vittorio sgarbi luca zaia

“ZAIA SI È RIVELATO IL MIGLIORE DEI PRESIDENTI” – L’ENDORSEMENT DI VITTORIO SGARBI AL GOVERNATORE DEL VENETO: “È RUSTICO E INTUITIVO, QUINDI NON È UN POLITICO, NEL SENSO DELI INCAPACI CHE ABBIAMO AL GOVERNO” – “IL LOCKDOWN? IO SAREI PER DARE AI CITTADINI LIBERTÀ TOTALE, MA VA BENE SEGUIRE LE REGOLE ANCHE SE NON CI SI CREDE”

Alessio Mannino per www.vvox.it/

 

vittorio sgarbi alla camera con la mascherina 2

Oltre a essere il critico d’arte di razza e l’opinionista fumantino che tutti conoscono, Vittorio Sgarbi è un amministratore. Da sindaco di Sutri, in provincia di Viterbo, è alle prese come tutti con gli effetti della quarantena nazionale decisa dal governo Conte per far fronte all’emergenza epidemiologica da Covid-19. Con uno sguardo al suo Comune e uno all’Italia, reduce da un infuocato discorso di ieri alla Camera, commenta la fase attuale, che dal 4 maggio dovrebbe evolversi nella famosa “Fase 2” di riaperture. Tenendo ferma la sua posizione radicalmente critica sul metodo del lockdown totale.

 

giuseppe conte diventa teen idol sui social

Lei ha rivolto un appello a riaprire musei e mostre, con le regole che vigono nei supermercati e nelle attività aperte al pubblico, come le librerie. Dal punto di vista economico, però, altri settori potrebbero dire: e perchè noi no? Con quali criteri di selezione si dovrebbe procedere alla graduale riapertura?

 

Senza nessuna selezione: io sarei per la riapertura di tutto, perchè il problema riguarda anche servizi, alberghi, ristoranti e il turismo. I musei, con la distanza delle persone dalle opere e fra persona e persona, son più sicure delle librerie. Cercavo solo di dire di non mettere in coda i musei con una scelta discriminatoria, questo è lo spirito.

giuseppe conte teen idol su instagram by lebimbedigiuseppeconte

 

Il problema del distanziamento sociale riguarda soltanto gli spazi di coercizione alla vicinanza nei teatri e nei cinema e questo vale anche per i ristoranti, dove è ancora più difficile. Ma non credo che questo debba comportare la chiusura fino a dicembre. Nei musei, come spesso accade in quelli poco utilizzati, ci sono poche persone per sala, quindi è una cosa possibilissima. La riapertura potrebbe essere rimandata per sottovalutazione.

 

VITTORIO COLAO

Il governo ha dato mandato a una “task force” guidata dal manager Vittorio Colao di preparare un piano per gestire la famosa Fase 2, ovvero il ritorno alla semi-normalità. Inoltre ha istituito anche una commissione per la caccia alle fake news sui dati scientifici. Pensa che il ricorso a organismi ad hoc sia un modo di “blindare” decisioni squisitamente politiche con la veste dell’expertise “tecnica”?

guido bertolaso attilio fontana

La seconda è una violazione costituzionale, è veramente fuori legge. Vorrebbero imporre verità impossibili e aprioristiche, visto lo stato di confusione della scienza. La prima invece è semplicemente inutile, perchè i ministeri sono pieni di direttori generali, di burocrati, il parlamento è pieno di commissioni, quindi creare un organo ad hoc anche se con una brava persona come Colao, serve per riattivare uno schema simile a quello della Protezione Civile con Bertolaso, che poi è stata mortificata.

 

Potrebbe funzionare solo per la qualità di Colao. In pratica hanno nominato degli alter ego perchè loro sono chiaramente inadeguati. Colao ha la statura per fare il ministro e infatti gli viene attribuito un ruolo sostitutivo di quello di un ministro che c’è già, che è ritenuto evidentemente inetto. Rispetto a quella sulla fake news, questa commissione è più un’ammissione di incapacità.

 

FRANCESCO BOCCIA SI PRESENTA CON LA MASCHERINA ALL'ORECCHIO E BORRELLI SE LA RIDE

Da Hume a Feyerabend la scienza è arrivata alla certezza che certezze assolute, al contrario di quel che vorrebbe il ministro Boccia, non ne esistono. In base alle indicazioni di virologi e infettivologi la politica ha messo in lockdown il Paese. Più che di certezza, bisognerebbe parlare di principio di precauzione, che è stato applicato in una versione estrema. I risultati sui contagi, però, stentano ad arrivare. Crede che chi governa, a Roma come nelle Regioni, abbiano scaricato la responsabilità decisionale sui medici?

No, son stati mossi dalla paura e dalla volontà di fare qualcosa di utile, con strumenti medievali. Non avendo soluzioni mediche, pur avendo una scienza molto avanzata e una farmacologia provata e testata, qui non c’è una soluzione. Lo dimostra la totale confusione mentale dei virologi. Si sono allora irrigiditi nella posizione che dava maggiori garanzie. Le misure basate sul principio di prudenza, come lavarsi le mani e uscire di casa, nulla hanno a che fare con la ricerca, sono norme di elementare autotutela. I cittadini, che sono persone intelligenti, hanno accolto in maniera molto rassegnata ma anche assolutamente persuasa le misure, anche senza imposizioni.

vittorio sgarbi alla camera con la mascherina

 

L’opportunismo, l’egoismo, l’autotutela e la prudenza si sono fatti legge. E quindi oggi c’è un certo semplicismo, visti i risultati di molte regioni, sul fatto che l’epidemia sia così grave. Le mie teorie iniziali son sempre più vere. Tolta la Lombardia e nell’ultima fase il Piemonte, le misure che sono state estese a tutta Italia sono misure sproporzionate al pericolo che corre un veneto, un lucano, un umbro, un calabrese, un siciliano. Tanto che perfino Musumeci (presidente della Regione Sicilia, ndr), che all’inizio era molto rigido, mi pare che si sia convinto ad aprire la Sicilia, visto che il morbo lì non ha attecchito e non attecchirà.

 

LUCA ZAIA

Ormai questo è un dato che lentamente si forma nelle menti, tanto che molti italiani, come nel Lazio, come noi a Sutri, ritengono che non c’è da avere alcuna paura. Dove la situazione era più grave si è creato un altro paradosso: la politica, invece di sostenere il modello lombardo di sanità, lo ha criticato aspramente. Dove hanno patito di più e hanno reagito meglio, si individua un modello negativo; dove hanno avuto la fortuna, per il caldo e mille ragioni non studiate, come in Calabria, Puglia, Molise che sono sostanzialmente indenni, nessuno si è messo a sindacare le misure sanitarie.

 

Paradosso, come lo definisce lei, o improvvisazione che riguarda tanto il governo quanto le Regioni, Lombardia compresa dove si è tardato troppo a chiudere.

In Lombardia bisognava impedire la circolazione di persone ritenute a rischio e quindi si poteva fare un cerchio che comprendesse alcune province, come hanno fatto all’inizio.

 

Le “zone rosse”. Lei dice che si doveva isolare il più possibile, insomma.

vittorio sgarbi alla camera con la mascherina 1

11 province come zone rosse. Quello che abbiamo patito in 8 mila Comuni si poteva limitarlo a 400, 200. Questo avrebbe comunque limitato chi, per esempio, si muove da Brescia a Sutri, ma quello che si muove da Sutri, se non ha il virus, dove deve portarlo? C’è qualcosa di assurdo che io per primo ho indicato, e quindi si capirà che dove c’è una situazione particolarmente difficile è lì che si deve intervenire. Non è che se c’è un terremoto ad Amatrice io tratto allo stesso modo Ostuni. Io se fossi stato al governo avrei trattato il virus come un terremoto, indicando gli epicentri e indicando i rischi dagli sconfinamenti dagli epicentri.

Attilio Fontana

 

Insomma, lei propone la strategia dell’intervento mirato, a macchia di leopardo.

Quella di estendere a tutta Italia le stesse norme è la stessa situazione per cui l’Europa si è di fatto dichiarata inesistente quando l’Italia all’inizio ha avuto uno slancio molto forte di morti e di contagi in Lombardia. Questa crescita esponenziale ha indotto gli altri Paesi a chiudere i confini come se si potesse bloccare il virus, mentre poi si è visto che non era così, i focolai erano altrove, probabilmente determinati dalla presenza di malati dalla Cina. Il che vuol dire che bisognava lavorare con la ragione sull’incremento del virus, che ha la sua origine in Cina. Mentre a un certo punto sembrava che fosse l’Italia che avesse esportato il virus in Cina, con il paradosso che l’Italia era diventata il Paese untore per eccellenza e l’Europa ci ha chiuso i confini.

VITTORIO SGARBI

 

Tutte cose che sono legate non a una sottovalutazione, come qualcuno attribuiva a me o come spesso è stata nell’alternanza di pareri dei virologi, ma a una mancanza di scienza statistica, cioè al tema della diffusione del contagio. Questa è stata l’indagine mancante, attribuibile a un matematico, a un fisico, a uno scienziato statistico: qualcuno che ci dicesse che se su 174 Comuni del Lazio non c’è il virus, e allora non posso applicare le stesse misure che ho applicato a Codogno. Ma non perchè io voglia tesaurizzare il vantaggio, ma per capire perchè non è capitato qui come è capitato là, e allora isolare i lombardi, non isolare i laziali.

 

crisanti

Questo i cittadini lo capiranno, e mi daranno ragione. Ricorda quella famosa notte del 6 marzo in cui è uscita la bozza del decreto e sono partiti i famosi 20 mila dalla stazione di Milano, che sono stati criminalizzati come pericolosi untori? Queste 20 mila persone, che certo sono un numero limitato, andando in meridione non hanno in alcun modo diffuso il contagio. Abbiamo loro attribuito una responsabilità possibile, ma era solo possibile: qualcuno ha fatto male i conti. Questi sono andati a casa loro, dove dovevano andare? Erano migranti. Prendiamo un cameriere di Canosa che lavora a Milano, con il ristorante chiuso indefinitivamente: cosa doveva fare, come faceva a mantenersi rimanendo in un luogo che non gli dava più lavoro? Il rischio antropologico e anche razzistico del migrante di ritorno che si porta dietro il virus è un’altra falsità di un mondo di teste confuse.

 

In Veneto si è agito più sull’isolamento e l’esame periodico dei tamponi (secondo il professor Crisanti decisivo è il secondo, non il primo tampone, ovviamente) e anche per effetto di una sanità meno privatizzata, il sistema ha retto e il contagio è stato molto meno diffuso che in Lombardia, pur con punte tragiche specialmente nelle case di riposto, nel Veronese e nel Padovano. Ora, seguendo un altro esperto, Palù, Zaia punta sui test sierologici. In questo caso l’amministrazione, cioè Zaia, ha fatto bene a seguire la scienza?

LUCA ZAIA E LE MASCHERINE

Zaia è un personaggio abbastanza… rustico, intuitivo, quindi non è un politico, nel senso degli incapaci che abbiamo al governo. E’ un veneto verace, quindi con una semplicità diretta, e quindi ha preso misure a metà strada tra la prudenza e la precauzione da un lato, e la garanzia di rimettere in moto una macchina ferma dall’altro. Da questo punto di vista si è rivelato il migliore dei presidenti perchè ha mantenuto realismo e sicurezza come scelta di azione. Della serie: sì, mi fido dei medici, ma ho anche bisogno di far ripartire l’economia.

 

il new yorker si ispira a fontana

Secondo me nella sua mente, e io lo conosco bene, questa concretezza lo ha aiutato rispetto a un rigore, imposto dalla situazione, di un Attilio Fontana, che è stato rigidissimo e ora ha problemi a conciliare questa rigidezza con la richiesta di apertura, o di altri, come De Luca. Ora c’è una polemica che devo contrastare per cui io avrei detto male dei napoletani perchè lui vorrebbe misure più rigide per paura che i napoletani facciano di testa loro. Ma per me era un elogio: i napoletani non si fanno prendere per il culo. Tornando a Zaia, dà il senso di una persona… di buon senso, che applica quello che il governo gli chiede, con libertà di pensiero ma nell’accettazione delle regole. La sua posizione connota anche la mia, al di là del mio temperamento di podestà che avrebbe detto ai cittadini “fate quello che volete, perchè non siamo un paese appestato”. Il vero vaccino che gli italiani hanno già fatto è il vaccino della paura. Anche Zaia ha mantenuto un retropensiero, ma contemporaneamente ha pensato che sia inutile mettere a rischio i cittadini. Come dire: mi fido, anche se non ci credo. Oppure: ci credo, ma in modo non fideistico. C’è una sua veracità di fondo che non si fa prendere in giro dallo scientismo in voga.

vittorio sgarbi 1

 

Domenico Finazzo, ex imprenditore di Palermo che vive di rendita, sta collezionando multe facendosi tranquillamente beccare più volte in spiaggia a Mondello a prendere il sole. Uomo libero, come si definisce lui (potendo economicamente permetterselo) o individualista privo di senso civico e di sensibilità sociale?

Non si possono accettare misure sanitarie che non abbiano alcun fondamento. Ha ragione lui. Prendere il sole, stare in spiaggia, stare anche solo a distanza di un metro, che è la condizione di non trasmissione del morbo, è una cosa logica. Siamo all’insensato, al ridicolo. Prendo la mia bicicletta, e vado in un bosco, per fare una passeggiata da solo: non ho prodotto inquinamento, sono arrivato da solo senza incontrare nessuno e mi metto a passeggiare. Perchè dovrebbero farmi la multa? L’unica cosa che si deve garantire è di non fare assembramento.

 

Più facile a dirsi che a farsi. Un’ultima domanda. Il 19 aprile avrebbe dovuto essere al Teatro dell’Accademia di Conegliano per una serata su Raffaello. Con i suoi collaboratori sta preparando progetti per la ripartenza nell’arte e nella cultura. Può anticiparci qualcosa?

coronavirus Italia

Ho calcolato che i mesi di pausa forzata dall’attività degli spettacoli saranno otto. Io ho fatto un appello perchè la pausa sia di quattro, e si riapra a giugno, specialmente i teatri all’aperto. Ora, se un deficiente di scienziato afferma che a settembre si ricomincia da capo, dicendo una cosa senza fondamento, la data che tu hai posto per riaprire torna in un periodo di epidemia di carattere invernale, come sono le epidemie influenzali.

ITALIA Coronavirus

 

Quindi fissare le date di riapertura degli spettacoli a dicembre potrebbe significare viceversa uno spostamento non più di otto mesi ma di un anno, cioè in pratica si va alla primavera prossima, nella speranza, che non è una speranza ma una certezza, che il virus sia attivo soltanto in inverno. Perciò mi auguro che il virus vada a fare in culo entro pochi giorni, e soprattutto che si capisca da questa esperienza che va isolato in zone rosse, secondo i focolai. Quindi se si dovesse riaffacciare ancora in Lombardia, bisogna evitare questa chiusura totale e procedere a chiusure parziali.

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