livio caputo oriana fallaci

"QUELLA VOLTA CHE FUI PIÙ BRAVO DI ORIANA..." - LIVIO CAPUTO RACCONTA DI QUANDO RIUSCÌ A FREGARE LA FALLACI SULLE FOTO DELLO SBARCO SULLA LUNA - "PER FARCELA, HO DOVUTO SFIDARE I LIMITI DI VELOCITÀ DEL TEXAS, UNA TEMPESTA FUORI STAGIONE SULLA GRANDE MELA, E INFINE RIPIEGARE SU UN VOLO PER ZURIGO. RISULTATO? "EPOCA USCI' CON LE FAMOSE FOTO UN GIORNO PRIMA DELL'EUROPEO E ORIANA NON MI RIVOLSE LA PAROLA PER SEI MESI". IL DISACCORDO SULLA GUERRA IN VIETNAM

Da “il Giornale”

 

livio caputo 4

Ripubblichiamo l'articolo firmato da Livio Caputo in occasione del decimo anniversario della morte di Oriana Fallaci, con cui il nostro direttore ha condiviso le esperienze lavorative più avventurose nei grandi teatri di guerra del Novecento. E il giorno dello sbarco sulla Luna, il 20 luglio 1969.

 

Se dicessi di essere stato un intimo amico di Oriana Fallaci racconterei una bugia: abbiamo vissuto a lungo nella stessa città New York, ci vedevamo a cene e ricevimenti, abbiamo fatto molti servizi insieme; ma oltre a essere colleghi eravamo anche, e soprattutto, concorrenti.

 

oriana fallaci

Negli ormai lontani anni Sessanta, la concorrenza tra giornali, e più ancora tra settimanali, era ancora forte, e tra Oriana, corrispondente dell'Europeo, e il sottoscritto, corrispondente di Epoca, c'era una intensa quanto sana rivalità. Praticamente ogni settimana, che fossimo in sede, a Cape Canaveral a seguire i progressi della conquista dello spazio, o in Vietnam a riferire sulla guerra, cercavamo di superarci a vicenda.

 

Oriana era senza ombra di dubbio la più abile con la penna, e forse anche quella che aveva i migliori contatti, ma aveva un punto debole su cui io puntavo spesso per cercare di superare il mio handicap: era una mediocre organizzatrice, spesso dava l'impressione di non curarsi troppo delle esigenze del giornale in materia di tempi di consegna e di spedizione del materiale fotografico (in quegli anni non esisteva ancora la telefoto a colori, e bisognava fare arrivare il più rapidamente possibile le pellicole a Milano).

 

livio caputo

Al centro dei suoi interessi c'era solo l'articolo e in certe occasioni questo mi ha consentito di darle qualche dispiacere. Vi racconterò la più clamorosa. Uno dei terreni principali della nostra competizione è stata la corsa alla luna, culminata il 20 luglio 1969 con lo sbarco sul satellite degli astronauti Armstrong e Aldrin, ma durata in realtà cinque anni.

 

Durante tutto questo periodo bisognava cercare di intervistare i protagonisti (una cosa in cui Oriana era assolutamente insuperabile), e seguire e spiegare i problemi sorti durante i voli preparatori (e qui ho segnato io qualche punto). Ma, naturalmente, si trattava solo di una fase di avvicinamento al momento culminante dello sbarco, e al numero-clou, in cui avremmo mostrato ai lettori le prime foto a colori della luna, che la NASA avrebbe distribuito alla stampa tre o quattro giorni dopo il rientro dell'equipaggio di Apollo 11.

Aldrin Collins Armstrong

 

Riuscire a pubblicare quelle foto per primi sarebbe stato lo scoop dell'anno, e sia Oriana, sia io, ci impegnammo a fondo nella corsa. Era, essenzialmente, un problema di aerei. La NASA aveva annunciato che ci avrebbe consegnato il materiale intorno alle 13.30, troppo tardi per prendere l'ultimo volo per New York in coincidenza con quelli in partenza la sera per l'Italia.

 

oriana fallaci (2)

Perciò, mentre con Oriana sostenevo che il problema era insolubile, mi sono segretamente accordato con i colleghi di Paris-Match e del Daily Mail per affittare un Falcon che ci avrebbe portato a New York giusto in tempo per ripartire subito per l'Europa. Per farcela, ho dovuto sfidare i limiti di velocità del Texas, una tempesta fuori stagione sulla Grande mela, e poiché al mio arrivo al Kennedy l'Alitalia per Malpensa era già partita, ripiegare su un volo per Zurigo dove è venuto a prendermi l'aereo della Mondadori.

neil armstrong

 

Risultato: Epoca è uscita con le famose foto un giorno prima dell'Europeo e Oriana non mi ha più rivolto la parola per sei mesi. In attesa dello sbarco sulla luna, siamo stati varie volte insieme in Vietnam, soprattutto tra il '67 e il '68, l'anno della famosa offensiva del Tet. Su quella guerra tanto discussa, Oriana ed io non eravamo d'accordo.

 

epoca 9

Lei, che allora, prima di iniziare la sua crociata contro l'Islam, era piuttosto di sinistra, riteneva sostanzialmente che si trattasse di un conflitto post-coloniale inutile e un po' insensato. Io credevo invece nella teoria del domino di Dean Rusk (segretario di Stato di Kennedy e Johnson), secondo la quale se il Vietnam fosse caduto in mano ai comunisti, questi si sarebbero successivamente impadroniti di tutto il Sud-est asiatico. Sulla terrazza del Continental di Saigon, di ritorno dal fronte, abbiamo avuto in materia discussioni anche accese; con il senno di poi, devo riconoscere che aveva ragione lei, perché anche dopo il trionfo dei Vietcong nel 1972 non è accaduto nulla di quanto temuto.

 

La guerra del Vietnam è stata l'unica della storia in cui alla stampa, di qualsiasi colore fosse, era concessa assoluta libertà di movimento: potevamo usare tutti i mezzi di trasporto, aggregarci ai reparti che volevamo, metterci elmetto e mimetica e andare in prima linea. Per le solite ragioni della concorrenza, eravamo soprattutto noi dei settimanali che ne approfittavamo e Oriana non si tirava certo indietro. Il suo coraggio nell'affrontare i pericoli era proverbiale; per sua fortuna, poi, quando tornava alla base trovava ad aspettarla uno dei suoi grandi amori, un collega francese molto simpatico.

 

GIAP E FIDEL CASTRO

Fu anche, (ed è stato uno dei suoi scoop che tutti le invidiammo) capace di andare a Hanoi a intervistare il grande nemico degli americani, il generale Giap. Quando rientrai in Italia nel 1970 ci perdemmo un po' di vista, solo per ritrovarci in occasione di un'altra guerra, quella del Golfo del 1991. Io ero allora capo dei servizi esteri del Corriere della Sera, lei ormai la giornalista e scrittrice più famosa d'Italia. Forte di questo, chiese e ottenne dal direttore Ugo Stille di seguire il conflitto come inviata straordinaria.

epoca 8

 

Conoscendo la sua dimestichezza con la guerra, ne fui ben felice, ma avevamo fatto i conti senza l'oste: gli americani, resisi conto in Vietnam che era troppo pericoloso lasciare briglia sciolta alla stampa, chiuse praticamente gli inviati in una sala a commentare comunicati, con la sola promessa di lasciarli liberi il giorno in cui Kuwait City venisse liberata. Poiché la guerra si prolungava Oriana, che contava di ripetere nel Golfo le sue imprese vietnamite, divenne presto isterica e si sfogava con me al telefono. Io cercavo di consolarla parlandole del meraviglioso articolo che avrebbe scritto in occasione della liberazione.

 

epoca 4

 Ma qui accadde l'imprevisto: il giorno X Oriana chiamò Stille e gli annunciò inopinatamente che non si sentiva di scrivere nulla. Panico in redazione (e anche in amministrazione). Alla fine risolvemmo il problema con una mia intervista a lei che, se ben ricordo, occupò due pagine di giornale.

 

Voglio concludere con un episodio che dimostra come, nonostante la sua fama di dura, Oriana fosse una donna di grande umanità. Il giorno 3 marzo 1968, io di ritorno dall'assedio di Khe San e lei da non so dove, ci ritrovammo al posto-telex di Saigon quando io ricevetti un messaggio dal giornale: lettera dopo lettera, vidi uscire un messaggio del direttore Sampietro che mi comunicava la morte di mio padre. Il modo in cui Oriana mi fu vicina in quel momento e l'affetto che mi dimostrò non li dimenticherò mai.

ugo stilleoriana fallaci foto gianni minischettioriana fallacioriana fallacioriana fallacioriana fallaci 1976 processo omicidio pasolini 1oriana fallaci 1976oriana fallacioriana fallaci foto di ugo mulas (1)

Ultimi Dagoreport

elly schlein giuseppe conte piepoli

DAGOREPORT – PER CAPIRE PERCHÉ ELLY SCHLEIN SI OPPONE ALLE PRIMARIE NON SERVE UN GENIO: LE PERDEREBBE! IL SONDAGGIO DELL’ISTITUTO PIEPOLI CERTIFICA: IN CASO DI CONSULTAZIONE TRA GLI ELETTORI DEL CAMPO LARGO, IL 55% SCEGLIEREBBE GIUSEPPE CONTE E SOLO IL 37% LA SEGRETARIA DEM – LA “SORPRESA” DI ERNESTO MARIA RUFFINI, CONOSCIUTO AL GRANDE PUBBLICO SOLO COME EX ESATTORE DELLE TASSE (È STATO DIRETTORE DELL’AGENZIA DELLE ENTRATE): IL 26% DEGLI ITALIANI HA FIDUCIA IN LUI (HA UN GRADIMENTO DOPPIO DI ELLY E PEPPINIELLO TRA I MILITANTI DEL CENTRODESTRA) - LA "SVOLTA" DI AVS: DOPO ANNI PASSATI A RIMORCHIO DI CONTE, ORA "SCELGONO" SCHLEIN

matteo renzi theodore kyriakou giorgia meloni brachetti peretti mario orfeo

DAGOREPORT: KALIMERA, THEO! – ALTRO CHE INCONTRO SEGRETO CON RENZI A ROMA, COME HA SCRITTO SALLUSTI SU “LA VERITÀ”: IL NEO EDITORE DI “REPUBBLICA”, THEO KYRIAKOU, STA GIRANDO COME UNA TROTTOLA, CON INCONTRI SU E GIU’ PER L’ITALIA  (APPARECCHIATI DAL SUO STAFF CAPITANATO DAL NUOVO CEO DELL’ACQUISITO GRUPPO GEDI, MIRJA CARTIA D’ASERO), PER CONOSCERE I POTERI DRITTI E STORTI DEL PAESE DI MACHIAVELLI E PULCINELLA: HA STRETTO LA MANINA DI SALA, CAIRO, PIER SILVIO BERLUSCONI, CALTAGIRONE, ANGELUCCI, COMPRESO IL VISPO LEONARDINO DEL VECCHIO - LA TAPPA CAPITOLINA DEL GRAND TOUR DEL GRECO ANTENNATO, È STATA ATTOVAGLIATA NELLA MAGIONE DI UGO BRACHETTI PERETTI – OLTRE ALL'AMICO DI LUNGA DATA, SOTTO L'ALA DI TONY BLAIR, MATTEO RENZI, ALLA COLAZIONE ERANO PRESENTI IL SINDACO DI ROMA GUALTIERI, I DISCEPOLI RENZIANI NASTASI E CARBONE, ATTUALE MEMBRO LAICO DEL CSM - COLPISCE CHE IN TUTTI QUESTI INCONTRI E ABBOCCAMENTI ITALICI, IL NOSTRO THEO ABBIA AVUTO FINORA SOLO UN BREVE CONTATTO TELEFONICO CON GIORGIA MELONI…

alberto leonardis maurizio molinari angelo binaghi la stampa giuseppe bottero

DAGOREPORT – A TORINO TORNA IL REGNO DI SARDO-SABAUDO! -  L’ACQUISIZIONE DE “LA STAMPA” BY ALBERTO LEONARDIS SI CHIUDERÀ A FINE MAGGIO: IN PRIMA FILA LA FONDAZIONE DI SARDEGNA, CHE ERA GIA' PRESENTE NEL QUOTIDIANO “NUOVA SARDEGNA” QUANDO FU ACQUISITO DALLA SAE DI LEONARDIS, VARI IMPRENDITORI PIEMONTESI, TRA CUI, PARE, IL SARDISSIMO ANGELO BINAGHI (TRAMITE “SPORTCAST”, SOCIETÀ EDITORIALE DELLA TV “SUPERTENNIS”) – SE L'EX DIRETTORE DI "REPUBBLICA", MAURIZIO MOLINARI, CURERÀ IL “DORSO INTERNAZIONALE”, PER IL DOPO-MALAGUTI LEONARDIS CERCA UN PROFILO “STANZIALE”: UN UOMO MACCHINA CON I PIEDI A TORINO. IL NOME CHE CIRCOLA È QUELLO DI…

trump meloni vance schlein conte

DAGOREPORT – GIORGIA MELONI ALLA CAMERA HA PARLATO COME SE NON CI FOSSE STATO IL REFERENDUM: HA RIFILATO UN COMIZIO AUTO-CELEBRATIVO E VITTIMISTA, NELL’INDIFFERENZA DELL’OPPOSIZIONE - SCHLEIN E CONTE, INVECE CHE INCASTRARLA, HANNO PIGOLATO DISCORSETTI CHE PAREVANO SCRITTI DA CHATGPT: SONO TROPPO IMPEGNATI A FARSI LA GUERRA TRA LORO CHE A OCCUPARSI DELLE SORTI DEL PAESE – EPPURE, SAREBBE STATO FACILISSIMO METTERE ALL’ANGOLO LA TRUMPETTA DELLA GARBATELLA: A BUDAPEST IL VICEPRESIDENTE JD VANCE L’HA CITATA INSIEME A ORBAN TRA I LEADER UE CHE HANNO “AIUTATO” GLI STATI UNITI CON LA GUERRA IN IRAN, ARRIVANDO A DIRE CHE LA PREMIER ITALIANA “È STATA MOLTO UTILE”. A NESSUNO A MONTECITORIO È VENUTO IN MENTE DI CHIEDERE: COME?

donald trump benjamin netanyahu libano iran xi jinping

DAGOREPORT - CON IL CESSATE IL FUOCO NON VINCONO NÉ TRUMP NÉ I PASDARAN, MA PERDE NETANYAHU, CHE VOLEVA LA "GUERRA PERMANENTE" - IL TYCOON CERCAVA DA SETTIMANE UNA EXIT STRATEGY DAL CONFLITTO CON L'IRAN, E ALLA FINE È STATA LA CINA A FORNIRGLIELA (VIA PAKISTAN, TURCHIA, ARABIA SAUDITA), CONVINCENDO GLI AYATOLLAH ALLA TREGUA - ALLA FACCIA DELLA TREGUA, NETANYAHU CONTINUA A BOMBARDARE IL LIBANO E TRUMP LO STRIGLIA: "RIDUCI GLI ATTACCHI" - ED ORA FINALMENTE CAPIREMO CHI COMANDA: NETANYAHU O TRUMP - "BIBI" ANNUNCIA NEGOZIATI DIRETTI CON IL GOVERNO LIBANESE, MA SE NON LA SMETTE DI GETTARE BOMBE SU BEIRUT, ALLORA VUOL DIRE CHE TIENE PER LE PALLE L'UOMO PIÙ POTENTE DEL MONDO (DAVVERO BASTA QUALCHE "EPSTEIN FILES"?