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IL PARADOSSO DEL CINEMA ITALIANO: PIÙ FA FLOP PIÙ PRODUCE - NEL 2018 È STATO EROGATO UN CONTRIBUTO DI 7,790 MILIONI PER SOSTENERE 41 TITOLI MA NESSUN FILM ITALIANO E’ ARRIVATO TRA I PRIMI DIECI NEGLI INCASSI - LA NOSTRA FILIERA PRODUCE PIÙ DI QUANTO IL MERCATO POSSA ASSORBIRE: L'ANNO SCORSO SONO ARRIVATI IN SALA 205 TITOLI - DI QUESTI SOLO TRE SUPERANO I 5 MILIONI DI INCASSO E BEN 178 NON ARRIVANO A TOCCARE I 500MILA EURO…

Francesca D' Angelo per “Libero quotidiano”

 

cinema vuoto 1

Il problema più grande del cinema italiano è che, nella maggior parte dei casi, non vuole ammettere di avere un problema. È sempre colpa di altri (vedi: Netflix), dell' estate malandrina che non porta incassi o della recessione mondiale che, come sottolineano gli addetti ai lavori, ha messo in ginocchio persino Francia, Spagna e Germania. Così accade che i dati del mercato cinematografico 2018, diffusi come ogni anno dalle associazioni Anica, Anec e Anem, siano accompagnati quest' anno da una lunga lista di note il cui concetto chiave è: «Non vi preoccupate, la situazione non è grave come sembra».

Eppure, non c' è molto da stare allegri.

BOHEMIAN RHAPSODY

 

Partiamo dai dati. Nel 2018 in Italia il box office ha incassato complessivamente 555.445.372 euro: il -4,98% rispetto al 2017. È il risultato più basso dal 2006 a oggi. Le associazioni fanno però presente che in Germania gli incassi sono crollati del -16%, in Francia del -4%, in Spagna del -2%. Ci sarebbe quindi «una tendenza generale verso il ridimensionamento»: il che dovrebbe rassicurarci.

 

Inoltre se si considerano gli incassi generati esclusivamente dai film italiani, la somma vanta un incremento del 23% degli incassi: nel 2018 le pellicole italiane hanno fatto guadagnare 127 milioni di euro contro i 103 milioni del 2017, meglio noto come l' anno nero del cinema italiano.

 

C'è però un "ma". Anzi, due. Prima di tutto nella Top 10 dei film 2018 non c' è nemmeno un titolo italiano: la classifica è dominata dal film Bohemian Rhapsody sui Queen, seguito dal cinecomic Avengers: Infinity War, dal sexy Cinquanta sfumature di rosso e poi da svariati cartoni, sequel e dall' immortale Mary Poppins. Il che vuol dire che l' anno scorso nessun film italiano ha sfiorato i 10 milioni di incassi. Quello di maggior successo, ossia A casa tutti bene (11esimo nella Top) si ferma a 9,1 milioni di euro.

 

TROPPE PELLICOLE

avengers infinity war

Come se non bastasse, la nostra filiera non demorde nel produrre più di quanto il mercato possa assorbire: l'anno scorso hanno visto la luce delle sale ben 205 titoli. Troppi. Soprattutto se, come denunciato anche dalla rivista specializzata Box Office, di queste 205 produzioni solo tre superano i 5 milioni di incasso e ben 178 non arrivano a toccare i 500mila euro. Capite bene che, davanti a queste cifre, l' osservazione che «nel 2017 solo un film si era attestato tra i 5 e i 10 milioni di euro, quest' anno invece sono tre», consola fino a un certo punto.

 

Il quadro che emerge è quello di un comparto scombussolato che, pur essendo ben foraggiato dallo Stato, produce troppo e male, salvo poi assolversi da solo. L' impressione è che non basti investire sull' estate, come comunque è giusto fare e come è stato confermato anche dalle stesse associazioni di categoria. Bisogna avere anche il coraggio di rivedere il sistema dei finanziamenti, sostenendo solo chi merita di esserlo.

Cosa che non sembra sia stata fatta finora.

 

pupi avati (2)

ESAME DI COSCIENZA

Stando infatti all' elenco pubblicato dalla Direzione generale Cinema del ministero per i Beni culturali, nel 2018 è stato erogato un contributo di 7,790 milioni per sostenere 41 titoli. Questi comprendono: opere prime di giovani esordienti; opere seconde; film, documentari e cartoon di particolare qualità artistica e i così detti "film difficili" che dispongono di poche risorse.

 

Tra i titoli che rientrano in questa rosa figurano Il signor diavolo di Pupi Avati (350 mila euro), il cartoon Topo Tip 3 di Andrea Bozzetto (250 mila euro), il Passatempo di Gianni Amelio (30 mila euro), il documentario Diabolik sono io di Giancarlo Soldi (40 mila euro), Villetta con ospiti di Ivano De Matteo (600 mila euro).

 

gianni amelio

Non sta certo a noi stabilire se un regista di chiara fama debba avere finanziamenti così corposi, o decidere se un misconosciuto che realizza un film difficile vada o meno incoraggiato. Di certo però una scrematura è importante: non tutte le storie sono necessarie, di certo non 205, a maggior ragione se si chiede un contributo a noi poveri cittadini.

 

In tale senso il cinema dovrebbe prendere esempio dalla tv: il piccolo schermo gode solo da una manciata di anni delle agevolazioni fiscali come il tax credit (spesso inferiori a quelli riservati alla Settima Arte) eppure non solo se l'è sempre cavata ma è persino riuscito a superare, in qualità, il grande schermo.

il ritorno di mary poppins

 

Dunque, cerchiamo di far fruttare bene il Fondo per il cinema (lievitato a 404 milioni), i finanziamenti esistenti, i contributi e qualsivoglia budget, privato o pubblico. Per riuscirci però il cinema deve farsi un esame di coscienza serio: ammettere che va male, senza rifugiarsi nei "se" e nei "ma". Ne è consapevole Francesca Cima, presidente sezione produttori Anica, che spinge per avere «un prodotto più competitivo e innovativo».

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