautamente ricompensato: oggi è deputato e tesoriere del Pd. Fu lui a presentare al neo sindaco Maria Elena che, a sua volta, si mise a disposizione ricevendone altrettanti benefici. Per riassumere: la Nostra fanciulla, che non doveva all'inizio avere le idee chiare, debuttò in politica con un prodigioso salto della quaglia dall'universo togliattiano di D'Alema a quello indefinito di Renzi, suo rottamatore.

In quattro anni dall'entrata in scena, ecco quel che è accaduto. Il rapporto tra Matteo e Maria Elena è diventato più stretto, alimentando illazioni. È seguita la nomina dell'avvocata nel cda di Publiacqua (la maggiore azienda idrica toscana), l'attribuzione di un compito importante (la «tenuta dell'agenda» di Renzi!) nelle primarie 2012 in cui Matteo fu battuto da Bersani e un apprezzato contributo professionale di Maria Elena nella privatizzazione dell'Atef, l'azienda filotranvaria fiorentina. Operazione osteggiata con scioperi dalla Cgil, tra il pittoresco sacramentare degli utenti fiorentini.

Per tali meriti, la ragazza è stata catapultata a Montecitorio con le ultime elezioni. Una carriera lampo, ricalcata su quella delle vituperate donne berlusconiane. Lei che di continuo esalta la via maestra delle primarie per selezionare i migliori, al dunque ha preso la scorciatoia del posto sicuro in lista sotto l'ala del protettore. «È una miracolata. Senza Renzi, non esiste», si mormora a Firenze. Veleni toschi, bella Boschi. Non ci badi. Dimostri a quelli che oggi hanno ragione che presto avranno torto.
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