IL CINEMA DEI GIUSTI - IL CLAUSTROFOBICO, DURO, SCURISSIMO “IN DARKNESS” DELLA REGISTA AGNIESZKA HOLLAND È LA STORIA VERA DI ALCUNI EBREI POLACCHI COSTRETTI A VIVERE PER 14 MESI COME TOPI NELLE FOGNE IN UNA CITTADINA AL CONFINE CON L’UCRAINA - ENTRARE NEGLI SPAZI ANGUSTI DI QUESTO FILM NON È FACILE, USCIRNE È ANCORA PIÙ DIFFICILE...

Marco Giusti per Dagospia

Ricordate l'incredibile prima scena di "Inglourious Basterds" dove Christoph Waltz descrive gli ebrei come topi che vivono nascosti sotto terra? Beh, questo duro, coinvolgente, scurissimo "In Darkness" della regista polacca Agnieszka Holland, ci porta proprio lì sotto, nelle tenebre delle fogne di una cittadina polacca al confine con l'Ucraina, l'impronunciabile Lvov, oggi Lviv in Ucraina, dove un buffo omino delle fogne, all'occasione ladro, il signor Leopold Socha, interpretato da un grande Robert Wieckiewicz, ha nascosto un gruppo di ebrei per salvarli dall'occupazione nazista e dall'avidità dei soldati ucraini al soldo dei tedeschi.

In realtà anche Socha ha nascosto "i suoi ebrei", come li chiama lui, per soldi, ma col passare del tempo, grazie alla sua crescita morale di fronte all'orrore del nazismo e all'indifferenza di tanti polacchi cattolici, rimarrà sempre più legato a loro e si dedicherà anima e corpo alla loro salvezza. Per tutto il film, ben 150 minuti, ci sentiremo legati anche noi, come gli ebrei di Socha, a quelle fogne, incapaci di uscirne per vedere la luce. Vera sfida anche col pubblico.

Tratto da una storia assolutamente vera, che lo sceneggiatore canadese Daniel F. Shamoon ha tratto da un libro di Robert Marshall, girato tra Polonia e Germania, il film della Holland, candidato agli Oscar lo scorso anno come miglior film straniero, è una curiosa co-produzione polacco-canado-tedesca, che mette insieme un cast eccellente di attori in gran parte tedeschi e polacchi che sono una delle grandi forze del film, da Benno Furman a Agniezska Grochowska.

La Holland, di padre ebreo e madre cattolica, che, dopo aver collaborato anni come assistente per Zanussi e Wajda e poi, come sceneggiatrice, per Krzysztof Kieslowski ("Tre colori: Blu"), ha girato film un po' in tutto il mondo ("Europa Euopa","The Secret Garden", "Washington Square"), ha già trattato due volte l'Olocausto e da qualche anno vive in America, riesce a combinare in questo "In Darkness" le qualità di un solido film d'azione, visto che ha girato anche episodi di serie tv poliziesche come "The Wire" o "The Killing", a quelle del film storico sull'Olocausto.

Il suo Socha non è un eroe, ma si trova costretto a scegliere e sceglie la strada giusta. I suoi ebrei, grandi, piccoli, femmine, maschi, nascosti come topi nelle fogne dove vivono proprio assieme ai topi, non sono mai né martiri né passivi, ma cercano sempre di trovare la forza di opporsi all'orrore per sopravvivere. Amano, sbagliano, si disperano, ma se riusciranno a superare le tenebre dei quattordici (reali) mesi di auto-prigionia sotto terra lo dovranno sia a Socha sia al loro desiderio di vita.

Del resto il film è dedicato a Marek Edelman, figura storica dell'ebraismo polacco militante che fondò l'organizzazione degli ebrei combattenti durante l'assedio di Varsavia. "In Darkness", che esce in Italia stretto tra campioni come "Flight" e "Lincoln", non è un film facile e di facile digestione, ha bisogno di tutto il tempo e di tutta l'attenzione dello spettatore per entrare nella storia e in uno spazio così angusto. Ma una volta entrati è difficile uscirne. In sala dal 21 gennaio.

 

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