MI VOLEVA STREHLER (E NON SOLO) - LA “BELLISSIMA RAGAZZA” ORNELLA VANONI VUOTA IL SACCO DEI SOUVENIR - “STREHLER ERA UN SEX ADDICTED, MI RITROVAI COINVOLTA IN SITUAZIONI CHE NON ERO PSICOLOGICAMENTE PRONTA AD AFFRONTARE. INCONTRI ORGIASTICI, SFRENATE PARTOUZE - IO L’AVEVO TRADITO CON RENATO SALVATORI. NEL LETTO ME LO AVEVA MESSO LUCHINO VISCONTI, CHE AVEVA QUESTA PASSIONE DI FIDANZARE I SUOI UOMINI - QUANDO SPOSAI L’IMPRESARIO LUCIO ARDENZI ERO ANCORA INNAMORATA DI GINO PAOLI”…

Da "Sette" del "Corriere della Sera"


"Sono una signora di 77 anni che non ha mai avuto così tanta voglia di fare felice la gente e se stessa con il suo canto".
Questo è l'autoritratto di Ornella Vanoni oggi. Quel che è stata la sua vita finora lo racconta, invece, a Giancarlo Dotto in "Una bellissima ragazza", da ieri in libreria per Mondadori. ‚
"Sette" ha scelto in esclusiva alcuni brani del libro dedicati agli uomini che hanno costellato la vita di questa grande protagonista della musica. E segnato un periodo della storia italiana

STREHLER, E LA MIA VITA NON FU PIÙ LA STESSA
Per andare da casa mia, a Porta Venezia, al Piccolo, io prendevo il tram, l'11. Strehler, che era timido anche lui, seguiva il tram con la sua orrenda millecento amaranto col tetto bianco. Sembrava una ciliegia con la panna. Mi aspettava e mi seguiva con la sua ciliegia. Non poteva essere un caso. Non era un caso. Mi seguiva, ma senza mai avvicinarmi.

Scendevo dal tram e lui si era volatilizzato. Poi, finisce l'anno, supero l'esame e lui ci porta tutti a casa dell'architetto Marco Zanuso, tutti pigiati nella sua macchina. Al ritorno, l'ultima da accompagnare a casa ero io. Anche questo non poteva essere un caso. Non lo era. Mi dichiarò il suo amore.

Avevo diciannove anni e non chiedermi cosa mi ha detto o cosa abbiamo fatto. Non me lo ricordo. Anzi, sì. Mi ha baciata, ci siamo abbracciati e abbiamo fatto anche l'amore. Sono tornata a casa che ero in estasi. Lui mi telefona, eccitatissimo, alle quattro del mattino: "Adesso faccio El nost Milan e sarà uno spettacolo stupendo perché ora ci sei tu vicino a me. Te lo dedico".

Per una ragazza incontrare un uomo di quel calibro è una cosa che ti schianta la vita. Se oggi mi chiedi se l'ho amato, ti dico di sì, ma ti dico anche che ero probabilmente molto innamorata dell'amore che lui provava per me. Lui aveva trentadue anni, tredici più di me. Ai miei occhi, una figura mitica e il mio amore era, forse, anche un riflesso di quel mito che si umanizzava fino al punto di dichiararsi cotto di me. La mia vita non fu più la stessa. Il maestro finto burbero e la studentessa vera timida diventarono una cosa sola. (...)

Non sapevo che Giorgio fosse un erotomane. Non l'avevo sospettato nemmeno quando, mentre lui lavorava e io gli ronzavo intorno, commentava pieno di ammirazione le qualità del mio culo. Non mi sono mai sentita intimorita all'idea di congiungermi carnalmente con un mito. Di lui mi sono sempre fidata, anche troppo, e comunque io ero molto sicura del mio bellissimo corpo, anche se questo non mi aiutava psicologicamente, perché io di base non mi piacevo. Non facevo una vita da ragazza normale, questo sì, e pensavo ormai che quello fosse il mio mondo. Dove andavo, del resto? In via Montenapoleone a fare le vasche?

Cominciai a capirlo, che era un sex addicted, come si dice oggi, quando andammo per la prima volta insieme all'Elba. Io ero timidissima, adorante, mi pettinavo in continuazione per l'insicurezza. Scoprii in quei giorni che si era fatto una sveltina con la proprietaria dell'albergo. Perché, mi chiedevo? Se sei innamorato, perché? Non capivo. Ero straziata. Non c'era una vera ragione. Lo faceva così per assecondare la libidine del momento. Mi ritrovai coinvolta in situazioni che non ero psicologicamente pronta ad affrontare. Incontri orgiastici, sfrenate partouze. Strehler dettava le regole. Non voleva assolutamente che qualche uomo mi sfiorasse. Solo lui poteva toccarmi. Lui non aveva limiti, poteva toccare chi voleva, lui era il sultano. Meno male, mi sono detta col senno di poi, che non c'era l'Aids.

Se mi chiedi perché l'ho fatto, non lo so. L'ho lasciato anche per quello, Strehler. Non si può, non fa bene. A un certo punto, una ragazza di vent'anni vuole anche concedersi svaghi innocenti, ogni tanto andare al mare, divertirsi, ballare. E invece era tutto molto pesante. Si prendeva anche molta cocaina, che è mortale perché quando finisce l'effetto ti viene un down che ti vuoi suicidare. Notti di eccessi che si prolungavano fino all'alba. (...)

La mia storia con Strehler non è finita in modo indolore. Lui diceva: "Con te non posso vivere più, senza te non vivo più". Io l'avevo tradito con Renato Salvatori. Nel letto me lo aveva messo Luchino Visconti, che aveva questa passione di fidanzare i suoi uomini. (...)

GINO PAOLI, UN VERO COLPO DI FULMINE
Quello, per Gino Paoli, fu un vero colpo di fulmine. Era il 1960. Stavo nella sede milanese della Ricordi con Leo Chiosso e Mariano Rapetti, il padre di Mogol. Vedo passare questo tipo smilzo, lugubre, con gli occhiali da cieco. Stava insieme a Ricky Gianco. Sai, quando stai in mezzo a tanta gente e senti una presenza, la senti tra tanti, e non puoi fare a meno di sentirla? Si chiama magnetismo. Gino va in uno studio, lo sento che suona qualcosa al piano. Orrendo. Suonava malissimo. Ma suonava "Il cielo in una stanza".

"Chi è quello?", faccio. "Uno che scrive canzoni tremende, mi sa che è anche un po' culattone", mi risponde uno. Ho saputo poi da Gino che, nello stesso esatto istante, lui chiedeva di là: "Chi è quella rossa?". "La cantante della mala. Dicono sia lesbica". Per un po' ci siamo frequentati convinti l'uno dell'omosessualità dell'altro. Facevamo lunghe camminate, io con le caviglie gonfie, lui con il suo montgomery che gli aveva regalato la mamma triestina per proteggerlo dal freddo.

Finché una sera, stremati, ci siamo seduti in un caffé, quello per l'appunto della canzone di Paoli "In un caffè", e ci siamo svelati. "Tu sei gay?". "No, e tu?". "Io nemmeno". Fu il nostro coming out al contrario. Non ci restava che amarci. Abbiamo fatto l'amore e ho detto: "è stato bellissimo!". E lui: "Lo sapevo benissimo". In seguito, mi confidò" di avere imparato l'amore da me. Io per lui ero una donna di mondo. Venivo dai fasti molto chiacchierati di Strehler. (...)

Per togliermelo dalla testa ci ho messo un sacco di tempo, diciamo anni. Frequentavo altri uomini ma la sua faccia da gatto sornione mi passava sempre davanti. Posso dire che l'ho amato, ma posso dire anche che è stato un amore che non si è consumato, interrotto traumaticamente, un amore troppo difficile. Lui era ‚"troppo" sposato per i miei gusti. E allora mi sposai anch'io, con Lucio Ardenzi, impresario teatrale. Ma ero ancora innamorata di Paoli.

Il giorno delle nozze non mi sarei dovuta presentare, avrei dovuto dire a Lucio la verità, sarebbe stato più leale. Ma non ho trovato il coraggio. Gino mi aveva detto che sarebbe venuto in chiesa a suonare per noi "Il cielo in una stanza". Mi mandò invece il giorno del matrimonio un album di fotografie con alcune sue didascalie. In una foto si vedeva lui di spalle e sotto la chiosa: "Oggi sono infelice". In un'altra c'eravamo io e Lucio Ardenzi, lui mi teneva in braccio e io ridevo. La didascalia di Gino: "Questo è davvero troppo per me". La nostra storia continuò. E il mio matrimonio con Lucio finì, mentre aspettavo nostro figlio Cristiano. (...)

HUGO PRATT, UN AMORE PERDUTO
"Hugo Pratt è stato un amore perduto. L'amore perduto. Volevo finire la mia vita raggomitolata al suo fianco, sentirlo parlare, raccontare, con il suo veneziano avvolgente, perché lui non era solo un uomo, lui era un mondo intero, era il mondo. Un irresistibile affabulatore. Era come Borges: tu ti sedevi, lui parlava e non sapevi mai dov'era il confine tra verità e finzione. Ascoltare Hugo mi dava la stessa emozione. Borges ha fatto sette conferenze a Buenos Aires e io sono andata a tutte e sette. Era un incantatore. (...)

Ho sempre pensato che Hugo e Vinicius de Moraes fossero profondamente simili. Hugo la vita l'ha vissuta e l'ha disegnata. Vincius l'ha vissuta e l'ha scritta. Entrambi amavano le donne, l'essenza della donna, la differenza della donna. Il sesso veniva dopo. Hugo mi raccontava di una sua amica con cui parlavano e ridevano così tanto, che non sono mai riusciti a fare l'amore. La parola, il racconto, non erano l'antefatto, per lui erano già carne, sesso alla massima potenza.

È successo così in fondo anche tra di noi. Non sono mai finita in un letto con lui. Non abbiamo mai fatto l'amore. Era la sua testa che m'interessava. Entrarci dentro e restarci a vita. Ci sentivamo quasi tutti i giorni, ma non abbiamo fatto in tempo a diventare amanti. Se gli fossi stata più vicino, forse un giorno sarebbe successo. Mi manca la controprova, ma continuo a pensare che al suo fianco e acquattata nella sua grande testa avrei passato degli anni sereni e belli. (...)

LA MUSICA, CRAXI E IL SUO DELFINO SILVIO
Non posso dire di essere stata intima con la famiglia Craxi. Però, li frequentavo spesso, ricordo un bellissimo viaggio in Senegal. Bettino era sicuramente un leader, ne aveva la statura e la vocalità. Questa voce ben timbrata, le pause giuste. Quando parlava, lo si ascoltava con attenzione, aveva carisma. Nessun leader può essere tale senza una voce convincente. Qualche volta sono stata a casa sua, con Caterina Caselli, la figlia Stefania, il figlio Bobo. Era un uomo eccezionalmente simpatico, adorava la musica come il suo delfino Silvio Berlusconi.

Gli amici di Craxi si dividevano in due gruppi ben distinti, quello romano e quello milanese, che tra loro non avevano alcun contatto. Era così anche per le donne. Bettino aveva a Milano la donna cui voleva bene, la moglie Anna, e a Roma la donna per cui aveva perso la testa, Ania Pieroni. Donna molto sensuale, spesso veniva ai miei concerti. Io non ho mai chiesto niente a Craxi che potesse essere utile al mio lavoro. Non mi sono piuttosto accorta di essere stata usata io dal Partito socialista.

Una volta venne l'ex sindaco Tognoli (che mi è sempre molto piaciuto) per offrirmi di presentarmi alle elezioni, nella lista civica. "Lasciami pensare", risposi. Il giorno dopo uscì sul giornale la notizia. Mi seccai molto. E risposi che Milano era in overdose di socialismo. Pillitteri replicò: "Se la Vanoni è in overdose, posso darle degli ottimi indirizzi di centri di disintossicazione". So per certo che anche Craxi s'incavolò a morte con me. Disse a una nostra amica comune: "Ha attaccato il partito e il partito sono io. Non la ostacolerò, ma non l'aiuterò mai". (...)

LUCIO ARDENZI, IL PADRE DI MIO FIGLIO
Ardenzi era un grande impresario, fin troppo compreso nel suo ruolo. S'inventò attori importanti, produsse grandi spettacoli, si batté da privato come un leone contro lo strapotere del teatro pubblico. Era la sua vanità, che diventava arroganza. Un giorno mi confidò che a lui, più che la coppia Lucio-Ornella, lo eccitava la ditta Ardenzi-Vanoni. Quando mi volle come protagonista de L'idiota di Achard e io fui una rivelazione, lui era al settimo cielo. Capii che, in fondo, era un problema tra lui e Strehler. Una roba tra uomini. Lucio, in realtà, come protagonista pensava a Monica Vitti o a Lea Massari, ma voleva dimostrare che lui aveva visto più in là di Strehler, che poteva fare di me una grande donna. (...)

Non parlo volentieri di Lucio Ardenzi. L'ho sposato che avevo ventisei anni, l'età giusta, ma non l'uomo giusto. Non l'ho mai amato. Ero una donna sperduta. Avevo lasciato Strehler, mi ero ammalata di tisi, c'era Paoli di mezzo e lui, Lucio, era un uomo così vanitoso. Una vanità sproporzionata. Abbiamo avuto un figlio che amo, Cristiano, e questo giustifica ampiamente la nostra storia. (...)

DANILO SABATINI, SPUDORATO TRADITORE
Parlavo prima delle corna che m'infliggeva Gino Paoli. Un altro che mi tradiva spudoratamente era Danilo Sabatini, un maremmano gigantesco, l'uomo con cui sono stata più a lungo. Più che un marito. Era così giocoso con le donne, così ilare e sboccato con il sesso, così esplicitamente mascalzone, che non riuscivo mai a prenderlo veramente sul serio. Le sue corna mi facevano più ridere che soffrire. Era un tipo molto disinibito. Insomma, non ti veniva proprio di fargli una scenata di gelosia. Mi diceva: "Sai Ornella, io quella là non mi ricordo se l'ho scopata, ci ho ballato o ci ho mangiato". L'incontro con il maremmano fu molto importante per me. Mi restituì equilibrio e fiducia in me stessa.

MICHELANGELO, IL GRANDE ABBAGLIO
Il grande abbaglio invece fu Michelangelo Romano, un produttore discografico che aveva quattordici anni meno di me. Una storia strana, d'incantamento. L'ho conosciuto e ci siamo come reciprocamente stregati. Vivevamo sospesi su una nuvola rosa. Due angeli caduti dal cielo, Ornella e Michelangelo. Frequentavamo i più bei ristoranti della riviera e nessuno ci faceva mai pagare. Una specie di magia anche questa, se consideriamo la parsimonia dei liguri. Ma le magie durano poco. Tornati a Milano, fu la catastrofe (...). L'accanimento terapeutico c'è anche in amore. Quel tipo aveva la vitalità del lago di Massaciuccoli. Lui è rimasto lago, io oceano.

 

ORNELLA VANONI LE MANTELLATE COVER SETTE - CORRIERE DELLA SERA 3 NovembreLucio Ardenzi e Ornella Vanoni giorgio strehler DISCO DI ORNELLA VANONI E GINO PAOLI Gino Paoli e Ornella Vanoni hugo pratt ORNELLA VANONI ORNELLA VANONIOrnella VanoniOrnella Vanonisgp71 ornella vanonivanoni ornella GBvanoni ornella01 GB

Ultimi Dagoreport

giorgia meloni antonio tajani matteo salvini

DAGOREPORT – I FRANCHI-TIRATORI PER IL “MELONELLUM” INIZIANO A ESSERE TANTI, FORSE TROPPI – SE LA LEGA VA DRITTA VERSO LA RESA DEI CONTI, ANCHE FORZA ITALIA È IN TUMULTO - DOPO LA “FRONDA” DELLE DONNE, GUIDATE DALLA BERLUSCHINA DEBORAH BERGAMINI, SU PREFERENZE E PARITÀ DI GENERE, ORA È IL MINISTRO DELLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE, PAOLO ZANGRILLO, A INCAZZARSI CON TAJANI PER IL MANCATO COINVOLGIMENTO NELL’INIZIATIVA ANTI-BUROCRAZIA DEL PARTITO – IL GUAIO PIÙ GROSSO PER LA DUCETTA, PERÒ, RESTA QUEL CARTOCCIO DEL CARROCCIO: CON IL 6% CHE GLI ATTRIBUISCONO I SONDAGGI (DI CUI QUASI LA METÀ “CONTROLLATO” DAI GOVERNATORI DEL NORD), LE TRUPPE DEL PARTITO DI SALVINI SI SGONFIERANNO. DEGLI ATTUALI 95 TRA DEPUTATI E SENATORI, E SARÀ UN MIRACOLO SE RESTERANNO UNA TRENTINA - IN CASO DI VITTORIA DEL CENTROSINISTRA, LA SITUAZIONE POTREBBE ESSERE ANCORA PEGGIORE: DUE LEGHISTI SU TRE RISCHIANO DI NON ESSERE RIELETTI - CHISSA' COSA SUCCEDERA' A SETTEMBRE, QUANDO ALLA CAMERA I DEPUTATI DI LEGA E DI FORZA ITALIA (MA ANCHE FRANGE DI FDI) SARANNO CHIAMATI A VOTARE (CON SCRUTINIO SEGRETO) LA NUOVA LEGGE ELETTORALE, UNICA RIFORMA RIMASTA IN PIEDI DEL GOVERNO MELONI....

meloni schlein lovaglio messina donnet

DAGOREPORT – A FERRAGOSTO UN COLPO DI “SOLE” CI STA. FIRMATO DAL DIRETTORE DEL QUOTIDIANO DELLA CONFINDUSTRIA, FABIO TAMBURINI ANNUNCIA CHE PER CONTRASTARE L’OPAS DI INTESA SU MPS NELLA MENTE DI LUIGI LOVAGLIO FRULLEREBBERO NON UNA, MA ADDIRITTURA DUE OPS (OFFERTA PUBBLICA DI SCAMBIO). UNA PER PRENDERE IL CONTROLLO SUL BANCO BPM E L’ALTRA PER ACQUISIRE BANCA GENERALI – NON FINISCE QUI: IN BALLO CI SAREBBE ANCHE LA POSSIBILE VENDITA DEL 13,2% DI GENERALI POSSEDUTO DA MEDIOBANCA, VERO OBIETTIVO DEL RISIKONE BANCARIO – A INGARBUGLIARE LA PARTITA, SI È AGGIUNTA LA PRESA DI DISTANZA DALL’OPAS DI INTESA, LA “BANCA DI SISTEMA” GUIDATA DA CARLO MESSINA, DA PARTE DEL POTERE POLITICO AL COMPLETO, CON MELONI E SCHLEIN PER UNA VOLTA SULLO STESSO FRONTE – ‘STA MEGA-OPERAZIONE DELL’IRRIDUCIBILE LOVAGLIO, CHE DOVREBBE ESSERE ANNUNCIATA NEL CDA DI MPS CONVOCATO PER DOMANI, PUÒ AVERE TANTI VARIABILI DA SCHEDINA: 1-2-X – IN TALE LABIRINTO DI SPECCHI, C’È UN ‘’CONVITATO DI PIETRA’’ CHE TUTTI NOTANO MA CHE NESSUNO NOMINA: IL CEO DI GENERALI, PHILIPPE DONNET, CHE OVVIAMENTE NON FA SALTI DI GIOIA AL PENSIERO DELLA POSSIBILE ACQUISIZIONE VIA OPAS SU MPS DI BANCA INTESA DEL 13,2% DEL COLOSSO ASSICURATIVO…

classifica universita shanghai ranking consultancy politecnico milano torino corgnati donatella sciuto

DAGOREPORT – LE LUSINGHE ALLA CINA NON RI-PAGANO – LE UNIVERSITA’ ITALIANE, IN PARTICOLARE I POLITECNICI DI MILANO E TORINO, HANNO STRETTO DA ANNI CONVENZIONI CON GLI ATENEI CINESI PER SCAMBI DI STUDENTI (PIUTTOSTO ASINI) E DOCENTI, CON APERTURE DI SEDI E PROGRAMMI DI RICERCA COMUNI (TANTO GLI STIPENDI LI PAGA LO STATO) – MA LA CINA NON RICAMBIA TANTO AFFETTO: NELLA CLASSIFICA DELLE UNIVERSITA’ PIU’ PRESTIGIOSE PUBBLICATA DALL’ORGANIZZAZIONE “SHANGHAI RANKING CONSULTANCY” I NOSTRI ATENEI LI VEDI CON IL BINOCOLO! PER IL POLITECNICO DI MILANO, IL PIU’ ATTIVO CON LA CINA, DEVI ARRIVARE AL TRECENTESIMO POSTO...

meloni gasparri nordio paromonov vannacci

DAGOREPORT – COSA CI FANNO IL MINISTRO NORDIO E IL SENATORE GASPARRI NEL PARTERRE DI UN MAXI-EVENTO CHE SEMBRA AVER ARRUOLATO SAN FRANCESCO NEL MONDO “MULTIPOLARE” E FILO-RUSSO? CON LORO ANCHE ALTI UFFICIALI DELLE FORZE ARMATE – PRENDERANNO PARTE AI “TAVOLI DI PACE: UN’ESPERIENZA FRANCESCANA, UN’ETERNA SFIDA TUTTA ITALIANA”, CHE SI TERRANNO A FORMELLO, ALLE PORTE DI ROMA, DA FINE AGOSTO A INIZI DI SETTEMBRE – I PARTECIPANTI ALL’EVENTO SEMBRANO ACCOMUNATI DAL DISPREZZO PER IL MONDO OCCIDENTALE E PER SIMPATIE NEMMENO TROPPO CELATE PER LE VARIE AUTOCRAZIE. SI VA DALL’AMBASCIATORE RUSSO ALEXEY PARAMONOV, ALL’AYATOLLAH IRANIANO MOHAMMAD HOSSEIN. E, NATURALMENTE, CI SARÀ IL GENERALISSIMO VANNACCI – IMMAGINIAMO QUANTO SARÀ ENTUSIASTA GIORGIA MELONI DELLA PRESENZA DEL “SUO” GUARDASIGILLI IN MEZZO A QUESTE TRUPPE…

valter lavitola sigfrido ranucci bomba attentato

DAGOREPORT - BOMBAROLI D’AMORE O C’E’ DELL’ALTRO? - PAOLO MIELI HA LANCIATO IL SASSO SUL CASO DELL’ATTENTATO A SIGFRIDO RANUCCI: “PUÒ DARSI, CHE QUALCUNO SI SIA INFILATO IN QUESTO RAPPORTO CON LAVITOLA PROPRIO ALLO SCOPO DI METTERE IN PIEDI UNA MISSIONE PER DANNEGGIARE RANUCCI” – CERTO, CI SONO MOLTE ZONE D’OMBRA: TUTTO GIRA INTORNO AL MOVENTE CHE HA SPINTO LAVITOLA A COMMISSIONARE L’ATTENTATO - IL FACCENDIERE VOLEVA ACCRESCERE LA POPOLARITÀ DI RANUCCI PER SPINGERLO A ENTRARE IN POLITICA? - AI MAGISTRATI HA SPIEGATO DI VOLER “SFRUTTARE” LA BOMBA PER SPINGERE LE AUTORITÀ A RAFFORZARE LA SCORTA DEL CONDUTTORE DI “REPORT”. MA SE FOSSERO QUESTE LE RAGIONI, LA CONDIZIONE INDISPENSABILE DEL PIANO ERA: NON ESSERE SCOPERTI – UN’ASSURDITA’, A PENSARCI BENE: COME POTEVANO, VALTERINO E I SUOI UOMINI, ILLUDERSI DI NON ESSERE ACCIUFFATI, DOPO UN ATTENTATO DINAMITARDO? – ECCO PERCHE’ QUALCOSA NON TORNA…

moulay hassan marocco ceuta melilla donald trump giorgia meloni pedro sanchez friedrich merz

DAGOREPORT – LA CRISI SUI FLUSSI MIGRATORI TRA ITALIA E SPAGNA È APPESA A CIÒ CHE SUCCEDERÀ DOMANI, 15 AGOSTO: UNA NUOVA “INVASIONE” È STATA MINACCIATA SUI SOCIAL MAROCCHINI A CEUTA E, SOPRATTUTTO A MELILLA, L’ALTRA EXCLAVE SPAGNOLA NEL PAESE NORD-AFRICANO – E QUI SI ARRIVA AL VERO NODO IRRISOLTO DELLA QUESTIONE, CHE NON RIGUARDA L’ITALIA, MA IL MAROCCO E LA ROTTURA DELL'ACCORDO CON LA SPAGNA. A RABAT MOHAMMED VI FORMALMENTE HA SULLA CAPOCCIA LA CORONA, MA A GOVERNARE DI FATTO È IL FIGLIO, IL 23ENNE MOULAY EL HASSAN, BEN SUPPORTATO DA MADRE E SORELLA NELLA SUA ASCESA PER DIVENTARE IL “BIN SALMAN MAROCCHINO” – L’ALLEGRO TERZETTO, ACCOMPAGNATO DA NUMEROSA CORTE ALLE PRESE CON BEN 224 VALIGIE, HA SVACANZATO A LUGLIO A CAPRI DOVE AVREBBERO TROVATO IL TEMPO DI INTRATTENERSI CON EMISSARI DELLA GALASSIA “MAGA” – E DIVENTA SEMPRE PIÙ PLAUSIBILE CHE L'"ISPIRAZIONE" AL PRINCIPE MAROCCHINO PER L'OPERAZIONE CEUTA ABBIA IL MARCHIO DEL SOVRANISMO USA - SE TRUMP S’È BUTTATO A PESCE CON LE SUE ARMATE DI TROLL E ACCOUNT SOCIAL PER SOFFIARE SUL FUOCO DELL’''INVASIONE'', LA SUA EX "AMICA SPECIALE" GIORGIA MELONI È ANDATA A SBATTERE SUL “MURO DI BERLINO” DI MERZ… - VIDEO