pierluigi pasqualetti con alberto sordi

LUTTO A "IL MESSAGGERO”: È MORTO PIERLUIGI PASQUALETTI, STORICO TIPOGRAFO DEL QUOTIDIANO - PER OLTRE TRENT'ANNI HA CONTRIBUITO ALLA SUA MESSA IN STAMPA, A RACCONTARE AI ROMANI QUEL CHE SUCCEDEVA - IL RICORDO DI DAVIDE DESARIO: “ERA IL 2002 QUANDO, ALLA CERIMONIA PER LA SUA ANDATA IN PENSIONE, MI SALUTÒ CON UNO SCHIAFFO A MANO LARGA, AFFETTUOSO MA DECISO: “‘A REGAZZÌ - DISSE - RICORDATI SEMPRE CHE QUA DENTRO…”

Davide Desario per www.leggo.it

 

Da ieri siamo tutti un po' più poveri. Roma ha perso un altro pezzetto. È morto, a 68 anni, Pierluigi Pasqualetti, detto Gigi. Un nome che a molti, forse, può non essere familiare. E, invece, Gigi è entrato nelle vostre case, nelle vostre vite o in quelle dei vostri genitori molto più di quanto possiate immaginare.

 

Pierluigi Pasqualetti

Perché Gigi è stato uno dei pilastri del Messaggero. E per oltre trent'anni ha contribuito alla sua messa in stampa, a raccontare ai romani quel che succedeva all'ombra del Colosseo quando internet non c'era, quando le notizie si scoprivano solo la mattina comprando il giornale. Ma non era un giornalista. È stato prima un tipografo e poi un responsabile di tutta la tipografia: gestiva l'impaginazione, la messa in macchina, la stampa. Insomma ha contribuito davvero alla vita di questa città, così bella e così complessa.

 

Perché un giornale che racconta una comunità non è solo direttore e giornalisti. No, un giornale vero è tutti: una straordinaria catena di montaggio fatta anche di fotografi, grafici, centralinisti, autisti, tipografi, stampatori e personale amministrativo. E Gigi ne è stato un interprete magistrale. Anche grazie a lui, Il Messaggero ha potuto raccontare Roma, difenderla, servirla, scuoterla, accarezzarla. Insomma, come avrebbe detto lui, «voleje bene».

 

È entrato nel giornale di via del Tritone quando aveva solo 19 anni come tipografo. E di gavetta ne ha fatta. Ma con senso del dovere, passione e grinta ha fatto anche tanta strada. Niente a che vedere con Gigi er Bullo di petroliniana memoria. Seppur romano doc (nato e cresciuto alla Garbatella), e romanista fino al midollo, Gigi non era mai arrogante e metteva in cima a tutto il rispetto. Lo dava e lo pretendeva.

 

Una lezione che chi scrive ha imparato subito. Era il 2002 quando Gigi, alla cerimonia per la sua andata in pensione, mi salutò con uno schiaffo a mano larga, affettuoso ma deciso: «A regazzì - disse - ricordati sempre che qua dentro sarai rispettato soltanto se impari a rispettare tutti gli altri».

Pierluigi Pasqualetti con Alberto Sordi

 

Ieri il cuore di Gigi, il grande cuore di Gigi, ha smesso di battere e soffrire per un male vigliacco che lo stava massacrando. Lascia la moglie Giuliana, i figli Carlo e Franco. Quest'ultimo cronista di razza proprio a Leggo. Lascia tantissimi amici, colleghi con cui ha lottato, litigato, fatto pace, scherzato e soprattutto aiutato trovando sempre una soluzione disinnescando anche le situazioni più tese.

 

Lascia tutta Roma, anche se tutta Roma non lo sa. E lascia il sottoscritto con una promessa di un pranzo in quattro: «Sbrigati a guarire - gli ho detto al telefono appena due settimane fa - Ci facciamo una carbonara insieme: io, te, Peppe Rossi e tuo figlio Franco». E lui, che aveva il dono dell'ironia come solo i romani doc sanno avere, rispose: «No, Franco no, sennò ingrassa. E se ingrassa te do un altro schiaffo. Te lo ricordi?».

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