roberto burioni

BURIONI, CHE DUE MARONI - L’IMMUNOLOGO, CHE SFIDA LA FORFORA E ELUDE I BARBIERI, SUL SUO SITO ANTI FAKE NEWS “MEDICAL FACTS”, MISTIFICA I RISULTATI DI UNO STUDIO PUBBLICATO SU “LANCET” - IL CONTROPELO DE "LA VERITA'" AL MEDICO: "NELLA RICERCA VENGONO INDIVIDUATI I FOCOLAI DI CONTAGIO NELLE SITUAZIONI DI VIAGGIO E NEI CENTRI DI ACCOGLIENZA. SECONDO LUI SIAMO NOI A FAR AMMALARE I MIGRANTI MA IL TESTO ORIGINALE DICE COSE DIVERSE…" 

1 - LE BALLE DEL MEDICO PREDILETTO DAL PD «GLI ITALIANI INFETTANO GLI IMMIGRATI»

Maurizio Belpietro per “la Verità”

 

ROBERTO BURIONI

Confesso: fino a ieri non mi ero mai occupato di Roberto Burioni. Di lui sapevo il necessario, cioè, oltre al suo incarico di docente universitario, mi erano noti gli interventi polemici a favore dell'obbligo di vaccinazione. Dal titolo di un paio di suoi libri (Il vaccino non è un'opinione, La congiura dei somari. Perché la scienza non può essere democratica) ne avevo dedotto che, assieme a una innegabile competenza in campo immunologico, fosse fornito anche di una non modica quantità di arroganza.

 

Messo da parte il curriculum, che certo è vasto e sostenuto da studi in numerose università estere, il suo atteggiamento è piuttosto simile a quello del marchese del Grillo. Ogni volta che si presenta in tv o scrive sui social, infatti, premette che lui è lui e gli altri non sono un cazzo e con questo, ergendosi al di sopra di qualsiasi interlocutore, chiude il discorso. Se non si ha una laurea pari alla sua in pratica non è consentito interloquire. A prescindere.

burioni cover

 

È successo anche di recente, durante uno scambio di post su Facebook con un altro docente. Non un immunologo come Burioni, ma un filosofo della scienza. Siccome il secondo è professore a contratto, e non ordinario come il nostro marchese, il celebre medico lo ha liquidato dicendogli che se si è saliti in cattedra e a 40 anni si è ancora precari vuol dire che si è in pratica dei falliti.

 

Dunque non si ha titolo per dare lezioni, per lo meno a lui, che dall' alto della sua docenza non può essere contraddetto da un professore a contratto. «Da contrattista», ha scritto Burioni, «lei mi sta facendo una lezione gratuita su come riuscire dove lei continua a fallire». Ma che aveva detto di tanto grave per essere trattato come uno studentello qualsiasi il filosofo della scienza? Semplice, aveva detto che il professor Burioni non sa comunicare. Sarà di certo un pozzo di scienza, ma quando apre bocca, va in tv e schiaffeggia tutti con toni boriosi si rivela una pozzanghera.

ROBERTO BURIONI

 

«La scienza è una cosa buona», ha scritto l'uomo che ha osato mettere in discussione l'autorità indiscussa del marchese, «ma ci sono medici che ne hanno un'idea così ingenua e imbarazzante da fare danno alla scienza. Certo, non si può chiedere a tutti di conoscere un po' di filosofia della scienza. Però ignoranza e arroganza non aiutano se decidi di metterti a discutere nello spazio pubblico». Come sia finita la discussione sui social lo sapete.

 

Burioni non ha mandato giù il consiglio del collega e ha rispedito al mittente proprio ciò che il mittente gli rimproverava. Scrivendogli non che sbagliava, ma che non aveva titoli - accademici, s' intende - per rivolgersi a lui. In pratica, dicendogli non sei un mio pari, Burioni ha confermato non solo l' immagine che si ha di lui, ma quel che pochi giorni fa ha detto all' assemblea nazionale del Pd il giovane candidato Dario Corallo, il quale lo ha portato ad esempio di un certo modo di fare politica, dove si umiliano le persone, bullizzando con le parole anche chi ha espresso un semplice dubbio.

IL TWEET DI ROBERTO BURIONI SULLE DONNE BRUTTE

 

Cioè, ridotto all' osso, Burioni è Burioni e gli altri non sono un cazzo. Ma attenzione, quando si bullizza, poi si rischia di esagerare. Ed è quello che è accaduto al celebre e illuminato (nel senso di circonfuso di luce propria) marchese. Con squillo di trombe e di fanfare, il professore l' altroieri ha lanciato un suo sito contro le fake news. Si chiama Medical Facts e ha il compito di smascherare le bugie in campo medico. E qual è la prima che viene svelata?

 

Quella riguardante gli extracomunitari: non sono gli immigrati che ci portano i batteri, ma siamo noi italiani a trasmetterli a loro. Tradotto: siamo noi gli untori. Chi lo dice? Uno studio di Lancet, nota rivista scientifica, che riporta i risultati di una ricerca condotta sui profughi. A leggere ciò che spiega il sito di Burioni, la ricerca sarebbe definitiva.

 

Peccato che già sul sito della rivista si capisca che definitiva non è, ma si tratta di una «scoperta» tutta da valutare, innanzitutto perché - come ammettono gli stessi ricercatori - basata su dati un po' scarsi e poi perché a influire sulla diffusione dei batteri resistenti agli antibiotici non sono gli italiani, ma «le condizioni di viaggio» dei migranti per arrivare da noi. Quindi non siamo noi che li contagiamo, ma sono persone già ammalate che contagiano chi viaggia con loro. Del resto, lo stesso sito di Burioni spiega che «i batteri resistenti i migranti li contraggono quando sono costretti a vivere, pigiati con altre centinaia di persone, in condizioni inumane».

 

roberto burioni

Cioè certo non da noi, perché in Italia non ci risulta che gli immigrati siano pigiati come sardine. Dunque? La risposta è semplice: il sito anti fake news è stato inaugurato con una fake news. Per rendersene conto non serviva Lancet, bastava leggere i rapporti dell' Unicef, consultare i dati del Centro nazionale per la prevenzione delle malattie e la promozione della salute dell' Istituto di sanità o leggere qualche articolo di persone del mestiere. Purtroppo, però, il marchese del Grillo non si abbassa a leggere, ma solo a twittare. Lui è Burioni e gli altri non sono un cazzo. Se non si ha una laurea pari alla sua e una docenza, si prega di non fiatare.

 

2 - ROBERTO BURIONI S'INVENTA GLI UNTORI ITALIANI

Francesco Borgonovo per “la Verità”

 

ROBERTO BURIONI

Lo specialista in somaraggini Roberto Burioni ha appena lanciato il suo sito d'informazione. Si chiama Medical Facts e, ha spiegato il diretto interessato presentandolo alla stampa, «in futuro mi piace pensare che una iniziativa del genere possa riscuotere l'interesse delle istituzioni». Come a dire: se volete foraggiarmi, io sono qui. Già, in effetti le informazioni che fornisce Burioni sono davvero imprescindibili, mai sentite prima, e finalmente in grado di illuminare la mente degli italiani ignoranti.

 

Ieri, per dire Medical Facts ha pubblicato un articoletto con un titolo assolutamente inedito: «Uno studio rivela che siamo noi italiani a trasmettere batteri agli immigrati».

Forse Burioni non se n' è accorto, ma titoli di questo tipo hanno dominato i media negli ultimi anni. In ogni caso, il punto centrale è un altro: quello che scrive il castiga somari non è vero. Trattasi di una manipolazione bella e buona, che scoprire non è nemmeno troppo difficile. Vediamo di entrare nello specifico. Burioni e i suoi collaboratori citano una «ricerca inglese e danese».

 

Non specificano gli autori, non dicono dove sia uscita, non riportano virgolettati. Diciamo che, sull' aspetto divulgativo, c' è ancora molto da lavorare. Quello che importa al Gran Visir di tutti gli scienziati, però, è rendere noto il risultato della ricerca.

roberto burioni

 

«Prima di tutto è risultato un fatto piuttosto scontato: i migranti sono persone particolarmente a rischio dal punto di vista sanitario», scrive Burioni. «D' altra parte, chi soffre fame e sete in condizioni estreme, come dire, spesso non ne esce con una salute di ferro. Non meraviglia, quindi, che il 33% (esattamente uno su tre), dei migranti più sfortunati, quelli che scappano da guerre e chiedono asilo, abbia avuto un' infezione o sia portatore sano (in termini tecnici colonizzato), di batteri resistenti a un gran numero di antibiotici». Già qui cominciano a sorgere i primi dubbi.

 

ROBERTO BURIONI

Ma il medico prosegue: «Questi migranti i batteri resistenti agli antibiotici non li acquisiscono nei loro Paesi poveri e martoriati, dove soldi per gli antibiotici scarseggiano e le medicine vengono usate con il contagocce. I batteri resistenti - tenetevi forte - i migranti li contraggono quando sono costretti a vivere, pigiati con altre centinaia di persone, in condizioni inumane in Paesi in cui i batteri resistenti agli antibiotici sono presenti in maniera molto abbondante. Indovinate qual è uno di questi Paesi?

 

Avete indovinato: l' Italia, che non solo è un luogo di primo approdo per i migranti, ma anche un Paese (insieme alla Grecia), che primeggia in Europa per la presenza di questi pericolosissimi batteri resistenti ai farmaci». Nonostante l' esposizione un po' confusa, il senso è chiaro: i migranti si ammalano in Italia. Il messaggio che arriva al lettore comune è, più o meno, che gli italiani sono i veri «untori», un po' come i conquistadores che infettavano i malcapitati indigeni delle Americhe con le schifezze portate dall' Europa.

Non c' è bisogno di essere scienziati, tuttavia, per capire che nell' articolo di Burioni qualcosa non torna.

 

IMMIGRATI PADOVA 4

Non è questione di lauree, ma di logica. I migranti, scrive il medico, contraggono i batteri resistenti agli antibiotici stando pigiati assieme ad altre centinaia di persone. Ma in quali luoghi può avvenire una cosa del genere? Nei campi di detenzione africani o nei centri di accoglienza. Dove i migranti starebbero, in effetti, «pigiati» con altri migranti.

Dunque i presunti untori europei dove sono?

 

Forse sarebbe più sensato spiegare che i migranti si ammalano più facilmente durante il viaggio che li porta qui, o in alcuni centri di detenzione in Libia, o in luoghi mal gestiti come il Cara di Mineo, che infatti andrebbero chiusi. Il fatto è che queste sono tutte argomentazioni a favore di una riduzione dei flussi migratori in ingresso, e per questo, probabilmente, a Burioni non piacciono.

 

IMMIGRATI PADOVA 3

Ma non è finita. Burioni e soci presentano i loro «fatti medici» come verità assoluta. Fanno un uso politico degli studi. E non dicono una cosa importante: che i testi scientifici da loro citati vengono discussi e ridiscussi da numerosi esperti. Non rappresentano, cioè, «la verità assoluta», ma una tesi più o meno credibile. Spieghiamo.

 

L'articolo scientifico su cui Burioni basa la sua argomentazione si intitola «Antimicrobial resistance among migrants in Europe: a systematic review and meta-analysis», è uscito sull' autorevole rivista Lancet e lo firmano Laura B. Nellums, Hayley Thompson e altri. Sul sito di Lancet, oltre al testo dell' articolo, sono presenti anche le critiche di altri studiosi.

La prima che si trova è di Oliver van Hecke. Anche lui è uno scienziato, anche lui ha pubblicato su riviste autorevoli. Questo signore, esaminando l' articolo dei suoi colleghi, scrive: «Dovremmo essere cauti nell' interpretazione di questi risultati per diverse ragioni». Van Hecke sciorina una serie di obiezioni piuttosto dettagliate.

IMMIGRATI MILANO CENTRALE

 

Spiega che i dati a disposizione forse non sono così rappresentativi, e, a un certo punto, scrive: «Gli autori si sono concentrati sulle infezioni della pelle e dei tessuti molli o sulla diarrea. Questa è una limitazione importante. I dati non erano disponibili per le infezioni del tratto respiratorio (esclusa la tubercolosi), che sono di gran lunga le infezioni più comunemente presenti nelle comunità migranti e in realtà indigene, anche nei Paesi ad alto reddito».

 

Rispondendo alle obiezioni di Van Hecke, gli autori dell'articolo originale ammettono che i dati in loro possesso sono un po' scarsi, e che bisognerebbe approfondire parecchio gli aspetti riguardanti le malattie respiratorie. Poi, ribadiscono una cosa importante. E cioè che a influire sulla diffusione dei batteri resistenti agli antibiotici sono «le condizioni del viaggio» che i migranti affrontano per arrivare qui.

 

migranti lampedusa 3

Nessuno degli scienziati intervenuti su Lancet utilizza i toni perentori di Burioni. Leggendo gli articoli, le critiche e le repliche assistiamo a una interessante discussione - molto pacata e informata - fra studiosi che sono pronti a mettere in dubbio il proprio lavoro, che procedono per tentativi e basandosi sulla documentazione in loro possesso. Burioni, invece, si limita a prendere un articolo (citandolo per sommi capi) e a trasformarlo in un dogma. Questo è il suo metodo, e sinceramente non sembra molto scientifico.

 

migranti lampedusa

Ovviamente, il titolo gridato di Medical Facts ora verrà diffuso sul Web, verrà ripreso dai fan di Burioni e trattato come una verità incontestabile. Si tratta di una mistificazione, ma non importa. Roberto Burioni è lo scienziato più amato da quasi tutto il Pd, viene presentato come il cavaliere senza macchia che, impavido, difende la scienza dagli attacchi dei populisti con l' anello al naso. Ma, per l' ennesima volta, ha dimostrato di essere più interessato alla propaganda che alla realtà.

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