paolo pietrangeli

VALLE GIULIA MEMORIES BY PAOLO PIETRANGELI – IL CANTAUTORE DI "CONTESSA" RIEVOCA LA BATTAGLIA DI 50 ANNI FA: "TIRAI UN MATTONE A UN POLIZIOTTO E MI SENTII IN COLPA - LA POESIA DI PASOLINI MI FECE INCAZZARE. IL POETA QUANDO VENIVA A CASA NOSTRA NON MI SALUTAVA. UNA VOLTA DISSI: ‘MAMMA, MA CHI È QUEL FROCIO?’ LEI MI ASSESTÒ UNO SGANASSONE" - E POI SCALZONE ‘RIMORCHIONE’, PIPERNO ‘CAPETTO’ E FERRARA - VIDEO

 

Fabrizio Paladini per il Corriere della Sera - Roma

 

«Il primo marzo/ sì me lo rammento/ saremo stati/ mille e cinquecento».

paolo pietrangeli

Chi se lo rammenta è Paolo Pietrangeli, 73 anni, storico regista televisivo del Maurizio Costanzo Show , di Amici , di C' è posta per te . Oggi è anche candidato alle elezioni con Potere al popolo. Suo papà Antonio fu acclamato sceneggiatore e regista di film come Lo scapolo , Io la conoscevo bene .

Ma soprattutto Paolo Pietrangeli è conosciuto per le sue canzoni di lotta e di protesta.

 

Contessa , Il vestito di Rossini , Valle Giulia sono pezzi che tra il 1968 e il 1977 hanno cantato tutti quelli che volevano cambiare il mondo. Valle Giulia prende spunto proprio dalla battaglia tra studenti e polizia che esattamente 50 anni fa si scatenò a Villa Borghese, sotto la facoltà di Architettura.

«Noi studenti dei licei ci radunammo a piazza di Spagna.

 

paolo pietrangeli 7

L' idea era quella di raggiungere gli universitari per poi occupare Architettura. Feci tutto quel pezzo del corteo con Luciana, che allora era la moglie di Bruno Trentin. Arrivati a Valle Giulia lei sentenziò: Ma cosa vuoi che succeda, sarà tutto tranquillo, ci sono i socialisti al governo . Appena pronunciata quella frase, iniziarono i disordini. C' erano poliziotti e carabinieri dappertutto. Ma all' inizio le cariche erano abbastanza blande».

E poi?

«È accaduto che per la prima volta gli studenti, i figli di papà, non hanno avuto paura e non sono fuggiti. Anzi, hanno reagito».

 

valle giulia '68

Eravate armati?

«Sassi presi nelle aiuole e rami spezzati per fare bastoni.

Questa fu una cosa nuova che alla Polizia non piacque per nulla. Ci diedero insomma un sacco di botte e moltissimi dei fermati vennero portati nella caserma di via Guido Reni e in Questura dove arrivò la seconda razione».

 

Lei venne picchiato?

«Io no ma, adesso lo posso confessare tanto dopo 50 anni sarà prescritto: tirai un mattone dall' alto e colpii in testa un agente, uno dei pochi che non aveva l' elmetto. Si sparse la voce che alcuni poliziotti erano gravemente feriti e io mi sentivo un po' in colpa, mi chiedevo: vuoi vedere che ho fatto male a qualcuno? Pensa un po' che rivoluzionario irriducibile ero».

 

paolo pietrangeli mariangela melato

E dopo la mattonata che ha fatto?

«Ero lì con la mia fidanzata Grazia, che poi sarebbe diventata la mia prima moglie e madre di mio figlio, che si slogò la caviglia alla prima carica. Non poteva camminare e quindi la misi sulle spalle come un sacco di patate e giù a scappare verso Villa Borghese. Arrivai a casa mezzo morto. Aprii l' acqua bollente e mi feci un bagno caldo».

 

Al calduccio come i figli di papà che Pier Paolo Pasolini attaccò difendendo i poliziotti figli del popolo?

« Quella poesia mi fece incazzare. Conoscevo Pasolini perché veniva spesso a casa nostra, al quartiere Trieste, per parlare con mio padre di progetti comuni. Ma a differenza di tanti attori e registi che mi salutavano per educazione, affetto o convenienza, lui niente, non diceva nemmeno Ciao. Io aprivo la porta e lui: Dov' è tuo padre? Allora andai da mia madre e le dissi: Mamma, ma chi è quel frocio? Lei mi assestò un salutare sganassone e io imparai la lezione».

 

Lei già cantava?

valle giulia '68

«La prima chitarra me la regalò mio padre, alla fine degli anni Cinquanta. Fu Dario Fo che veniva sempre ospite da noi a dire a papà: Paolo ha una bella voce, compragli una chitarra. Iniziai con le filastrocche. In verità non ho mai scritto canzoni, ma solo raccontato fatti con un po' di musica».

 

I leader del movimento studentesco li conosceva?

«Con Giuliano Ferrara stavamo tutti e due nel Pci e, un po' di nascosto, nel Movimento che il partito non vedeva di buon occhio. Oreste Scalzone era da poco tornato dalla Svezia dove - secondo me - era andato per rimorchiare. Franco Piperno era più grande e faceva il capetto. Poi c' erano gli Uccelli e io li detestavo. Una volta andarono a casa dello sceneggiatore Franco Solinas e gli riempirono la casa di escrementi perché lui era ricco e comunista».

 

Fantasia al potere?

paolo pietrangeli 8

«Durante le occupazioni si organizzavano corsi alternativi. Io proponevo cose tipo Studiare meglio il latino o I nuovi percorsi di filologia romanza e non partecipava nessuno, mentre c' erano quelli sul sesso libero che erano sempre pieni. Del resto, questo è il mio destino: ogni volta che mi piace qualcosa state sicuri che sarà un clamoroso insuccesso».

 

Di questo '68 che è rimasto?

«Eravamo sicuri, che fosse l' alba, che poi sarebbe tutto cambiato. Invece non era l' alba ma il tramonto. Lo spiraglio che avevamo visto non si stava aprendo ma chiudendo.

L' industria culturale, per prima, sigillò tutto. Il peso fu opprimente, poi arrivò la violenza degli anni 70».

 

Il sogno ha lasciato qualche segno?

Giuliano Ferrara a Valle Giulia

«Qualche segno e molte sconfitte. Non si è realizzato nessun sogno né personalmente né collettivamente. Ma ha lasciato molte amicizie e un modo di sentire comune.

Ma se ancora oggi, 50 anni dopo, stiamo a discutere di colore della pelle, mi viene da piangere».

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