varianti big

COSA SAPPIAMO DELLE VARIANTI? QUANTE DI QUESTE SONO VERAMENTE PERICOLOSE? PER L'OMS A SUSCITARE PREOCCUPAZIONE SONO L'INGLESE, DOMINANTE IN EUROPA E IN ITALIA, LA SUDAFRICANA, LA BRASILIANA E IL SECONDO CEPPO DELL'INDIANA - ALCUNE HANNO MAGGIORE TRASMISSIBILITA', ALTRE POTREBBERO AGGIRARE IN PARTE L'EFFICACIA DEL VACCINO - SECONDO GLI ESPERTI IMMUNIZZARSI E' L'UNICA VIA D'USCITA...

Cristina Marrone per il "Corriere della Sera"

 

1 Che cosa è una variante?

covid

La variante è un virus che presenta un numero preciso di mutazioni rispetto al ceppo originario. Ci sono migliaia di varianti in circolazione fin dagli esordi della pandemia da coronavirus, ma la maggior parte sono «neutre» perché non portano un beneficio al patogeno.

 

Altre potrebbero contenere caratteristiche più preoccupanti perché aumentano la trasmissibilità di Sars-CoV-2, la patogenicità (inducendo malattia più severa) o aggirano, almeno parzialmente, l'immunità acquisita in seguito ad un'infezione naturale o al vaccino.

 

2 Quali sono le varianti che più preoccupano?

varianti covid

L'Organizzazione mondiale della Sanità e il Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (ECDC) elencano quattro varianti che destano preoccupazione, le cosiddette Voc (Variants of concern). Sono la variante inglese (B.1.1.7) oggi dominante in Europa; la sudafricana (B.1.351); la brasiliana (P.1), e il secondo ceppo dell'indiana (B.1.617.2).

 

Altre otto varianti (tra cui la nigeriana e altri due ceppi dell'indiana) sono classificate di interesse (VOI). Esistono ipotesi scientifiche, ma ancora incerte, che potrebbero avere un impatto sulla trasmissibilità, gravità e immunità del virus. Sotto monitoraggio un'altra ventina di varianti.

 

3 Quali sono le caratteristiche?

sars cov 2

L'inglese e l'indiana hanno dimostrato di avere maggiore trasmissibilità; l'africana potrebbe indurre un parziale effetto di «immune escape» nei confronti di alcuni anticorpi monoclonali che potrebbe interessare anche una lieve riduzione dell'efficacia dei vaccini; non ci sono invece certezze che la brasiliana possa causare un elevato numero di reinfezioni come emerso in un primo momento.

 

Tuttavia le varianti che si sono generate finora sono figlie naturali dell'adattamento del virus all'uomo e nessuna di esse è particolarmente rilevante nel rendere i vaccini approvati meno efficaci. Se non fermiamo la circolazione del virus (grazie alla vaccinazione) non possiamo però escludere che in futuro possa comparire un ceppo parzialmente resistente ai vaccini che tenderebbe a diffondersi anche in un mondo vaccinato. Ma al momento questa variante fortunatamente non c'è.

 

4 Quanto sono diffuse le varianti in Italia?

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L'ultimo report dell'Istituto Superiore di Sanità datato 18 maggio segnala che la variante inglese è ancora prevalente (88,1%), ma in calo rispetto al 91,6% del 15 aprile. Cresce la diffusione della brasiliana (al 7,3% rispetto al 4,5%). L' indiana è all'1% (identificata in 16 casi totali). Nigeriana e sudafricana sono sotto l'1%. La fotografia della diffusione delle varianti è tuttavia parziale perché l'Italia sequenzia solo l'1% dei casi rispetto all'8-10% del Regno Unito.

 

5 Perché si parla tanto di variante indiana?

Perché contiene due mutazioni già note: la E484Q e la L452R che per la prima volta compaiono insieme. La prima aumenta la trasmissibilità di almeno il 50% secondo i primi dati disponibili. La seconda potrebbe conferirle il potere di aggirare l'effetto del vaccino.

 

6 Quanto è diffusa in Europa?

variante indiana

Secondo la banca dati Gisaid la variante indiana è stata segnalata in modo sporadico in quasi tutti i Paesi europei. Più preoccupante la situazione del Regno Unito dove nell'ultima settimana sono stati registrati un quarto di contagi in più rispetto alla precedente e i casi di variante indiana (7 mila confermati) sono raddoppiati in sette giorni. Il ceppo indiano però, pur essendo molto contagioso, non sembra provocare malattia grave.

 

7 I vaccini ci proteggono dalle varianti?

L'Agenzia europea per i medicinali afferma che tutti i quattro vaccini in uso in Europa sono efficaci contro le varianti, almeno per quanto riguarda la malattia grave. Studi sul ciclo completo di vaccinazione svolti in Israele e Qatar segnalano una buona risposta, seppur meno potente, dei vaccini Pfizer e Moderna anche nei confronti delle varianti più temute, in particolare la sudafricana. AstraZeneca sembra funzionare meno nei confronti della sudafricana, ma mancano dati consolidati.

 

VACCINI GIOVANI

Ha destato preoccupazione una recentissima analisi della Public Health England che, pur evidenziando l'alta efficacia dei vaccini contro la variante indiana, ha segnalato come dopo una sola dose sia Pfizer sia AstraZeneca la protezione è solo del 33%. Tuttavia il Regno Unito in condizioni di emergenza ha scelto di ritardare la seconda dose per immunizzare più persone possibili.

 

VACCINAZIONE ANZIANI3

Non sappiamo se l'aumento di infezioni che stanno subendo gli inglesi sia dovuto all'arrivo della variante indiana o al fatto che sta finendo l'effetto della prima dose, che va sempre potenziata con la seconda. Al momento non ci sono evidenze che la variante indiana sfugga alle vaccinazioni standard, anche quelle ritardate di pochi giorni rispetto ai protocolli, come stiamo facendo in Italia.

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