regeni

"REGENI FU PRIVATO DELLA SUA CONDIZIONE DI ESSERE UMANO" - LO AFFERMA IL PROCURATORE SERGIO COLAIOCCO NELLA SUA REQUISITORIA NEL PROCESSO A CARICO DI QUATTRO 007 EGIZIANI ACCUSATI DELLE TORTURE E DELL'OMICIDIO DEL RICERCATORE ITALIANO - COLAIOCCO: "A COMPIERE TUTTO QUESTO NON FURONO CRIMINALI COMUNI, MA FURONO UOMINI DELLO STATO, APPARTENENTI AGLI APPARATI DI SICUREZZA. L'EGITTO HA SCELTO DI PROTEGGERE GLI AGUZZINI" - "SU REGENI UN ESERCIZIO METODICO, FREDDO, ORGANIZZATO DELLA VIOLENZA SU UN UOMO INERME" - "NON ERA UNA SPIA, SAREBBE STATO COMPITO DELL'EGITTO RICERCARE I RESPONSABILI"

PROCURA 'L'EGITTO SU REGENI HA SCELTO DI PROTEGGERE GLI AGUZZINI'

(ANSA) - ROMA, 23 GIU - "Un corpo spezzato dal dolore. Ed è su tutto questo che il regime egiziano non ha voluto indagare. È per tutto questo che il regime egiziano ha scelto di proteggere gli aguzzini. Non ha chiamato a rispondere i propri ufficiali delle nefandezze compiute. Ha scelto, consapevolmente, di coprirli". Lo ha detto il procuratore aggiunto Sergio Colaiocco nel corso della sua requisitoria mostrando le foto della Tac effettuata sul corpo di Regeni.

 

"Un corpo devastato dalla tortura, un'agonia senza fine - ha aggiunto Colaiocco -. Giulio ha sopportato tutto lucidamente. Senza sedazione. Senza narcotici. Senza alcun sollievo. Ogni segmento anatomico racconta una diversa modalità di sevizia, ogni distretto corporeo testimonia una fase diversa dell'accanimento. Non si tratta di percosse. Si tratta di una metodica di annientamento. I medici legali egiziani avevano individuato una sola frattura, al braccio destro.

 

La Tac eseguita in Italia ne rivelò venti. Cinque ai denti. Quindici alle strutture ossee. Venti fratture. Quanto alla causa terminale della morte, l'autopsia italiana accerta che Giulio non muore per la sommatoria delle lesioni, pur gravissime. Muore per un atto finale volontario: "Lo abbiamo schiantato".

 

Per la Procura di Roma "tutte le lesioni non sono state inferte nello stesso momento. Sono state prodotte in tempi diversi, nel corso dei sette giorni di sequestro, tra il 25 gennaio e il 1° febbraio. Questo significa che Giulio è stato torturato ripetutamente. Interrogato, picchiato, lasciato sopravvivere, nuovamente torturato. Per giorni".

 

PROCURA ROMA 'SU REGENI ESERCIZIO METODICO E FREDDO DI VIOLENZA'

SERGIO COLAIOCCO

(ANSA) - ROMA, 23 GIU - "Ciò che qui si giudica non è la semplice soppressione di una vita umana. Ciò che qui si giudica è l'esercizio metodico, freddo, organizzato della violenza su un uomo inerme. Ciò che qui si giudica è il sequestro di una persona sottratta ad ogni garanzia".

 

Lo afferma il procuratore aggiunto di Roma, Sergio Colaiocco, aprendo la sua requisitoria nel processo a carico di quattro appartenenti ai servizi di sicurezza egiziani accusati del sequestro, delle torture e dell'omicidio di Giulio Regeni "Ciò che qui si giudica è la tortura protratta come strumento di dominio. E quell'uomo aveva un nome, un volto, una storia: Giulio Regeni, un cittadino italiano, un giovane ricercatore. Un uomo libero", ha aggiunto.

 

PROCURA 'REGENI FU PRIVATO DELLA SUA CONDIZIONE DI ESSERE UMANO'

giulio regeni

(ANSA) - ROMA, 23 GIU - Regeni "il 25 gennaio del 2016 entra, inconsapevole, in una zona d'ombra in cui il diritto cessa di esistere e al suo posto subentra soltanto la nuda forza. Da quel momento Giulio non è più una persona. Diventa un corpo sequestrato. Diventa un soggetto da piegare, diventa un destinatario di violenza". E' quanto afferma nella requisitoria il procuratore aggiunto di Roma, Sergio Colaiocco nella requisitoria nel processo per la morte del ricercatore italiano avvenuta al Cairo nel gennaio del 2016.

 

manifestazione a dieci anni dalla morte di giulio regeni a fiumicello

"Diventa, per chi lo detiene - prosegue il rappresentante dell'accusa - materia su cui esercitare il potere assoluto. E questa è la prima, sconvolgente verità che il presente processo ci consegna: Regeni fu privato non soltanto della libertà e della vita. Fu privato della sua stessa condizione di essere umano titolare di diritti. Fu collocato in uno spazio in cui non esistevano più legge, controllo, difesa, limite.

 

Uno spazio in cui il potere aveva assunto la forma dell'arbitrio puro. Ma vi è una seconda verità, ancor più drammatica. A compiere tutto questo — alla luce delle prove che il dibattimento ha progressivamente fatto emergere — non furono criminali comuni, non furono uomini della malavita. Furono uomini dello Stato, appartenenti agli apparati di sicurezza. Furono, cioè, proprio coloro ai quali uno Stato affida l'uso legittimo della forza".

 

Giulio Regeni

Ed è qui che "il delitto assume una dimensione ulteriore. Quando la forza istituzionale, nata per proteggere, diventa forza di oppressione; quando la funzione pubblica, nata per garantire sicurezza, si converte in strumento di tortura, allora non è colpita soltanto la singola vittima". E ancora: "è colpita l'idea stessa di civiltà giuridica, è colpito il principio che nessun potere può esistere senza responsabilità. È colpita la nozione, elementare e insieme solenne, che sopra lo Stato vi deve essere la legge", aggiunge.

 

PROCURA 'PROCESSO REGENI CONTRO SILENZIO, MENZOGNA E DEPISTAGGI'

Giulio Regeni

(ANSA) - ROMA, 23 GIU - "Il processo che oggi giunge a conclusione non è stato, sin dal suo nascere, un processo come gli altri. Esso è stato un processo contro il silenzio, contro il silenzio di chi non voleva parlare. Di chi non voleva collaborare, di chi confidava che il tempo cancellasse le tracce.

 

È stato un processo contro la menzogna. Contro le ricostruzioni artificiose, contro i depistaggi". E' quanto afferma nella requisitoria il procuratore aggiunto di Roma, Sergio Colaiocco nella requisitoria nel processo per la morte del ricercatore italiano avvenuta al Cairo nel gennaio del 2016 La procura di Roma afferma, inoltre, che "secondo l'ordine naturale delle cose, questi fatti avrebbero dovuto essere accertati e giudicati nel luogo in cui furono commessi. Sarebbe stato compito dell'Egitto ricercare i responsabili, assicurare le prove, offrire alla vittima e alla comunità internazionale una risposta di giustizia".

 

Giulio Regeni

Ma quel che "si è progressivamente rivelato è stato l'esatto contrario: un sistema di ostacoli, di opacità, di resistenze, di chiusure che ha reso via via evidente una conclusione tanto semplice quanto drammatica. Che questo processo, se non fosse stato celebrato in Italia, non sarebbe stato celebrato in nessun luogo".

 

Questa verità, se non fosse stata ricercata dalla magistratura italiana, sarebbe rimasta sommersa - aggiunge Colaiocco -. Questa morte, se non fosse stata portata davanti a un giudice, sarebbe stata consegnata all'oblio. E allora la giurisdizione italiana si è assunta appieno le proprie responsabilità".

 

GIULIO REGENI CON LA FAMIGLIA

"La tortura e l'omicidio non possono trovare riparo dietro i confini. Ha affermato che neppure la ragion di Stato può diventare ragione di impunità. Lo ha fatto con gli strumenti della legge, lo ha fatto nel rispetto delle garanzie, lo ha fatto entro il perimetro rigoroso del processo penale - aggiunge -. Ma lo ha fatto con una determinazione che costituisce essa stessa una risposta istituzionale al tentativo di sottrarre questi fatti alla giustizia.

 

regeni

Ed a proposito "di istituzioni, appare doveroso in apertura di questa requisitoria ricordare come la più alta delle istituzioni, il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, ha più volte in questi dieci anni ribadito: che verità e giustizia non devono prestarsi a compromessi, a tutela non solo delle legittime aspettative di chiarezza dei familiari, ma a presidio dei principi fondanti del nostro ordinamento costituzionale e sociale. Nonché l'impegno del nostro ordinamento affinché sia fatta piena luce sulle circostanze e le responsabilità che segnarono il tragico destino di Regeni".

 

PROCURA 'REGENI NON ERA UNA SPIA, NESSUN ELEMENTO SU PISTA INGLESE'

LA SALMA DI GIULIO REGENI

(ANSA) - ROMA, 23 GIU - "Occorre trarre una conclusione netta sulla pista inglese. Tutti gli elementi raccolti sulla cosiddetta pista inglese sono stati approfonditi, verificati, sviscerati in ogni possibile direzione.

 

E deve dirsi oggi, con assoluta chiarezza, che da quel versante non è emerso alcun elemento utile alla ricostruzione del sequestro, delle torture e dell'omicidio di Giulio Regeni". Lo afferma il procuratore aggiunto, Sergio Colaiocco, nella requisitoria del processo per la morte di Regeni che ha ribadito che il ricercatore italiano "non era una spia".

 

FUNERALE REGENI

Per il rappresentante dell'accusa è "oggi doveroso affermare che ogni aspetto dell'attività svolta da Giulio Regeni nel Regno Unito è stato chiarito in modo definitivo. Ciò vale per i rapporti scientifici tra Giulio e la professoressa Maha Abdelrahman prima della partenza per il Cairo;

 

per le relazioni attribuite alla professoressa con la Fratellanza Musulmana o con apparati di intelligence britannici, relazioni rimaste sul piano della mera illazione; per l'assenza assoluta di qualsiasi elemento che possa anche soltanto far ipotizzare un rapporto tra Giulio Regeni e i servizi di intelligence del Regno Unito".

giulio regeni paola regenigiulio regeni 1

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