pelè

COME STA PELÈ? – SECONDO I MEDIA BRASILIANI, L’EX CAMPIONE NON RISPONDE PIÙ ALLA CHEMIOTERAPIA ED È SOTTOPOSTO A CURE PALLIATIVE. LUI, DALL’OSPEDALE DI SAN PAOLO, FA SAPERE: “SONO FORTE, HO FEDE IN DIO, I MESSAGGI MI DANNO ENERGIA” – O REI SOFFRE DI UN TUMORE ALL'INTESTINO, CHE SI È ESTESO A FEGATO E POLMINI, E A CUI SI SAREBBE AGGIUNTA UN’INFEZIONE RESPIRATORIA…

Gaia Piccardi per il “Corriere della Sera”

 

pelè in ospedale

Fate in fretta, l’alchimista sta esaurendo le magie. O Rei aggrappato alla vita («Sono forte, ho fede in Dio, i messaggi mi danno energia») è il viatico della Seleçao che domani affronta la Corea del Sud negli ottavi del Mondiale. Il totem resiste, verrà il tempo della saudade ma adesso l’impresa. «Una partita da fermare il battito del cuore» scriveva su Twitter il 28 novembre Edson Arantes do Nascimiento detto Pelé (lo pseudonimo non gli è mai piaciuto, preferiva Dico, il soprannome inventato dallo zio Jorge con cui la madre Celeste l’ha sempre chiamato), giorno di Brasile-Svizzera 1-0.

 

Ventiquattrore dopo è stato ricoverato all’ospedale Albert Einstein di San Paolo: sembravano gli esami periodici con cui da un anno e mezzo il calciatore più famoso del mondo tiene sotto controllo un tumore al colon («Calma amici, papà sta mettendo a punto con i medici i farmaci da prendere. Nessuna sorpresa né emergenza: si tratta dei soliti test» ha postato sui social la figlia Kely Nascimento), invece la situazione sarebbe rapidamente precipitata.

 

pelè in ospedale

«Pelé non risponde alle cure chemioterapiche, è stato spostato nel reparto di quelle palliative» titola la Folha de Sao Paulo, quotidiano paulista, aggiungendo a un quadro sanitario già allarmante l’insorgere di un’infezione respiratoria oltre alle metastasi al fegato e ai polmoni, l’ennesimo spettro per la salute già minata dell’82enne leggenda brasiliana.

 

Dal Qatar, dove è al seguito della Nazionale di Tite, Kely si sforza di essere ottimista («Non salterò su un volo per correre lì: i miei fratelli sono in Brasile, io li raggiungerò a Capodanno») però il Paese tiene il fiato sospeso. A 12 mila chilometri di distanza la Seleçao di O Ney (Neymar stella infortunata, ieri ha ricominciato ad allenarsi: compagni e tifosi lo aspettano in campo per la finale) prova a conquistare il sesto Mondiale, a casa O Rei (che di Mondiali ne ha vinti tre — ’58, ’62, ’70 —, record) tenta l’ultima fuga per la vittoria.

 

post di pelé dall'ospedale

Non c’è bossa nova di Jobim che possa lenire il dolore per il lungo addio di Pelé, davanti all’ospedale cominciano a formarsi capannelli e cori, la Fifa lo omaggia facendo alzare nel cielo di Doha cento droni che disegnano la maglia verdeoro numero 10, «guarisci presto campione» è il messaggio. Non c’è ex calciatore, erede, amico che in queste ore non ricordi il migliore, sono passati solo 373 giorni dalla scomparsa dell’altro grandissimo, Maradona, il pianeta calcio non è pronto per un secondo profondissimo lutto.

 

Presente e passato si fondono in un’unica spoon river. Harry Kane, capitano dell’Inghilterra: «La Nazionale dei Tre Leoni ti augura il meglio». Jurgen Klinsmann, ex bomber e c.t. della Germania: «Sei una persona meravigliosa, prego per te». Tite, c.t. del Brasile: «Lui è il nostro maggior rappresentante, un extraterrestre diventato terrestre. Tutti i nostri pensieri sono per lui». Mbappé, il centravanti della Francia che Pelé volle conoscere dopo il trionfo al Mondiale 2018, quando a 19 anni e 207 giorni divenne il più giovane bomber in una finale, secondo solo al brasiliano (17 anni e 249 giorni nel ’58 in Svezia, doppietta): «Pray for the King».

 

pele

In Qatar l’anziano campione che si rifiuta di arrendersi è sugli striscioni, sui grattacieli, nei laser che illuminano lo stadio di Lusail, dove il 18 dicembre si assegnerà la coppa, sopra le maglie celebrative di una generazione che ha imparato a conoscerlo per sentito dire, nei filmati su YouTube, grazie ai racconti dei nonni.

 

Ragazzi che, pur non avendolo mai visto in azione, non hanno potuto fare altro che amarlo. Il mondo tifa per l’icona che puliva scarpe per guadagnare qualche real: il bambino che inventò il calcio prendendo a pedate un mango (e poi una palla di stracci) non può essere mortale.

pele maradona. maradona peleburgnich pelepelèpele

Ultimi Dagoreport

nigel farage keir starmer elly schlein giuseppe conte

DAGOREPORT – “TAFAZZISMO” BRITISH”! A LONDRA, COME A ROMA, LA SINISTRA È CAPACE SOLO DI DARSI LE MARTELLATE SULLE PALLE: A FAR PROSPERARE QUEL DISTURBATO MENTALE DI FARAGE  È LA SPACCATURA DELLE FORZE “DI SISTEMA”, CHE NON RIESCONO A FARE ASSE E FERMARE I SOVRANISTI “FISH AND CHIPS” - È MORTO E SEPOLTO IL BIPARTITISMO DI IERI E LA FRAMMENTAZIONE È TOTALE, TRA VERDI, LIB-LAB, LABOUR, TORY E CORNUTI DI NUOVO E VECCHIO CONIO – IL CASO MELONI INSEGNA: NEL 2022, LA DUCETTA VINSE SOLO PERCHÉ IL CENTROSINISTRA SI PRESENTÒ DIVISO, PER MERITO DI QUEI GENI DI ENRICO LETTA E DI GIUSEPPE CONTE – APPUNTI PER FRANCIA E GERMANIA, DOVE SI SCALDANO LE PEN E AFD (E L’EUROPA TREMA…)

marina pier silvio berlusconi paolo del debbio giorgia meloni

FLASH – HA FATTO MOLTO RUMORE IL SILENZIO DI MEDIASET SUL CASO DEL DEBBIO: DAL BISCIONE HANNO LASCIATO CHE FOSSE IL CONDUTTORE, CARO A GIORGIA MELONI, A SMENTIRE I RETROSCENA SUL SUO ADDIO A RETE4 – IL MOTIVO? SEMBRA CHE A COLOGNO NON ABBIANO VOLUTO REPLICARE PERCHÉ AVREBBERO DECISO DI TAGLIARE LA TESTA AL TORO. NON ESSENDOCI UN CONTRATTO DA NON RINNOVARE (DEL DEBBIO È UN DIPENDENTE A TEMPO INDETERMINATO), AL MASSIMO C'È DA ATTENDERE LA PENSIONE - E INTANTO BIANCA BERLINGUER NON CI PENSA PROPRIO A SCUSARSI CON CARLO NORDIO PER LE PAROLE DI SIGFRIDO RANUCCI…

putin orban zelensky

DAGOREPORT – A PUTIN È BASTATO PERDERE IL CAVALLO DI TROIA IN UE, VIKTOR ORBAN, PER VEDER CROLLARE LE SUE CERTEZZE: L’UCRAINA È NEL MOMENTO MIGLIORE DA QUATTRO ANNI A QUESTA PARTE ED È IN GRADO DI COLPIRE LA RUSSIA QUANDO E COME VUOLE – LA PARATA DIMESSA DEL 9 MAGGIO È LA PROVA CHE “MAD VLAD” VIVE A CHIAPPE STRETTE: CON LO SBLOCCO DEI 90 MILIARDI EUROPEI A KIEV (CHE ORBAN BLOCCAVA) E LA FORMIDABILE INDUSTRIA MILITARE UCRAINA, ORA È LA RUSSIA A ESSERE IN GROSSA DIFFICOLTÀ – IL “TROLLAGGIO” DI ZELENSKY, LA NOMINA FARLOCCA DI SCHROEDER (DIPENDENTE DEL CREMLINO) COME NEGOZIATORE E IL DISIMPEGNO DI TRUMP CHE ORMAI NON È PIÙ DECISIVO: GLI USA FORNISCONO SOLO AIUTI DI INTELLIGENCE, MA POSSONO ESSERE SOSTITUITI DAGLI 007 EUROPEI (SOPRATTUTTO BRITANNICI)

donald trump benjamin netanyahu attacchi iran

DAGOREPORT - IL PIÙ GRANDE OSTACOLO ALLA PACE IN MEDIO ORIENTE È BENJAMIN NETANYAHU -  TRUMP ERA PRONTO A CHIUDERE L’ACCORDO CON L’IRAN: AVEVA DATO IL SUO VIA LIBERA ALL’INVIATO STEVE WITKOFF PER METTERE UNA PAROLA FINE AL NEGOZIATO CON IL REGIME DI TEHERAN. A QUEL PUNTO, S’È MESSO DI TRAVERSO IL SOLITO “BIBI”: “LA GUERRA NON È FINITA, C’È ANCORA L’URANIO DA PORTARE VIA” - IL TYCOON E IL SUO ALLEATO ISRAELIANO HANNO UN “PROBLEMA” ELETTORALE: A OTTOBRE SI VOTA IN ISRAELE E A NOVEMBRE NEGLI USA PER LE MIDTERM. MA GLI OBIETTIVI SONO OPPOSTI: NETANYAHU PER VINCERE HA BISOGNO DELLA GUERRA PERMANENTE, TRUMP DELLA PACE A TUTTI I COSTI

claudia conte matteo piantedosi giorgia meloni

FLASH! – CHI AVRÀ SUGGERITO AL MINISTRO DELL’INTERNO MATTEO PIANTEDOSI DI QUERELARE DAGOSPIA PROPRIO QUANDO I GIORNALONI DE’ NOANTRI SI ERANO GIÀ DIMENTICATI DELLA SUA AMANTE CLAUDIA CONTE? - QUELLO CHE È CERTO È CHE NE' I VERTICI DEL VIMINALE NE' LA ''FIAMMA MAGICA'' ERANO A CONOSCENZA DELL’INTEMERATA DEL MINISTRO INNAMORATO VERSO DAGOSPIA - E, A QUANTO PARE, A ‘’PA-FAZZO’’ CHIGI, GIÀ ALLE PRESE CON MILLE ROGNE (EUFEMISMO), LA MOSSA DI PIANTEDOSI NON È STATA ACCOLTA PER NIENTE BENE…