''QUELLA ERA RACCOMANDATA, E SI VEDEVA PURE. NON HA PIÙ FATTO NIENTE''. VIDEO: MAGALLI TORNA A PARLARE DI UN TEMA CHE GLI STA PARTICOLARMENTE A CUORE, I RACCOMANDATI RAI. CON SIMONA VENTURA: ''TI SCELSI PERCHÉ ERI BRAVA. MA CON TE C'ERA UNA RAGAZZA SPINTA DALL'ALTO, ANZI DALL'ALTISSIMO. IO DICO SEMPRE ALLE RACCOMANDATE: 'SIATE SICURE DI...'''

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Magalli con la Ventura parla di una raccomandata in Rai:''Io lo dico sempre...''

 

 

 

DAGONOTA - Nella sua intervista a Simona Ventura nel corso de I fatti vostri, Giancarlo Magalli è tornato a battere su un dente che gli duole particolarmente: i raccomandati. Parlando di Domani Sposi, programma del 1988 in cui debuttò ''la Mona'', Magalli ricorda come le quattro vallette da lui scelte ebbero tutte un percorso fortunato, tra cui una – ''la mora'' – che andò a lavorare con Piero Angela e rimase al suo fianco per tutta la carriera.

magalli simona ventura magalli simona ventura

 

Tutte tranne una, la raccomandata: ''E si vedeva anche, a guardarla si vedeva che era raccomandata, non se n'è mai più parlato''. La Ventura ride, e aggiunge: ''Vedi? Le raccomandazioni contano fino a un certo punto''. Magalli continua: ''Lo dico sempre. Perché ti devi assicurare che quello che ti raccomanda campi a lungo, venga rieletto, eeeh…''. Di chi starà parlando in questo caso il cattivello Giancarlo?

 

 

2. GIANCARLO MAGALLI: «CENSIRE I RACCOMANDATI RAI? PERICOLOSO»

Francesco Oggiano per www.vanityfair.it del 20 giugno 2018

 

«In Rai si assumevano tre persone alla volta: un democristiano, un socialista e uno bravo… Io, ero quello bravo». Giancarlo Magalli, 70 anni, non si è scandalizzato davanti alle parole del ministro del Lavoro Luigi Di Maio, che – rispondendo a una domanda sul censimento dei rom evocato da Matteo Salvini – ha detto che ritiene prioritari altri tipi di rilevazioni, ad esempio, sulla pubblica amministrazione e «quello dei raccomandati in Rai». «Magari qualcuno risolvesse veramente il problema», spiega il conduttore de I Fatti Vostri. «Ne hanno parlato tutti in passato, senza fare mai nulla».

 

magalli simona ventura magalli simona ventura

Lui, 70 anni, nella Rai c’è entrato a 30 e senza «spintarelle». Deludendo i desideri di madre e padre che lo volevano assicuratore, ha iniziato facendo l’animatore nel primo villaggio turistico italiano, proseguito scrivendo i testi per Pippo Franco, e finito lavorando come autore prima e come conduttore poi per la Tv di Stato. «Sempre grazie all’impegno personale», precisa orgoglioso. Davanti a una telecamera ci finì per caso a metà anni Ottanta: «Ero autore di Pronto chi gioca? Un giorno Enrica Bonaccorti non poteva condurre, e la sostituii io all’ultimo momento».

 

Da allora, ha partecipato o condotto almeno 40 programmi diversi, è stato «candidato» alla Presidenza della Repubblica nel 2013 a furor di social e ha detto più o meno tutto quello che pensa. Due anni fa, aveva anche attaccato non proprio velatamente la collega Adriana Volpe, accusandola di lavorare in Rai da 20 anni «grazie alla stima di un’unica persona». «Un censimento dei raccomandati basato sulle delazioni sarebbe molto pericoloso», dice. oggi. «Però se i dirigenti ammettessero di aver assunto un incapace dietro raccomandazione, sarebbe già un inizio».

giancarlo magalli al suo arrivo al teatro brancaccio giancarlo magalli al suo arrivo al teatro brancaccio

 

 

 

Improbabile che lo ammettano, però. Ce ne sono molti di incapaci raccomandati?

«Ci sono come in tutte le aziende pubbliche».

Ci dia una cifra.

«Un buon 20 per cento».

 

A tutti i livelli?

«Sì, dai cameraman agli assistenti, dai redattori alle vallette».

Lei ha mai raccomandato qualcuno?

«Mai, al massimo ho dovuto usare qualche raccomandato».

 

La contattavano personalmente?

«No, anche la raccomandazione rispetta ossequiosamente la catena gerarchica. Il politico chiama il direttore o un’altra figura apicale Rai, che chiama me. Con modi molto garbati, mi dice: “Guarda questo è bravo, vedi se puoi usarlo”».

Richieste più o meno lecite.

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«L’importante è saper resistere. Moltissimi colleghi le accolgono. E molti le abbracciano convintamente».

 

«Convintamente»?

«Vede, molti prendono i raccomandati come “assicurazione” sul programma. Dicono: “Assumo la persona raccomandata da quel dirigente, che decide anche se chiudere o no il programma. Così sto tranquillissimo”».

Non fa una piega. E lei?

«Io in genere sono molto bravo a respingere le richieste».

Mi faccia un esempio.

«Una volta stavo preparando un programma in prima serata, mi serviva una ragazza. Si sparse la voce e nel giro di poche ore ricevetti 25 telefonate di segnalazioni: “Questa è bravissima, è amica di quello lì, falle un provino…”».

 

Li fece?

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«Certo. Alla fine scelsi una delle poche ragazze non segnalate. Non aveva mai fatto altri programmi Rai, ma mi sembrò brava e divertente. Si chiamava Vanessa Incontrada».

È sempre andata così bene?

«No. Alla fine degli anni 80 preparavo il programma Domani sposi. Mi servivano quattro ragazze che facessero le vallette. Anche qui, decine di segnalazioni».

 

Come finì?

«Una la dovetti prendere per forza. Era stata segnalata dai livelli altissimi, ma proprio altissimi… La impiegai per quello che sapeva fare».

Cioè?

«Niente».

Ah.

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«A quello stesso provino ne presi un’altra, non segnalata, ma bravissima. Si chiamava Simona Ventura».

 

Ha mai litigato con qualcuno? 

«No, ho solo “chiarito”. Una volta una ragazza si fece raccomandare per entrare come redattrice in un mio programma. Scoprii che in realtà voleva il mio posto».

Come reagì?

«La chiamai nel mio ufficio e le feci un discorsetto. Lei capì subito e si rimise al suo posto».

Che le disse?

«Le feci una raccomandazione».

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