bud spencer terence hill lo chiamavano trinità

TUTTI PAZZI PER "LO CHIAMAVANO TRINITÀ": LE REPLICHE DEL FILM  CON BUD SPENCER E TERENCE HILL 50 ANNI DOPO CONTINUANO A REGISTRARE GRANDI ASCOLTI – I RETROSCENA DI UN SUCCESSO TRAVOLGENTE E LA NASCITA DI UN GENERE, IL “FAGIOLI WESTERN”, IN CUI LA PARODIA E LA COMICITA’ RISALTANO SULLA VIOLENZA E IL CINISMO: SERGIO LEONE VIDE CON SOSPETTO L’OPERAZIONE E PRECONIZZO’ IL DECLINO DELLO SPAGHETTI WESTERN… - VIDEO

 

Cristiano Sanna per spettacoli.tiscali.it

 

bud spencer terence hill lo chiamavano trinità

 

L'ultima replica appena qualche giorno fa. E ancora una volta un successo: più di 1 milione e 700 mila telespettatori e 8% di share di fronte alle gesta di Trinità e Bambino. Metti in programmazione il film western comico più amato di sempre in Italia e sei sicuro di centrare il bersaglio. Era il 1970 quando Lo chiamavano Trinità debuttò al cinema. Fu un successo travolgente e da allora non si è più fermato. Anche oggi che Terence Hill ha 80 anni e Bud Spencer non c'è più, a qualche mese dai 50 anni della pellicola (prima uscita nelle sale, 1970).

 

E mentre il tema musicale affidato al fischio di Alessandro Alessandroni e composto da Franco Micalizzi è un altro classico senza tempo, tanto che Quentin Tarantino lo ha messo nei titoli di coda del suo Django Unchained. Successo travolgente, si diceva. Lo fu, è rimasto tale ma per ragioni opposte a quelle che pensava il regista Enzo Barboni (in arte E. B. Clucher). Sottolineate dal re degli spaghetti western, quel Sergio Leone che prima guardò con simpatia al fenomeno Trinità, poi cominciò a nutrire sospetti sempre peggiori.

terence hill lo chiamavano trinità

 

Quando E.B. Clucher lanciò la coppia Spencer-Hill in versione pistoleros, gli spaghetti western esistevano già e avevano successo. Sergio Leone dominava il genere con la sua trilogia del dollaro, Corbucci rispondeva con il suo cupo e violento Django, gli americani osservavano il successo di quei film con un misto di sorpresa e sufficienza. Ma nessuno avrebbe immaginato che gli spaghetti western stavano diventando fagioli western, come sarebbero poi stati definiti. Per fagioli western si intende quel sottogenere di film in cui la parodia e la comicità risaltano sulla violenza e il cinismo. E tutti, proprio tutti, ricordano la lunga sequenza in cui Terence Hill (ma il protagonista doveva essere Franco Nero) si scofana una intera pentola di fagioli, impresa per cui l'attore stette a digiuno nelle 36 ore precedenti il ciak sul set. 

 

terence hill lo chiamavano trinità

Lo chiamavano Trinità è il campione di questo filone. Lo stesso Sergio Leone, che poi avrebbe prodotto il fortunato Il mio nome è nessuno, sempre con Terence Hill protagonista, lo disse in una vecchia intervista su L'Unità: "Quando ho lavorato con Terence Hill in è stato lui a raccontarmi tutta la storia. Dopo la prima proiezione, Enzo Barboni, il regista, era disorientato: tutto il pubblico si sbellicava dalle risate, e lui non capiva. Non capiva perché era convinto di aver realizzato un western come un altro, e in quel momento pensò che l'esito commerciale sarebbe stato disastroso". Le padellate, le gag, i cazzotti e gli schiaffoni con risse coreografate in modo spettacolare e stuntman bravissimi nel volare in ogni direzione dopo aver beccato sganassoni, avevano avuto la meglio sui silenzi e la tensione degli spaghetti western. Ma lo stesso Leone fece capire che per lui da quel momento in poi il genere sarebbe stato in declino, eroso dal ridicolizzare se stesso, gli autori e gli interpreti.

 

 

terence hill lo chiamavano trinità

Lo chiamavano Trinità incassò all'epoca del suo debutto nelle sale più di tre miliardi di euro. Fu il secondo successo stagionale dietro a Per grazia ricevuta, con Nino Manfredi. Giusto per capirsi meglio: i western americani impegnati e revisionisti finirono al quinto posto (ll piccolo grande uomo con Dustin Hoffman) e al decimo (Soldato Blu). La storia dei due fuorilegge fratelli (e "figli di un vecchia bag..." come loro stessi dicono) che si ritrovano loro malgrado nella pianura fertile occupata dai mormoni pacifisti che devono difendere dalle mire del ricco maggiore Harriman, senza dimenticarsi di rubare i cavalli al maggiore stesso, fece impazzire il pubblico.

 

sergio leone

C'erano azione, comicità, c'erano sparatorie (con tanto di sei morti ammazzati, alla faccia di "è solo umorismo"), un paio di bellezze filmate con i vestiti bagnati addosso ma non troppo nude, c'erano le mazzate al bandito messicano Mezcal e la canna della pistola ficcata nel naso del bandito ("Emiliano non tradisce" prima, "Emiliano dice tutto", dopo) un gran finale con mega scazzottata acrobatica. Un lavoro attento su ritmo, riprese e immagine. Non si era mai visto niente del genere e gli italiani non se lo sarebbero dimenticato mai più. Come le location spacciate per West americano. E invece, trovate fra l'altopiano di Campo Imperatore in Abruzzo e le cascate di Monte Gelato, nel Lazio. Con qualche sequenza girata nell'Almeria resa celebre dai western di Leone e oggi ribattezzata dagli spagnoli Texas Hollywood. Perché l'importante, nel cinema, è imbrogliare e illudere, ma farlo in modo dannatamente divertente. 

 

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