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VESTITI DA DIO – ORA CHE L’ICONOGRAFIA PAPALE È UMILE E MODESTA, SONO LE GRANDI FIRME A RIPRENDERE GLI ANTICHI SFARZI DELLA CHIESA. UN MILIONE DI VISITATORI ALLA MOSTRA DEL MET DI NEW YORK SUGLI ABITI SACRI - DALLE “CORNETTE” DELLE DOMENICANE AI FRATI CAPPUCCINI FINO ALL’ABITO DA PAPESSA DI VALENTINO

Giordano Tedoldi per “Libero Quotidiano”

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La mostra dell' anno, per ricchezza delle opere esposte, per originalità, per valore culturale, è senza dubbio quella aperta fino all' 8 ottobre (ma dato il successo sarà di certo prolungata) al Costume Institute di New York, il maggiore museo al mondo dedicato alla moda: "Heavenly Bodies: Fashion and the Catholic Imagination", ossia "Corpi Celesti: la moda e l' immaginazione cattolica".

 

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Il Costume Institute organizza una sola mostra all' anno, inaugurata a maggio con uno sfarzoso gala di beneficenza dove stavolta, molto opportunamente, era presente Rihanna con una mitra argentea ornata di perle, mentre la modella Rosie Huntington-Whiteley sfoggiava un vestito con aureola creato da Ralph Lauren.

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Papesse e sante abusive? Mescolanze blasfeme? Nient' affatto, il Vaticano non si inquietò più di tanto quando Fellini nel '72, nel suo film "Roma", mise in scena una spassosa "rassegna di moda ecclesiastica" e, in questa occasione, ha collaborato attivamente con il curatore Andrew Bolton dando vita alla mostra più ampia nella storia del Costume Institute: venticinque sale in cui sono esposti 150 abiti di cui 40 prestati dalla sagrestia della Cappella Sistina ovvero, per così dire, dal guardaroba del papa.

 

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I restanti pezzi sono creazioni della moda profana che illustrano le evidenti influenze ricevute da quella sacra.

 

SACRO E PROFANO

D' altronde lo scambio tra sacro e profano nella simbologia, nell' iconologia e dunque anche nella moda, risale alle origini del cristianesimo. Il triregno o tiara altro non era che la corona del pontefice, a volte complementare a volte antitetica a quella dell' imperatore, intesa a rimarcare il suo statuto regale.

 

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Lo sfarzo dei paramenti sacri viene da quello profano delle corti regali e imperiali. Nulla di strano che, col tempo, lo scambio sia avvenuto anche in senso opposto, con i Versace, i Valentino, i Saint-Laurent a "rubare" modelli di eleganza, di solennità, di autorevolezza alla Chiesa, che aveva coltivato e difeso quei valori lungo i secoli.

 

Anzi, non è un caso che proprio nei tempi recenti, quando l' iconografia papale si è andata facendo più umile e modesta (ad esempio con la sostituzione della tiara con la più sobria mitra vescovile), siano state proprio le grandi firme a rilanciare quella simbologia sul piano del lusso e dello sfarzo.

 

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Tra le bellezze in mostra a New York c' è una splendida parata di abiti di monache domenicane, con i vistosi cappelli alati detti "cornette" che, purtroppo, in nome di una malintesa moderna sobrietà, sono sempre meno utilizzati. Nel loro unico contrasto di bianco e nero, al contrario, rappresentano modelli di un' austerità insuperata.

 

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E al visitatore forse verrà fatto di pensare, mentre passeggia davanti a casule e stole finemente ricamate, e pregiati accessori - se è lecito chiamare così crocifissi tempestati di gemme - che la moda cristiana ha toccato i suoi vertici non negli abiti dei suoi alti ranghi, dove c' è come una ridondanza di elementi e un contrasto troppo violento di toni: rosso, bianco, oro; bensì nelle vesti degli "operai" della fede.

 

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Che cosa esiste di più carismatico e toccante del saio di un frate cappuccino, dello scapolare bianco di un domenicano, per non parlare dell' ambiguo rigore delle vesti delle monache di clausura? Al confronto, le "parodie" degli stilisti che occupano le sale del Costume Institute, hanno qualcosa di dilettantesco.

 

CORONE E ANGELI

Ci sono abiti, ad esempio, che intorno alla vita presentano inserti di acuminati raggi dorati, evidente derivazione dei raggi bronzei che Bernini fece scendere sulla sua Estasi di Santa Teresa. C' è una corona corallina di Yves Saint-Laurent abbellita da molluschi che rimanda alla corona di spine posta sul capo di Cristo.

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Ci sono molte variazioni sul tema angelico, con maniche, spalline, busti da cui si dipartono ali di tulle, o dorate, per abiti da sposa o da sera. C' è la suora rivista da Balenciaga, che conserva il nero ma sostituisce un taffetà azzurro al bianco.

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E c' è l' abito da severa papessa, con rigido collare e la mitra, che starebbe molto bene riprodotto sull' omonima carta dei tarocchi, firmato da Valentino. Queste rivisitazioni secolari hanno tutte un loro fascino (quelle di Valentino in particolare), si fanno certamente notare per la loro barocca opulenza, ma sono inevitabilmente prive della verità di una modesta tonaca.

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In ogni caso l' aver pensato e organizzato una mostra che rivela un' altra faccia della persistente influenza del cristianesimo nella contemporaneità secolarizzata - sottolineando quanto l' estetica dello spettacolo, del lusso e del potere laico sia plasmata da un ideale religioso di bellezza - è un contributo culturale della massima importanza. Sembra si ammirino soltanto stoffe, abiti, ricami, e invece questa volta è l' anima stessa dell' Occidente, a essere sciorinata.

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