mahmood gratosoglio

MAH-MOOD GIUSTO – DOPO LE POLEMICHE IL VINCITORE DI SANREMO ANNUNCIA: “RAPPRESENTERÒ L’ITALIA ALL’EUROVISION IN ISRAELE” – IL DERBY TRA LE PERIFERIE DI MILANO E ROMA PER LA SUPREMAZIA DELLA SCENA MUSICALE: I ROMANI COME ULTIMO RIVENDICANO CON ORGOGLIO LA NATURA DI FIGLI DELLA CITTÀ ESTREMA, I MILANESI INVECE SOGNANO DI EMANCIPARSI DALL’HINTERLAND E CORRONO APPENA POSSONO A CORSO COMO – VIDEO

 

 

1 – MAHMOOD SCIOGLIE I DUBBI: «RAPPRESENTERÒ L'ITALIA ALL'EUROFESTIVAL IN ISRAELE»

Da www.ilmessaggero.it

 

tv sorrisi con volo e mahmood senza ultimo

«Mi fa strano essere chiamato "personaggio del momento", non riesco ancora a realizzare. Sono soddisfatto perché la gente che non mi conosce, magari, pensa sia nato tutto da Sanremo ma in realtà dietro c'è un lavoro di anni in cui ho scritto pezzi per me e per altri e sono molto orgoglioso del lavoro e trovarmi qui mi fa un po’ strano ma era quello che volevo da sempre. L'ho cercato, ci ho lavorato, ho tenuto duro e questa cosa mi dà la speranza che quando uno si impegna davvero i risultati poi arrivano». Lo ha detto ai microfoni di Rtl 102.5 Mahmood interrogato sul suo carattere e sulla possibilità di cambiarlo aggiunge.

 

«Ok ve lo posso dire, rappresenterò l'Italia all'Eurovision Song Contest con »Soldi«. Non vedo l'ora». Mahmood, fresco vincitore del festival di Sanremo con il brano «Soldi», ha sciolto la riserva annunciando oggi sulla sua pagina Facebook che parteciperà alla manifestazione in programma dal 14 al 18 maggio a Tel Aviv.

 

MAHMOOD

Ad alcuni italiani magari frettolosi nel giudicarlo direbbe che «Prima di tutto, faccio il cantante e cantautore e sono consapevole del fatto che la mia musica possa piacere o non piacere. Io le critiche le accetto tutte, veramente, ma solo se sono costruttive perché così posso imparare anche io, sono ancora agli inizi e devo ancora imparare tanto di questo mestiere e mi servono le critiche costruttive. Quindi agli italiani prego solo di farmi delle critiche che abbiano delle fondamenta e non a caso». Sulla sua decisione di partecipare o meno all'Eurovision rivela che la risposta arriverà a stretto giro: «Ci abbiamo messo la testa ieri sulla questione Eurovision, quindi si tratta di attimi e poi potrò dirvi».

 

MAHMOOD

Sulla questione legata alle sue origini e a Milano, città dove è nato, e sulla figura paterna di cui parla nel brano vincitore del festival, 'Soldì, Mahmood aggiunge: «Devo molto a Milano, nei miei pezzi, nelle mie descrizioni, essendo nato e cresciuto qui mi ha fatto da culla della musica e mi ha ispirato tanto questa città.

 

La figura del padre? Nel mio mondo interiore l'ho vista sempre come, non so, quello che doveva un attimino occuparsi delle faccende non troppo quelle dedicate all'istruzione ma fare un po’ da 'boss' della famiglia, nel mio caso l'ha fatto mia madre Anna che mi ha fatto sia da madre che da padre. In questi anni ho rivisto la figura del padre anche in mia madre e ho capito cosa dovrebbe fare, dovrebbe occuparsi della casa, dell'istruzione, lei mi ha sempre fatto studiare e mi ha obbligato fino alla quinta liceo. Magari ci sono famiglie che quando il figlio dice di non avere più voglia e preferisce andare a lavorare per guadagnare i primi soldi non gli fanno finire l'istruzione. A me era capitato anche quel momento lì ma per fortuna ho avuto anche un'istruzione abbastanza ferrea a casa e la figura del padre l'ho rivista in mia madre, devo tanto a lei».

ignazio boschetto abbraccia mahmood

 

Su quella parte di Mahmood che può essere stata sfida ma dolore vero il giovane artista di padre egiziano ha detto: «Più che dolore è un peccato non aver vissuto certe cose, ho vissuto un'infanzia e un'adolescenza bellissima e non ho nulla da rimpiangere, ma mi sarebbe piaciuto conoscere meglio certe tradizioni, certi aspetti di una cultura che conosco meno. In Egitto sono stato tipo due volte, una volta ad otto anni. Mi sarebbe piaciuto conoscere di più le radici, magari lo farò in futuro, non mi precludo nulla».

 

mahmood a sanremo 2019

Le polemiche, i titoli di alcuni giornali e il caos post vittoria non sembrano però aver rovinato la festa a Mahmood: «Mah è una cosa talmente grande e inaspettata per me che ci vorrebbe molto, molto di più per farmi andare via tutta questa gioia che ho al momento, quindi direi di no, proprio zero» e su cosa ha amato maggiormente e cosa meno della kermesse canora aggiunge: «Una delle cose che senza dubbio che più mi ha dato gioia in questo Festival è stato innanzitutto l'appoggio dell'orchestra perché chiedere all'orchestra di partecipare a un brano non proprio tradizionale per quello che è il festival di Sanremo - potevano benissimo dirmi 'non battiamo le mani, suoniamò - invece hanno voluto partecipare a 'Soldì in maniera totale».

 

matteo salvini e elisa isoardi su mahmood

Infine, sugli italiani in un periodo in cui si fanno tifoserie su tutto, dalla musica, alla televisione alla sessualità e sul fatto che forse siano più profondi e sensibili di quanto non appaia in realtà, Mahmood ha detto: «Credo di sì ma per me parlare ancora di distinzioni è il vero errore. Sono cresciuto in una generazione con un'apertura mentale talmente vasta che secondo me è proprio nel parlare oggi di queste cose che si creano le distinzioni. Credo più nel fatto che siamo sulla stessa barca, siamo tutti uguali e che abbiamo tutti gli stessi diritti».

 

2 – MAHMOOD E GLI ALTRI NATI AI BORDI DI PERIFERIA

Stefano Mannucci per “il Fatto Quotidiano”

ultimo risponde a mahmood

 

Questi si affacciano sul Raccordo, quelli sulla Tangenziale. Due cinture metropolitane. Ma una puoi viverla come un abbraccio, l' altra come una stretta soffocante. Roma e Milano, coi ragazzi di periferia che alzano il volume sopra il rombo delle auto, e la certezza che se vuoi avventurarti altrove non potrai farlo a piedi, e con pochi spiccioli in tasca.

 

Le due capitali e un derby per la supremazia della nuova scena musicale: anche se molti campioni del trap, del pop e dell' indie li trovi ovunque, da Genova a Rieti passando per Bologna e Napoli. Ma le due metropoli si guardano allo specchio, in cagnesco, per una contesa socio-antropologica che va oltre le differenze di stile tra gli artefici del Suono di fine decennio. I romani rivendicano con orgoglio la natura di figli della Città Estrema, mentre i milanesi sognano di emanciparsi dall' hinterland, corrono appena possono a Corso Como, si immaginano in un superattico al Bosco Verticale. I coatti e gli zarri, eserciti con strategie opposte.

 

ultimo

I capitolini si nutrono di indolenza, non gliene frega niente di conquistare i Parioli o l' Aventino: se ne stanno rintanati nei quartieri della cerchia esterna e nelle borgate perché lì trovano carburante per l' anima, guai a sradicarli, vivrebbero come una colpa il trasloco nelle strade chic, nelle loro orecchie risuonerebbe l' eco del rimprovero della loro gente, quella che resta lì, dove sai che sarà sempre casa tua, e gli amici sapranno come farti stare bene.

MAHMOOD

 

C' è un fondo di neorealismo, negli spiriti dei musicisti romani: è qualcosa che vivono sottopelle, guai a pretendere una metamorfosi. Al massimo si spostano di giorno a San Lorenzo o all' Ostiense, così come vent' anni fa i breaker e i rapper partivano dai capolinea della metro e si radunavano al Corso o a Piazzale Flaminio. Poi di notte a casa con l' ultima corsa, come faceva il Piotta verso Montesacro, e i Cor Veleno, i Colle del Fomento.

gemitaiz

 

Ancora oggi è così: punti un dito sulla mappa e vedi che Gemitaiz è della Serpentara, Coez (salernitano, ma da sempre a Roma) apre la finestra e sente il vocìo della Garbatella, Noyz Narcos vaga tra Prenestina e Casilina, e Lady Larry, la stella rosa della galassia dell' Urbe, rappa sulla Collatina. Se abitano nel cuore della città quasi si giustificano: i tre della Dark Polo Gang sono stati bambini tra Monti e Campo de' Fiori, "ma quando ancora c' erano le puttane per le vie, e non ci abitavano i vip", spiegano. Carl Brave e Franco 126 (ieri in duo, oggi solisti) gravitano attorno alla Trastevere di Via Glorioso, i 126 gradini della scalinata dove vivacchiava la loro crew, e risiedeva Sergio Leone.

dark polo gang

 

Ma con quella smagatezza, li senti affini alle strade lontane dal Fiume: laggiù dove, come a San Basilio, trovi da tempo più cantautori che rapper. Vedi Fabrizio Moro, Mannarino o l' inquieto Ultimo. Aree di confine, dove se vedi i fuochi in cielo non è una festa ma il segnale che è arrivata una nuova partita di droga. Accade anche poco distante, nel Tufello del freestyle di Rancore o di un trapper riconvertito al punk allusivo come Achille Lauro. Lui sì, se n' è andato, è emigrato a Milano.

 

Lassù, nel capoluogo lombardo, i nuovi idoli non vivono comodamente nelle tane di periferia: premono per uscirne in fretta, vogliono lasciarsi alle spalle quel senso di spiazzamento urbano che li svuota dentro, spingono per affrancarsi dal destino di emarginati.

ghali 1

 

C' è chi lo fa con sensatezza, come Ghali (da Baggio) o Mahmood (dal Gratosoglio), che prima di vincere Sanremo si è consolidato come autore per Mengoni, Elodie, Fabri Fibra. Chi invece con la sfrontatezza di credersi una star adornata di Rolex, come Sferaebbasta. Alcuni sono riusciti a scappare: Fedez da Buccinasco, J-Ax da Cologno, Emis Killa da Vimercate. Pensi ai Club Dogo e rivedi Guè Pequeno a Lambrate e Jake la Furia a Corvetto. Passeggi per la Barona e ripensi a quando Marracash fece scena portando lì un elefante.

MAHMOOD

 

"Amo Milano", cantava Dargen D' Amico, guardando fuori dalla vetrina di un bar deserto del quartiere Isola, "l' occasione mancata per L' avan-garde, l' isola che non c' è della mia città, che sfoggia la sua magia triste", commentava lui, scherzando sulle Cinque Giornate, che non sono Risorgimento ma il conto di una settimana: "Cinque di operatività e due di aperitività". Ecco, il centro. Ci puoi capitare partendo da lontanissimo, come Salmo da Olbia, o come la misteriosa Myss Keta, che si esibisce in maschera, non vuol far sapere chi sia ma quando prende di mira "Le ragazze di Porta Venezia" sai che lei non abita lì. Anche se forse lo vorrebbe.

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