un ballo in maschera festival verdi

BUONA LA PRIMA - PER “UN BALLO IN MASCHERA”, IL FESTIVAL DI PARMA RIPRISTINA L’ORIGINARIA AMBIENTAZIONE SVEDESE VIETATA DALLA CENSURA. MATTIOLI: “LA VIGILIA DEL DÌ DI FESTA È STATA AGITATA ASSAI CON IL DISEGNO DOVE VERDI APPARIVA IN CORPETTO E CRINOLINA, QUINDI VENERDÌ LA TENSIONE SI SENTIVA ECCOME. CHE SOLLIEVO QUANDO TUTTO È FILATO LISCIO COME IN UNA NORMALE SERATA D’OPERA. UN TENTATIVO DI SABOTAGGIO, PER LA VERITÀ, C’È STATO, DOPO IL PRIMO QUADRO, QUANDO LE SOLITE ATTEMPATE BALCONY GIRLS HANNO PROVATO A …”

Alberto Mattioli per “La Stampa”

 

un ballo in maschera festival verdi 9

In principio era Una vendetta in domino. Ma la storia dell’assassinio vero di un vero Re, Gustavo III di Svezia ucciso nel 1792 durante una festa in maschera, alla censura napoletana non andava per niente bene, in un momento storico in cui il tiro al Sovrano stava diventando uno sport popolare. Verdi dirottò allora l’opera a Roma, dove i censori pontifici, altrettanto occhiuti, lo trattavano però con più riguardo, e poi si sa che a Roma si finisce sempre per mettersi d’accordo.

 

un ballo in maschera festival verdi 8

E infatti lì l’opera debuttò il 17 febbraio 1859, ma non prima che il censore ne avesse cambiato il titolo in Un ballo in maschera e l’avesse fatta emigrare in un’insensata Boston del Seicento dove, stando almeno a Hawthorne o Miller, i loisir più apprezzati erano i roghi di streghe, non i minuetti. Insomma, sia chiaro che Gustavo ribattezzato Riccardo in Massachusetts non è il Ballo “come lo voleva Verdi”, ma semmai come lo volle monsignor Antonio Matteucci, direttore generale di Polizia e forse modello del barone Scarpia.

 

un ballo in maschera festival verdi 5

A Parma, per l’inaugurazione del Festival Verdi, hanno pensato di proporre l’opera non nel libretto corrente e nemmeno in quello che Antonio Somma scrisse per Napoli, bensì nella revisione che fu presentata al vaglio dei preti dopo il passaggio da Napoli a Roma. Quindi si torna a Stoccolma, Riccardo ridiventata Gustavo, Renato è Anckastrom e così via fino all’ultimo comprimario. Per inciso: non cambia molto. Si apprezzano alcuni versi di Somma più ficcanti di quelli revisionati ma anche, va pur detto, la moderazione della censura pontificia, che limò qui, cambiò là, ma alla fine fece passare l’opera comprensiva delle situazioni più scabrose: e infatti alla fine Verdi, che non era esattamente un tipino accomodante, in scena la mandò.

 

un ballo in maschera festival verdi 14

Naturalmente, poiché siamo pur sempre a Parma dove maneggiare Verdi è più pericoloso della dinamite, non è stato semplice. La polemica, stupefacente, è scoppiata su un’iniziativa del festival collaterale Verdi Off, che ha invitato gli under 30 a una “Queer night”, in sostanza a una prova dello spettacolo cui assistere, volendo, travestiti. E, sacrilegio sommo, l’ha accompagnata con un disegno dove Verdi appariva in corpetto e crinolina. Apriti cielo, disserratevi porte d’Averno.

 

un ballo in maschera festival verdi 4

I loggionisti sono insorti, i social hanno traboccato di ingiurie e maledizioni, sono arrivate minacce alla direzione del Regio, i giornali hanno scritto paginate ospitando anche persone che di Verdi sanno nulla come Vittorio Sgarbi e Marcello Veneziani, che infatti hanno detto e scritto un sacco di sciocchezze. Dall’altra parte della barricata, si è sommessamente ricordato che 1) in tutto il mondo l’“off” apposto a un’iniziativa teatrale significa che si tratta di qualcosa di volutamente insolito, provocatorio, fuori dagli schemi;

 

un ballo in maschera festival verdi 6

2) che un’opera che s’intitola Un ballo in maschera mette in scena, appunto, un ballo in maschera, dove di solito, ri-appunto, ci si maschera; 3) che per tutta la vita Verdi combatté contro la censura, i benpensanti e il buongusto e 4) che tutto il suo teatro è provocatorio e scandaloso, altrimenti avrebbe raccontato favole e non messo in scena, per esempio, un gobbo che canta o una puttana che s’innamora, andandosi a cercare i guai che poi puntualmente arrivarono. E infatti poi la serata, raccontano, si è rivelata un’innocua mascherata, dunque la morale è salva, il Padre della patria pure (poi quando si scempiano le opere di Verdi con tagli, aggiunte e altre porcherie - queste sì, immorali - della cosiddetta “tradizione”, le vestali tacciono e anzi approvano).

un ballo in maschera festival verdi 7

 

Ma insomma la vigilia del dì di festa è stata agitata assai. Quindi venerdì, alla prima del Ballo “vero”, anzi del Gustavo III, la tensione si sentiva eccome. Che solievo quindi quando tutto è filato liscio come in una normale serata d’opera. Un tentativo di sabotaggio, per la verità, c’è stato, dopo il primo quadro, quando le solite attempate balcony girls hanno provato a inscenare l’attesa contestazione strillando banalità a voce altissima: un “Gallina!” urlato più forte e seguito da un lungo applauso ha chiuso in fretta il momento di folklore vernacolo. Questa volta bisogna però dare atto ai revenants, come li avrebbe chiamati Vittorio Emanuele III, di aver aspettato per scatenarsi che la musica tacesse e di non aver rotto ulteriormente le scatole. Quindi, viene da pensare, si fanno progressi. Alla fine applausi per tutti e molti buuu alla regia, ma questa è proprio routine.

 

un ballo in maschera festival verdi 3

La quale regia era stata affidata a sir Graham Vick, che è morto due mesi lasciando un vuoto e un’eredità artistica e morale che amici, colleghi, dirigenti teatrali, critici hanno provato ad analizzare in un convegno nel day after della prima. La responsabilità dello spettacolo è passata quindi a Jacopo Spirei, a lungo aiuto di Vick e oggi affermato regista in proprio. Non è dato sapere dove fosse arrivato Vick e credo che comunque, giustamente, Spirei sia partito da lì per fare il “suo” spettacolo, non quello che avrebbe forse fatto il suo maestro. L’impianto scenico è affascinante: un vuoto verde acido, con un grande semicerchio dove si apre una specie di balconata per il coro e, al centro della scena nuda, il monumento funebre del Re. L’opera si apre appunto con il suo funerale. Questo è molto interessante perché per tutta l’opera Riccardo-Gustavo “corteggia la morte”, come avrebbe detto Tancredi.

un ballo in maschera festival verdi 12

 

Che lo sovrasti glielo dicono tutti, e tutti lo mettono in guardia: Renato-Anckastrom, Ulrica, Amelia nel finale. Eppure lui le corre incontro, come se per questo grande esteta la morte diventasse la sua opera d’arte più bella. Funziona anche la sottolineatura della tenerezza affettuosa che lega Gustavo ad Anckastrom (però l'omosessualità del Gustavo “vero” non può essere quella del Gustavo teatrale, lo dice la musica del suo duetto d’amore con Amelia, forse la più sensuale mai scritta da Verdi) e funziona anche questa corte vittoriana dove però ci si sollazza parecchio, con gentiluomini barbuti che approfittano di ogni occasione per travestirsi da donna mentre il congiurato Ribbing vestito da Vittorio Emanuele II, baffoni compresi, manifesta il suo benpensantissimo disgusto.

 

un ballo in maschera festival verdi 13

Del resto, l’epoca vittoriana era così: gambe (anzi “membra, dear”, come ammonivano le istitutrici) dei pianoforti coperte dalla mussolina e bambine che si prostituivano per le strade. In scena fa tutto un gruppo di mimi assai bravi che si muovono benissimo, come benissimo muove le mani il coro da lassù. Sono meno risolti e meno forti, più da melodramma standard, i momenti intimi, quando la corte si ritira, anche se è molto bella l’idea che l’urna dalla quale la povera Amelia è costretta a estrarre il nome di chi le ucciderà l’amante sia un giocattolo di suo figlio. Ma insomma non si capisce davvero come questo spettacolo possa essere percepito come scandaloso: perfino a Parma, in verità.

 

un ballo in maschera festival verdi 2

La parte musicale è davvero ottima, iniziando dalla direzione di Roberto Abbado. Il fascino del Ballo sta nella stupefacente varietà di registri sovrapposti da Verdi, in quest'opera che è una delle sue rare commedie e dove la tragedia è sempre inestricabilmente connessa alla frivolezza. E qui Abbado è bravissimo a diversificare per colori e dinamiche i diversi momenti, ma senza mai far calare la tensione. Insomma, sia l'horror “gotico” che i galop offenbachiani raramente sono sembrati così “giusti” e il passare dagli uni agli altri così scorrevole.

 

un ballo in maschera festival verdi 11

Poi, miracolo, c’erano anche le voci. Quella di Anna Pirozzi è tanta e usata con criterio, con piani affascinanti anche su tessiture scomodissime. Arrivata all’ultimo momento a sostituire una collega, non le si può rimproverare qualche lapsus linguae con le parole diverse del libretto. Piero Pretti è solido, sicuro, squillante nel do acuto e preciso anche nel pericolosissimo salto di tredicesima della Canzone. Il suo vero repertorio è questo, non le parti-Rubini che gli affidano storditamente alla Scala. Semmai, il limite di questo tenore è quello di non “farlo” abbastanza: per carità, tutti detestiamo le gigionate e il divismo, ma con un po’ più di estroversione e spavalderia il suo Riccardo-Gustavo sarebbe perfetto. Amartuvshin Enkhbat esibisce in Renato-Anckastrom il consueto fiume di voce, pure bella e ben emessa; il fraseggio è meno personale ma più che in altre prove, il che lascia ben sperare per il futuro.

 

un ballo in maschera festival verdi 10

Di Anna Maria Chiuri si dovrebbe dire quel che si dice di nove Ulriche su dieci, cioè che non è un vero contralto: ma per volume, fraseggio, pronuncia scolpita e uso intelligente del registro di petto è un’ottima Ulrica. Idem Giuliana Gianfaldoni, Oscar notevolissimo cui la parte inizia a stare stretta, la tenebrosa coppia congiurata di Fabrizio Beggi e Carlo Cigni e i comprimari. Di tutto il contorno già si è detto, e forse perfino troppo.

FESTIVAL VERDI DI PARMAun ballo in maschera festival verdi 1

Ultimi Dagoreport

fulvio martusciello occhiuto zangrillo

IN FORZA ITALIA C’È UN CLIMA INFAME – IL TAJANEO FULVIO MARTUSCIELLO MANDA UN MESSAGGIO NELLA CHAT DEL PARTITO CAMPANO E INVITA A DISERTARE LA GIORNATA DI OGGI DEL CONVEGNO DEI GIOVANI IMPRENDITORI DI CONFINDUSTRIA A CAPRI: “IL PROGRAMMA DI OGGI È DAVVERO FIACCO”. IL MOTIVO? OGGI ALL’EVENTO PARLERANNO I DUE ACERRIMI AVVERSARI INTERNI DI TAJANI: ROBERTO OCCHIUTO E PAOLO ZANGRILLO – “DOMANI INVECE TUTTI PRESENTI PER APPLAUDIRE ‘IL NOSTRO UNICO LEADER’ (MA CHI E’, KIM JONG UN?)

meloni merz le pen trump

DAGOREPORT - NEI GIORNI IN CUI A BRUXELLES SI TIENE UN CONSIGLIO EUROPEO INFUOCATO, GIORGIA MELONI PERDE IL SUO UNICO ALLEATO: MERZ. SUL BILANCIO COMUNITARIO, IL CANCELLIERE TEDESCO VOLTA LE SPALLE ALLA DUCETTA, CHE SOGNA UN BILANCIO GONFIO, E SI ACCODA AL FRONTE DEI PAESI FRUGALI: "DOBBIAMO RIDURLO IN MODO SIGNIFICATIVO" - INOLTRE, LA MELONI, ORA CHE NON C'È PIÙ L'UNGHERESE VIKTOR ORBAN, SCONFITTO ALLE ELEZIONI DI APRILE, È RIMASTA L'UNICA A DIFENDERE IL DIRITTO DI VETO, CHE BLOCCA OGNI DECISIONE A BRUXELLES - A VIENNA SI SONO RIUNITE LE TESTE D'UOVO DEL VECCHIO CONTINENTE PER INTERROGARSI SUI TERREMOTI POLITICI CHE POTREBBERO SCUOTERE IL MONDO NEI PROSSIMI MESI: DELLE ELEZIONI ITALIANE, ANCORA SENZA UNA DATA, NEPPURE UNA PAROLA. A TOGLIERE IL SONNO AI POTENTONI EUROPEI SONO SOPRATTUTTO TRE APPUNTAMENTI ELETTORALI: ISRAELE, STATI UNITI E FRANCIA....

giuseppe castagna giancarlo giorgetti banco bpm credit agricole

DAGOREPORT - MENTRE GLI OCCHI DI TUTTI SONO PUNTATI SUL PALIO DI SIENA TRA MPS E INTESA, CON FARE SILENTE E QUASI ACCOMODANTE, COM’È IL LORO STILE, I FRANCESI DI CREDIT AGRICOLE STANNO ALLUNGANDO LE LORO MANINE SU BANCO BPM, SECONDO POLO BANCARIO ITALIANO PER RETE DI SPORTELLI - PER RENDERE L’ISTITUTO, CARO ALLA LEGA, NON PIÙ CONTENDIBILE (VEDI L’OPS DI UNICREDIT FERMATA A COLPI DI GOLDEN POWER), IL MINISTRO DEL MEF GIORGETTI HA PORTATO DENTRO IL CAPITALE SOCIALE DEL BANCO I FRANCESI, GIA’ A CAPO DEL GRUPPO CREDIT AGRICOLE ITALIA - UNA VOLTA RAGGIUNTO IL 29,3% DI BPM, NELLA TESTA DI PARIGI SPUNTA LA GENIALE IDEA: PERCHÉ IMBARCARSI IN UN’OPA ONEROSA SUL BANCO CARO AL CARROCCIO, QUANDO LO SI PUÒ ESPUGNARE “A GRATIS”, SENZA SGANCIARE UN EURO DI PREMIO AI SUOI AZIONISTI? - C’EST FACILE! BASTA FAR CREDERE CHE SIA BPM A COMPRARE CREDIT AGRICOLE ITALIA: IL BANCO INCORPORA LA CONTROLLATA DEI FRANCESI, E IL RISULTATO “POLITICO” È CHE GLI ITALIANI SI PRENDONO LA BANCA TRANSALPINA. IL PIÙ CLASSICO GIOCO DI PRESTIGIO…

giulia presutti

OCCHI FODERATI DI...PRESUTTI – DAL CASO DELLA DENUNCIA DI MOLESTIE SESSUALI NEI CONFRONTI DI NELLO TROCCHIA E SARA GIUDICE (ACCUSE POI ARCHIVIATE), ALLE DISCUTIBILI CENE AL "CEFALU’ BISTRO’" DI LAVITOLA, LA RESISTIBILE ASCESA (E REPENTINA DISCESA?) DI GIULIA PRESUTTI - LA 36ENNE GIORNALISTA RAI, DOPO AVER FATTO RIBELLARE LA REDAZIONE DI "REPORT", ORA FA INCAZZARE L'INTERO GRUPPO DI LAVORO DI “MI MANDA RAI TRE” -LA REDAZIONE DEL PROGRAMMA SI CHIEDE: PERCHÉ UNA GIORNALISTA COME LEI, CHE NON HA MAI CONDOTTO UNA TRASMISSIONE, DEVE PER FORZA CONDURRE? PERCHE' PAOLO CORSINI INTIGNA NEL VOLERLA "LANCIARE" A DISPETTO DEI SANTI? - LA PIACENTE GIULIA E' FIGLIA DEL POTENTE PIERCARLO PRESUTTI, DA 17 ANNI CAPO DELLO SPORT DELL'ANSA, E UOMO DI RELAZIONI TRASVERSALI NELLA ROMANELLA EDITORIAL-POLITICA...

marco caputo giovanni alibrandi rai radio

DAGOREPORT – RADIO RAI, UN UFFICIO DI COLLOCAMENTO PER AMANTI, MOGLI, AMICI DI: DAL CASO CLAUDIA CONTE ALL’INFORNATA DI BELLE E PROCACI GIOVANI SU RADIO2, C’È GROSSO MALESSERE A VIA ASIAGO – IN VISTA DELLE ELEZIONI DEL PROSSIMO ANNO, È PARTITO IL SOLITO VALZER DI ABBOCCAMENTI CON LA POLITICA (ALCUNI DIRETTORI GIA' S'ALLISCIANO VANNACCI) – LE POLTRONE CHE TRABALLANO: MARCO CAPUTO, DIRETTORE DI RADIO RAI, E GIOVANNI ALIBRANDI, GRAN CAPO DI RADIO2, NOMINATO IN QUOTA LEGA MA POI ALLONTANATOSI DAL CARROCCIO - EMA STOCKHOLMA E LA NUMEROSA SQUADRA DI "BADANTI" AL SUO SEGUITO - LA GRANDE INFORNATA DI "INFLUENCER" E BONAZZE VARIE A RADIO2...

meloni vannacci manlio messina cateno de luca berlusconi

DAGOREPORT - SE IL CAMPO LARGO CONTINUA TAFAZZIANAMENTE A DARSI BOTTIGLIATE SULL'INGUINE, ESCLUDENDO UN GIORNO L’”INAFFIDABILE” RENZI, IL GIORNO DOPO IL “CONTIANO” ONORATO, DOPODICHÉ TOCCA DELEGITTIMARE L’’’ESATTORE” RUFFINI E IL “POLIZIOTTO” GABRIELLI, MELONI DIMOSTRA ANCORA UNA VOLTA DI POSSEDERE INTELLIGENZA POLITICA. NEL PURO SOLCO DEL BERLUSCONISMO D’ANTAN: MA PERCHÉ ESCLUDERE QUANDO SI PUÒ AGGIUNGERE? - E VOILÀ, HA RECUPERATO IL FEDELISSIMO MANLIO MESSINA CHE A SUA VOLTA HA AGGANCIATO IL MOVIMENTO GUIDATO DA CATENO DE LUCA, "SUD CHIAMA NORD" - L’OBIETTIVO DI CATENO (E MESSINA) È QUELLO DI RAGGIUNGERE IL 3% ATTRAVERSO UNA CAMPAGNA DI ARRUOLAMENTO DI ALTRI SINDACI, CONTROCANTO DEL PROGETTO CIVICO ITALIA MESSO SU DA ONORATO, MA NON ESCLUDENDO DI PORTARE NELL’ARMATA BRANCA-MELONI GLI AMICI UDC DI CESA E DI MASTELLA - E COSÌ, PER RIEQUILIBRARE I VOTI PERDUTI DEI BOLLITI SALVINI E TAJANI, E SEMPRE AUSPICANDO CHE LUNGO LA STRADA IL FENOMENO VANNACCI SI SGONFI, “GIORGIA BERLUSCONI” HA COMINCIATO AD ALLARGARE IL PERIMETRO DEL CENTRODESTRA, PRONTA AD ACCOGLIERE IL DIAVOLO (SE NECESSARIO) PUR DI ARRIVARE AL PREMIO DI MAGGIORANZA DEL 42%… - VIDEO