ndrangheta a roma

'NDRANGHETA CAPITALE – “PRONTI A FARE LA GUERRA, SIAMO MALATI DI MALAVITA” – 43 ARRESTI (TRA CUI UN DIRETTORE DI BANCA) A ROMA DOVE SI ERA STABILITA DA TEMPO UNA PROPAGGINE DEI CLAN CHE AGIVA CON I METODI DELLA COSCHE: VIOLENZA E MINACCE, ARMI, DENARO SPORCO RIPULITO ALLA VELOCITÀ DELLA LUCE, MA ANCHE PIZZINI E RIUNIONI SEGRETE AI MATRIMONI E AI FUNERALI – GLI AFFARI IMPENNATI DURANTE LA PANDEMIA E I DUE BOSS CHE REGNAVANO ALL’OMBRA DEL COLOSSEO: ANTONIO CARZO E VINCENZO ALVARO – LE MINACCE CONTRO KLAUS DAVI

Michela Allegri,Valeria Di Corrado per il Messaggero

 

vincenzo alvaro

I soldi della ndrangheta riciclati nel cuore del Paese, nella Capitale, dal centro alla periferia. A Roma si era stabilita da tempo una propaggine dei clan di Reggio Calabria, che agiva con i metodi della cosche, ed erano pronti a «fare la guerra».

 

Violenza e minacce, armi, denaro sporco ripulito alla velocità della luce, ma anche pizzini e riunioni segrete, le «mangiate», e vere e proprie «imbasciate» - i messaggi riservatissimi - lanciate lontani da occhi indiscreti. Ai matrimoni e ai funerali, soprattutto, quando la famiglia si ritrovava e le liste degli invitati venivano cifrate e consegnate a mano per evitare di attirare l'attenzione. Ma anche affari impennati durante la pandemia e legami con le forze dell'ordine, che garantivano notizie riservate sulle indagini.

 

È proprio Propaggine il nome della maxi-operazione della Dda di Roma e della Dia, che ha portato a 43 arresti - compresi un commercialista e un direttore di banca - sgominando un gruppo criminale radicato nel Lazio, che aveva agguantato il business della ristorazione, reinvestendo un fiume di denaro tra locali e bar, ma anche mercati all'ingrosso, come quelli ittico e dei pellami. Il linguaggio, i rapporti, i riti, erano quelli tipici della terra d'origine, dove ieri sono state arrestate altre 34 persone.

operazione contro ndrangheta

 

Sullo sfondo, però, c'era il Colosseo, dove a regnare, per gli inquirenti, erano due boss: Antonio Carzo e Vincenzo Alvaro, entrambi originari di Cosoleto in provincia di Reggio Calabria.

 

La svolta è nel 2015, quando Carzo riceve dai vertici l'autorizzazione a «riprodurre» a Roma una cosca locale, sfruttando il terrore suscitato dal clan. Il gip Gaspare Sturzo, nelle 2.294 pagine di ordinanza, descrive «la paura di chi si è trovato sulla strada dei capi e degli associati della locale, che professava vicinanza alla ndrangheta».

 

 L'escalation imprenditoriale, per i pm Giovanni Musarò, Stefano Luciani e Francesco Minisci, è stata «impressionante». L'espansione della «locale» romana «sembrava non conoscere limiti». Iniziata nel 2015, è culminata nel 2020, quando grazie alla crisi provocata dal Covid il clan è riuscito a infiltrarsi nelle attività in difficoltà, rilevandole. Alvaro era famoso tra i suoi per essere riuscito a creare un impero: il suo nome era rimasto legato allo storico Café de Paris, in via Veneto, anche se in passato è stato assolto dall'accusa di averlo inglobato nei tentacoli delle cosche.

 

operazione contro ndrangheta copia

L'ossessione dei boss era di non venire intercettati, soprattutto dopo le informazioni ricevute da un militare. La soffiata arriva da uno degli indagati, Pasquale Vitalone. Alla fine del 2017, dice a Carzo di avere saputo di un'indagine sulla ndrangheta a Roma. Vitalone aveva detto che ci sarebbero stati molti arresti, di «tutti voi altri, i calabresi». Dopo avere trovato microspie in uno dei locali del clan, la prudenza, già altissima, era diventata estrema. Di affari si parlava solo in occasione di matrimoni e funerali.

 

 

 Feste e lutti erano occasioni perfette per incontri «apparentemente casuali, ma frutto di accurata organizzazione». Una su tutte: il matrimonio della figlia di Alvaro. Il boss si sarebbe adoperato per «celare i nominativi degli invitati» fino all'ultimo, recapitando inviti a mano sia a Roma che in Calabria. Anche il luogo della cerimonia era rimasto nascosto fino al giorno dell'evento, annota il giudice. Era il 24 giugno 2017. Il matrimonio era stato celebrato nella Basilica SS Giovanni e Paolo di Roma, mentre il ricevimento, con 500 invitati, era stato organizzato alla Villa dei Desideri di Cerveteri.

 

vincenzo alvaro 2

Un dato importante, secondo il gip: «Tale circostanza testimonia come ormai la Capitale sia l'autentico punto di riferimento di Alvaro, il centro dei suoi interessi». Un accorgimento: il tableau de mariage era stato cifrato in modo che non si vedessero nomi. L'elenco esposto nel ristorante era composto da soli numeri. Plauso per l'operazione dal ministro dell'Interno, Luciana Lamorgese. Per il sindaco di Roma, Roberto Gualteri, si tratta di «un pesante colpo alla criminalità organizzata». Mentre il presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti, sottolinea che è stata «la più importante operazione mai fatta nella Capitale contro la ndrangheta».

 

«NOI, UNA PROPAGGINE DI GIÙ» 

Michela Allegri,Valeria Di Corrado per il Messaggero

 

«Siamo una carovana per fare la guerra». Era consapevole della caratura criminale dell'organizzazione che aveva alle spalle il boss Vincenzo Alvaro, a capo della ndrina di Roma insieme ad Antonio Carzo. La frase è stata intercettata e finita agli atti dell'inchiesta che, su disposizione della Dda di Roma, ha portato la Dia ad arrestare 43 persone, nei confronti di quella che è considerata la prima locale ufficiale di ndrangheta nella Capitale, una ramificazione di quella di Cosoleto e aderente alla Casa Madre calabrese. «Noi a Roma siamo una propaggine di là sotto», confermano gli indagati.

operazione contro ndrangheta 3

 

Nemmeno le forze dell'ordine incutevano loro timore. Per esempio, nell'ottobre 2016 Giuseppe Penna - che aveva messo a disposizione del gruppo «un numero imprecisato di armi» - viene intercettato mentre parla così: «Vuoi chiamare i carabinieri, chiamali... me li sbatto al c... i carabinieri, la Finanza? Dove vuoi andare? La Questura? Mi denunci, mi arresti, ma io c'ho una nave dietro di me... non rimangono neanche le pinne».

 

La violenza si estrinseca nella frase che Penna pronuncia nei confronti di un egiziano: «Io ti avevo bruciato nel forno della pizza». O ancora: «Me lo piglio, lo metto in un sacco della spazzatura, lo trovano morto ed è finita la storia». Rabbia anche contro il giornalista e opinionista Klaus Davi. Carzo sbotta: «Sto sbirro di Klaus Davi voleva mettere i boss della ndrangheta a Roma chi sono... e voleva appiccicarli nelle fermate della metropolitana, come ha fatto a Milano e aveva messo me, a Vincenzo (Alvaro, ndr)».

 

ndrangheta sindaco cosoleto

Giuseppe Penna, il 20 ottobre 2016, spiega che a Roma c'era da guadagnare per tutti: «C'è pastina per tutti». «Non è che io devo comandare qua a Roma. A Roma, io lo so, questi della Magliana sono tutti amici nostri, tutti questi dei Castelli, questi dentro Roma, tutto l'Eur che sta tutto con noi... Mano Mozza, li conosciamo tutti, a Torvajanica, al Circeo, sono amico di tutti e mi rispetto con tutti».

 

Tra gli arrestati, finiti ai domiciliari, c'è anche il direttore della filiale romana di via Baldovinetti della Banca popolare di Milano. Ne parlavano così gli indagati: «È un direttore serio... ci sblocca tutto da tutte le parti. Vuole entrare anche lui nel giro dei locali». Secondo quanto emerso in un'intercettazione del 23 febbraio 2018, l'uomo avrebbe concesso al boss Alvaro un fido da 60mila euro di scoperto per aprire una ristopescheria. Il 17 dicembre 2017, dopo aver visto Silvio Berlusconi in tv presentare il nuovo simbolo del partito - l'albero della libertà -, Penna lo paragona al cosiddetto «albero della scienza», che costituisce un simbolo della ndrangheta: «Se uno dei miei faceva un'intervista con un albero posizionato in quel modo, i miei avrebbero preso 10 anni di galera».

ndrangheta a roma

 

A differenza dei Casamonica, i boss di ndrangheta non hanno bisogno di ostentare il loro potere con il lusso. «Un Ferrari, andiamo a fare i rappresentanti con quella!», propone Marco Pomponio, uno degli affiliati, ad Alvaro, che risponde: «No, a me mi piace essere umile, terra terra, normale... quelli che siamo». «Sono malato di malavita, che devo fare?», ammette candidamente Pomponio. L'indagato Giovanni Palamara si lamenta anche del fatto che «a Bill Clinton avevano dato il Nobel per la pace mentre a suo suocero (Domenico Alvaro, ndr) no, nonostante avesse contribuito in modo determinante alla pax mafiosa che aveva posto fine alla seconda guerra di mafia a Reggio Calabria».

KLAUS DAVIKLAUS DAVI

ndrangheta a roma 5cafe de parisoperazione contro ndrangheta 5

Ultimi Dagoreport

legge elettorale giorgia meloni roberto zaccaria vannacci

DAGOREPORT – SALVATE IL SOLDATO MELONI DAL PANTANO DELLA LEGGE ELETTORALE! - SE VUOLE DAVVERO ANDARE AL VOTO NELL’APRILE 2027, MELONI HA UN’UNICA OPZIONE: AFFOSSARE IL SUO MELONELLUM – ANCHE SE VENISSE APPROVATO A FINE LUGLIO, CON IL CONSEGUENTE RICORSO ALLA CORTE COSTITUZIONALE,  I TEMPI TECNICI PER ANDARE ALLE URNE IN PRIMAVERA SONO UN SOGNO – IN PIU’ IL FATTORE VANNACCI HA FATTO SALTARE I PIANI DELLA DUCETTA SUL PREMIO DI MAGGIORANZA - CHE FARE? NIENT'ALTRO CHE ASPETTARE I TEMPI BIBLICI DELLA CONSULTA E VOTARE A OTTOBRE - ALTRIMENTI, TENERSI L'ATTUALE SISTEMA ELETTORALE VUOL DIRE PER GIORGIA E CAMERATI RITORNARE A LEGGERE TOLKIEN A COLLE OPPIO.....

antonio marano simona agnes roberto sergio giampaolo rossi rai meloni

DAGOREPORT – RAI, CHE BORDELLO! COME SI E' ARRIVATI ALLE DIMISSIONI IN BLOCCO DEI COMPONENTI DELLA COMMISSIONE VIGILANZA? - È STATO SOLO L’ULTIMO TASSELLO DI UN DOMINO CHE NASCE CON IL PENSIONAMENTO, PREVISTO A NOVEMBRE, DEL DIRETTORE GENERALE ROBERTO SERGIO - LA DESTRA AVEVA CONVINTO LA GIANNILETTA-DIPENDENTE SIMONA AGNES A PRENDERE IL SUO POSTO, DIMETTENDOSI DAL CDA RAI - MOSSA CHE AVREBBE PERMESSO A TELEMELONI DI POTER FARE BINGO PRENDENDO, DOPO L'AD ROSSI, ANCHE IL PRESIDENTE - FIUTATA L’ARIA DI FREGATURA, I PARLAMENTARI DELLA VIGILANZA HANNO RIMESSO IL LORO MANDATO – PALINSESTI THRILLER: DOMANI SARANNO PRESENTATI I PROGRAMMI DELLA NUOVA STAGIONE, MA MOLTI CONTRATTI ANCORA NON SONO STATI NEMMENO FIRMATI…

giorgia meloni carabinieri

FLASH – I MARANZA SCATENANO IL PANICO NELLE STRADE DI ROMA, GLI APPARTAMENTI VENGONO SVALIGIATI E LE STAZIONI SONO UN SUK DOVE NON SI PUÒ GIRARE DA SOLI. E IL GOVERNO TUTTO LEGGE E SICUREZZA CHE FA? A FEBBRAIO IL COMANDANTE GENERALE DEI CARABINIERI, SALVATORE LUONGO, LANCIÒ L’ALLARME: “C’È UNA CARENZA DI QUASI 10.200 UNITÀ, CORRISPONDENTE ALL'8,5% DELLA FORZA PREVISTA DALLA LEGGE”. SONO PASSATI 5 MESI: COSA HA FATTO GIORGIA MELONI? AVRÀ ASSUNTO I MILITARI CHE SERVONO A CONTRASTARE L’EMERGENZA SICUREZZA? L’HA CAPITO CHE LE PROSSIME ELEZIONI SI GIOCANO SU QUESTO TEMA?

friedrich merz afd cdu

FLASH – COSA SUCCEDERÀ IN GERMANIA, ORA CHE LA LOCOMITIVA TEDESCA È DERAGLIATA? CI SONO I 100MILA LICENZIAMENTI DI VOLKSWAGEN, SIEMENS TAGLIERÀ ALMENO 6MILA POSTI DI LAVORO E IL GOVERNO DI QUELLO STOCCAFISSO DI FRIEDRICH MERZ È IN BAMBOLA. LA POPOLARITÀ DEL CANCELLIERE È IN CADUTA LIBERA E I POST-NAZISTI DI AFD SONO ORMAI IL PRIMO PARTITO – AD ANGOSCIARE IL GOVERNO DI BERLINO C’È ANCHE IL DOSSIER COMMERZBANK: VISTA L’ARIA CHE TIRA, SI TEME CHE LO SFORBICIATORE ANDREA ORCEL, ORA CHE UNICREDIT HA IL CONTROLLO DELLA BANCA TEDESCA, MANDI A CASA MIGLIAIA DI PERSONE…

donald trump benjamin netanyahu

FLASH – LA STRATEGIA ELETTORALE DI NETANYAHU? BOMBARDARE! “BIBI” CONTINUA A MARTELLARE IL LIBANO PER RISALIRE NEI SONDAGGI, IN VISTA DELLE ELEZIONI DI OTTOBRE, MA ORMAI IL SUO DESTINO SEMBRA SEGNATO – ANCHE DONALD TRUMP GLI HA CONSEGNATO UN BEL “VAFFA”: IL TYCOON HA CAPITO CHE DEVE PUNTARE LE SUE FICHES SU UN GOVERNO DI CENTRODESTRA CHE ABBIA UN PREMIER MENO COMPROMESSO DI “BIBI”. LO SPARTIACQUE CHE HA PORTATO TRUMP A SCARICARE NETANYAHU È STATO IL NO ALLA GRAZIA DA PARTE DEL PRESIDENTE ISAAC HERZOG…

calamucci del deo striano

FLASH! – DURANTE L’ERA MELONI SONO ACCADUTI TRE SCANDALI POLITICI GRAVISSIMI DI CYBER-SPIONAGGIO E DOSSIERAGGIO ILLECITO: IL "CASO STRIANO", CHE HA TRAVOLTO LA DIREZIONE NAZIONALE ANTIMAFIA (DNA); IL "CASO EQUALIZE", SOCIETÀ CHE RACCOGLIEVA INFORMAZIONI RISERVATE E SENSIBILI PER CONTO DI AZIENDE, MANAGER E PRIVATI; IL CASO "SQUADRA FIORE", COMPOSTA DA EX 007, HACKER E IMPRENDITORI, CHE HA COINVOLTO GIUSEPPE DEL DEO, EX NUMERO DUE DEI SERVIZI SEGRETI – COME MAI, DOPO LA FIAMMATA INIZIALE, I GIORNALONI NON NE PARLANO PIÙ? CHE FINE HANNO FATTO LE TRE INCHIESTE?