mussolini hitler

MEMORIE DEL FUHRER - PARLA L'INTERPRETE DI GUERRA CHE SCOPRI’ LE CENERI DI HITLER: “SI FECE BRUCIARE PERCHÉ NON VOLEVA CHE NESSUNO SI ACCANISSE SUL SUO CADAVERE COME ERA AVVENUTO POCHI GIORNI PRIMA SU QUELLO DI MUSSOLINI”

Susanna Nirenstein per “la Repubblica”

 

ELENA INTERPRETE RUSSA BERLINOELENA INTERPRETE RUSSA BERLINO

Nel giugno 1941, quando scatta l’invasione nazista dell’Unione Sovietica, Elena Kagan studia filosofia a Mosca. Come gran parte del popolo russo vuole solo arruolarsi, combattere. Sarà la donna che all’inizio del maggio di 4 anni dopo, entrata da poco nella Berlino appena conquistata dall’Armata Rossa, scoprirà i cadaveri semicarbonizzati di Goebbels, della moglie Magda, dei 6 piccoli figli assassinati da loro stessi, quattro spessi quaderni di diari del gerarca che tradurrà.

hitler e braun si suicideranno sul divano del bunkerhitler e braun si suicideranno sul divano del bunker

 

E subito dopo i resti sepolti dei corpi di Hitler, di Eva Braun, dell’“amato” cane Blondie usato come cavia del veleno prediposto per il suicidio; Elena identificherà i resti studiando le migliaia di carte conservate nel sotterraneo della Cancelleria del Reich e nel Bunker, individuando i testimoni giusti da ascoltare, a tu per tu con grandi e piccoli criminali nazisti e con gli alti comandi dell’Urss, entrando a passi decisi nel cuore della Storia.

 

Per ora siamo all’inizio. Mandata a produrre bossoli in una fabbrica di orologi riconvertita, a Elena le retrovie non bastano. Farà l’interprete: parte con la vecchia coperta in valigia verso quattro mesi frettolosi di corso a Stravopol, una cittadina sul Volga che quando ghiaccia il fiume non è collegata al resto del mondo né da ferrovie né da strade.

MEMORIE DI UNA INTERPRETE DI GUERRA COVERMEMORIE DI UNA INTERPRETE DI GUERRA COVER

 

Dopo poche settimane ecco comunque arrivare fuggiaschi, sfollati, e anche i primi soldati con la Stella Rossa che «arrancano trascinando i piedi, congelati, stremati» decisi a riorganizzarsi nella Russia profonda. Lo shock della disfatta è terribile.

 

Elena ha 22 anni. Mentre impara il lessico militare tedesco, tra cui un dizionarietto di parolacce inventato dal maestro Auerbach («chiamate il nemico lacchè di merda», gli suggerisce), si trova a tradurre i consigli per il freddo che lo Stato Maggiore Generale del Terzo Reich distribuisce ai suoi militari: «nell’elmetto inserite del feltro, un fazzoletto, carta di giornale appallottolata », «indossare due camicie », «mettete uno strato di giornali tra la camicia e la maglia, fra le mutande e i pantaloni». Roba da poveracci, ma pensavano di conquistare Mosca in quattro e quattr’otto e invece non va così.

 

Alle porte della capitale i potenti eserciti nazisti vengono fermati dai russi. Si combatte metro per metro. Elena Kagan, che sotto il nome di Elena Rzevskaja (in onore della città martire di Rzev) a 92 anni (ora ne ha 95) ha scritto il nostro Memorie di una interprete di guerra , ora in uscita da Voland, parte finalmente per il fronte: 100 verste in una slitta tirata dai cavalli del kolchoz lungo il Volga, con i piedi sotto il fieno. Senza paura, stranamente senza paura.

hitler's bunker hitler’s bunker

 

Viene assegnata all’VIII Brigata aerotrasportata anche se non ha mai visto un velivolo, né un paracadute. È pronta a buttarsi giù se si deve: si sente incorporea mentre sul treno nel buio e poi a piedi sulle traversine innevate circondate da izbe bruciate, va ad affrontare un ignoto così profondo: il comandante non vuole pivellini, la manda in fanteria.

 

ELENA INTERPRETE RUSSA 1ELENA INTERPRETE RUSSA 1

È il gennaio 1942, la temperatura è meno 40. Arrivano slitte con i feriti coperti di paglia. Male alle mani, ai piedi, a tutto. Cadaveri congelati quasi conficcati nel terreno. Dopo chilometri di bianco, sale su un treno che parte: prende appunti frenetica, qualcuno grida ad un altro «Vedi di non pisciare contro vento».

 

Primo paese, Kaluga, combattimenti, fuoco alle case. Arrivano 17 prigionieri tedeschi: Elena inizia tremante il suo primo interrogatorio: cognome, età, luogo di nascita. Quello cerca di simpatizzare, ha freddo, vuole una coperta, «Gli domandi un po’ se pure il russo, quando è prigioniero, chiede una coperta» ribatte il commissario Bacurin. Un altro della Wehrmacht, le racconta di essere un entomologo: «sarò fucilato subito? » le chiede. In un’itsba una bandiera con la svastica ripara la parete interna dagli spifferi: piomba dentro una granata nemica che fa quasi fuori Elena.

 

Zajmisce, Rzev, Smolensk, Varsavia, Bydgoszcz, Poznan... Interrogatori, marce, feriti, morti, cecchini, cittadine distrutte, catapecchie, tempeste di neve, gelo, eroi, vittime delle stragi tedesche, fuochi della battaglia, documenti tradotti, ordini di Hitler («Tu non hai cuore... Uccidi»), lettere delle o alle SS da capire, telegrammi, piccoli dialoghi. Il racconto è caldo, palpita come quello di una bambina stupita.

 

BUNKER HITLERBUNKER HITLER

A metà del libro diventa più convincente, serrato. Perché tappa dopo tappa siamo arrivati a Berlino e qui Elena Rzevskaja come abbiamo detto, guarda la Storia e la fa: capisce anche, da un foglio sottolineato, perché Hitler si sia fatto bruciare: non voleva che nessuno si accanisse sul suo cadavere come era avvenuto pochi giorni prima su quello di Mussolini in Italia, e infine trova la dentista del Führer e le fa identificare l’unico organo rimasto intatto, la mascella che le viene affidata in una scatola rossa da non lasciare mai. Identificazione tenuta segretissima da Stalin, convinto che la minaccia di un Hitler vivo gli permetterà chissà quali giochi politici. Manda nel gulag per dieci anni anche la povera dentista. E molti altri testimoni, sembra.

 

IL TAVOLO DI COMANDO DI HITLERIL TAVOLO DI COMANDO DI HITLER

Il ritrovamento di Hitler molto più sommariamente Kagan/ Rzevskaja l’aveva scritto in un libro del 1965, ora lo arricchisce efficacemente di dati, personaggi, documenti, ritmo. Ci sentiamo lì, a Mosca, nel bunker del dittatore, di fronte alla resa incondizionata degli invincibili assassini. Come si sente Elena?

 

Mormora: «Tutto quello che si è vissuto in guerra, non lo si può tradurre in una lingua comprensibile in tempo di pace».

 

Mancano alcune cose però, importanti. Mancano quasi gli ebrei: anche se lei stessa è un’ebrea ne accenna solo qua e là, le vittime rimangono i russi, i civili, secondo la vulgata dello Stato Sovietico. La parola ebreo appare di volata.

SOLDATO RUSSO NEL BUNKER DI HITLERSOLDATO RUSSO NEL BUNKER DI HITLER

 

Altra cosa la denuncia di Vassilj Grossman, il celebre autore di Vita e destino: il suo scandalo di fronte alla Shoah fu denunciato in tempo reale nelle sue corrispondenze dal fronte che spesso gli organi di stampa del regime rifiutavano proprio per questo (che meraviglia che ora siano pubblicati in Uno scrittore in guerra dell’Adelphi).

 

Nelle memorie della Kagan scritte negli anni duemila pare ancora che i polacchi siano stati occupati solo dal III Reich. Come se la perseguitasse ancora la censura, la paura primordiale, ancestrale, inculcata dal comunismo.

ELENA INTERPRETE RUSSAELENA INTERPRETE RUSSA

 

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