silvia romano

A CHE SERVE IL MATRIMONIO CON RITO ISLAMICO DI SILVIA ‘’AISHA’’ ROMANO? - L’ASSOCIAZIONE DONNE MAROCCHINE IN ITALIA: ‘’LE NOZZE CON RITO ISLAMICO IN ITALIA CONTRATTE DA DUE ITALIANI NON HANNO ALCUN VALORE, NON ESISTE CONCORDATO TRA LO STATO E LA COMUNITÀ MUSULMANA. SERVE PER FARE PROPAGANDA’’ (E RISCHIA DI CREARE UN PRECEDENTE) - PERCHE’ FONTI VICINE ALLA FAMIGLIA ROMANO HANNO FATTO TRAPELARE I DETTAGLI SUL MATRIMONIO, NONOSTANTE LA RAGAZZA VOLESSE "ESSERE DIMENTICATA E LASCIATA IN PACE’’?

Gianluca Veneziani per “Libero quotidiano”

 

silvia romano

Ha cambiato nome, religione e status. Silvia Romano è diventata Aisha, ha abbracciato la fede musulmana e da qualche mese, come fa sapere La Stampa, ha sposato con rito islamico un altro italiano, un amico di infanzia a sua volta convertitosi all' islam. E così ha aderito a pieno alla cultura che pure l' aveva resa prigioniera: in Africa Silvia era stata ostaggio per 18 mesi dagli islamisti di Al Shabaab. Più che una sindrome di Stoccolma, una sindrome de La Mecca.

 

Silvia Aisha Romano con i famigliari a Ciampino dopo il rientro in Italia seguito a mesi in cui la ragazza era stata sequestrata da jihadisti in Africa Il racconto della sua nuova vita a un anno dalla liberazione è interessante innanzitutto per le modalità con cui sarebbe avvenuto il matrimonio.

 

silvia romano va dall'estetista 1

«Le nozze con rito islamico in Italia contratte da due italiani», ci fa notare Souad Sbai, presidente dell' associazione Donne marocchine in Italia, «non hanno alcun valore.

Per alcuni serve a fare propaganda, ma al più si tratta di una benedizione, priva di effetti giuridici, perché non esiste alcun concordato tra lo Stato e la comunità musulmana, né l' imam ha la facoltà di conferire effetti civili al rito».

 

Ma proprio perché non valido per le nostre leggi, questo matrimonio rischia di essere preoccupante e «pericoloso»: «È una cosa senza precedenti. Alcuni vorrebbero utilizzarlo come un tentativo di creare uno Stato nello Stato, una specie di piccolo Stato islamico».

TIZIANA BELTRAMI E SILVIA ROMANO A CENA AL KAREN BLIXEN

 

Anche considerando le ricadute di ciò che un matrimonio islamico comporterebbe per una donna, c' è poco da stare allegri. Le nozze musulmane prevedono la figura di un tutore, una sorta di notaio, incarnato di solito dal padre o dal fratello della sposa, che dà il consenso alle nozze: la morte dell' autodeterminazione femminile. 

 

«Anche Silvia Romano», nota la Sbai, «se ha seguito quel rito, deve aver avuto un tutore». Ci sono poi questioni legate ai diritti economici, lavorativi e umani della donna. «Nel matrimonio islamico», spiega la Sbai, «l' eredità che spetta a una moglie è la metà rispetto all' uomo. Quanto all' obbligo per il marito di mantenere la moglie, che non dovrebbe lavorare ma limitarsi a curare i figli e la casa, esso è presente in alcune associazioni islamiche in Italia che vogliono riportare la società al Medioevo». 

SILVIA ROMANO

 

Quanto poi al ricorso alla violenza domestica verso le mogli insubordinate, legittimato da un versetto del Corano («Ammonite quelle di cui temete l' insubordinazione, lasciatele sole nei loro letti, battetele»), la Sbai riconosce: «Molte comunità musulmane in Italia seguono ancora alla lettera queste cose di tradizione. In Paesi come il Marocco viceversa questa regola è considerata assurda». 

 

Ma la mancata equità delle nozze islamiche in termini di diritti uomo-donna è evidente anche nella possibilità di avere altre relazioni (la poligamia vale per il marito, non per la moglie) e si palesa in caso di rottura del matrimonio: secondo il Corano solo l' uomo può ripudiare la donna, pronunciando una formula verbale (Taláq Taláq Taláq). 

 

SILVIA ROMANO CON LA MADRE

«Anche in questo caso», avverte la Sbai, «ci sono in Italia imam radicali che vorrebbero introdurre il ripudio e la poligamia, pur rifiutati dallo Stato». Contraendo queste nozze, sebbene prive di effetti giuridici, la Romano si esporrebbe insomma a una possibile limitazione dei propri diritti.

 

L' ultimo aspetto da notare è il clamore sulle sorti della Romano che contraddice «la sua esigenza di sottrarsi all' attenzione morbosa dei media», come la definiscono i giornali. Se ci fosse stata tutta questa voglia di sottrarsi ai riflettori, le fonti vicine alla famiglia non avrebbero lasciato trapelare gli affari privati di Silvia, dai dettagli sul suo matrimonio (si è sposata in Emilia Romagna con Paolo, coetaneo che non vedeva da bambina, una «storia da favola su cui si potrebbe girare un film»), fino a quelli sulla sua professione di insegnante di lingue straniere e sul suo trasferimento in un paese vicino a Milano.

SILVIA ROMANO

 

«Vuole essere dimenticata e lasciata in pace», dice chi le è vicino. Be', questo non è parso il modo migliore per farla tornare all' anonimato.

 

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