silvio gabriele muccino

“CON LUI  HO VISSUTO UN LUTTO, UN LUTTO DI UNA PERSONA VIVENTE CHE NON VEDO DAL 2007” – GABRIELE MUCCINO PARLA (MALE) DEL FRATELLO SILVIO: “È STATA UNA ESPERIENZA PER ME ABERRANTE DA UN PUNTO DI VISTA PSICOLOGICO: MI HA SCARNIFICATO. QUANDO QUESTO LUTTO SI È ELABORATO, SONO PASSATI ORMAI 15 ANNI. TI RENDI CONTO CHE QUELLA PERSONA NON LA VUOI PIÙ INCONTRARE, PERCHÉ FONDAMENTALMENTE NON LA STIMI, NON LA AMMIRI E NON LA CONOSCI PIÙ. SE MANCANO QUESTI TRE ELEMENTI, IL RESTO COSA È? FORMA?” – “LO SCHIAFFO DI WILL SMITH? SONO RIMASTO SENZA PAROLE PER GIORNI. HOLLYWOOD NON LO PERDONERÀ MAI, ESSENDO PURITANA E BIGOTTA…”

Chiara Maffioletti per il “Corriere della Sera”

 

gabriele muccino foto di bacco (2)

Quello di Gabriele Muccino è il racconto non di una, ma di tante vite.

Mentre parla, inizia a girare il nastro di una pellicola con protagonista un ragazzo del 1967 con sogni più grandi delle sue insicurezze. «All'epoca ero privo di grandi conferme e volevo affermare di esistere a un mondo che era abbastanza distratto. Balbettavo - molto più di oggi - e questa cosa distraeva: che si trattasse della persona che volevo affascinare o di una che volevo anche solo semplicemente intrattenere».

 

La balbuzie ha avuto un ruolo così determinante nel renderla la persona che è?

gabriele muccino e will smith 4

«Di fatto questa sorta di frustrazione nella comunicazione e nella socialità ha fatto in modo che creassi un mio osservatorio delle relazioni umane e della vita che è stato poi riutilizzato e riciclato nel mio modo di fare cinema. I piani tra realtà e vita ricostruita così si fondono. Ho schierate davanti a me tutte le declinazioni dell'animo umano, dalle più fosche alle più pure, e me ne faccio portatore sano. Ma mentre giro, poi, questo viaggio mi possiede totalmente».

 

Nel restituire nei suoi film quello che ha osservato, finisce per raccontare sé stesso?

«Certo, mi metto io per primo a nudo in questa sorta di esposizione del sentimento e delle contraddizioni che in noi risiedono. Siamo governati da un subconscio che sceglie quasi tutto al posto nostro: quale colore ci piaccia o che persona ci attragga. Ci fa compiere insomma tutte quelle scelte che definiscono la nostra vita».

 

gabriele muccino da giovane

Un po' come capita a Stefano Accorsi quando sconvolge la sua esistenza ne «L'ultimo bacio», il suo primo grande successo.

«Quel personaggio ero io, completamente. Dopo il mio primo film Ecco fatto e, soprattutto, dopo Come te nessuno mai , ero io a ritrovarmi in una storia che richiedeva delle responsabilità, improvvisamente circondato da tante Martina Stella. Quello che però non sapevo era che molte altre persone fossero simili a me.

 

La mia unicità non era così straordinaria: ero solo più propenso a raccontare in maniera scarnificata i miei sentimenti e le mie zone d'ombra. Quel film scatenava un'esplosione emotiva nello spettatore che spesso litigava con il partner con cui era andato al cinema, perché scoprivi che uno la vedeva come Accorsi e l'altro come Mezzogiorno... ci sono persone che dopo averlo visto si sono lasciate e ancora oggi mi ringraziano della fuga che hanno compiuto. Per quanto mi riguarda, L'Ultimo bacio fu una sorta di tsunami».

gabriele muccino e will smith 1

 

Uno tsunami che trasformava un ex ragazzo introverso in una celebrità.

«Ero cresciuto in solitudine e stavo bene da solo, ma quando ho voluto cercare di misurarmi con il resto della società ho sentito che avevo delle lacune molto grandi, che non avevo idea di come riempire.

 

A 14 anni non sapevo nemmeno chi fossero i Beatles: questo per dire quanto mi fossi alienato da solo da quella che era la realtà.

 

Il cinema mi ha dato la possibilità di esistere, ovvero di portare quello che io sono alla fruizione degli altri. Il tasto più dolente della mia adolescenza era non riuscire a comunicare me stesso: mi impauriva, mi faceva sentire mediocre e profondamente irrisolto. Ho cercato di risolvermi e raccontarmi attraverso il cinema».

 

IL TWEET DI GABRIELE MUCCINO CONTRO MASSIMO GILETTI

È sempre stato così?

«È un meccanismo che si è ripetuto film dopo film. E sono riuscito a raccontare tantissimo di me, anche i traumi, i dispiaceri, i grandi disincanti, le delusioni. Ho usato il cinema come strumento per sciogliere quella che sarebbe stata un'esistenza implosa. Ho sfruttato la drammaturgia per dare ordine al caos della vita».

 

Se deve pescare tra i suoi ricordi prima che arrivasse il cinema?

«Penso all'estate dopo la maturità. Avevo 18 anni ed ero a Rodi: andavo sempre su una spiaggetta dove avevo conosciuto una ragazza inglese di cui non ricordo il nome. Una notte caddi con il motorino in un burrone: fu molto brutta, tra quelle rocce andai vicino alla morte e ho ancora addosso le cicatrici, sulla testa.

 

gabriele muccino e will smith 3

Pieno di sangue riuscii a tirarmi fuori di lì, forse grazie all'adrenalina, e trovai un medico in paese che mi chiese dei soldi per ricucirmi le ferite: non ne avevo abbastanza e ne medicò solo una. Per questo dopo quella sera andavo in spiaggia con un cappello di paglia: lì vedevo sempre un catamarano e poco dopo scoprii che era di David Gilmour dei Pink Floyd. Una volta si ribaltò e io non persi l'occasione: corsi subito in acqua con il mio cappello di paglia per aiutarlo».

 

Allora non poteva immaginare che di celebrità nella sua vita ne avrebbe conosciute tante.

«Quando ho girato La ricerca della felicità non pensavo di avere la capacità di emozionare una platea così vasta, globale. Lì è iniziata la mia vita americana: da un lato è stata nutritissima di incontri, sogni, speranze, ambizioni... finché ho avuto vicino Will Smith, mi ha protetto dalle ingerenze degli studios. Poi ho capito che Hollywood è un posto sempre più pieno di gente insicura, che conosce poco il cinema e non sa più cosa fare da quando è arrivata la tv di qualità».

 

Vedere Will Smith che disintegra la sua carriera agli Oscar l'ha fatta soffrire, sembra.

«Sono rimasto senza parole per giorni. Lui che nella vita si controlla in modo maniacale...

stefano accorsi giovanna mezzogiorno l'ultimo bacio 1

Hollywood non lo perdonerà mai, essendo puritana e bigotta in un modo che non possiamo immaginarci. Ha fatto una cosa così sbagliata e così umana, in fondo. Ma in un tempio del politically correct, in cui sono tutti dei robot».

 

Cosa non ha amato dei suoi anni in America?

«Ho patito moltissimo l'assenza del convivio, di quel momento in cui conosci davvero le persone e ti lasci andare. Lì, la vita che ho condotto per 12 anni era guidata dal business: incontravi solo chi poteva darti qualcosa, che ti vedeva solo se tu potevi essere interessante da un punto di vista affaristico.

il regista gabriele muccino

 

Al di fuori di questo, l'amicizia con assenza di interessi in America non l'ho mai conosciuta. Così, quando mi sono ritrovato a casa di Giovanni Veronesi, a Roma, in una serata super allegra, in cui eravamo tutti con le lacrime al viso per le risate, mi sono accorto - ridendo così tanto - che erano anni che non lo facevo.

 

In quel momento ho capito che se era vero, come era vero, che in America avevo smesso di ridere, allora non era il posto dove potevo più stare e sono venuto via. Mi stava uccidendo l'anima, mi stava uccidendo anche la voglia di vivere».

Ora sta girando la seconda stagione di «A casa tutti bene» (disponibile su Sky e su Now).

 

Con la prima stagione ha vinto il Nastro D'Argento per la miglior serie: è un territorio che vuole continuare a esplorare?

i fratelli gabriele e silvio muccino

«L'esperienza con un racconto elaborato come quello della serie mi ha permesso di portare sul piccolo schermo il mio linguaggio, i miei personaggi e i loro codici di comportamento.

 

L'ambizione di fare cinema in tv era una sfida per nulla scontata, che mi ha insegnato cose che ancora non conoscevo. Il linguaggio esteso della serie permette di analizzare le disfunzioni dell'animo umano con tempi meno compressi rispetto a quelli a cui ero abituato».

 

Lì torna su uno dei suoi temi: la famiglia.

gabriele muccino sabrina impacciatore foto di bacco (2)

«La famiglia corrisponde alla società, ha gli stessi meccanismi e le stesse dinamiche. La famiglia non è altro che un microcosmo. I pregi e i difetti dell'animo umano nascono, crescono e vengono replicati attraverso certe formule di comportamento all'interno della famiglia, per cui tutti ci ritroviamo ad avere ruoli da cui poi non esci più.

 

E non c'è quasi la voglia di aprirsi, di raccontarsi veramente perché quando emerge il nostro vero io può destabilizzare: la famiglia non è pronta a gestire le nostre reali vulnerabilità perché nessuno le conosce davvero, non ne abbiamo mai parlato per pudore o incapacità.

 

gabriele muccino con il cast di baciami ancora

Motivo per cui le anomalie a volte diventano macroscopiche e le famiglie disfunzionali sono frequentissime, con uno spettro di disfunzioni che sono a volte gestibili e a volte ingestibili, dipende da come si sono combinati gli elementi».

 

Il rapporto con suo fratello Silvio sembra appartenga alla seconda categoria.

«Con lui ho vissuto un lutto, un lutto di una persona vivente, che non vedo dal 2007. È stata una esperienza per me aberrante da un punto di vista psicologico: mi ha scarnificato.

 

gabriele e silvio muccino jpeg

Rimane una delle cose più incomprensibili, ingiustificabili e forse anche imperdonabili. A un certo punto quando questo lutto si è elaborato, quando ho smesso di soffrire, sono passati ormai 15 anni.

 

Lì ti rendi conto che quella persona non la vuoi più incontrare, non hai più nulla da raccontare perché fondamentalmente non la stimi, non la ammiri e non la conosci più. Se mancano questi tre elementi, il resto cosa è? Forma?».

 

Non c'è la possibilità di un chiarimento?

silvio e gabriele muccino

«Quando tuo fratello scompare senza neanche dirti perché per una vita intera, il corpo soffre, soffri psicologicamente, ti svegli nel cuore della notte come se ti mancasse l'aria, perché hai voglia di tuo fratello. Era un pezzo di me. Mi ha tolto un parte enorme della mia vita e ora quella parte lì se ne è andata.

La nostra difesa naturale nell'elaborazione delle sofferenze fa in modo che si crei uno spessore sulla cicatrice tale da far diventare quella cicatrice insensibile. È lì, la vedi ma è talmente spessa la carne che la riveste che siamo diventati insensibili, a dispetto di quello che vorremmo. Ma è fisiologico difendersi da un dolore così penetrante».

 

gabriele muccino 1

In uno dei suoi film farebbe ritrovare questi due fratelli?

«Non potrei mai fare un film così perché è troppo vicino a qualcosa di troppo doloroso. Ad ogni modo no, una situazione così irrisolta e così inspiegabile non trova una soluzione facile, nemmeno al cinema, perché il cinema è giusto quando è onesto. Il cinema disonesto è quello che vuole farti felice, darti una pacca sulla spalla e dirti: dai che la vita è bella .

 

Io questo non lo faccio quasi mai: i miei finali sono agrodolci o amari. Faccio fatica, nella mia visione della vita, a credere che le cosi siano così facili da infiocchettare: ci sono sempre dei pezzi di stoffa che vengono tranciati. Rimangono brandelli della nostra esistenza e non sono più rammendabili: sono tutti gli errori che abbiamo fatto».

gabriele muccino con will smithrussell crowe con gabriele muccino sul set di padri e figlie il cast di baciami ancoraemma gli anni gabriele muccino 1gabriele muccino 4penelope muccino gabriele muccino angelica russo foto di baccogabriele muccino e angelica russogabriele muccino e elena majoni 6il corto di gabriele muccino sulla calabria 17i migliori anni di gabriele muccinogabriele muccino 5il corto di gabriele muccino sulla calabria 10il corto di gabriele muccino sulla calabria 14il corto di gabriele muccino sulla calabria 15gabriele muccino 1stefano accorsi giovanna mezzogiorno l'ultimo baciol'ultimo bacio 1silvio e gabriele muccinoil cast di baciami ancora 1luca guadagnino roberto d agostino gabriele muccino (2)gabriele muccino 2

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