MIRACOLO A “REPUBBLICA”! - PIETRANGELO BUTTAFUOCO, IL COSIDDETTO “FASCIO-ISLAMISTA”, GIORNALISTA “FOGLIANTE” I CUI ROMANZI MAI VENIVANO RECENSITI, ENTRA A VELE SPIEGATE TRA I COLLABORATORI DELLE PAGINE CULTURALI DEL GIORNALE DI EZIO MAURO (GRAZIE A SCALFARI?) - SECONDO PEZZO DEDICATO ALLA LEGA: IL THINK TANK DEI LEGHISTI VARESOTTI DISSIDENTI, CHE ANGOSCIA BOSSI E ‘CERCHIO MAGICO’, È “TERRA INSUBRE”, MOVIMENTO CULTURALE VICINO AI BOBOMARONITI, SI ISPIRA A MIGLIO, HERMAN HESSE, NANNI SVAMPA…

Pietrangelo Buttafuoco per "la Repubblica"

Varese, Nord. La faccia di Paolo Mathlouthi, trentenne, studioso di storia moderna, è scavata nei tratti di una memoria remota. È berbero nel sangue e la sua genealogia attraversa la sabbiosa Kabilia e i terragni Abruzzi. È il coordinatore del focus di Terra Insubre, la rivista di "cultura del territorio e identità". Una sorta di MicroMega dei leghisti primigeni, per intendersi. È il think tank dei leghisti dissidenti e ogni numero è un fascicolo di approfondimento culturale, antropologia e relazioni archeologiche ma anche interviste a Nanni Svampa, uno dei leggendari Gufi.

Dunque la rivincita dei cantimbanchi, tema caro agli studi di Piero Camporesi, che induce a chiedersi: «Perché la provincia di Varese ci ha dato Dario Fo, Nanni Svampa, Cochi e Renato, Massimo Boldi, Francesco Salvi, Enzo Iacchetti, I Fichi d´India... e la provincia di Como solo Memo Remigi, che non fa ridere?».

La storia di questo circolo comincia nel 1996 tra i tavoli dell´Aldebaran, un pub che è stato night club per poi approdare al kebab. In quegli anni gli associati della rivista - che ha come simbolo un cinghiale e il triskele (gemmazione della Trinacria di Sicilia: quando si dice il cosmopolitismo valligiano!) - erano quasi tutti studenti del liceo Cairoli, e sebbene abbiano fatto militanza con lo spadone di Giussano, non hanno assecondato i diktat di Umberto Bossi contro il primo dei numi tutelari del leghismo, il politologo Gianfranco Miglio, considerato ancora oggi il loro padre putativo.

Terra Insubre (l´Insubria è la denominazione del territorio di Varese) è anche una realtà di numeri, ed è un grosso problema per la Lega di Umberto Bossi. C´è la guerra del "Cerchio magico", la cerchia dei bossiani, contro i "maroniani"; una guerra che si consuma in questa città, che sta alla Padania come Lourdes alla cristianità. E gli aderenti di Terra Insubre sono appunto maroniani, difesi (da sinistra) dall´ex ministro dell´Interno, incoraggiati (da destra) da Flavio Tosi, il sindaco di Verona. Sono stati minacciati di espulsione da Bossi in persona.

Durante il direttivo federale ha liquidato tutto questo "culturame" dichiarando l´incompatibilità tra la tessera del partito e l´iscrizione all´associazione, dimenticando un dettaglio: «L´ottanta per cento dei leghisti di Varese», spiega il leader Andrea Mascetti, «è iscritto a Terra Insubre».

Mascetti è la bestia nera di Bossi. Da lui derivano il gruppo di Terra Orobica, a Bergamo, quello di Terra Taurina, in Piemonte, e a Modena quello di Terra Frignate. E il capo padano non sa che farsene di un´Insubria acculturata, spina nel fianco del leghismo impelagato nelle vicende dei traffici del Pirellone.

Questa rivista non è il borbottio di Radio Padania. Non ci sono le "diableries gothiques" dei raduni del Carroccio e si studia il genius loci di mille luoghi e la "sepoltura della capra nella chiesa di Santa Maria della Purificazione". Ecco, sarà pure giusta lettura del Liber Notitiae Sanctorum Mediolani ma è risibile cosa rispetto alle vestigia della memoria "imperialistica", quella contro cui muove guerra l´Insubria coi suoi agitatori sempre attivi - come i seminari organizzati sulle cime del San Gottardo, nelle caserme dell´esercito elvetico, "senza italiani tra i piedi" - per svegliare l´identità.

È un capitolo ritrovato del "romanticismo politico", questa della reazionaria Terra Insubre. Mettere Lega e cultura non è un ossimoro ma un corto-circuito oltre il luogo comune. Leggono con ferma devozione Contro-passato prossimo, il capolavoro di Guido Morselli, ma presi dal rovinio del "particulare" rinunciano al paradosso di una Grande Guerra vinta dagli austriaci per starsene sulla barca, in mezzo al lago, come Ugo Tognazzi ne La Stanza del Vescovo (il film tratto dal romanzo di Piero Chiara): bagnano il dito in bocca per sentire il vento di Breva e respirare l´aroma del tabacco di Brissago.

Non c´è un´invenzione capricciosa dell´ideologia nella "lode della grandezza delle piccole comunità" di Gilberto Oneto (spesso ospite de L´Infedele di Gad Lerner), piuttosto l´autonomismo radicale che, orbo di risultati, è un sentimento senza politica. Separati da ogni appartenenza, si trincerano nel territorio. In attesa del medioevo, mangiano negli slow food di Carlo Petrini e trovano - così spiega Mathlouthi - "quella che Claudio Magris chiama ‘la vertigine del mondo´ e recidere così i legami viscerali con Itaca e riscoprirne l´autenticità. Il nostro progetto non nasconde, come vorrebbero i nostri detrattori, versioni eufemistiche del razzismo. Ed è semmai l´aspirazione alla ‘separatezza´. Come spiegò Eugène Rambert: sembrare diversi per rimanere se stessi".

Impolitici, ecco. E tra i libri disseminati nei loro convegni, spicca di baffo e ceffo il barone Roman von Ungern, il Khan dell´Orda d´Asia disegnato da Hugo Pratt in Corte sconta detta Arcana, da loro amato e riprodotto in poster perché, insomma, dalle pozze dei miti da cui attinge Terra Insubre, le verità che aggallano sono quelle ostili al mondo di oggi. L´immaginario è ben più che ribelle, è qualcosa di più del lessico di "Roma ladrona". Stanno nel territorio per restarsene fuori da questo mondo.

Si sentono come gli irriducibili Galli questi tipi di Terra Insubre. I loro banchetti, e ne organizzano di diversi, danno all´ospite l´impressione di vivere dentro un albo di Asterix, tante sono le piccole patrie: bretoni, alsaziani, romeni, scozzesi, irlandesi e, manco a dirlo, hanno fatto festa nel Saint Patrick´s Day, "il giorno del trifoglio e della libertà".

Con loro, "I lupi delle Alpi" di Andrea Cavalleri. Una metafora d´obbligo, questa, in ragione di una fedeltà. Quella per il ticinese Hermann Hesse. La lectio sull´autore del Lupo della steppa, all´ultimo Festival Insubria, la tenne Quirino Principe. E lo fece con garbo mefistofelico. A dispetto di Regina Bucher, responsabile della fondazione Hesse, turbata dall´araldica grifagna e rapace d´Insubria.

Sono ex liceali incendiati dal Brenta. E´ il vento che scuote la loro stessa casa. Oggi sono professionisti o parlamentari, o insegnano all´università, come Sergio Rovagnati, docente di Antropologia presso la Cattolica di Milano, che nelle mattane dell´Aldebaran esibiva al collo un "torque", un vistoso e pacchiano gioiello celtico che si era fatto forgiare «in ossequio alle origini ancestrali».

Si sentono, per dirla con Mathlouthi, «stranieri tra gente sconosciuta». Scoprono così, sulle orme di Chiara, che il dialetto parlato a Poschiavo, nel Canton Grigioni, è lo stesso usato dagli avventori del Caffè Clerici di Luino o degli abitanti di Porlezza. La lingua, per loro, è quel «carattere etnico determinante» descritto da Pier Paolo Pasolini. Ed è carnale, come i pizzoccheri di Teglio.

E poi, certo, le identità. Quando Gianfranco Miglio, nell´invettiva anti-meridionalista, rivendicò i quarti di nobiltà con nonna sua che contava le galline in tedesco ein, zwei, drei, ebbe la pronta risposta di uno storico catanese, Santi Correnti: «Anche mia nonna, illustre collega, non contava in italiano. Ma in siciliano, uno, due e tri, e numerava i feudi, non certo le galline». Identità, dunque. E autonomismo radicale. Perfino fino a Como. Sia pur con Memo Remigi.

 

 

PIETRANGELO BUTTAFUOCO ITALO BOCCHINO PIETRANGELO BUTTAFUOCO EMANUELA FIORENTINO PAOLO MIELI PIETRANGELO BUTTAFUOCO PIETRANGELO BUTTAFUOCO FAUSTO BERTINOTTI - copyright PizziEZIO MAURO ROBERTO SAVIANO EUGENIO SCALFARI BOSSI MARONI GALASSIA LEGA - CHI STA CON BOSSI E CHI CON MARONIROSY MAURO CANTON E BOSSI Gianfranco Migliogol50 memo remigi

Ultimi Dagoreport

valter lavitola sigfrido ranucci

DAGOREPORT - SE NON CADONO SULLA FIGA, CADONO SULLA VANITÀ (AL LIMITE DELLA MEGALOMANIA) – A FREGARE RANUCCI È STATO IL SUO EGO. È VERO CHE IL GIP DI ROMA ESCLUDE CATEGORICAMENTE QUALSIASI COINVOLGIMENTO DI SIGFRIDO NELL’ATTENTATO. MA NELL’ORDINANZA CHE HA DISPOSTO IL CARCERE PER LAVITOLA, IL GIUDICE SCRIVE CHIARAMENTE CHE IL GIORNALISTA ERA, SE NON TENTATO, SICURAMENTE LUSINGATO DAL PROGETTO POLITICO DI VALTERINO, CON MIELI E CAPPELLINI COME ADVISOR – QUANDO IL FACCENDIERE GLI GIRA IL FAMIGERATO SONDAGGIO SUI POSSIBILI LEADER DEL "CAMPO LARGO", CHIEDENDOGLI UN’OPINIONE, RANUCCI RISPONDE: “L HO VISTO MA VA INTEGRATO". E DOPO QUALCHE GIORNO MODIFICA LA BOZZA – PERCHÉ LAVITOLA, PRIMA DI ESSERE ARRESTATO, HA RIPETUTO: “SE L’ATTENTATO L’HA FATTO GOMES, VUOL DIRE CHE L’HO FATTO FARE IO, E SE L’HO FATTO FARE IO, VUOL DIRE CHE L’HO FATTO D’ACCORDO CON SIGFRIDO”? – NEI GIORNI SUCCESSIVI ALLA PERQUISIZIONE, INTERCETTATO, LAVITOLA SI LASCIA ANDARE ANCHE A UN'ALTRA FRASE: “MA COME CAZZO NON FANNO AD ARRESTARMI QUESTI?”

paolo mieli lavitola ranucci cappellini

DAGOREPORT - SUL CASINO RANUCCI, DI RESPONSABILITÀ PENALI NON SAPPIAMO E NON POSSIAMO DIRE. MA C’È UNA DOMANDA CHE I GIORNALONI EVITANO ACCURATAMENTE DI FARE: PERCHÉ UN BI-DIRETTORE DEL "CORRIERE", PAOLO MIELI, E UN VICE-DIRETTORE DI "REPUBBLICA", STEFANO CAPPELLINI, SI SONO MESSI A FARE, COME DOPOLAVORO, I ''CONSIGLIERI-ADVISOR'' DI UN SONDAGGIO MESSO SU DA UN MILLANTATORE PREGIUDICATO COME LAVITOLA? - SEMPLICE SMANIA DA “KINGMAKER”? SOLITA ROMANELLA DEL "CI CONOSCIAMO TUTTI?" - SULL'EX GALEOTTO LAVITOLA, CONDANNATO PER DUE VOLTE PER TENTATA ESTORSIONE, I NOSTRI "EROI" NON POSSONO CADERE DAL PERO - DALLE FITTE CHAT LAVITOLA-MIELI-CAPPELLINI, LA COLLABORAZIONE È EFFETTIVA, NON LIMITATA A SUGGERIMENTI O CHIACCHIERE DA BAR - A UN CERTO PUNTO, IL “VALTER CARISSIMO” (BY MIELI) SEMBRA UN EDITORE CHE DA' ORDINI AI SUOI DIPENDENTI IN RITARDO SULLA CONSEGNA DEL LAVORO - (CHISSA' A "REPUBBLICA" COME AVRANNO PRESO IL "GIRO DI VALTER" DEL DIRETTORE CAPPELLINI..) 

ursula von der leyen giorgia meloni friedrich merz pedro sanchez emmanuel macron ceuta

DAGOREPORT – SPLASH! GIORGIA, T’HANNO RIMASTO SOLA: DOPO TRUMP, ORA RISCHIA UN "VAFFA" ANCHE DALL'EUROPA - DEI 22 PAESI UE CHE HANNO FIRMATO LA LETTERA SU SCHENGEN PROPOSTA DALLA PREMIER DELLA GARBATELLA, NESSUNO È ANDATO OLTRE CHIUDENDO I CONFINI - IL PRIMO COLPO FATALE SULLA MELONI "SCHENGENATA" E' ARRIVATO DALL"AMICO MERZ", CHE IERI HA ANNUNCIATO CHE LA GERMANIA RISPEDIRA' IN ITALIA I MIGRANTI SBARCATI SULLE NOSTRE COSTE - IL COLPO DEL KO È ATTESO NELLE PROSSIME ORE: L'INTERVENTO DEL PRESIDENTE DELL'ESECUTIVO EUROPEO, URSULA VON DER LEYEN, PER CHIUDERE L'INSOSTENIBILE CORRIDA ITALIA-SPAGNA - DAVANTI AL "MURO DI BERLINO", ALLA DUCETTA NON RESTA ALTRO CHE RINCULARE, MAGARI SPARANDO QUALCHE SUPERCAZZOLA PER NON PERDERE LA FACCIA. ALTRIMENTI, RISCHIA L'ISOLAMENTO POLITICO TOTALE: OLTRE ALLA FRANCIA DI MACRON E ALLA SPAGNA DI SANCHEZ, SI RITROVERA' CONTRO ANCHE LA GERMANIA DI MERZ - L'ATTACCO A SANCHEZ, OLTRE A CAVALCARE LA DILAGANTE ONDATA DELLE DESTRE SOVRANISTE (VANNACCI IN PRIMIS), SAREBBE STATO SUGGERITO ALLA PREMIER DE' NOANTRI DAL LEADER DI VOX, L'AMATO SANTIAGO ABASCAL...

carlo deodato intelligenza artificiale cristiano ceresani sebastiano dondi davide de lungo

DAGOREPORT - L’INTELLIGENZA ARTIFICIALE? LA SOLITA SCUSA PER FAR LAVORARE I SOLITI, E FAR GIRARE L’ECONOMIA DELLA ROMANELLA POTENTONA! – TRA I DOCENTI DEL CORSO DI INTELLIGENZA ARTIFICIALE PER I DIPENDENTI DI PALAZZO CHIGI CI SONO MOLTI VOLTI NOTI DEI PALAZZI ROMANI: FUNZIONARI, DIRIGENTI, EX CAPI DI GABINETTO GIÀ STRAPAGATI DA CAMERE E GOVERNO. NON POTEVANO IMBASTIRE UNA LEZIONCINA INTERNA A PIAZZA COLONNA? PERCHÉ HANNO DOVUTO FARE UN GIRO IMMENSO, RICORRENDO ALL’ACCADEMIA TRECCANI, CON PUZZA DI SOFFRITTO D’INTERESSI? SARÀ MICA CHE L’OPERAZIONE SERVE A DISTRIBUIRE QUALCHE ALTRA MANCETTA AGLI AMICI? AH, NON SAPERLO!

tajani meloni salvini

DAGOREPORT – CHE SUCCEDERA' ALLA RIFORMA DELLA LEGGE ELETTORALE QUANDO VERRA' RIPRESENTATA ALLA CAMERA, CON IL TERRIBILE VOTO SEGRETO, ALL'INIZIO DI SETTEMBRE? - SE LA LEGA E' SCOPPIATA, FORZA ITALIA E' ALLO SBANDO, CON SALVINI E TAJANI CHE NON CONTROLLANO PIÙ I LORO PARLAMENTARI, ANCHE GIORGIA MELONI HA QUALCHE PROBLEMUCCIO: ALL'INTERNO DEL SUO PARTITO UN COACERVO DI SERPI E' PRONTA A MORDERLA SE NON SARANNO RICANDIDATI ALLE POLITICHE DEL 2027 – IL BOOM DI FDI DEL 2022 FU TALMENTE INASPETTATO CHE ARRIVARONO IN PARLAMENTO TANTI TIZI E TROPPI CAIETTI UN PO’ IMPROVVISATI O INADEGUATI O SEMPLICEMENTE FANCAZZISTI, CHE SANNO BENISSIMO CHE SARANNO SPAZZATI VIA DALLA RAMAZZA DELLA DUCETTA. E NON VEDONO L’ORA DI CONSUMARE LA VENDETTA…