rave party di viterbo

ALTRO CHE RAVE PARTY IMPROVVISATO! - I CAMPER DEL MAXI RADUNO DI VITERBO DI FERRAGOSTO ARRIVARONO SCORTATI DA ARMA E POLIZIA: LE FORZE DELL’ORDINE RICEVETTERO L’INDICAZIONE DI MONITORARE IL TRAFFICO E NON DI BLOCCARLO E L’UFFICIO DEL PREFETTO FU INFORMATO A COSE COMPIUTE - PERCHÉ LAMORGESE NON PROVÒ A FERMARE PRIMA L’EVENTO?

Giacomo Amadori e Paolo Gianlorenzo per “La Verità

 

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C'è una nota della prefettura di Viterbo sul tavolo di Bruno Frattasi, capo di gabinetto del ministro dell'Interno Luciana Lamorgese, che farà molto discutere. Riguarda la genesi dell'ormai tristemente famoso rave party che si è svolto sulle rive del lago di Mezzano tra il 13 e il 19 agosto. La Procura della città dei Papi, guidata da Paolo Auriemma, è in attesa dell'informativa conclusiva sui fatti stilata dalla Questura.

 

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Nel frattempo noi, grazie a fonti ministeriali, abbiamo intercettato la nota prefettizia che svela come quel party, a cui parteciparono migliaia di amanti della musica elettronica e (anche) delle droghe, non sia stato un evento inaspettato e iniziato dal nulla.

 

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Anzi era stato monitorato e qualcuno, tra le forze dell'ordine, aveva provato pure a chiedere il blocco dell'afflusso di mezzi che, incolonnati, si stavano dirigendo dalla zona di Orbetello verso il luogo del rave, a cavallo tra Toscana e Lazio.

 

rave party di viterbo 2

Ma i militari avrebbero ricevuto come risposta che l'indicazione era quella di «monitorare il traffico e non di bloccarlo». Un ordine che, come vedremo, sarebbe arrivato da Roma. Il fatto che l'emergenza sia scattata nel ponte di Ferragosto non ha aiutato.

 

Infatti sembra che nelle rispettive sedi non ci fossero né i questori (i referenti locali per l'ordine e la sicurezza pubblici) di Grosseto (Matteo Ponziani) e Viterbo (Giancarlo Sant'Elia), né il prefetto di Grosseto, la neonominata (il 9 agosto scorso) Paola Berardino, figlia di Francesco Berardino (ex segretario generale del Cesis ed ex capo segreteria del capo della Polizia) e moglie del prefetto di Roma Matteo Piantedosi. A sostituirli i vicari.

 

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L'unico che pare non si fosse allontanato per le ferie era il prefetto di Viterbo Giovanni Bruno, ma anche il suo ufficio sarebbe stato informato a cose ormai compiute. Veniamo alle carte. Secondo una ricostruzione dei carabinieri, citata nella nota in mano al capo di gabinetto, «il 14 agosto 2021, alle ore 0,20, la Centrale operativa della Compagnia di Orbetello (Grosseto) comunicava a quella della Compagnia di Tuscania (Viterbo) di essere impegnata, unitamente alla polizia stradale, nella scorta di una colonna di circa 40 camper verosimilmente diretti in Puglia, chiedendo la disponibilità a prenderli in carico al confine regionale».

 

rave party al lago di mezzano 9

Poco dopo i carabinieri di Orbetello avrebbero comunicato ai colleghi di Tuscania che «i mezzi avevano deviato» e che quindi non c'era più «l'esigenza» di occuparsene, mentre gli uomini dell'Arma di Pitigliano (Grosseto) annunciavano che avrebbero preso loro «in carico la colonna».

 

RAVE PARTY A MEZZANO

Alle 0,30, nella nostra storia, compare un sedicente «ex frequentatore di rave party»: inizialmente contatta i carabinieri di Pitigliano e poi viene affidato ai militari di Tuscania. Il giovane fa riferimento a un possibile rave «organizzato in una località dell'Alto Lazio, verosimilmente lago di Mezzano, del quale avrebbe avuto a breve le coordinate».

 

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Quindi, in quel momento, è abbastanza chiaro che la carovana non è diretta in Puglia, ma che si fermerà molto prima. La centrale operativa di Tuscania incarica la pattuglia della stazione di Valentano, competente sul territorio del lago, di «verificare la notizia».

 

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La fonte, alle 0,59, invia ai carabinieri «le coordinate del luogo del possibile rave» e spiega che il ritardo è dovuto al fatto che «gli organizzatori, prima di condividere la posizione dell'evento» si vogliono assicurare «di aver già posizionato i mezzi pesanti e avviato la musica».

 

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Grazie a quelle indicazioni la pattuglia dei carabinieri della stazione di Valentano, dopo 40 minuti di ricerche, riesce «a individuare circa 100 mezzi (con gli impianti già montati e in funzione), in un campo isolato, lontano dalle principali vie di comunicazione, e una colonna di fari che, nel buio, dal Nord», dalla strada provinciale che conduce a Pantano (Grosseto), «si dirige nella zona».

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I carabinieri di Valentano invocano subito i «rinforzi», suggerendo ai colleghi di Tuscania di «interessare» della questione anche la centrale di Pitigliano, «dal cui territorio provengono i mezzi incolonnati».

 

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A quel punto l'Arma di Tuscania dispone «l'invio di altre pattuglie» e chiede a Pitigliano «il blocco degli accessi dal Nord». Un'«esigenza», quella di «bloccare gli accessi dalla Toscana» ribadita in più interlocuzioni anche dal capo servizio della pattuglia di Valentano. Ma, si legge sempre nella nota, «la centrale operativa di Pitigliano rappresentava che aveva indicazione di monitorare il transito e non di bloccarlo».

 

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Chi aveva dato questo input? A quanto risulta alla Verità l'ordine sarebbe partito dalla sala operativa del Dipartimento di pubblica sicurezza di Roma. Ovvero dagli uffici centrali della polizia di Stato. Evidentemente qualcuno aveva ritenuto meno rischioso lasciare svolgere l'evento che bloccarlo tout court.

 

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E aveva persino ordinato di «scortare» i partecipanti laddove avrebbero occupato e danneggiato una proprietà privata, pensando, evidentemente, che questa soluzione fosse la meno rischiosa per l'ordine pubblico. Alle 2,25 viene bloccata, in località Casone (sul confine tosco-laziale), nel comune di Latera (Viterbo), la strada di accesso all'area del party.

 

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Alle 2,30 sono informati di quanto stia accadendo il Comando provinciale dei carabinieri e la Questura di Viterbo. Alle 2,45 il comandante della stazione di Valentano richiede nuovamente a Pitigliano «il blocco delle vie di accesso all'area dal lato toscano», ma dalla Maremma viene «ribadito l'indirizzo già comunicato».

 

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Nel frattempo inizia un via vai di uomini delle forze dell'ordine: si recano sul posto una pattuglia del Nucleo operativo e radiomobile della Compagnia di Tuscania, una gazzella della stazione di Montalto di Castro; alle 3,15 arriva una volante della Polizia e alle 4,30 alcuni uomini della Digos.

 

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Carabinieri e Questura, «unitamente», organizzano «il presidio degli accessi di competenza, bloccando tutti i tentativi di accesso (con mezzi) all'area. Il dispositivo viene rinforzato, sin dalle ore 19 del 14 agosto con personale dei reparti mobili».

rave party al lago di mezzano 10

 

Da quel momento sono state identificate, secondo le cronache, oltre 3.000 persone e 700 tra automobili e camper. Mezzi che, almeno in parte, erano stati accompagnati lì dalle stesse forze dell'ordine che li avrebbero successivamente controllati. Alla fine del rave, gli investigatori hanno proposto all'autorità giudiziaria il sequestro dei tir con le attrezzature, senza ottenere, però, il via libera da parte della Procura.

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I pm hanno ritenuto, infatti, di non avere bisogno di ulteriori prove (sequestro probatorio) sulla commissione del reato (articolo 633 del codice penale, invasione di terreni o edifici), mentre un sequestro preventivo ai danni di chi stava liberando l'area, non essendo illeciti i mezzi (camion e strumenti sarebbero stati regolarmente noleggiati) con cui era stato realizzato il reato, difficilmente, a giudizio degli inquirenti, sarebbe stato ratificato dal Tribunale del riesame.

 

rave party lago di mezzano 8

Adesso i magistrati, con in mano centinaia di foto e video della sei giorni di musica senza freni, dovranno individuare insieme con gli uomini della Digos i soggetti a cui contestare l'«invasione». Le toghe sono anche in attesa dell'esito degli esami tossicologici effettuati dal medico legale su Gianluca Santiago, il ventiquattrenne inglese (ma residente a Reggio Emilia) annegato dentro al lago il 15 agosto in circostanze ancora da chiarire.

 

Alla chiusura dell'improvvisata gigantesca discoteca a cielo aperto Matteo Salvini aveva dichiarato che l'evento «andava fermato prima», definendo il ministro Lamorgese «inadeguato». Giorgia Meloni aveva aggiunto che «in un governo serio, il ministro dell'Interno sarebbe già stato invitato a dimettersi». Dopo la lettura di questo articolo tale richiesta, ne siamo certi, tornerà a risuonare.

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